Afghanistan
| Afghanistan | |
|---|---|
| (AR) لا إله إلا الله، محمد رسول الله
Lā ʾilāha ʾillā llāh, Muḥammadun rasūlu llāh (IT) «Non c'è altro dio che Allah e Maometto è il suo messaggero» | |
| Dati amministrativi | |
| Nome completo | Emirato islamico dell'Afghanistan (de facto) |
| Nome ufficiale | (PS) د افغانستان اسلامي امارت (Də Afğānistān Islāmi Imārat) (PRD) امارت اسلامی افغانستان (Imārat-i Islāmī-yi Afğānistān) |
| Lingue ufficiali | dari e pashtu |
| Capitale | |
| Politica | |
| Forma di governo | Emirato teocratico islamico totalitario (de facto) |
| Guida suprema | Hibatullah Akhundzada |
| Primo ministro | Hassan Akhund |
| Indipendenza | dal Regno Unito, il 19 agosto 1919 |
| Proclamazione | 19 agosto 2021[1] |
| Ingresso nell'ONU | 19 novembre 1946[2] |
| Superficie | |
| Totale | 652 864[3] km² |
| % delle acque | trascurabile |
| Popolazione | |
| Totale | 43 844 111[4] ab. (2025) |
| Densità | 67,15 ab./km² |
| Nome degli abitanti | afghani, afgani |
| Geografia | |
| Continente | Asia |
| Confini | Cina, Iran, Pakistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan |
| Fuso orario | UTC+4:30 |
| Economia | |
| Valuta | afghani |
| ISU (2023) | 0,496 (basso)[5] (181º) |
| Varie | |
| Codici ISO 3166 | AF, AFG, 004 |
| TLD | .af |
| Prefisso tel. | +93 |
| Sigla autom. | AFG |
| Lato di guida | Destra (↓↑) |
| Inno nazionale | (PS) دا د باتورانو کور Dā də bātorāno kor «Questa è la casa dei coraggiosi» |
| Festa nazionale | 19 agosto |
| Evoluzione storica | |
| Stato precedente | (de facto) |
L'Afghanistan, anche Afganistan[N 1] (AFI: /afˈɡanistan/; pronuncia tradizionale /afɡanisˈtan/[6]), ufficialmente Emirato islamico dell'Afghanistan secondo le autorità de facto al potere dal 2021, è uno Stato senza sbocco al mare dell'Asia, situato tra l'Asia centrale e l'Asia meridionale. Ha una superficie di 652864 km² e una popolazione stimata dalla Banca Mondiale in circa 43,8 milioni di abitanti nel 2025.[4] La capitale e maggiore città è Kabul.
Confina a ovest con l'Iran, a sud e a est con il Pakistan, a nord con il Turkmenistan, l'Uzbekistan e il Tagikistan e, per un breve tratto all'estremità del corridoio del Wakhan, con la Cina. Il territorio è prevalentemente montuoso ed è dominato dalla catena dell'Hindu Kush, che attraversa gran parte del Paese e separa le pianure settentrionali dai bacini e dagli altopiani centrali e meridionali. La popolazione è composta da numerosi gruppi etnici, tra i quali Pashtun, Tagiki, Hazara e Uzbeki. Le due principali lingue del Paese sono il dari e il pashtu.
L'Afghanistan moderno ottenne la piena indipendenza dal Regno Unito nel 1919, al termine della terza guerra anglo-afghana. Nel corso del XX e dell'inizio del XXI secolo il Paese attraversò numerosi mutamenti istituzionali e lunghi periodi di guerra: alla monarchia, abolita nel 1973, seguirono la repubblica, il regime comunista instaurato dopo la rivoluzione di Saur del 1978, l'Afghanistan socialista sostenuto dall'Unione Sovietica, la guerra civile, il primo Emirato islamico dei talebani e, dopo l'intervento militare internazionale del 2001, la Repubblica Islamica dell'Afghanistan.
In seguito al ritiro delle forze internazionali e alla rapida offensiva talebana del 2021, il 15 agosto i talebani conquistarono Kabul, determinando il collasso delle istituzioni della Repubblica islamica. Il 19 agosto il movimento annunciò la restaurazione dell'Emirato islamico dell'Afghanistan.[1] Da allora i talebani esercitano il controllo de facto sulla quasi totalità del territorio e delle istituzioni statali, sotto la guida suprema di Hibatullah Akhundzada.
La posizione internazionale del nuovo regime rimane peculiare. Le Nazioni Unite continuano a utilizzare la denominazione «Repubblica Islamica dell'Afghanistan» nella propria nomenclatura ufficiale e la rappresentanza afghana presso l'organizzazione non è stata trasferita alle autorità talebane.[2] Il 3 luglio 2025 la Russia è diventata il primo Stato a riconoscere formalmente il governo talebano, accettando le credenziali dell'ambasciatore nominato dall'Emirato.[7] Altri Stati intrattengono rapporti diplomatici o hanno accreditato rappresentanti delle autorità talebane senza procedere a un riconoscimento formale del governo.[7]
L'ordinamento instaurato dai talebani è caratterizzato da una forte concentrazione del potere nelle istituzioni religiose e nella figura della guida suprema e dall'applicazione della loro interpretazione della sharia. Dalla riconquista del potere le autorità hanno introdotto severe restrizioni ai diritti e alle libertà, con particolare riguardo alle donne e alle ragazze, limitandone fortemente l'accesso all'istruzione, al lavoro e alla vita pubblica.
L'Afghanistan figura tra i Paesi con il più basso livello di sviluppo umano: nel 2023 il suo Indice di sviluppo umano era pari a 0,496, corrispondente al 181º posto su 193 Stati e territori classificati dall'UNDP.[5] Dopo la forte contrazione economica seguita al ritorno al potere dei talebani, l'economia è tornata a registrare una crescita reale, ma rimane caratterizzata da bassi livelli di reddito, limitati investimenti, fragilità del sistema bancario, riduzione degli aiuti internazionali e forte pressione demografica.[8]
Geografia
[modifica | modifica wikitesto]L'Afghanistan è uno Stato senza sbocco al mare situato nell'Asia centro-meridionale.[9][10][11] Per la sua posizione fra diverse regioni del continente, il territorio afghano è stato descritto come un «crocevia dell'Asia».[12]
Con una superficie terrestre di oltre 652 864 km²,[13] il paese confina a est e a sud con il Pakistan, lungo la linea Durand, a nord-est con il Tagikistan, a ovest con l'Iran, a nord-ovest con il Turkmenistan, a nord con l'Uzbekistan e all'estremità nord-orientale con la Cina. L'India rivendica inoltre un confine con l'Afghanistan attraverso la regione del Kashmir amministrata dal Pakistan.[14]
Procedendo in senso orario da sud-ovest, il territorio afghano confina con le province iraniane del Sistan e Baluchistan, del Khorasan Meridionale e del Razavi Khorasan; con le regioni turkmene di Ahal, Mary e Lebap; con la Regione di Surxondaryo in Uzbekistan; con la Regione di Chatlon e la Regione Autonoma di Gorno-Badachšan in Tagikistan; con la Regione autonoma uigura dello Xinjiang in Cina; e con il Gilgit-Baltistan, il Khyber Pakhtunkhwa e il Belucistan in Pakistan.[15]
Morfologia
[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio afghano presenta una morfologia molto varia, prevalentemente montuosa e accidentata, caratterizzata da catene montuose, altopiani e bacini fluviali.[16] L'elemento dominante è la catena dell'Hindu Kush, che attraversa il paese e si collega verso nord-est ai sistemi montuosi del Pamir e del Karakorum. Le maggiori elevazioni si concentrano nella parte orientale e nord-orientale del paese, dove si trovano anche numerose vallate montane.
Verso le regioni centro-occidentali i rilievi dell'Hindu Kush lasciano progressivamente spazio alle pianure settentrionali del Turkestan afghano e, a sud-ovest, al bacino del Sistan. Le prime sono caratterizzate da praterie ondulate e ambienti semidesertici, mentre nel Sistan prevalgono territori aridi e desertici, soggetti a venti intensi.[17]
Le principali aree forestali si trovano nella fascia orientale compresa fra le province del Nurestan e della Paktika,[18] mentre nelle zone più elevate del nord-est sono presenti ambienti di tundra. La cima più alta del paese è il Noshaq, che raggiunge i 7 492 m sul livello del mare; il punto più basso si trova invece nella Provincia di Jowzjan, lungo l'Amu Darya, a circa 258 m sul livello del mare.
Idrografia
[modifica | modifica wikitesto]Nonostante la presenza di numerosi corsi d'acqua e bacini artificiali, vaste porzioni dell'Afghanistan sono caratterizzate da condizioni di forte aridità. Il bacino del Sistan, di tipo endoreico, costituisce una delle regioni più aride del mondo.[19]
L'Amu Darya nasce nella regione settentrionale dell'Hindu Kush, mentre l'Hari Rud scorre verso occidente in direzione di Herat. L'Arghandab nasce nelle regioni centrali e scorre verso sud. A sud e a est dell'Hindu Kush si sviluppano inoltre diversi corsi d'acqua appartenenti al bacino dell'Indo,[16] fra i quali il sistema dell'Helmand. Il Kabul scorre invece verso est, confluisce nell'Indo e appartiene quindi al bacino idrografico dell'Oceano Indiano.[20]
Durante l'inverno le catene dell'Hindu Kush e del Pamir ricevono abbondanti precipitazioni nevose; lo scioglimento primaverile della neve alimenta fiumi, laghi e corsi d'acqua.[21][22] Una parte considerevole delle risorse idriche superficiali attraversa tuttavia i confini nazionali dirigendosi verso Iran, Pakistan e Turkmenistan. Nel 2010 si stimava che fossero necessari oltre due miliardi di dollari per riabilitare i sistemi di irrigazione e migliorare la gestione delle risorse idriche del paese.[23]
Foreste
[modifica | modifica wikitesto]Nel 2020 la superficie forestale dell'Afghanistan era stimata in circa 1 208 440 ettari, corrispondenti a circa il 2% della superficie terrestre complessiva del paese; secondo i dati della FAO, tale estensione risultava sostanzialmente invariata rispetto al 1990.[24] Per il 2015 la FAO indicava inoltre la totalità della superficie forestale censita come appartenente al settore pubblico.[24]
Geologia e sismicità
[modifica | modifica wikitesto]La parte nord-orientale dell'Hindu Kush, in particolare nell'area della provincia del Badakhshan, appartiene a una zona geologicamente attiva nella quale i terremoti sono frequenti.[25] I fenomeni sismici possono provocare frane e, durante l'inverno, contribuire al verificarsi di valanghe.[26]
Nel giugno 2022 un terremoto di magnitudo 5,9 colpì la regione prossima al confine con il Pakistan, causando almeno 1 150 vittime.[27] Il 7 ottobre 2023 un terremoto di magnitudo 6,3 colpì invece l'area a nord-ovest di Herat, provocando oltre 1 400 morti.[28]
Clima
[modifica | modifica wikitesto]
Il clima dell'Afghanistan è prevalentemente continentale, con marcate escursioni termiche stagionali. Gli inverni sono particolarmente rigidi sugli altopiani centrali dell'Hazarajat, nelle regioni montuose nord-orientali e nel Corridoio del Wakhan, dove la temperatura media di gennaio scende sotto i −15 °C e può raggiungere i −26 °C.[16] Le estati sono invece molto calde nelle aree depresse del bacino del Sistan, nel bacino di Jalalabad e nelle pianure del Turkestan lungo l'Amu Darya; in queste regioni le temperature medie di luglio superano i 35 °C[11] e possono oltrepassare i 43 °C.[16]
Il paese è generalmente arido durante l'estate e la maggior parte delle precipitazioni si concentra fra dicembre e aprile. Le regioni pianeggianti settentrionali e occidentali sono le più asciutte, mentre le precipitazioni sono più frequenti nelle aree orientali. Nonostante la relativa vicinanza al subcontinente indiano, gran parte dell'Afghanistan rimane al di fuori dell'area direttamente interessata dai monsoni;[16] un'eccezione è costituita dal Nurestan, che può ricevere precipitazioni monsoniche durante l'estate.[30]
Cambiamento climatico
[modifica | modifica wikitesto]Pur contribuendo in misura ridotta alle emissioni globali di gas serra, l'Afghanistan figura fra i paesi maggiormente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e con minore capacità di adattamento.[31] Fra gli effetti osservati vi sono l'aumento della frequenza e dell'intensità delle siccità.[32] Secondo l'OCHA, condizioni di grave siccità hanno interessato 25 delle 34 province del paese, coinvolgendo oltre metà della popolazione.[32]
Le siccità favoriscono i processi di desertificazione[32] e incidono sulla sicurezza alimentare e sulla disponibilità delle risorse idriche.[33][34] L'alternarsi di periodi siccitosi e precipitazioni molto intense aumenta inoltre il rischio di alluvioni e frane.[35]
L'aumento delle temperature interessa anche i ghiacciai: tra il 1990 e il 2015 l'Afghanistan avrebbe perso quasi il 14% della propria copertura glaciale,[36] fenomeno che accresce il rischio di improvvise inondazioni provocate dallo svuotamento dei laghi glaciali.[37] Le conseguenze ambientali si riflettono anche sugli spostamenti della popolazione; alcune stime prospettano che entro il 2050 gli effetti del cambiamento climatico potrebbero determinare altri cinque milioni di sfollati interni.[38]
Biodiversità
[modifica | modifica wikitesto]
La varietà morfologica e climatica del territorio afghano determina la presenza di differenti ambienti naturali. Nelle regioni di tundra alpina ad alta quota vivono il leopardo delle nevi e l'orso bruno, mentre l'argali di Marco Polo è presente nel Corridoio del Wakhan. Nelle regioni forestali montane orientali si trovano, fra gli altri, volpi, lupi, lontre, cervidi, ovini selvatici e linci. Le pianure semidesertiche settentrionali ospitano diverse specie di uccelli, ricci e altri piccoli mammiferi, oltre a carnivori come lo sciacallo dorato e la iena striata.[39]
Nelle steppe meridionali e occidentali sono presenti gazzelle, cinghiali e sciacalli; nelle regioni semidesertiche meridionali sono segnalati anche manguste e ghepardi.[39] Le aree di alta montagna ospitano inoltre marmotte e stambecchi, mentre diverse specie di fagiani sono presenti in alcune regioni del paese.[40]
Tra le specie endemiche indicate per l'Afghanistan figurano lo scoiattolo volante afghano, il fringuello delle nevi afghano, specie del genere Paradactylodon, Stigmella kasyi, Vulcaniella kabulensis e il geco leopardo afghano. Tra le piante endemiche è presente Iris afghanica. Nonostante il clima prevalentemente arido, nel paese sono state censite circa 460 specie di uccelli, delle quali circa 235 nidificanti.[41]
La vegetazione delle regioni forestali comprende conifere quali pini, abeti rossi e abeti, mentre le regioni steppiche sono caratterizzate da praterie, arbusti, piante perenni e alberi a latifoglie. Alle quote maggiori prevalgono invece specie erbacee resistenti alle basse temperature e piante da fiore di piccole dimensioni.[39]
Diverse aree naturali sono sottoposte a forme di protezione. Il paese comprende tre parchi nazionali: Band-e Amir, Wakhan e Nuristan. Secondo il Forest Landscape Integrity Index, nel 2018 l'Afghanistan ottenne un valore medio di 8,85 su 10, collocandosi al 15º posto tra 172 paesi considerati.[42]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Preistoria e antichità
[modifica | modifica wikitesto]
Gli scavi di siti preistorici suggeriscono che esseri umani vivessero nell'attuale Afghanistan almeno 50.000 anni fa e che le comunità agricole della regione fossero tra le più antiche al mondo. Importante area di antiche attività storiche, secondo molti l'Afghanistan è paragonabile all'Egitto per il valore storico dei suoi siti archeologici.[43][44] In Afghanistan sono stati rinvenuti manufatti caratteristici del Paleolitico, del Mesolitico, del Neolitico, dell'Età del bronzo e dell'Età del ferro. Si ritiene che la civiltà urbana abbia avuto inizio già nel 3000 a.C. e l'antica città di Mundigak (nei pressi di Kandahar, nel sud del paese) fu un centro della cultura di Helmand. Scoperte più recenti hanno stabilito che la civiltà della valle dell'Indo si estendeva fino all'attuale Afghanistan. Un sito della civiltà della valle dell'Indo è stato rinvenuto sul fiume Oxus, a Shortugai, nell'Afghanistan settentrionale.[45][46][47]
Dopo il 2000 a.C. successive ondate di popolazioni seminomadi provenienti dall'Asia centrale iniziarono a spostarsi verso sud, in Afghanistan; tra queste vi erano numerosi indoiranici di lingua indoeuropea. Queste tribù migrarono successivamente ancora più a sud nell'Asia meridionale, nell'Asia occidentale e verso l'Europa attraverso l'area a nord del Mar Caspio. La regione era allora indicata come Ariana.[43][48] Entro la metà del VI secolo a.C. gli Achemenidi rovesciarono i Medi e incorporarono Aracosia, Aria e Battriana entro i propri confini orientali. Un'iscrizione sulla tomba di Dario I di Persia menziona la valle di Kabul in un elenco dei 29 paesi da lui conquistati.[49] La regione dell'Aracosia, attorno a Kandahar nell'attuale Afghanistan meridionale, era in prevalenza zoroastriana ed ebbe un ruolo fondamentale nella trasmissione dell'Avesta alla Persia, tanto da essere considerata da alcuni la «seconda patria dello zoroastrismo».[50][51][52]

Alessandro Magno e le sue forze macedoni giunsero in Afghanistan nel 330 a.C., dopo aver sconfitto Dario III di Persia l'anno precedente nella battaglia di Gaugamela. Dopo la breve occupazione di Alessandro, lo Stato successore dell'Impero seleucide controllò la regione fino al 305 a.C., quando ne cedette gran parte all'Impero Maurya nell'ambito di un trattato di alleanza. I Maurya controllarono l'area a sud dell'Hindu Kush fino al loro rovesciamento, avvenuto intorno al 185 a.C. Il loro declino ebbe inizio sessant'anni dopo la fine del regno di Ashoka, conducendo alla riconquista ellenistica da parte dei greco-battriani. Gran parte del territorio si separò presto da essi ed entrò a far parte del Regno indo-greco. Gli indo-greci furono sconfitti ed espulsi dagli Indo-Sciti alla fine del II secolo a.C.[53] La Via della seta emerse nel I secolo a.C. e l'Afghanistan prosperò grazie ai commerci, con rotte verso la Cina, l'India, la Persia e, a nord, verso le città di Bukhara, Samarcanda e Khiva, nell'attuale Uzbekistan.[54] In questo punto d'incontro venivano scambiati beni e idee, tra cui seta cinese, argento persiano e oro romano, mentre nella regione dell'attuale Afghanistan venivano estratte e commerciate pietre di lapislazzuli,[55] principalmente dalla regione del Badakhshan.
