| Anno | 2026 |
| Genere | Poliziesco, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 91 minuti |
| Regia di | Brando Improta |
| Attori | Stefania Delia Carnevali, Silvia Collatina, Brando Improta, Antonella Morea Angelo Orlando, Alessandro Piemontese, Alberto Vito. |
| Uscita | venerdì 12 giugno 2026 |
| Distribuzione | Ipnotica Distribuzioni |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 12 giugno 2026
Un poliziotto napoletano in trasferta a Caorle cerca di trovare, con l'aiuto di una collega, il colpevole di una strana serie di delitti.
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CONSIGLIATO NÌ
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Vincenzo Buonocore è un poliziotto che non ama usare le armi ma sa anche usare sistemi molto spicci. Sta cercando di risolvere il mistero di una serie di delitti nel corso dei quali alle vittime viene sottratto un bottone. Una traccia sembrerebbe portare a Caorle e il suo superiore, ben lieto di poterlo allontanare per un po' da Napoli, lo autorizza alla trasferta non senza aver chiesto al comando locale di affidarlo a qualcuno che lo controlli. Il compito viene affidato a Fiorella Giordano che è a sua volta impegnata in un'indagine su degli strani furti di piccoli oggetti.
Brando Improta scrive, dirige e interpreta un film che vorrebbe essere un omaggio ai 'poliziotteschi' degli anni '70/80.
Il verbo al condizionale diventa d'obbligo per questo film a cui non mancano i pregi ma ha anche un importante difetto.
Partiamo dai primi. Improta è efficace nel portare sullo schermo il sarcasmo e l'ironia partenopei traducendoli in dialoghi che hanno il giusto ritmo ed è altrettanto efficace nel recitarli con la giusta credibilità. In questo è affiancato con sensibilità da Sara Salgoughi. L'attrice, trentina di origine iraniana, al suo esordio sul grande schermo ha i tempi giusti per tenere testa al partner con un mix di determinazione e di tenerezza necessari per questo buddy buddy all'italiana.
Interessante è anche il modo con cui Andrea Malpighi fotografa sia la Caorle diurna che quella notturna dando il giusto rilievo al suo cromatismo.
Ciò che funziona meno è la sceneggiatura nel suo complesso che si rivela prevedibile, non tanto nella fase in cui costruisce il legame tra i due casi che i colleghi stanno seguendo, quanto nella prevedibilità della conclusione.
Ma ciò che è più difficile da considerare positivamente sta proprio nell'omaggio (che viene anche esplicitato in un dialogo) a un certo cinema che, quasi sicuramente per carenze di budget, viene decisamente indebolito da scene d'azione che finiscono con il risultare come le meno riuscite. A partire dalla prima scazzottata per passare a una mano insanguinata che appare come verniciata di rosso, siamo di fronte a un susseguirsi di scene (fortunatamente non numerose) in cui quanto accade non ha l'efficacia dovuta. Sarebbe stato forse utile rimediare utilizzando anche in questi casi l'ironia esplicitando un 'vorrei ma non posso' con un ammicco allo spettatore che, in quel caso, avrebbe accondisceso senza alzare il sopracciglio.
Proprio perché Improta non è (e neppure vuole essere) Tomas Milian, una scelta che spostasse la significazione di quelle scene sarebbe stata utile. Dato che la fluidità di scrittura delle battute non gli manca, una sottolineatura in più avrebbe potuto essere risolutiva.
Sull'asse Napoli-Caorle si tendono i misteri del serial killer "il Sarto" e degli Oggetti scomparsi: il giovane commissario Buonocore sospetta un legame, ma nessuno gli crede, men che meno il suo capo, Rinaldi (un Angelo Orlando simpaticamente stressato). Mandato in missione a Caorle, indaga assieme alla collega Fiorella Giordano (Sara Salgoughi), più metodica di lui e non meno interessata al caso. [...] Vai alla recensione »
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