Nel I secolo a.C. l'Impero partico sottomise la regione, ma la perse a favore dei propri vassalli indo-partici. Tra la metà e la fine del I secolo d.C. il vasto Impero Kushan, il cui centro si trovava nell'area dell'Afghanistan, divenne un importante patrono della cultura buddhista, favorendo la diffusione del buddhismo in tutta la regione. I Kushan furono rovesciati dai Sasanidi nel III secolo d.C., sebbene gli Indo-Sasanidi continuassero a governare almeno alcune parti della regione. A essi seguirono i Kidariti, a loro volta sostituiti dagli Eftaliti. Questi ultimi furono sostituiti dai Turk Shahi nel VII secolo. I Turk Shahi buddhisti di Kabul furono sostituiti da una dinastia induista prima che i Saffaridi conquistassero l'area nell'870; questa dinastia induista era nota come Hindu Shahi.[56] Gran parte delle aree nordorientali e meridionali del paese rimase dominata dalla cultura buddhista.[57][58]
Periodo medievale
[modifica | modifica wikitesto]
I musulmani arabi portarono l'Islam a Herat e Zaranj nel 642 d.C. e iniziarono a diffonderlo verso est; alcuni degli abitanti autoctoni che incontrarono lo accettarono, mentre altri si ribellarono. Prima della diffusione dell'Islam, la regione ospitava varie credenze e culti, che spesso produssero forme di sincretismo tra le religioni dominanti,[59][60] come lo zoroastrismo,[50][51][52] il buddhismo o buddhismo greco, le religioni iraniche antiche,[61] l'induismo, il cristianesimo[62][63] e l'ebraismo.[64][65] Un esempio del sincretismo della regione è rappresentato dal fatto che alcune popolazioni erano patrone del buddhismo, ma continuavano a venerare divinità iraniche locali come Ahura Mazdā, Nana, Anahita o Mihr (Mitra) e raffiguravano divinità greche come protettrici del Buddha.[61][66][67] Gli Zunbil e i Kabul Shahi furono conquistati per la prima volta nell'870 d.C. dai musulmani della dinastia saffaride di Zaranj. Successivamente i Samanidi estesero la loro influenza islamica a sud dell'Hindu Kush. I Ghaznavidi salirono al potere nel X secolo.[68][69][70]
Entro l'XI secolo Mahmud di Ghazna aveva sconfitto i restanti sovrani induisti e aveva di fatto islamizzato la regione nel suo complesso, con l'eccezione del Kafiristan.[71] Mahmud trasformò Ghazni in una città di grande importanza e patrocinò intellettuali come lo storico al-Biruni e il poeta Ferdowsi.[72] La dinastia ghaznavide fu rovesciata dai Ghuridi nel 1186, tra le cui realizzazioni architettoniche figurava il remoto Minareto di Jam. I Ghuridi controllarono l'Afghanistan per meno di un secolo prima di essere conquistati dalla dinastia corasmia nel 1215.

Nel 1219 d.C. Gengis Khan e il suo esercito mongolo invasero la regione. Si ritiene che le sue truppe abbiano annientato le città corasmie di Herat e Balkh, oltre a Bamiyan.[73] Le distruzioni provocate dai Mongoli costrinsero molti abitanti a tornare a una società rurale di carattere agricolo.[74] Il dominio mongolo proseguì con l'Ilkhanato nel nord-ovest, mentre la dinastia Khalji amministrava le aree tribali afghane a sud dell'Hindu Kush fino all'invasione di Tamerlano, che fondò l'Impero timuride nel 1370. Sotto il regno di Shah Rukh, la città di Herat[75] divenne il centro del Rinascimento timuride, il cui splendore fu paragonato a quello di Firenze durante il Rinascimento italiano, quale centro di rinascita culturale.[76][77]
All'inizio del XVI secolo Babur giunse dalla Fergana e conquistò Kabul sottraendola alla dinastia Arghun. Babur avrebbe poi sconfitto la dinastia afghana dei Lodi, che governava il Sultanato di Delhi, nella prima battaglia di Panipat. Tra il XVI e il XVIII secolo il Khanato di Bukhara uzbeko, i Safavidi iraniani e i Moghul indiani governarono parti del territorio. Durante il periodo medievale, l'area nordoccidentale dell'Afghanistan era indicata con il nome regionale di Khorasan, termine che continuò a essere comunemente utilizzato fino al XIX secolo dagli abitanti per descrivere il proprio paese.[78][79][80][81]
Dinastia Hotak
[modifica | modifica wikitesto]
Nel 1709 Mirwais Hotak, un capo tribale locale Ghilji, si ribellò con successo contro i Safavidi. Sconfisse Giorgio XI (Gurgin Khan), governatore georgiano di Kandahar al servizio dei Safavidi, e fondò un proprio regno.[82] Mirwais morì nel 1715 e gli succedette il fratello Abdul Aziz, che fu presto ucciso dal figlio di Mirwais, Mahmud, forse perché progettava di concludere la pace con i Safavidi. Nel 1722 Mahmud guidò l'esercito afghano verso la capitale persiana Isfahan, conquistò la città dopo la battaglia di Gulnabad e si proclamò re di Persia.[82] La dinastia afghana fu espulsa dalla Persia da Nadir Shah dopo la battaglia di Damghan del 1729.
Nel 1738 Nadir Shah e le sue forze conquistarono Kandahar nell'assedio di Kandahar, l'ultima roccaforte Hotak, sottraendola a Hussain Hotak. Poco dopo le forze persiane e afghane invasero l'India; Nadir Shah saccheggiò Delhi insieme al suo comandante sedicenne Ahmad Shah Durrani, che lo aveva assistito in queste campagne. Nadir Shah fu assassinato nel 1747.[83][84]
Impero Durrani
[modifica | modifica wikitesto]Ahmad Shah intraprese due campagne nel Khorasan, nel 1750–1751 e nel 1754–1755.[85]

Dinastia Barakzai e guerre britanniche
[modifica | modifica wikitesto]
All'inizio del XIX secolo l'impero afghano era minacciato dai Persiani Qajar a ovest e dall'Impero Sikh a est. Fateh Khan, capo della tribù Barakzai, insediò molti dei suoi fratelli in posizioni di potere in tutto l'impero. Fateh Khan fu brutalmente assassinato nel 1818 da Mahmud Shah Durrani. Di conseguenza i fratelli di Fateh Khan e la tribù Barakzai si ribellarono e scoppiò una guerra civile. Durante questo periodo turbolento l'Afghanistan si frammentò in numerosi Stati, tra cui il Principato di Kandahar, l'Emirato di Herat, il Khanato di Kunduz, il Khanato di Maimana e numerose altre entità politiche in conflitto. Lo Stato più importante era l'Emirato di Kabul, governato da Dost Mohammad Khan.[86][87]
Akbar Khan e l'esercito afghano non riuscirono a conquistare il forte di Jamrud all'esercito Sikh Khalsa, ma uccisero il comandante sikh Hari Singh Nalwa, ponendo così fine alle guerre afghano-sikh.[88]

Nel 1893 Abdur Rahman firmò un accordo con il quale i territori etnicamente pashtun e beluci furono divisi dalla Linea Durand, che costituisce l'attuale confine tra Pakistan e Afghanistan. L'Hazarajat, dominato dagli Hazara,[89] e il pagano Kafiristan rimasero politicamente indipendenti fino alla conquista da parte di Abdur Rahman Khan tra il 1891 e il 1896. Questi divenne noto come l'«Emiro di ferro» per il suo carattere e per i metodi spietati impiegati contro le tribù.[90] Morì nel 1901 e gli succedette il figlio Habibullah Khan.
Durante la prima guerra mondiale, quando l'Afghanistan rimase neutrale, Habibullah Khan incontrò alcuni funzionari degli Imperi centrali nell'ambito della spedizione Niedermayer-Hentig. Essi sollecitarono l'Afghanistan a dichiarare la piena indipendenza dal Regno Unito, ad allearsi con loro e ad attaccare l'India britannica nell'ambito della cospirazione indo-tedesca. Il tentativo di condurre l'Afghanistan nel campo degli Imperi centrali fallì, ma suscitò malcontento tra la popolazione per il mantenimento della neutralità nei confronti dei britannici. Habibullah fu assassinato nel febbraio 1919 e Amānullāh Khān assunse infine il potere. Convinto sostenitore delle spedizioni del 1915–1916, Amanullah Khan invase l'India britannica, dando inizio alla terza guerra anglo-afghana ed entrando nel territorio britannico attraverso il passo Khyber.[93]

Dopo la conclusione della terza guerra anglo-afghana e la firma del trattato di Rawalpindi il 19 agosto 1919, l'emiro Amanullah Khan dichiarò l'Emirato dell'Afghanistan uno Stato sovrano e pienamente indipendente. Cercò di porre fine al tradizionale isolamento del paese stabilendo relazioni diplomatiche con la comunità internazionale, in particolare con l'Unione Sovietica e la Repubblica di Weimar.[94][95] Il 9 giugno 1926 si proclamò Re dell'Afghanistan, istituendo il Regno dell'Afghanistan. Introdusse diverse riforme volte a modernizzare il paese. Una figura fondamentale dietro tali riforme fu Mahmud Tarzi, convinto sostenitore dell'istruzione femminile. Egli si batté per l'articolo 68 della Costituzione afghana del 1923, che introdusse l'istruzione elementare obbligatoria. La schiavitù fu abolita nel 1923.[96] La moglie di Amanullah, la regina Soraya, fu una figura importante in questo periodo nella lotta per l'istruzione delle donne e contro la loro oppressione.[97]
Alcune riforme, come l'abolizione del tradizionale burqa per le donne e l'apertura di scuole miste, alienarono molti capi tribali e religiosi, contribuendo alla guerra civile afghana (1928–1929). Amanullah abdicò nel gennaio 1929 e poco dopo Kabul cadde nelle mani delle forze saqqawiste guidate da Habibullah Kalakānī.[98] Mohammad Nadir Shah, cugino di Amanullah, sconfisse e uccise Kalakani nell'ottobre 1929 e fu proclamato re con il nome di Nadir Shah.[99] Abbandonò le riforme di Amanullah a favore di un approccio più graduale alla modernizzazione, ma fu assassinato nel 1933 da Abdul Khaliq.[100]
Mohammed Zahir Shah succedette al trono e regnò dal 1933 al 1973. Durante le rivolte tribali afghane del 1944–1947, il regno di Zahir fu contestato da membri delle tribù Zadran, Safi, Mangal e Wazir, guidati tra gli altri da Mazrak Zadran, Salemai e dal Faqir di Ipi, molti dei quali erano lealisti di Amanullah. L'Afghanistan entrò nella Società delle Nazioni nel 1934. Negli anni trenta il paese conobbe un significativo sviluppo delle strade e delle infrastrutture, la fondazione di una banca nazionale e un'espansione dell'istruzione. I collegamenti stradali nel nord svolsero un ruolo importante nella crescita dell'industria cotoniera e tessile.[101] Il paese instaurò stretti rapporti con le Potenze dell'Asse, con la Germania nazista che deteneva allora la quota maggiore nello sviluppo dell'Afghanistan.[102]

Fino al 1946 re Zahir governò con l'assistenza dello zio, che ricopriva la carica di primo ministro e proseguì le politiche di Nadir Shah. Un altro zio, Shah Mahmud Khan, divenne primo ministro nel 1946 e sperimentò una maggiore libertà politica. Nel 1953 fu sostituito da Mohammed Daoud Khan, nazionalista pashtun che perseguì la creazione di un Pashtunistan, provocando forti tensioni nei rapporti con il Pakistan.[103] Daoud Khan promosse riforme di modernizzazione sociale e cercò rapporti più stretti con l'Unione Sovietica. Successivamente fu promulgata la Costituzione afghana del 1964 e prestò giuramento il primo capo del governo non appartenente alla famiglia reale.[101]
Zahir Shah, come suo padre Nadir Shah, perseguì una politica volta a preservare l'indipendenza nazionale, accompagnandola a una graduale modernizzazione, alla promozione del sentimento nazionale e al miglioramento dei rapporti con il Regno Unito. L'Afghanistan non partecipò alla seconda guerra mondiale e non si schierò con nessuno dei due blocchi durante la guerra fredda. Beneficiò tuttavia della rivalità tra le superpotenze, poiché sia l'Unione Sovietica sia gli Stati Uniti cercarono di accrescere la propria influenza costruendo le principali autostrade, aeroporti e altre infrastrutture fondamentali del paese. In rapporto alla popolazione, l'Afghanistan ricevette più aiuto allo sviluppo sovietico di qualsiasi altro paese. Nel 1973, mentre il re si trovava in Italia, Daoud Khan attuò un colpo di Stato incruento, divenne il primo presidente dell'Afghanistan e abolì la monarchia.
Repubblica Democratica e guerra sovietica
[modifica | modifica wikitesto]
Nell'aprile 1978 il Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan (PDPA), di orientamento comunista, prese il potere con un sanguinoso colpo di Stato contro l'allora presidente Mohammed Daoud Khan, in quella che viene chiamata Rivoluzione di Saur. Il PDPA proclamò l'istituzione della Repubblica Democratica dell'Afghanistan, il cui primo leader fu il segretario generale del Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan, Nur Muhammad Taraki. Ciò avrebbe innescato una serie di eventi che avrebbero trasformato radicalmente l'Afghanistan da un paese pacifico, sebbene povero e isolato, in un focolaio di conflitti e terrorismo.[104] Il PDPA avviò diverse riforme sociali, simboliche e di redistribuzione delle terre, che provocarono una forte opposizione, reprimendo al contempo brutalmente i dissidenti politici. Ciò causò disordini che si trasformarono rapidamente, entro il 1979, in una guerra civile, combattuta dai guerriglieri mujahidin (e da gruppi guerriglieri maoisti più piccoli) contro le forze del regime in tutto il paese. Il conflitto si trasformò rapidamente in una guerra per procura, poiché il governo pakistano fornì ai ribelli centri clandestini di addestramento, gli Stati Uniti li sostennero attraverso l'Inter-Services Intelligence (ISI) pakistano,[105] mentre l'Unione Sovietica inviò migliaia di consiglieri militari a sostegno del regime del PDPA.[106] Nel frattempo crebbero le tensioni tra le fazioni rivali del PDPA: la dominante Khalq e la più moderata Parcham.[107]
Nell'ottobre 1979 il segretario generale del PDPA Taraki fu assassinato durante un colpo di Stato interno organizzato dall'allora primo ministro Hafizullah Amin, che divenne il nuovo segretario generale del PDPA. La situazione nel paese peggiorò sotto Amin e migliaia di persone scomparvero.[108] Insoddisfatto del governo di Amin, l'esercito sovietico invase il paese nel dicembre 1979, dirigendosi verso Kabul e uccidendo Amin. Un regime organizzato dai sovietici, guidato da Babrak Karmal della fazione Parcham ma comprendente entrambe le fazioni, Parcham e Khalq, colmò il vuoto di potere. Truppe sovietiche furono dispiegate in numero maggiore per stabilizzare l'Afghanistan sotto Karmal, segnando l'inizio della guerra sovietico-afghana.[109] Durata nove anni, la guerra provocò la morte di un numero di afghani compreso tra 562.000[110] e 2 milioni,[N 2] e causò lo sfollamento di circa 6 milioni di persone, che successivamente fuggirono dall'Afghanistan, principalmente verso Pakistan e Iran.[118] Pesanti bombardamenti aerei distrussero numerosi villaggi nelle campagne, furono collocati milioni di mine terrestri[119] e anche alcune città, tra cui Herat e Kandahar, subirono danni a causa dei bombardamenti. Dopo il ritiro sovietico dall'Afghanistan, scoppiò un'altra guerra civile, che proseguì fino al crollo nel 1992 del regime comunista guidato dal leader del PDPA Mohammad Najibullah.[120][121]
La guerra sovietico-afghana ebbe drastici effetti sociali sull'Afghanistan. La militarizzazione della società fece sì che poliziotti pesantemente armati, guardie del corpo private, gruppi di difesa civile apertamente armati e strutture simili divenissero la norma in Afghanistan per i decenni successivi.[122] La tradizionale struttura del potere si spostò dal clero, dagli anziani delle comunità, dagli intellettuali e dalle forze armate a favore di potenti signori della guerra.[123]
Conflitto successivo alla guerra fredda
[modifica | modifica wikitesto]
Un'altra guerra civile scoppiò dopo la creazione di un inefficiente governo di coalizione tra i leader delle diverse fazioni dei mujahidin. In una situazione di anarchia e lotte tra fazioni,[124][125][126] diverse fazioni dei mujahidin commisero diffusamente stupri, omicidi ed estorsioni,[125][127][128] mentre Kabul fu sottoposta a pesanti bombardamenti e parzialmente distrutta dai combattimenti.[128] Tra i diversi leader si susseguirono vari tentativi falliti di riconciliazione e alleanza.[129] I Talebani emersero nel settembre 1994 come movimento e milizia di studenti (talib) provenienti dalle madrase islamiche del Pakistan,[128][130] ricevendo presto sostegno militare dal Pakistan.[131]
Dopo aver assunto il controllo della città di Kandahar nello stesso anno,[128] conquistarono ulteriori territori fino a espellere da Kabul nel 1996 il governo di Rabbani,[132][133] dove istituirono un emirato.[134] I Talebani furono condannati a livello internazionale per la rigida applicazione della loro interpretazione della sharia islamica, che comportò un trattamento brutale di molti afghani, in particolare delle donne.[135][136] Durante il loro governo, i Talebani e i loro alleati commisero massacri ai danni di civili afghani, impedirono che gli aiuti alimentari delle Nazioni Unite raggiungessero civili affamati e attuarono una politica di terra bruciata, incendiando vaste aree di terreno fertile e distruggendo decine di migliaia di abitazioni.[N 3]
Dopo la caduta di Kabul in mano ai Talebani, Aḥmad Shāh Masʿūd e Abdul Rashid Dostum formarono l'Alleanza del Nord, alla quale successivamente aderirono altri gruppi, per opporsi ai Talebani. Le forze di Dostum furono sconfitte dai Talebani durante le battaglie di Mazar-i Sharif del 1997 e 1998; il capo di stato maggiore dell'esercito pakistano, Pervez Musharraf, iniziò a inviare migliaia di militanti pakistani per aiutare i Talebani a sconfiggere l'Alleanza del Nord.[N 4] Entro il 2000 l'Alleanza del Nord controllava soltanto il 10% del territorio, confinata nel nord-est. Il 9 settembre 2001 Massoud fu assassinato da due attentatori suicidi arabi nella valle del Panjshir. Circa 400.000 afghani morirono nei conflitti interni tra il 1990 e il 2001.[145]
Invasione statunitense e Repubblica Islamica
[modifica | modifica wikitesto]Nell'ottobre 2001 gli Stati Uniti invasero l'Afghanistan per rimuovere i Talebani dal potere dopo che questi si erano rifiutati di consegnare Osama bin Laden, principale sospettato degli attentati dell'11 settembre 2001, che era «ospite» dei Talebani e dirigeva dall'Afghanistan la propria rete di al-Qāʿida.[146][147][148] La maggioranza degli afghani sostenne l'invasione statunitense.[149][150] Durante l'invasione iniziale, le forze statunitensi e britanniche bombardarono i campi di addestramento di al-Qāʿida e successivamente, cooperando con l'Alleanza del Nord, posero fine al regime talebano.[151]

Nel dicembre 2001, dopo il rovesciamento del governo talebano, fu costituita l'Amministrazione transitoria afghana guidata da Hamid Karzai. L'International Security Assistance Force (ISAF) fu istituita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per assistere l'amministrazione Karzai e garantire la sicurezza di base.[152][153] A quel punto, dopo due decenni di guerra e una grave carestia, l'Afghanistan presentava alcuni dei più elevati tassi di mortalità infantile e di mortalità dei bambini al mondo, la più bassa speranza di vita e una parte considerevole della popolazione soffriva la fame e la malnutrizione,[154][155][156] mentre le infrastrutture erano in rovina.[157] Numerosi donatori stranieri iniziarono a fornire aiuti e assistenza per ricostruire il paese devastato dalla guerra.[158][159] Mentre le truppe della coalizione entravano in Afghanistan per contribuire al processo di ricostruzione,[160][161] i Talebani avviarono un'insurrezione per riconquistare il controllo. L'Afghanistan rimase uno dei paesi più poveri al mondo a causa della scarsità di investimenti stranieri, della corruzione governativa e dell'insurrezione talebana.[162][163]
Il governo afghano riuscì a istituire alcune strutture democratiche, adottando nel 2004 una costituzione con la denominazione di Repubblica Islamica dell'Afghanistan. Furono compiuti tentativi, spesso con il sostegno di paesi donatori stranieri, per migliorare l'economia, la sanità, l'istruzione, i trasporti e l'agricoltura del paese. Le forze ISAF iniziarono inoltre ad addestrare le Forze di sicurezza nazionali afghane. Dopo il 2002 quasi cinque milioni di membri della diaspora afghana furono rimpatriati.[164] Il numero di militari della NATO presenti in Afghanistan raggiunse un massimo di 140.000 nel 2011,[165] scendendo a circa 16.000 nel 2018.[166] Nel settembre 2014 Ashraf Ghani divenne presidente in seguito alle elezioni presidenziali del 2014, nelle quali, per la prima volta nella storia dell'Afghanistan, il potere fu trasferito democraticamente.[167][168][169] Il 28 dicembre 2014 la NATO concluse formalmente le operazioni di combattimento dell'ISAF e trasferì la piena responsabilità della sicurezza al governo afghano. Nello stesso giorno fu istituita la Missione Resolute Support guidata dalla NATO quale successore dell'ISAF.[170][171] Migliaia di militari della NATO rimasero nel paese per addestrare e consigliare le forze governative afghane[172] e proseguire la lotta contro i Talebani.[173] Un rapporto intitolato Body Count concluse che tra 106.000 e 170.000 civili erano stati uccisi in conseguenza dei combattimenti in Afghanistan per mano di tutte le parti coinvolte nel conflitto.[174]

Il 29 febbraio 2020 fu concluso in Qatar l'accordo tra Stati Uniti e Talebani. L'accordo fu uno degli eventi decisivi che determinarono il collasso delle forze di sicurezza nazionali afghane (ANSF);[175] dopo la firma dell'accordo, gli Stati Uniti ridussero drasticamente il numero degli attacchi aerei e privarono le ANSF di un vantaggio fondamentale nella lotta contro l'insurrezione talebana, contribuendo alla successiva conquista di Kabul da parte dei Talebani.[176]
Seconda era talebana
[modifica | modifica wikitesto]Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg annunciò il 14 aprile 2021 che l'alleanza aveva concordato di iniziare il ritiro delle proprie truppe dall'Afghanistan entro il 1º maggio.[177] Poco dopo l'inizio del ritiro delle truppe della NATO, i Talebani lanciarono un'offensiva contro il governo afghano e avanzarono rapidamente di fronte al collasso delle forze governative afghane.[178][179] I Talebani conquistarono la capitale Kabul il 15 agosto 2021, dopo aver ripreso il controllo della maggior parte dell'Afghanistan.[180] Diversi diplomatici stranieri e funzionari del governo afghano, tra cui il presidente Ashraf Ghani,[181] furono evacuati dal paese, mentre numerosi civili afghani tentarono di fuggire insieme a loro.[182] Il 17 agosto il primo vicepresidente Amrullah Saleh si proclamò presidente ad interim e annunciò la formazione di un fronte anti-talebano con, secondo quanto riportato, oltre 6.000 uomini[183][184] nella valle del Panjshir, insieme ad Ahmad Massoud.[185][186] Tuttavia, entro il 6 settembre i Talebani avevano assunto il controllo della maggior parte della provincia del Panjshir, mentre i combattenti della resistenza si ritiravano sulle montagne.[187] Gli scontri nella valle cessarono a metà settembre.[188]
Secondo il Costs of War Project, tra il 2001 e il 2021 furono uccise nel conflitto 176.000 persone, tra cui 46.319 civili.[189] Secondo l'Uppsala Conflict Data Program, nel conflitto furono uccise almeno 212.191 persone.[190] Sebbene lo stato di guerra nel paese sia terminato nel 2021, in alcune regioni persistono conflitti armati,[191][192][193] nel quadro degli scontri tra i Talebani e la branca locale dello Stato Islamico, nonché di un'insurrezione repubblicana anti-talebana.[194]

Il governo talebano è guidato dal leader supremo Hibatullah Akhundzada[195] e dal primo ministro ad interim Hasan Akhund, entrato in carica il 7 settembre 2021.[196][197] Akhund è uno dei quattro fondatori dei Talebani[198] e fu vice primo ministro del precedente emirato; la sua nomina fu considerata un compromesso tra moderati e intransigenti.[199] Fu formato un nuovo governo composto esclusivamente da uomini, nel quale Abdul Hakim Haqqani assunse la carica di ministro della giustizia.[200][201] Il 20 settembre 2021 il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ricevette una lettera dal ministro degli affari esteri ad interim Amir Khan Muttaqi, con la quale veniva formalmente rivendicato il seggio dell'Afghanistan come Stato membro per il portavoce ufficiale dei Talebani a Doha, Suhail Shaheen. Le Nazioni Unite non avevano riconosciuto il precedente governo talebano e avevano scelto invece di collaborare con l'allora governo in esilio.[202]
I paesi occidentali sospesero la maggior parte dei propri aiuti all'Afghanistan dopo la conquista del paese da parte dei Talebani nell'agosto 2021; anche la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale sospesero i pagamenti.[203][204] Nell'ottobre 2021 più della metà dei 39 milioni di abitanti dell'Afghanistan si trovava ad affrontare una grave carenza alimentare.[205] L'11 novembre 2021 Human Rights Watch riferì che l'Afghanistan stava affrontando una diffusa carestia a causa di una crisi economica e bancaria.[206]
Inizialmente i Talebani contrastarono in misura significativa la corruzione, con un miglioramento nell'Indice di percezione della corruzione dal 174º al 150º posto su 180 paesi tra il 2021 e il 2022,[207] seguito tuttavia da una discesa al 162º posto nel 2023.[208] Secondo quanto riportato, i Talebani ridussero inoltre la corruzione e le estorsioni in alcuni settori dei servizi pubblici.[207]

Allo stesso tempo, la situazione dei diritti umani nel paese è peggiorata.[209] Dopo l'invasione del 2001, più di 5,7 milioni di rifugiati tornarono in Afghanistan;[210] tuttavia, nel 2021 2,6 milioni di afghani erano ancora rifugiati, principalmente in Iran e Pakistan, mentre altri 4 milioni erano sfollati interni.[211]
Nell'ottobre 2023 il governo pakistano ordinò l'espulsione degli afghani dal Pakistan.[212] Anche l'Iran decise di deportare in Afghanistan i cittadini afghani.[213] Le autorità talebane condannarono le deportazioni degli afghani definendole un «atto disumano».[214] Alla fine del 2023 l'Afghanistan affrontava una crisi umanitaria.[215]
Il 10 novembre 2024 il ministero degli esteri afghano confermò che rappresentanti dei Talebani avrebbero partecipato alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2024, segnando la prima partecipazione del paese da quando i Talebani erano tornati al potere nel 2021. L'Afghanistan era stato escluso dai precedenti vertici a causa della mancanza di riconoscimento internazionale del regime talebano.[216] Nel maggio 2025 l'Iran ordinò la deportazione di massa di circa 4 milioni di migranti e rifugiati afghani.[217]
La crisi alimentare in Afghanistan del 2025–2026 è una delle più gravi al mondo, con oltre 17 milioni di persone, pari a circa un terzo della popolazione, bisognose di assistenza alimentare urgente. Alimentata dalla persistente siccità, dal collasso economico e dal massiccio ritorno di rifugiati, la crisi ha lasciato oltre 4,9 milioni di bambini e donne bisognosi di cure contro la malnutrizione.[218]
Società
[modifica | modifica wikitesto]Demografia
[modifica | modifica wikitesto]
La conoscenza della struttura demografica dell'Afghanistan è condizionata dalla scarsità di rilevazioni statistiche complete e dalla prolungata instabilità politica e militare. Il Paese non dispone infatti di un censimento generale recente e pienamente attendibile e le valutazioni sulla popolazione derivano principalmente da stime elaborate da organizzazioni internazionali e istituti statistici.
Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, nel 2025 la popolazione dell'Afghanistan era stimata in circa 43,8 milioni di abitanti.[4] Le stime prodotte da istituzioni differenti possono tuttavia divergere in misura significativa a causa delle difficoltà di rilevazione, dei vasti movimenti migratori e dell'assenza di un censimento completo.
Nel 1979 la popolazione era stimata in circa 15,5 milioni di abitanti.[219] Nei decenni successivi l'andamento demografico fu profondamente influenzato dalle guerre, dalle migrazioni internazionali e dai successivi rientri della popolazione rifugiata. Durante la guerra milioni di persone abbandonarono il Paese, dirigendosi soprattutto verso i confinanti Pakistan e Iran.[220] Per oltre tre decenni l'Afghanistan figurò tra i principali Paesi d'origine dei rifugiati a livello mondiale.
Dalla fine del 2023 il Paese è stato interessato da un nuovo e consistente movimento di ritorno. Secondo le Nazioni Unite, tra settembre 2023 e maggio 2026 circa 5,9 milioni di afghani erano rientrati dall'Iran e dal Pakistan, di cui circa 2,9 milioni nel solo 2025.[221] Il rapido afflusso ha esercitato una notevole pressione sugli alloggi, sull'occupazione e sui servizi essenziali.
La popolazione afghana presenta una struttura particolarmente giovane, collegata agli elevati livelli di natalità registrati per decenni. Il tasso di fecondità totale è tuttavia progressivamente diminuito rispetto ai livelli dei primi anni ottanta.[222] La Banca Mondiale lo stimava in 4,5 figli per donna nel 2022,[222] mentre una stima della CIA per il 2024 indicava circa 4,4 figli per donna.[223] Studi demografici hanno tuttavia evidenziato le difficoltà nell'utilizzare le rilevazioni afghane per un'analisi precisa della fecondità, a causa della qualità e della completezza variabili dei dati disponibili.[224]
Le disuguaglianze economiche sono state oggetto di rilevazioni soltanto discontinue; la Banca Mondiale registrava, ad esempio, un coefficiente di Gini di 27,8 nel 2008.[225]
Urbanizzazione
[modifica | modifica wikitesto]La popolazione rimane prevalentemente rurale. Le stime dell'autorità statistica afghana per il 2024 distinguevano circa il 70% della popolazione come rurale, poco più di un quarto come urbana e una quota minore come nomade.[226] Anche precedenti stime della CIA collocavano la quota urbana intorno a un quarto della popolazione.
La crescita urbana si è concentrata soprattutto in un numero limitato di grandi centri e ha subito una forte accelerazione dopo il 2001 per effetto del ritorno dei rifugiati dall'Iran e dal Pakistan, degli sfollamenti interni e della migrazione dalle campagne verso le città.[227]
Kabul costituisce di gran lunga il principale centro urbano del Paese. Altri importanti centri sono Kandahar nel sud, Herat nell'ovest, Mazar-i Sharif e Kunduz nel nord e Jalalabad nell'est.
Etnie
[modifica | modifica wikitesto]
L'Afghanistan presenta una notevole diversità etnica e linguistica. Non esistono tuttavia dati censuari recenti che consentano di stabilire con precisione la consistenza numerica dei diversi gruppi: il censimento del 1979 rimase incompleto e i decenni di guerra, migrazioni e spostamenti interni hanno reso particolarmente difficile ricostruire la composizione etnica attuale.[228] Le percentuali riportate nelle diverse pubblicazioni internazionali devono pertanto essere considerate stime e possono differire sensibilmente da una fonte all'altra.[229]
Le indagini campionarie condotte dalla Asia Foundation negli ultimi anni della Repubblica islamica confermavano tale variabilità: nell'indagine del 2017 il 37% degli intervistati si identificava come pashtun e il 37% come tagiko, mentre nel 2021 le rispettive quote del campione erano del 40 e del 39%; variavano analogamente le percentuali riferite agli altri gruppi.[230][231] Tali valori, derivando da indagini campionarie e non da un censimento, non costituiscono una ripartizione ufficiale della popolazione.
Tra i principali gruppi sono generalmente annoverati i Pashtun, i Tagiki, gli Hazara e gli Uzbeki. Sono inoltre presenti comunità di Turkmeni, Aimak, Beluci, Nuristani, Pashai, Qizilbash, arabi, Kirghisi, Gujjar, Brahui e altri gruppi minori.[228][229] La Costituzione del 2004 riconosceva espressamente Pashtun, Tagiki, Hazara, Uzbeki, Turkmeni, Beluci, Pashai, Nuristani, Aimak, Arabi, Kirghisi, Qizilbash, Gujjar e Brahui tra le componenti della nazione afghana.[232]
I Pashtun, tradizionalmente considerati il maggiore gruppo etnico del Paese, sono concentrati soprattutto nelle regioni meridionali e orientali, ma comunità pashtun sono presenti anche nel nord e nelle maggiori città. La società pashtun è storicamente articolata in numerose confederazioni, tribù e sottotribù.[233] Tra le aggregazioni che hanno avuto particolare rilievo politico figurano i Durrani e i Ghilji.
I Tagiki, prevalentemente di lingua persiana, sono diffusi soprattutto nel nord-est, nelle regioni occidentali e nei maggiori centri urbani, compresa Kabul. A differenza dei Pashtun, non sono generalmente organizzati secondo una struttura tribale unitaria.
Gli Hazara sono storicamente concentrati nell'Hazarajat, regione montuosa dell'Afghanistan centrale, ma consistenti comunità sono presenti anche a Kabul, Mazar-i Sharif e in altre città. Sono in prevalenza musulmani sciiti e hanno subito ripetute forme di discriminazione e persecuzione nella storia del Paese.
Gli Uzbeki vivono principalmente nelle province settentrionali, soprattutto nelle aree di Jowzjan, Faryab, Sar-e Pol e Balkh, mentre i Turkmeni sono presenti prevalentemente lungo la fascia settentrionale prossima al confine con il Turkmenistan.
Una componente particolare della società afghana è rappresentata dai Kuchi, gruppi tradizionalmente nomadi o seminomadi, in larga maggioranza pashtun, storicamente dediti soprattutto alla pastorizia e agli spostamenti stagionali. Stime precedenti hanno quantificato questa popolazione in alcuni milioni di persone.[234] Il termine indica principalmente una condizione socioeconomica e uno stile di vita e non una distinta etnia.
La distribuzione dei gruppi non coincide rigidamente con i confini amministrativi: molte province, città e vallate presentano una composizione mista. I decenni di guerra, gli spostamenti interni e l'emigrazione hanno ulteriormente modificato la geografia etnica del Paese.[228]
Religione
[modifica | modifica wikitesto]
L'Islam costituisce la religione largamente maggioritaria dell'Afghanistan e ha esercitato per secoli una funzione centrale nella vita sociale, culturale, giuridica e politica del Paese. Una stima della CIA del 2009 indicava come musulmano il 99,7% della popolazione, mentre il Pew Research Center stimava nel 2012 che circa il 90% dei musulmani afghani fosse sunnita, il 7% sciita e il 3% non si identificasse con una specifica denominazione.[235] Altre stime precedenti al ritorno al potere dei Talebani collocavano complessivamente la componente sunnita intorno all'85-90% e quella sciita intorno al 10-15%.[236]
La maggioranza sunnita segue prevalentemente la scuola giuridica hanafita.[237] Gli Hazara professano in prevalenza lo sciismo duodecimano, mentre comunità sciite sono presenti anche tra i Qizilbash; nel Badakhshan si trovano inoltre comunità ismailite. Il sufismo ha tradizionalmente esercitato un'importante influenza sulla religiosità afghana.
Piccole comunità appartenenti ad altre religioni hanno avuto storicamente una presenza significativa nel Paese. Comunità sikh e indù erano presenti soprattutto a Kabul, Jalalabad, Ghazni e Kandahar, dove esistevano gurdwara e templi induisti.[238][239][240] Guerre, discriminazioni, persecuzioni ed emigrazione ne hanno determinato una drastica contrazione; nel settembre 2021 Deutsche Welle riferiva che circa 250 sikh e indù si trovavano ancora nel Paese dopo l'evacuazione di altre decine di persone verso l'India.[241]
La comunità ebraica afghana, un tempo radicata soprattutto a Herat e Kabul, si ridusse progressivamente attraverso l'emigrazione verso Israele e gli Stati Uniti. Per molti anni Zablon Simintov, originario di Herat e custode dell'ultima sinagoga di Kabul, fu indicato come l'ultimo ebreo residente nel Paese;[242] lasciò l'Afghanistan dopo il ritorno al potere dei Talebani nel 2021.[243] Successive ricostruzioni giornalistiche segnalarono tuttavia la presenza di almeno un'altra famiglia di origine ebraica, rendendo incerta la definizione di Simintov come «ultimo ebreo dell'Afghanistan».[244]
La presenza cristiana è estremamente ridotta e prevalentemente clandestina. Già prima del ritorno dei Talebani le fonti segnalavano l'assenza di chiese pubbliche e la necessità per i convertiti afghani di praticare la propria fede in segreto a causa della forte ostilità sociale e delle conseguenze giuridiche della conversione dall'Islam.[245][246]
Dalla riconquista del potere da parte dei Talebani nell'agosto 2021, la libertà religiosa si è ulteriormente ridotta. Le autorità dell'Emirato islamico applicano una rigida interpretazione sunnita della sharia. Nel 2024 è stata promulgata una legge sulla «propagazione della virtù e prevenzione del vizio», che ha rafforzato i poteri dell'omonimo ministero e disciplinato numerosi aspetti del comportamento individuale.[247]
L'apostasia e la blasfemia sono considerate dalle autorità talebane gravi violazioni della legge islamica. Secondo l'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo, le persone considerate apostate o blasfeme possono essere esposte a persecuzioni e a pene estremamente severe; convertiti, atei e persone che non aderiscono all'interpretazione religiosa prescritta dalle autorità non possono generalmente manifestare apertamente le proprie convinzioni.[248]
Le comunità sciite, in particolare gli Hazara, sono state inoltre ripetutamente bersaglio di attentati dello Stato Islamico – Provincia del Khorasan.[249]
Lingue
[modifica | modifica wikitesto]
L'Afghanistan è un Paese fortemente plurilingue. Le due principali lingue nazionali sono il dari, varietà afghana della lingua persiana, e il pashtu, entrambe appartenenti al ramo iranico delle lingue indoeuropee.
La Costituzione del 2004 riconosceva dari e pashtu quali lingue ufficiali dello Stato. Stabiliva inoltre che, nelle regioni nelle quali la maggioranza della popolazione parlava uzbeco, turkmeno, beluci, pashayi, nuristani o una delle lingue del Pamir, tali idiomi potessero acquisire il rango di terza lingua ufficiale locale.[232] Dopo la caduta della Repubblica islamica nel 2021 la Costituzione ha cessato di costituire il quadro effettivo dell'ordinamento, ma dari e pashtu continuano a essere le due principali lingue utilizzate dall'amministrazione e nella vita pubblica.
Il dari è la principale lingua franca del Paese e viene utilizzato come strumento di comunicazione interetnica, soprattutto nelle città e nelle regioni settentrionali, centrali e occidentali. È lingua materna della maggior parte dei Tagiki e degli Hazara, sebbene il persiano parlato dagli Hazara presenti caratteristiche proprie ed è generalmente indicato come hazaragi. Il termine Farsiwan è stato storicamente utilizzato in Afghanistan per alcune comunità persianofone, sebbene il suo significato non coincida semplicemente con quello di «tagiko».[250]
Il pashtu è invece la lingua tradizionale della maggior parte dei Pashtun ed è diffuso soprattutto nell'Afghanistan meridionale e orientale. È articolato in numerose varietà dialettali e possiede una lunga tradizione letteraria. Sebbene i Pashtun abbiano esercitato per secoli un ruolo centrale nella politica afghana, il persiano mantenne un'importanza fondamentale nell'amministrazione, nella cultura e nella comunicazione interetnica.[251]
La diffusione delle due lingue si sovrappone ampiamente e una parte consistente della popolazione è bilingue o multilingue. Le stime percentuali relative ai parlanti non devono quindi essere interpretate come quote esclusive della popolazione. Una stima della CIA riferita al 2021 attribuiva una conoscenza del dari, come prima o seconda lingua, al 78% della popolazione e del pashtu al 50%; seguivano uzbeco (10%), inglese (5%), turkmeno (2%), urdu (2%), pashayi (1%), lingue nuristani (1%), arabo (1%) e beluci (1%).[252] La somma supera il 100% proprio a causa del diffuso plurilinguismo e della possibilità per gli intervistati di indicare più lingue.
Tra le principali lingue minoritarie figurano quindi l'uzbeco e il turkmeno, appartenenti alla famiglia delle lingue turche e diffusi soprattutto nel nord; il beluci, parlato nell'Afghanistan sud-occidentale; il pashayi, presente in alcune vallate orientali; le lingue nuristani, diffuse nel Nuristan e nelle aree confinanti; e le lingue iraniche del Pamir, parlate soprattutto nel Badakhshan e nel corridoio del Wakhan. Nell'estremo nord-est sono inoltre presenti piccole comunità di lingua kirghisa, mentre l'arabo conserva soprattutto una funzione religiosa e liturgica.
Tra le lingue straniere, l'urdu e l'hindi sono compresi da parte della popolazione, anche in conseguenza dei prolungati rapporti migratori con il Pakistan e della diffusione della produzione cinematografica indiana.[253] Anche l'inglese ha conosciuto una crescente diffusione dall'inizio del XXI secolo.[254] Una parte degli afghani conserva inoltre conoscenze del russo, insegnato nelle scuole pubbliche durante gli anni ottanta.[253]
Sanità
[modifica | modifica wikitesto]
Il sistema sanitario afghano è stato fortemente condizionato da decenni di guerra, dalla povertà, dalla dispersione della popolazione e dalla dipendenza dagli aiuti internazionali. Dopo il 2001 l'espansione dell'assistenza primaria e dei servizi materno-infantili produsse miglioramenti rispetto ai decenni precedenti, pur permanendo indicatori sanitari particolarmente critici.[255]
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nel 2023 il rapporto di mortalità materna era stimato in circa 520 decessi ogni 100 000 nati vivi; nel 2022 la mortalità dei bambini sotto i cinque anni era di circa 57 decessi ogni 1 000 nati vivi e quella neonatale di circa 35 ogni 1 000.[256] I dati precedenti mostravano valori ancora più elevati: fonti internazionali degli anni 2010 indicavano una mortalità infantile compresa, a seconda della rilevazione, tra circa 66 e oltre 100 decessi ogni mille nati vivi.[257]
Un ruolo importante nell'assistenza materna è svolto dalle ostetriche. Già nel 2011 venivano segnalate oltre 3 000 ostetriche operative nel Paese e alcune centinaia di nuove professioniste in formazione ogni anno, nell'ambito degli interventi volti a ridurre la mortalità materna e infantile.[258]
La rete sanitaria comprende ospedali nazionali, provinciali e distrettuali e strutture di assistenza primaria. Un'indagine nazionale del 2004 censiva più di cento ospedali nel Paese.[259] I servizi maggiormente specializzati sono concentrati soprattutto a Kabul, dove si trovano, tra gli altri, il French Medical Institute for Mothers and Children, l'Indira Gandhi Children's Hospital, il Jamhuriat Hospital, il Jinnah Hospital e l'ospedale militare Daoud Khan. Il Jinnah Hospital, costruito con finanziamenti pakistani, entrò in funzione nel 2019.[260]
L'accessibilità geografica alle cure è stata storicamente una delle principali criticità. Nel 2006 USAID stimava che quasi il 60% della popolazione vivesse entro due ore di cammino dalla struttura sanitaria più vicina.[261] Le difficoltà di accesso hanno favorito anche il ricorso, da parte di chi dispone delle risorse necessarie, a strutture sanitarie in Pakistan e India per trattamenti specialistici.
La lunga successione di conflitti ha inoltre prodotto un'elevata incidenza di disabilità permanenti. Mine, ordigni inesplosi, ferite di guerra e difficoltà nell'accesso alla riabilitazione hanno lasciato decine di migliaia di persone con amputazioni e altre disabilità.[262] Una stima riportata nel 2008 indicava circa 80 000 persone prive di uno o più arti.[263][264]
Organizzazioni umanitarie non governative hanno affiancato le strutture pubbliche anche nell'assistenza ai minori e agli orfani; tra queste figurano Save the Children e organizzazioni afghane e internazionali impegnate nell'assistenza sociale.[265]
Nel 2025 l'OMS descriveva il sistema sanitario come fragile e caratterizzato da forti disuguaglianze territoriali nell'accesso alle cure, soprattutto nelle zone rurali. Malattie trasmissibili, malnutrizione, problemi di salute materna e infantile, malattie non trasmissibili e traumi continuavano a rappresentare importanti cause di morbilità e mortalità.[266]
La dipendenza finanziaria dagli aiuti internazionali costituisce uno dei principali elementi di vulnerabilità del sistema. Nel 2025 la riduzione dei finanziamenti internazionali portò alla chiusura di almeno 422 strutture di assistenza sanitaria primaria e squadre mobili, riducendo l'accesso ai servizi per circa 3,3 milioni di persone.[267]
Nel marzo 2025 il Ministero della sanità pubblica e l'OMS hanno presentato una nuova politica sanitaria nazionale per il periodo 2025-2030, orientata al rafforzamento della governance, del finanziamento, del personale sanitario, dell'assistenza di base e dell'accesso ai medicinali essenziali.[268]
Le restrizioni imposte alle donne hanno avuto conseguenze anche sull'accesso e sull'erogazione dell'assistenza sanitaria, soprattutto nei servizi materno-infantili, poiché la disponibilità di personale sanitario femminile costituisce un elemento essenziale dell'accessibilità delle cure per le donne afghane.[269]
Festività e ricorrenze
[modifica | modifica wikitesto]In Afghanistan sono osservate festività civili legate alla storia politica del Paese e festività religiose determinate dal calendario islamico. Le date delle ricorrenze islamiche possono variare in funzione dell'osservazione della luna.[270]
| Data | Ricorrenza | Significato |
|---|---|---|
| 15 febbraio | Giorno della vittoria dello Stato islamico | Commemora il completamento del ritiro delle forze sovietiche dall'Afghanistan nel 1989. Il Ministero degli Esteri dell'Emirato islamico lo annovera tra i tre «giorni dell'indipendenza» e lo considera festività pubblica nazionale.[271] |
| 28 aprile | Giorno della vittoria dei mujaheddin | Ricorda la caduta del governo della Repubblica dell'Afghanistan e l'ascesa al potere dei mujaheddin nel 1992. È indicato tra le festività pubbliche afghane dalle rappresentanze diplomatiche dell'Afghanistan.[270] |
| 1º maggio | Festa dei lavoratori | Ricorrenza internazionale dedicata ai lavoratori, indicata tra le festività pubbliche afghane.[270] |
| 1 Shawwal | ʿĪd al-fiṭr | Festa islamica che conclude il mese di digiuno del Ramadan. In Afghanistan è osservata per più giorni; la data gregoriana varia annualmente secondo il calendario islamico e l'osservazione lunare.[270] |
| 9 Dhu l-Hijja | Giorno di Arafat | Ricorrenza legata al pellegrinaggio islamico dell'ḥajj, osservata alla vigilia dell'ʿĪd al-aḍḥā.[270] |
| 10–12 Dhu l-Hijja | ʿĪd al-aḍḥā | Festa islamica del sacrificio, una delle principali ricorrenze religiose del Paese.[270][272] |
| 10 Muharram | Ashura | Ricorrenza islamica celebrata il decimo giorno di Muharram e di particolare rilevanza per la comunità sciita.[270] |
| 15 agosto | Giorno della vittoria | Commemora la presa di Kabul da parte dei Talebani il 15 agosto 2021 e il crollo della Repubblica Islamica dell'Afghanistan. L'Emirato islamico considera la ricorrenza una festività pubblica e uno dei tre «giorni dell'indipendenza» del Paese.[271][273] |
| 19 agosto | Giorno dell'indipendenza | Commemora il recupero della piena autonomia afghana in politica estera nel 1919, al termine della terza guerra anglo-afghana e in seguito al trattato di Rawalpindi.[274] È tuttora celebrato ufficialmente dall'Emirato islamico come ricorrenza nazionale.[275] |
| 12 Rabi' al-awwal | Mawlid | Celebrazione della nascita di Maometto, osservata come festività religiosa; la data gregoriana varia annualmente.[270] |
| 31 agosto | Giorno della partenza delle forze straniere | Commemora il completamento del ritiro delle forze statunitensi dall'Afghanistan nel 2021. È indicato come festività pubblica nelle rappresentanze diplomatiche afghane.[270] |
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]
La cultura dell'Afghanistan riflette la posizione storica del Paese fra il mondo iranico, l'Asia centrale e il subcontinente indiano. Alla presenza di elementi culturali comuni si affiancano marcate differenze regionali, favorite anche dalla conformazione montuosa del territorio e dalla sua pluralità etnica e linguistica.[16] Nel corso dei secoli il territorio afghano è stato interessato da tradizioni iraniche, ellenistiche, buddhiste, turco-centroasiatiche e islamiche, ancora riconoscibili nel patrimonio archeologico, nell'architettura, nelle arti figurative, nella musica e nella produzione letteraria.
La famiglia costituisce tradizionalmente una delle principali strutture della società afghana e, soprattutto nelle comunità rurali, è stata spesso organizzata secondo modelli patriarcali.[276] Nelle regioni meridionali e orientali riveste particolare importanza il pashtunwali, insieme di norme e consuetudini tradizionalmente associate alla società Pashtun. Tra i suoi principi figurano l'ospitalità, il diritto d'asilo e concezioni tradizionali dell'onore e della responsabilità familiare o comunitaria.[277][278]
La solidarietà familiare, comunitaria e tribale ha storicamente avuto un ruolo rilevante soprattutto nella società pashtun.[279] Nel Paese sono presenti numerosi gruppi tribali e una popolazione nomade tradizionalmente indicata come kochi; una stima del 2008 indicava in circa 2-3 milioni il numero dei nomadi.[280] La cultura afghana è stata profondamente influenzata dall'Islam, pur conservando usanze e tradizioni di origine precedente all'islamizzazione.[281][282]
Tradizioni e vita quotidiana
[modifica | modifica wikitesto]
Nelle aree rurali sono tradizionalmente diffuse abitazioni costruite in mattoni crudi o in pietra e organizzate in case singole o complessi familiari. Nei villaggi alcune funzioni comunitarie sono storicamente affidate a figure quali il malik, capo locale, il mirab, responsabile della distribuzione dell'acqua irrigua, e il mullah, con funzioni religiose.[276]
Le popolazioni nomadi kochi praticano forme di mobilità stagionale legate soprattutto all'allevamento. I rapporti economici tra gruppi nomadi e popolazioni sedentarie comprendevano tradizionalmente lo scambio di lana e prodotti lattiero-caseari con cereali, tè e altri beni di consumo.[276]
Il matrimonio ha storicamente rivestito un'importante funzione familiare e sociale. In alcune comunità sono documentati matrimoni fra cugini paralleli e il pagamento di somme o beni da parte della famiglia dello sposo.[283] Il matrimonio minorile è stato a lungo diffuso nel Paese.[284]
L'abbigliamento tradizionale varia fra regioni e gruppi etnici. Una delle forme più diffuse è lo shalwar kamiz, nelle varianti locali note anche come perahan tunban e khet partug. Tra i copricapi maschili figurano il pakol, particolarmente associato alle regioni nord-orientali, e il karakul, divenuto internazionalmente noto anche per il suo utilizzo da parte dell'ex presidente Hamid Karzai.[285] Tra le donne sono tradizionalmente utilizzati diversi tipi di velo e copertura del capo; il burqa, già presente in alcune comunità prima dell'avvento dei Talebani, fu reso obbligatorio dal primo regime talebano.[286]
Architettura
[modifica | modifica wikitesto]
Il patrimonio architettonico afghano conserva testimonianze appartenenti a periodi e civiltà differenti. Sono presenti resti di insediamenti ellenistici, stupa e monasteri buddhisti, fortificazioni, moschee, santuari e minareti islamici. Tra i principali complessi e monumenti figurano la Grande moschea di Herat, la Moschea Blu di Mazar-i Sharif, il minareto di Jam, le fortificazioni di Bost presso Lashkar Gah, Ai-Khanum e il complesso archeologico della valle di Bamiyan.[287]
La valle di Bamiyan costituisce una delle maggiori testimonianze dell'arte buddhista sviluppatasi lungo le vie di comunicazione tra l'Asia centrale e il subcontinente indiano. Il complesso conserva monasteri, santuari e numerose grotte decorate e testimonia l'incontro di differenti tradizioni culturali dell'Asia centrale e meridionale.[288] Le sue testimonianze più celebri erano i due monumentali Buddha di Bamiyan, distrutti dai Talebani nel marzo 2001.[288]
Tra i maggiori esempi dell'architettura islamica medievale figura il minareto di Jam, costruito nel XII secolo durante il dominio dei Ghuridi. Alto circa 65 metri, è caratterizzato da una ricca decorazione in mattoni, motivi geometrici e iscrizioni e costituisce una delle più importanti testimonianze dell'architettura ghuride.[289]
L'architettura afghana esercitò inoltre una significativa influenza sul subcontinente indiano, in particolare durante le dinastie di origine afghana che governarono parti dell'India settentrionale fra il XV e il XVI secolo.[290] Tra gli esempi più noti è la tomba di Sher Shah Suri, sovrano dell'Impero Sur.[291]
Tra XIX e XX secolo comparvero anche edifici ispirati a modelli architettonici europei; appartengono a questa fase, fra gli altri, il palazzo Darul Aman di Kabul e alcuni edifici monumentali di Paghman.
I conflitti susseguitisi dalla fine del XX secolo hanno provocato gravi danni al patrimonio architettonico e archeologico, insieme a fenomeni di abbandono, saccheggio e scavo clandestino.[292]
Arte e artigianato
[modifica | modifica wikitesto]
Le arti figurative del territorio afghano presentano una lunga stratificazione storica. Tra le principali tradizioni dell'antichità figura l'Arte del Gandhāra, sviluppatasi attraverso l'incontro tra modelli ellenistici e romani e la cultura buddhista fra i primi secoli a.C. e i primi secoli d.C.[293]
Nelle grotte buddhiste di Bamiyan sono state individuate pitture murali per le quali analisi scientifiche hanno riscontrato l'impiego di leganti oleosi, considerate tra i più antichi esempi conosciuti dell'utilizzo di tecniche pittoriche a olio.[294]
Durante il periodo timuride Herat divenne uno dei principali centri artistici del mondo persiano e sede di un'importante scuola di miniatura persiana. Tra i suoi maggiori rappresentanti figurò Kamal al-Din Behzad, attivo fra il XV e il XVI secolo. Nel 2025 lo «stile di Behzad nell'arte della miniatura», presentato dall'Afghanistan, è stato inserito nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'UNESCO.[295]
Tra le principali forme di artigianato tradizionale rientra la tessitura dei tappeti, praticata soprattutto da comunità rurali e nomadi e storicamente svolta in larga misura dalle donne. Motivi, tecniche e colori variano secondo le diverse regioni e comunità.[296] Durante e dopo la guerra sovietico-afghana comparvero anche i cosiddetti «tappeti di guerra», nei quali motivi tradizionali venivano affiancati da raffigurazioni di armi, mezzi militari e altri elementi collegati ai conflitti contemporanei.[297]
Anche la ceramica possiede una lunga tradizione. Il centro di Istalif, a nord di Kabul, è noto soprattutto per le ceramiche smaltate nei toni del verde e del turchese.[298]
Patrimoni dell'umanità
[modifica | modifica wikitesto]L'Afghanistan ha ratificato la Convenzione sul patrimonio dell'umanità il 20 marzo 1979. Al 2026 due siti culturali del Paese risultano iscritti nella Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO ed entrambi figurano anche nella Lista dei patrimoni dell'umanità in pericolo.[299]
| Sito | Provincia | Iscrizione | Caratteristiche |
|---|---|---|---|
| Minareto e resti archeologici di Jam | Ghowr | 2002 | Complesso archeologico dominato dal minareto ghuride del XII secolo, alto circa 65 metri e caratterizzato da elaborate decorazioni in mattoni e iscrizioni.[289] |
| Paesaggio culturale e resti archeologici della valle di Bamiyan | Bamiyan | 2003 | Complesso costituito da otto aree comprendenti monasteri, santuari e grotte buddhiste, fortificazioni e testimonianze di epoca islamica; comprende i siti nei quali si trovavano i monumentali Buddha distrutti nel 2001.[288] |
Patrimonio culturale immateriale
[modifica | modifica wikitesto]L'Afghanistan ha ratificato la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale il 30 marzo 2009. Al 2026 cinque elementi risultano iscritti per l'Afghanistan nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, quattro dei quali nell'ambito di candidature multinazionali.[295]
| Elemento | Anno | Partecipazione |
|---|---|---|
| Séricultura e produzione tradizionale della seta per la tessitura | 2022 | Con Azerbaigian, Iran, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan |
| Yaldā/Chella | 2022 | Con l'Iran |
| Nawrūz | 2024 | Candidatura multinazionale con altri Stati dell'Asia e del Medio Oriente |
| Arte della costruzione e dell'esecuzione del rubab | 2024 | Con Iran, Tagikistan e Uzbekistan |
| Stile di Behzad nell'arte della miniatura | 2025 | Afghanistan |
Letteratura
[modifica | modifica wikitesto]
Le principali tradizioni letterarie dell'Afghanistan sono quelle in persiano e in pashtu. La poesia ha storicamente occupato un ruolo centrale nella cultura letteraria del Paese e continua a essere recitata in contesti pubblici e privati.[300]
La produzione persiana dell'area afghana appartiene alla più ampia tradizione letteraria persofona, storicamente estesa dall'Iran all'Asia centrale e al subcontinente indiano.[301] Alcune fra le maggiori personalità della letteratura persiana medievale sono legate a centri oggi compresi nell'Afghanistan: Abd Allah Ansari di Herat, mistico e autore dell'XI secolo; Sana'i di Ghazni, attivo fra XI e XII secolo; e Gialal al-Din Rumi, nato a Balkh nel 1207. Queste figure precedono tuttavia di molti secoli la formazione dello Stato afghano moderno e appartengono al più vasto spazio culturale persofono.
Una distinta tradizione letteraria si sviluppò in pashtu. Tra i suoi maggiori rappresentanti figura Khushal Khan Khattak, poeta e capo tribale del XVII secolo, insieme a Rahman Baba.[302] Una particolare forma poetica della tradizione orale pashtu è il landay, breve componimento di due versi.
Nel XX secolo Khalilullah Khalili divenne una delle principali figure della poesia persiana afghana. Le guerre e i vasti fenomeni migratori iniziati nella seconda metà del secolo favorirono inoltre la formazione di una letteratura della diaspora afghana. Tra gli autori contemporanei maggiormente conosciuti a livello internazionale figurano Atiq Rahimi, vincitore del Premio Goncourt nel 2008, e Khaled Hosseini, autore de Il cacciatore di aquiloni.
Musica e danza
[modifica | modifica wikitesto]
La musica afghana rispecchia la pluralità culturale del Paese e presenta stretti rapporti con le tradizioni dell'Iran, dell'Asia centrale e del subcontinente indiano. La musica classica afghana condivide in particolare terminologia e strutture con la musica classica indiana, comprese forme basate sul raga. Sono utilizzati strumenti diffusi nell'Asia meridionale quali tabla, sitar e armonium, insieme a strumenti regionali come zerbaghali, dayereh, tanbur e rubab.[303]
Il rubab è uno degli strumenti maggiormente associati alla tradizione musicale afghana. Nel 2024 l'arte della sua costruzione ed esecuzione, presentata congiuntamente da Afghanistan, Iran, Tagikistan e Uzbekistan, è stata iscritta dall'UNESCO nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità.[304]
Tra i maggiori interpreti della musica classica afghana del XX secolo figurano Ustad Sarahang e Abdul Rahim Sarban.[303] La musica popolare moderna conobbe una significativa espansione dagli anni cinquanta attraverso Radio Kabul. In questo periodo si affermarono anche interpreti femminili, tra cui Mermon Parwin.[303] Particolare notorietà acquisì Ahmad Zahir, attivo negli anni sessanta e settanta e ricordato per la combinazione di differenti generi musicali.[303] Altri interpreti comprendono Nashenas, Mahwash, Ahmad Wali, Farhad Darya e Naghma.[305]
Una delle danze tradizionali più diffuse è l'attan, danza collettiva storicamente associata soprattutto ai Pashtun e progressivamente divenuta un simbolo culturale più ampio dell'Afghanistan.[306]
Cinema e mezzi di comunicazione
[modifica | modifica wikitesto]La produzione cinematografica afghana si sviluppò nel corso del XX secolo e fu profondamente condizionata dai mutamenti politici e dai conflitti attraversati dal Paese. Tra i registi afghani che hanno ottenuto maggiore riconoscimento internazionale figura Siddiq Barmak. Il suo film Osama, ambientato durante il primo governo talebano, vinse nel 2004 il Golden Globe per il miglior film straniero.[307] Barmak ha inoltre diretto Opium War.
Atiq Rahimi ha affiancato all'attività letteraria quella cinematografica, dirigendo tra l'altro l'adattamento del proprio romanzo Come pietra paziente.
La radio ebbe un ruolo rilevante nello sviluppo della cultura popolare urbana durante il XX secolo. Radio Television Afghanistan trae origine dalle strutture radiofoniche statali sviluppatesi nel corso del Novecento, mentre le trasmissioni televisive ebbero inizio negli anni settanta. Dopo il 2001 il settore dei mezzi di comunicazione conobbe una rapida espansione e nacquero numerose emittenti private, tra cui TOLO e Shamshad TV. Nel 2019 erano segnalate nel Paese circa 350 stazioni radiofoniche e oltre 200 emittenti televisive.[308] Tale dato precede il ritorno al potere dei Talebani nel 2021 e non descrive pertanto necessariamente la situazione successiva.
La stampa afghana ha origini nel XIX secolo; uno dei primi periodici del Paese fu pubblicato negli anni settanta dell'Ottocento.[309] Nei decenni successivi al 2001 si sviluppò inoltre una pluralità di quotidiani e periodici privati.
La cinematografia indiana, e in particolare Bollywood, ha goduto per lungo tempo di una notevole popolarità in Afghanistan.[310] Diversi attori dell'industria cinematografica indiana hanno origini familiari legate all'Afghanistan e alcuni film indiani sono stati girati nel Paese, tra cui Dharmatma, Khuda Gawah e Kabul Express.
Cucina
[modifica | modifica wikitesto]
La cucina afghana riflette sia la produzione agricola del Paese sia i rapporti storici con le tradizioni gastronomiche dell'Iran, dell'Asia centrale e del subcontinente indiano. Gli alimenti di base comprendono grano, mais, orzo e riso, accompagnati da carne, legumi, ortaggi, frutta e prodotti lattiero-caseari quali latte e yogurt.[276]
Tra le preparazioni maggiormente associate alla cucina afghana figura il kabuli palaw, piatto di riso generalmente preparato con carne, carote, uvetta e spezie.[311] Sono inoltre diffuse numerose varietà di kebab, pane, zuppe, preparazioni ripiene e piatti a base di yogurt. Le specialità locali variano significativamente in relazione alla diversità geografica ed etnica del Paese.[312]
Fra i prodotti agricoli tradizionalmente apprezzati figurano melograni, uva, meloni e altra frutta fresca o essiccata. Il tè costituisce una delle bevande più diffuse.
Sport
[modifica | modifica wikitesto]
Tra gli sport maggiormente praticati in Afghanistan figurano il cricket e il calcio.[313] Sono inoltre praticati pallacanestro, pallavolo, pallamano, pugilato, taekwondo, sollevamento pesi, atletica leggera e altri sport.
Il buzkashi costituisce una delle più caratteristiche tradizioni sportive afghane ed è particolarmente diffuso nelle regioni settentrionali. Viene disputato a cavallo da giocatori che competono per impossessarsi e trasportare una carcassa di capra o vitello verso un'area prestabilita.[314]
La nazionale di pallacanestro dell'Afghanistan conquistò nel 2010 il primo titolo afghano in uno sport di squadra ai Giochi dell'Asia meridionale.[315] Nel 2013 la nazionale di calcio dell'Afghanistan vinse il campionato della federazione calcistica dell'Asia meridionale, ottenendo uno dei maggiori risultati internazionali nella storia sportiva del Paese.[316]
La nazionale di cricket dell'Afghanistan, costituita nel 2001, si affermò rapidamente a livello internazionale e vinse la ICC Intercontinental Cup 2009-2010.[317] Ha successivamente partecipato alle Coppe del mondo di cricket del 2015, 2019 e 2023. La disciplina è amministrata dall'Afghanistan Cricket Board.
Il levriero afgano, razza canina originaria della regione, veniva tradizionalmente impiegato anche nella caccia.[318]
Afghanistan e attività spaziali
[modifica | modifica wikitesto]Il primo cittadino afghano a raggiungere lo spazio fu Abdul Ahad Momand, cosmonauta selezionato nell'ambito del programma sovietico Intercosmos. Il 29 agosto 1988 partì a bordo della Sojuz TM-6 diretta alla stazione spaziale Mir, diventando il primo afghano nello spazio.
Nel 2014 il governo della Repubblica Islamica dell'Afghanistan concluse un accordo con l'operatore satellitare europeo Eutelsat per utilizzare un satellite già in orbita, successivamente denominato Afghansat 1.[319]
Il satellite non era stato costruito né lanciato originariamente dall'Afghanistan: era stato precedentemente operato da Eutelsat con altre denominazioni e si trovava già nello spazio. L'accordo prevedeva il suo riposizionamento a 48° est e la denominazione ufficiale di Afghansat 1, con l'obiettivo di fornire servizi televisivi, di telecomunicazione e di connettività internet sul territorio afghano.[319] Il servizio fu ufficialmente inaugurato il 10 maggio 2014, venendo presentato dalle autorità come il primo servizio satellitare nazionale dell'Afghanistan.[320]
Ordinamento dello Stato
[modifica | modifica wikitesto]Suddivisione amministrativa
[modifica | modifica wikitesto]L'Afghanistan è uno Stato unitario suddiviso amministrativamente in 34 province (wilāyat o velayat), a loro volta ripartite in distretti. Le 34 province continuano a costituire il primo livello della suddivisione amministrativa anche sotto l'Emirato islamico.[321]

| N. | Provincia | N. | Provincia | N. | Provincia |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Badakhshan | 13 | Jowzjan | 25 | Oruzgan |
| 2 | Badghis | 14 | Kabul | 26 | Paktia |
| 3 | Baghlan | 15 | Kandahar | 27 | Paktika |
| 4 | Balkh | 16 | Kapisa | 28 | Panjshir |
| 5 | Bamiyan | 17 | Khowst | 29 | Parvan |
| 6 | Daikondi | 18 | Konar | 30 | Samangan |
| 7 | Farah | 19 | Konduz | 31 | Sar-e Pol |
| 8 | Faryab | 20 | Laghman | 32 | Takhar |
| 9 | Ghazni | 21 | Lowgar | 33 | Vardak |
| 10 | Ghowr | 22 | Nangarhar | 34 | Zabol |
| 11 | Helmand | 23 | Nimruz | ||
| 12 | Herat | 24 | Nurestan |
Ciascuna provincia è amministrata da un governatore e suddivisa ulteriormente in distretti. Il numero e i confini di questi ultimi possono essere modificati dalle autorità centrali: nel 2025, per esempio, le Nazioni Unite registrarono l'istituzione di due nuovi distretti nelle province di Faryab e Laghman.[322] Non esiste pertanto un numero di distretti altrettanto stabile quanto quello delle province.
Città principali
[modifica | modifica wikitesto]Kabul, oltre a essere la capitale, costituisce il principale centro politico, economico e urbano dell'Afghanistan. Tra le altre maggiori città del Paese figurano Kandahar, principale centro dell'Afghanistan meridionale, Herat, nell'ovest, Mazar-i Sharif, principale centro urbano dell'Afghanistan settentrionale,[323] e Jalalabad, nell'est.
Le città afghane costituiscono i principali centri amministrativi e commerciali e concentrano una parte significativa delle infrastrutture educative, sanitarie e dei servizi del Paese. Ciascuna delle 34 province possiede un proprio capoluogo provinciale.
Istruzione
[modifica | modifica wikitesto]
Il sistema scolastico afghano è amministrato principalmente dal Ministero dell'istruzione e dal Ministero dell'istruzione superiore. Tra le principali istituzioni universitarie figurano l'Università di Kabul, l'American University of Afghanistan, l'Università di Kandahar, l'Università di Herat, l'Università di Balkh, l'Università di Kunduz, l'Università di Nangarhar e l'Università di Khost.
Durante i primi due decenni del XXI secolo l'accesso all'istruzione conobbe una forte espansione rispetto al periodo del primo regime talebano. Negli ultimi anni della Repubblica islamica le scuole del Paese accoglievano circa nove milioni di studenti, mentre oltre 174 000 frequentavano le università; secondo dati USAID, circa il 21% degli studenti universitari era costituito da donne.[324] Le carenze infrastrutturali restavano tuttavia rilevanti: nel 2013 il ministro dell'Istruzione Ghulam Farooq Wardak affermava che sarebbero state necessarie altre 8 000 scuole per raggiungere i bambini ancora esclusi dall'istruzione formale.[325]
Gli ultimi dati comparabili precedenti al ritorno dei Talebani indicavano livelli di alfabetizzazione ancora bassi: nel 2018 l'UNESCO stimava alfabetizzato il 43,02% della popolazione di almeno 15 anni, con una marcata differenza tra uomini (55,48%) e donne (29,81%).[326]
Dopo il ritorno dei Talebani al potere nell'agosto 2021 le autorità hanno progressivamente escluso le ragazze dall'istruzione formale oltre la scuola primaria. Nel settembre 2021 le scuole secondarie riaprirono senza la maggior parte delle studentesse e delle insegnanti donne.[327][328]
Nel marzo 2022 fu annunciata la riapertura delle scuole secondarie femminili, ma la decisione fu revocata poco prima dell'inizio delle lezioni e le scuole per le ragazze oltre il sesto anno rimasero chiuse.[329] Nel corso del 2023 furono segnalate eccezioni locali in alcune province settentrionali e centrali, senza tuttavia modificare il divieto nazionale.[330][331]
Nel dicembre 2023 le Nazioni Unite cercarono inoltre di verificare informazioni secondo cui ragazze di tutte le età avrebbero potuto continuare a studiare in alcune scuole religiose.[332]
Nel 2026 l'Afghanistan rimaneva l'unico Paese al mondo nel quale l'accesso all'istruzione secondaria e superiore era formalmente proibito alle ragazze e alle donne. L'UNESCO stimava che circa 2,4 milioni di ragazze fossero state escluse dall'istruzione secondaria e ricordava che nel 2021 quasi un milione di ragazze frequentava tale livello di istruzione.[333]
La crisi educativa interessa tuttavia anche la popolazione maschile e l'istruzione primaria. Nel gennaio 2026 UNESCO e UNICEF indicavano che il 93% dei bambini giunti alla fine della scuola primaria non aveva ancora raggiunto una competenza di base nella lettura.[334]
Università
[modifica | modifica wikitesto]La principale e più antica istituzione universitaria del Paese è l'Università di Kabul. Secondo la stessa università, la sua origine risale al novembre 1932, quando fu istituita la Facoltà di medicina; seguirono la Facoltà di diritto e scienze politiche nel 1938, quella di scienze nel 1942 e quella di lettere nel 1944. Nel 1946 fu promulgata la legge istitutiva dell'Università di Kabul, che ne consolidò l'organizzazione accademica e amministrativa.[335]
L'istruzione universitaria pubblica e privata conobbe un'importante espansione durante il periodo repubblicano. Dal dicembre 2022, tuttavia, l'accesso all'università è vietato alle donne dalle autorità talebane.
Tra le istituzioni private create durante il periodo repubblicano figurava l'Università americana in Afghanistan (AUAF), fondata nel 2006. Dopo la presa di Kabul da parte dei Talebani nell'agosto 2021, il campus afghano cessò le normali attività e l'università trasferì parte delle proprie operazioni in Qatar.[336] L'AUAF ha successivamente proseguito l'attività didattica principalmente a distanza, con una struttura operativa a Doha; nel 2026 dichiarava di operare interamente online e di offrire corsi universitari e postuniversitari a studenti afghani di entrambi i sessi.[337]
Forze armate e di sicurezza
[modifica | modifica wikitesto]Le Forze di difesa e sicurezza nazionali afghane della precedente Repubblica islamica si dissolsero nell'agosto 2021 durante l'offensiva talebana e la caduta di Kabul. Il nuovo apparato di sicurezza dell'Emirato islamico è stato costruito principalmente incorporando e riorganizzando le forze dei Talebani all'interno di strutture statali.
Le principali istituzioni del settore sono il Ministero della difesa, responsabile delle forze militari, il Ministero dell'interno, dal quale dipendono le forze di polizia, e la Direzione generale dell'intelligence. Le Nazioni Unite considerano tali organismi parte delle «autorità di fatto» dell'Afghanistan.[322]
Il Ministero della difesa è guidato da Mohammad Yaqoob, figlio del fondatore dei Talebani Mohammed Omar, mentre il Ministero dell'interno è affidato a Sirajuddin Haqqani; la Direzione generale dell'intelligence è guidata da Abdul Haq Wasiq. I vertici dei tre organismi rispondono all'autorità superiore della Guida suprema Hibatullah Akhundzada.
Nel 2025 il governo talebano avviò una riduzione del personale delle istituzioni civili e di sicurezza. Un ordine emanato da Akhundzada nell'aprile dello stesso anno dispose tagli anche al settore della sicurezza, la cui applicazione venne affidata alla commissione per la sicurezza e la verifica presieduta dal ministro della difesa.[338]
Le forze dell'Emirato sono impegnate nel controllo del territorio e delle frontiere e nelle operazioni contro gruppi armati, in particolare lo Stato Islamico – Provincia del Khorasan (IS-K). Le Nazioni Unite hanno rilevato nel 2025 che i gruppi armati di opposizione non costituivano una minaccia significativa al controllo territoriale esercitato dalle autorità talebane.[322]
Politica
[modifica | modifica wikitesto]
Dalla caduta di Kabul del 15 agosto 2021 l'Afghanistan è governato de facto dai Talebani, che hanno restaurato l'Emirato Islamico dell'Afghanistan. Le istituzioni della Repubblica Islamica dell'Afghanistan, comprese la presidenza della Repubblica e l'Assemblea nazionale, hanno cessato di esercitare le proprie funzioni. Il nuovo governo fu annunciato il 7 settembre 2021.[199]
L'ordinamento instaurato dai Talebani è fortemente centralizzato attorno alla figura della Guida suprema, Hibatullah Akhundzada, che costituisce la massima autorità politica e religiosa. Le Nazioni Unite hanno rilevato che, dopo il ritorno al potere dei Talebani, la Costituzione del 2004 è stata sospesa e la precedente architettura istituzionale e giudiziaria è stata in larga parte smantellata o riorganizzata. Il sistema di governo si fonda sull'interpretazione talebana della sharia, nonché su leggi, decreti ed editti emanati dalle nuove autorità.[339]
Secondo gli indici elaborati dal V-Dem Institute, nel 2026 l'Afghanistan era classificato come un'«autocrazia chiusa» e occupava rispettivamente il 176º e il 177º posto su 179 paesi negli indici relativi alla democrazia elettorale e alla democrazia liberale.[340]
Il governo talebano non gode di un riconoscimento internazionale generalizzato. Il 3 luglio 2025 la Russia è divenuta il primo Stato a riconoscere formalmente il governo dell'Emirato islamico, accettando le credenziali dell'ambasciatore nominato dalle autorità talebane.[341]
Istituzioni
[modifica | modifica wikitesto]Guida suprema
[modifica | modifica wikitesto]La massima autorità dell'Emirato islamico è la Guida suprema, indicata anche con il titolo di Amir al-Mu'minin («Comandante dei credenti»). La carica è ricoperta da Hibatullah Akhundzada, leader dei Talebani dal 2016.
La Guida suprema occupa il vertice dell'ordinamento politico e religioso e dispone di un'autorità superiore rispetto al governo. Il sistema instaurato dai Talebani concentra nelle autorità religiose e, in particolare, nella Guida suprema il controllo sull'apparato esecutivo e giudiziario, oltre a una rilevante funzione normativa esercitata mediante decreti ed editti.[339]
Akhundzada opera principalmente da Kandahar, mentre il governo centrale e i ministeri hanno sede a Kabul. La presidenza della Repubblica, prevista dalla Costituzione del 2004 e ricoperta fino al 15 agosto 2021 da Ashraf Ghani, non fa parte dell'attuale struttura istituzionale.
Governo
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la conquista di Kabul, i Talebani avviarono negoziati sulla formazione del nuovo governo. Nei giorni immediatamente successivi alla caduta della Repubblica, l'ex presidente Hamid Karzai, l'ex capo dell'esecutivo Abdullah Abdullah e il leader di Hezb-e Islami Gulbuddin Gulbuddin Hekmatyar parteciparono a contatti con esponenti talebani nell'ambito dei tentativi di costituire un nuovo assetto politico.[342]
Il 7 settembre 2021 i Talebani annunciarono la composizione di un governo inizialmente qualificato come provvisorio, affidando la carica di Primo ministro a Mohammad Hassan Akhund. Tutti gli incarichi annunciati furono attribuiti a uomini e il precedente Ministero degli affari femminili fu soppresso.[199]
Il Primo ministro dirige l'attività ordinaria del governo ma opera subordinatamente alla Guida suprema. Nell'esecutivo figurano inoltre vice primi ministri e i responsabili dei ministeri; tra le principali personalità dell'apparato governativo figurano Abdul Ghani Baradar, Sirajuddin Haqqani, Mohammad Yaqoob e Amir Khan Muttaqi.
L'amministrazione instaurata dopo il 2021 ha conservato parte delle strutture ministeriali dello Stato precedente, riorganizzandone o sopprimendone altre nell'ambito del nuovo ordinamento.[339]
Potere legislativo e ordinamento giuridico
[modifica | modifica wikitesto]Durante la Repubblica islamica il potere legislativo era esercitato dall'Assemblea nazionale, parlamento bicamerale istituito dalla Costituzione del 2004 e composto dalla Wolesi Jirga («Camera del popolo») e dalla Meshrano Jirga («Camera degli anziani»).
Dopo la conquista del potere da parte dei Talebani il sistema parlamentare ed elettorale della Repubblica ha cessato di funzionare e la Costituzione del 2004 è stata sospesa.[339] L'Emirato islamico non dispone pertanto di un parlamento nazionale eletto equivalente alla precedente Assemblea nazionale.
Le autorità talebane annunciarono inoltre che la legislazione emanata durante la Repubblica sarebbe stata esaminata per verificarne la conformità alla sharia. Le Nazioni Unite hanno rilevato che non è stata formalmente dichiarata l'abrogazione dell'intera legislazione precedente e che il processo di revisione non risulta completato; alcune delle principali leggi relative all'amministrazione della giustizia hanno tuttavia cessato di essere applicate. Al loro posto si è sviluppato un sistema composto da leggi, decreti ed editti fondati sull'interpretazione talebana della sharia, senza un quadro giuridico unitario.[339]
Non risultano inoltre sviluppi verso l'adozione di una nuova costituzione: un rapporto del gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite del 2024 rilevava che il governo attraverso la sharia e i decreti dell'emiro si era ulteriormente consolidato e che non esistevano indicazioni circa l'adozione di una nuova costituzione afghana.[343]
Loya jirga
[modifica | modifica wikitesto]Un'istituzione tradizionale della vita politica afghana è la loya jirga («grande assemblea»), riunione consultiva storicamente convocata per affrontare questioni di particolare rilevanza nazionale, quali la scelta del capo dello Stato, l'adozione di una costituzione o decisioni riguardanti conflitti e altri problemi di carattere nazionale o regionale.[344]
Assemblee di questo genere sono documentate almeno dal XVIII secolo. Nel giugno 2022 le autorità talebane convocarono a Kabul una grande assemblea di ulema e rappresentanti locali, talvolta descritta nelle fonti giornalistiche come una loya jirga.[345]
Relazioni internazionali
[modifica | modifica wikitesto]L'Afghanistan entrò a far parte delle Nazioni Unite nel 1946. Nel corso del XX secolo sviluppò rapporti significativi con diverse potenze regionali e internazionali. Nel 1950, per esempio, concluse un trattato di amicizia con l'India.[346] I rapporti con il Pakistan sono stati invece storicamente condizionati, fra gli altri fattori, dalla controversia sulla linea Durand.
Durante la Repubblica islamica l'Afghanistan sviluppò stretti rapporti con gli Stati Uniti e con numerosi paesi membri della NATO. Nel 2012 Washington attribuì all'Afghanistan lo status di principale alleato extra-NATO,[347] qualifica revocata dall'amministrazione di Joe Biden nel 2022.[348]
Dopo il ritorno dei Talebani al potere, diversi Stati hanno mantenuto o progressivamente sviluppato rapporti diplomatici con le autorità de facto senza procedere al loro riconoscimento formale. La Cina, gli Emirati Arabi Uniti, l'Uzbekistan e il Pakistan hanno, tra gli altri, accreditato rappresentanti diplomatici delle autorità talebane. La Russia è divenuta il 3 luglio 2025 il primo Stato a riconoscere formalmente il governo dell'Emirato islamico.[341]
Il riconoscimento diplomatico del governo è distinto dalla rappresentanza dell'Afghanistan presso le organizzazioni internazionali e dall'esercizio effettivo dell'autorità sul territorio nazionale.
Forze armate
[modifica | modifica wikitesto]Dopo il collasso della Repubblica islamica nell'agosto 2021, le precedenti forze di difesa e sicurezza afghane si dissolsero e grandi quantità di armi, veicoli, aeromobili e altro materiale militare passarono sotto il controllo dei Talebani.
L'Emirato ha successivamente costituito proprie forze armate utilizzando sia le precedenti strutture talebane sia parte del personale, delle infrastrutture e dei materiali appartenuti alle forze armate della Repubblica. Il ministero della difesa è posto sotto la direzione di Mohammad Yaqoob, figlio del fondatore dei Talebani Mohammed Omar.
Diritti umani
[modifica | modifica wikitesto]Dopo il ritorno al potere dei Talebani nell'agosto 2021, numerose organizzazioni internazionali hanno documentato un progressivo deterioramento della tutela dei diritti fondamentali, con particolare riguardo alla condizione delle donne e delle ragazze, alla libertà di espressione, alle minoranze e al funzionamento del sistema giudiziario.[339]
Condizione femminile
[modifica | modifica wikitesto]Le autorità talebane hanno progressivamente introdotto un vasto insieme di disposizioni che limitano l'accesso delle donne e delle ragazze all'istruzione, al lavoro, agli spazi pubblici e alla libertà di movimento. Dal settembre 2021 alle ragazze è impedito l'accesso all'istruzione secondaria e dal dicembre 2022 alle donne è vietata anche la frequenza universitaria.[349] Ulteriori provvedimenti hanno limitato l'occupazione femminile e l'accesso delle donne a numerosi luoghi e attività della vita pubblica.
Nel 2024 fu promulgata la legge per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, che ha ulteriormente codificato alcune delle restrizioni, comprese prescrizioni relative all'abbigliamento, agli spostamenti e alla presenza delle donne nello spazio pubblico.[350]
Nell'agosto 2026 UN Women affermava che, nei cinque anni successivi alla conquista talebana, le autorità de facto avevano emanato oltre cento decreti riguardanti donne e ragazze e descriveva l'Afghanistan come un caso senza paralleli contemporanei per l'ampiezza delle restrizioni imposte all'istruzione, al lavoro, alla libertà di movimento, alla partecipazione pubblica e all'uguaglianza giuridica.[351]
Nel maggio 2022 le autorità talebane soppressero inoltre la Commissione indipendente afghana per i diritti umani insieme ad altri organismi pubblici.[352]
Minoranze e persone LGBT
[modifica | modifica wikitesto]Le minoranze religiose afghane hanno subito discriminazioni, persecuzioni e violenze. Le comunità sikh e indù, già fortemente ridotte prima del ritorno dei Talebani, sono state colpite negli anni precedenti da attentati e da una progressiva emigrazione.[353]
Le persone LGBT sono soggette a una grave repressione sociale e giuridica. L'interpretazione della sharia applicata dalle autorità talebane criminalizza i rapporti omosessuali e può comportare pene estremamente severe.
Una questione distinta è quella del bacha bazi, pratica consistente nello sfruttamento sessuale di ragazzi e adolescenti da parte di uomini adulti, storicamente documentata in Afghanistan. Non costituisce una forma socialmente equivalente alle relazioni omosessuali consensuali tra adulti ed è stata formalmente proibita anche dalle autorità talebane.
Giustizia internazionale
[modifica | modifica wikitesto]Nel gennaio 2025 il procuratore della Corte penale internazionale presentò richieste di mandato d'arresto nei confronti di Hibatullah Akhundzada e del presidente della Corte suprema talebana Abdul Hakim Haqqani, sostenendo che vi fossero ragionevoli motivi per ritenerli penalmente responsabili del crimine contro l'umanità di persecuzione per motivi di genere in relazione al trattamento di donne, ragazze e altre persone considerate non conformi alle politiche talebane.[354]
Economia
[modifica | modifica wikitesto]L'economia dell'Afghanistan è caratterizzata da un basso livello di sviluppo, da una forte incidenza dell'agricoltura e dell'economia informale e da una persistente dipendenza dalle importazioni e dagli aiuti esterni. Decenni di conflitti, debolezza delle infrastrutture e delle istituzioni, limitato accesso al credito e vulnerabilità agli eventi climatici hanno ostacolato lo sviluppo economico del Paese.
La conquista del potere da parte dei Talebani nell'agosto 2021 provocò una nuova e grave crisi economica. Secondo la Banca Mondiale, il prodotto interno lordo si contrasse di circa il 20% nel 2021, in seguito alla forte riduzione della spesa pubblica, alla diminuzione dei redditi e dei consumi, alle difficoltà del sistema dei pagamenti e alla perdita di una parte consistente degli aiuti internazionali.[355] Nel complesso, tra il 2021 e il 2022 l'economia perse circa il 27% del proprio valore.[356]
A partire dal 2023 si è registrata una graduale ripresa. Il PIL reale è cresciuto del 2,5% nel 2024, sostenuto soprattutto dall'agricoltura, dall'attività mineraria, dalle costruzioni e dal commercio.[357] Nel 2025 la Banca Mondiale ha successivamente stimato una crescita reale del 4,8%, favorita dalla domanda interna e dall'arrivo di milioni di cittadini afghani di ritorno dall'Iran e dal Pakistan.[358]
La crescita economica non si è tuttavia tradotta in un analogo miglioramento delle condizioni di vita. La rapida espansione della popolazione, l'elevata disoccupazione, la debolezza degli investimenti privati e le restrizioni alla partecipazione economica delle donne continuano a gravare sui redditi pro capite.[358] Il sistema bancario rimane fragile e l'accesso delle imprese al credito è limitato, mentre l'economia presenta un ampio deficit commerciale e continua a dipendere in misura considerevole dalle importazioni e dai flussi finanziari esterni.[357][358]
Secondo la Banca Mondiale, nel 2024 il prodotto interno lordo nominale dell'Afghanistan ammontava a circa 17,8 miliardi di dollari statunitensi.[359]
Agricoltura e allevamento
[modifica | modifica wikitesto]L'agricoltura continua a svolgere un ruolo centrale nell'economia e nell'occupazione, soprattutto nelle aree rurali. La produzione comprende principalmente cereali e altre colture alimentari, insieme ad attività di allevamento e produzioni destinate al mercato. Il settore è fortemente vulnerabile alla siccità, alla scarsità d'acqua e alla variabilità delle precipitazioni.[357]
Un ruolo storicamente rilevante è stato svolto dalla coltivazione del papavero da oppio. Prima del divieto imposto dalle autorità talebane nell'aprile 2022, l'Afghanistan rappresentava una quota predominante della produzione mondiale illecita di oppio e il valore della coltivazione del papavero costituiva una componente significativa dell'economia agricola.[360]
L'applicazione del divieto determinò una drastica riduzione delle coltivazioni. Secondo l'UNODC, la superficie coltivata a papavero passò da circa 232.000 ettari nel 2022 a 10.800 nel 2023. Nel 2025 era stimata in circa 10.200 ettari, il 20% in meno rispetto all'anno precedente e una frazione dei livelli precedenti al divieto.[360] La produzione potenziale di oppio nel 2025 era stimata in 296 tonnellate, il 32% in meno rispetto al 2024.[360]
La contrazione dell'economia dell'oppio ha avuto conseguenze rilevanti per le aree rurali che ne dipendevano. Nel 2025 il reddito dei coltivatori derivante dalla vendita di oppio ai commercianti è stato stimato dall'UNODC in 134 milioni di dollari, contro 260 milioni nel 2024. Molti terreni precedentemente destinati al papavero sono stati convertiti soprattutto alla produzione di cereali, ma oltre il 40% dei terreni agricoli disponibili nelle aree esaminate risultava lasciato incolto a causa della scarsa redditività delle colture alternative e delle condizioni climatiche avverse.[360]
Attività estrattiva
[modifica | modifica wikitesto]L'Afghanistan dispone di una notevole varietà di risorse minerarie conosciute e potenziali. Studi condotti congiuntamente dall'United States Geological Survey (USGS) e dall'Afghanistan Geological Survey hanno documentato depositi o risorse di rame, ferro, oro, argento, litio, bauxite, cromite, talco, marmo, pietre preziose e semipreziose e altri minerali.[361]
Le indagini geologiche moderne ripresero e ampliarono studi condotti in precedenza da geologi afghani e sovietici. Tra il 2006 e il 2007 l'USGS e l'Afghanistan Geological Survey realizzarono un'ampia valutazione delle risorse minerarie non energetiche del Paese, individuando numerose aree meritevoli di ulteriori esplorazioni.[362]
Tra i maggiori giacimenti studiati figura quello di rame di Mes Aynak, nella provincia di Logar, mentre il deposito di ferro di Hajigak, nella provincia di Bamiyan, è stato oggetto di indagini sin dagli anni sessanta.[361][363]
Sono state individuate anche aree di interesse per il litio, tra cui il bacino di Dasht-e Nawar, e un deposito di elementi delle terre rare nel complesso carbonatitico di Khanneshin, nella provincia di Helmand.[364][365]
L'effettivo sfruttamento su larga scala di molte di queste risorse è rimasto tuttavia limitato. L'USGS ha indicato tra gli ostacoli storici lo scarso sviluppo delle infrastrutture, l'insicurezza e l'incertezza politica.[366] La presenza di una risorsa geologica non equivale inoltre automaticamente alla disponibilità di una riserva economicamente sfruttabile: per numerosi depositi sono ancora necessari ulteriori studi, investimenti e infrastrutture.[361]
Trasporti ferroviari
[modifica | modifica wikitesto]
Per gran parte della propria storia moderna l'Afghanistan non possedette una rete ferroviaria nazionale sviluppata. La situazione cominciò a cambiare nel XXI secolo con la costruzione di collegamenti destinati principalmente al traffico merci e al commercio con i Paesi confinanti.
La principale linea settentrionale collega Hairatan, al confine con l'Uzbekistan, con Mazar-i Sharif. Il progetto, finanziato dalla Banca asiatica di sviluppo con una sovvenzione di 165 milioni di dollari, prevedeva la costruzione di circa 75 km di linea a binario unico e delle relative infrastrutture.[367] La ferrovia entrò in esercizio nel dicembre 2011 e divenne una delle principali vie terrestri per il traffico commerciale proveniente dall'Asia centrale.[367]
Il collegamento utilizza lo scartamento di 1520 mm, compatibile con la rete ferroviaria dell'Uzbekistan e degli altri Stati già appartenenti all'Unione Sovietica. Nel maggio 2026 le autorità afghane hanno annunciato la riattivazione della quinta sezione del corridoio Hairatan–Mazar-i Sharif, comprendente circa 70 km di linea principale, 30 km di raccordi e cinque stazioni.[368]
A occidente l'Afghanistan è collegato alla rete ferroviaria iraniana mediante la ferrovia Khaf–Herat. Il tracciato complessivo misura circa 226 km, dei quali 149 in territorio afghano e 77 in Iran.[369] Il tratto operativo raggiunge la stazione di Rozanak, nella provincia di Herat, ed è utilizzato per il trasporto di merci tra i due Paesi.[370] Nel marzo 2026 attraverso la linea giungevano in Afghanistan, tra l'altro, prodotti alimentari, materiali da costruzione e carburanti.[370]
La parte finale della linea verso la città di Herat è tuttora oggetto di ampliamento. Nel marzo 2024 l'Afghanistan Railway Authority firmò un contratto da 53 milioni di dollari per la costruzione di un ulteriore tratto di 47 km destinato a collegare Rabat Parian con l'aeroporto internazionale e la zona industriale di Herat.[371]
Lo sviluppo ferroviario afghano è complicato dalla presenza di tre differenti sistemi di scartamento nei Paesi confinanti: lo scartamento di 1520 mm utilizzato nelle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale, lo scartamento normale di 1435 mm utilizzato da Iran e Cina e lo scartamento di 1676 mm della rete pakistana. Nei programmi ferroviari elaborati dalla precedente Repubblica islamica lo scartamento normale era indicato come quello preferenziale per una futura rete nazionale, pur prevedendo soluzioni a doppio scartamento per le connessioni settentrionali.[372]
Sport
[modifica | modifica wikitesto]Lo sport in Afghanistan comprende discipline tradizionali, tra le quali il buzkashi, e sport di diffusione internazionale come cricket, calcio, taekwondo, pallavolo e pallacanestro. A partire dagli anni 2000 alcune rappresentative e alcuni atleti afghani hanno conseguito risultati di rilievo nelle competizioni internazionali.
Cricket
[modifica | modifica wikitesto]Il cricket ha conosciuto una notevole crescita in Afghanistan nel corso del XXI secolo. La nazionale afghana si è progressivamente affermata nelle competizioni internazionali, passando in pochi anni dalle categorie inferiori del cricket internazionale alla partecipazione alle principali competizioni organizzate dall'International Cricket Council (ICC).
Uno dei primi importanti successi fu la vittoria dell'ICC Intercontinental Cup 2009-10, competizione di cricket di prima classe riservata alle nazionali allora prive dello status di Test.[373] Nel 2017 l'Afghanistan ottenne dall'ICC lo status di Full Member, acquisendo così anche il diritto di disputare incontri di Test cricket.[374]
Nel 2018 la nazionale vinse l'ICC Cricket World Cup Qualifier, qualificandosi alla Coppa del Mondo di cricket 2019.[375]
Il maggiore risultato della nazionale nel Twenty20 è stato raggiunto alla Coppa del Mondo T20 del 2024. Dopo avere superato la fase a gironi, l'Afghanistan sconfisse l'Australia e il Bangladesh nel Super Eight, qualificandosi per la prima volta nella propria storia alla semifinale della competizione.[376] In semifinale fu eliminato dal Sudafrica, che vinse l'incontro per nove wicket.[377]
Tra i giocatori afghani maggiormente affermatisi a livello internazionale figura Rashid Khan, capitano della nazionale T20 alla Coppa del Mondo del 2024.[378]
Calcio
[modifica | modifica wikitesto]Il calcio è un altro degli sport praticati nel Paese. Il principale successo internazionale della nazionale maschile è rappresentato dalla vittoria del SAFF Championship 2013, organizzato dalla South Asian Football Federation. L'Afghanistan conquistò in quell'occasione il primo titolo regionale della propria storia.[379]
Giochi olimpici
[modifica | modifica wikitesto]L'Afghanistan partecipò per la prima volta ai Giochi olimpici a Berlino 1936. I primi successi olimpici del Paese arrivarono tuttavia soltanto nel XXI secolo e sono legati al taekwondo.
Il taekwondoka Rohullah Nikpai conquistò la medaglia di bronzo nella categoria dei 58 kg ai Giochi olimpici di Pechino 2008, ottenendo la prima medaglia olimpica della storia dell'Afghanistan. Quattro anni più tardi vinse un'altra medaglia di bronzo, questa volta nella categoria dei 68 kg, ai Giochi olimpici di Londra 2012. Le due medaglie di Nikpai costituiscono le prime medaglie olimpiche conquistate dall'Afghanistan.
Altri sport
[modifica | modifica wikitesto]La pallacanestro ha prodotto alcuni risultati nelle competizioni regionali. La nazionale maschile afghana conquistò la medaglia d'oro agli South Asian Games del 2010.
Nel 2012 una rappresentativa afghana di pallacanestro 3x3 conquistò inoltre la medaglia d'oro agli Giochi asiatici sulla spiaggia.[380]
Tra le altre discipline praticate figurano la pallavolo, il taekwondo e il culturismo.[381]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- Annotazioni
- ↑ In italiano sono attestate entrambe le grafie. Per l'aggettivo sono analogamente utilizzate le forme afghano e afgano; quest'ultima è registrata come forma corrente dalla afgano, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. La grafia con gh rende tuttavia più direttamente la traslitterazione del fonema originario /ɣ/.
- ↑ Dato attribuito a più fonti: [111][112][113][114][115][116][117]
- ↑ Dato attribuito a più fonti: [137][138][139][140][141][142]
- ↑ Dato attribuito a più fonti:[131][143][144]
- Fonti
- 1 2 (EN) Taliban declare Islamic Emirate of Afghanistan, in Reuters, 19 agosto 2021. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 (EN) Member States, su United Nations. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ Calendario Atlante De Agostini 2012, Novara, De Agostini, 2011, p. 302.
- 1 2 3 (EN) Afghanistan Population 2025, su United Nations Population Fund, 2025. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 (EN) Afghanistan, su UNDP Data Futures Exchange, United Nations Development Programme. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ Luciano Canepari, Afghanistan, in Il DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, ISBN 88-08-09344-1.
- 1 2 (EN) Mark Trevelyan, Russia becomes first country to recognise Taliban government of Afghanistan, in Reuters, 3 luglio 2025. URL consultato il 3 luglio 2025.
- ↑ (EN) Afghanistan's Economy Shows Resilience but living standards are falling, su World Bank, 26 maggio 2026. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ Maps Showing Geology, Oil and Gas Fields and Geological Provinces of South Asia (Includes Afghanistan), su pubs.usgs.gov, United States Geological Survey. URL consultato il 2 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 25 dicembre 2013).
- ↑ Composition of macro geographical (continental) regions, geographical sub-regions, and selected economic and other groupings, su millenniumindicators.un.org, UNdata, 26 aprile 2011. URL consultato il 13 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2011).
- 1 2 Afghanistan, su Encyclopædia Britannica. URL consultato il 17 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2010).
- ↑ Jason Neelis, Early Buddhist Transmission and Trade Networks: Mobility and Exchange Within and Beyond the Northwestern Borderlands of South Asia, Brill, 2010, p. 257, ISBN 978-90-04-18159-5.
- ↑ Land area (sq. km), su World Development Indicators, Banca Mondiale, 2011. URL consultato il 13 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2013).
- ↑ International Land Border (PDF), su mha.gov.in, Ministry of Home Affairs, Government of India. URL consultato il 13 novembre 2021 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2021).
- ↑ Cary Gladstone, Afghanistan Revisited, Nova Publishers, 2001, p. 121, ISBN 978-1-59033-421-8.
- 1 2 3 4 5 6 W. B. Fisher, Afghanistan: Physical and Social Geography, in The Far East and Australasia 2003, Psychology Press, 2002, pp. 59-60, ISBN 978-1-85743-133-9. URL consultato il 12 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 28 giugno 2025).
- ↑ Kim Whitehead, Afghanistan, Simon and Schuster, 2014, ISBN 978-1-63355-989-9.
- ↑ Forests of Afghanistan (PDF), su cropwatch.unl.edu. URL consultato il 28 giugno 2021 (archiviato dall'url originale il 9 ottobre 2022).
- ↑ History of Environmental Change in the Sistan Basin 1976–2005 (PDF), su postconflict.unep.ch. URL consultato il 20 luglio 2007 (archiviato dall'url originale il 7 agosto 2007).
- ↑ Afghanistan Rivers Lakes – Afghanistan's Web Site, su afghanistans.com. URL consultato il 12 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2021).
- ↑ Snow in Afghanistan: Natural Hazards, su earthobservatory.nasa.gov, NASA, 3 febbraio 2006. URL consultato il 6 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2013).
- ↑ Snow may end Afghan drought, but bitter winter looms, 18 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2013). Ospitato su Reuters.
- ↑ Afghanistan's woeful water management delights neighbors, su The Christian Science Monitor, 15 giugno 2010. URL consultato il 14 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 14 novembre 2010).
- 1 2 Global Forest Resources Assessment 2020, Afghanistan, su Food and Agriculture Organization of the United Nations. URL consultato il 10 settembre 2024 (archiviato dall'url originale il 10 settembre 2024).
- ↑ Anthony J. Crone, Earthquakes Pose a Serious Hazard in Afghanistan (PDF), Fact Sheet, n. 2007-3027, United States Geological Survey, aprile 2007. URL consultato il 14 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 27 luglio 2013).
- ↑ Earthquake Hazards, su USGS Projects in Afghanistan, United States Geological Survey, 1º agosto 2011. URL consultato il 13 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2011).
- ↑ Ebrahim Noroozi, Deadly quake a new blow to Afghans enervated by poverty, CTV News, 25 giugno 2022. URL consultato il 3 luglio 2022 (archiviato dall'url originale il 3 luglio 2022). Ospitato su Associated Press.
- ↑ Afghanistan: Earthquakes in Herat Province, Health Situation Report No. 12, November 2023, su reliefweb.int, 2 dicembre 2023. URL consultato il 19 febbraio 2024 (archiviato dall'url originale il 5 aprile 2024).
- ↑ Hylke E. Beck, Niklaus E. Zimmermann, Tim R. McVicar, Noemi Vergopolan, Alexis Berg e Eric F. Wood, Present and future Köppen-Geiger climate classification maps at 1-km resolution, in Scientific Data, vol. 5, 30 ottobre 2018, DOI:10.1038/sdata.2018.214.
- ↑ Drago Kladnik, Terraced Landscapes, Založba ZRC, 2017, p. 31, ISBN 978-961-05-0019-3.
- ↑ Notre Dame Global Adaptation Initiative, Country Index Rankings, su gain.nd.edu. URL consultato il 2 dicembre 2024 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2025).
- 1 2 3 United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs, Afghanistan: The alarming effects of climate change, su unocha.org, 1º agosto 2023. URL consultato il 3 dicembre 2024 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2024).
- ↑ World Food Programme, Afghanistan, su wfp.org. URL consultato il 5 dicembre 2024.
- ↑ Noor Ahmad Akhundzadah, Salim Soltani e Valentin Aich, Impacts of Climate Change on the Water Resources of the Kunduz River Basin, Afghanistan, in Climate, vol. 8, n. 10, 2020, p. 102, DOI:10.3390/cli8100102.
- ↑ Afghanistan's impending climate disaster, su Deutsche Welle, 30 agosto 2021. URL consultato il 3 dicembre 2024 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2021).
- ↑ Jelena Bjelica, Shrinking, Thinning, Retreating: Afghan glaciers under threat from climate change, su Afghanistan Analysts Network, 5 gennaio 2021. URL consultato il 3 dicembre 2024 (archiviato dall'url originale il 4 settembre 2021).
- ↑ International Centre for Integrated Mountain Development, Learning from a disaster event: Investigating the 2018 Panjshir flood in Afghanistan, su icimod.org, 12 luglio 2019. URL consultato il 3 dicembre 2024 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2024).
- ↑ Women and children most at risk as climate change and conflict drive migration in Afghanistan, su ActionAid International, 22 luglio 2021. URL consultato il 3 dicembre 2024.
- 1 2 3 Jeffrey A. Gritzner e John F. Shroder, Afghanistan, 2ª ed., Infobase Publishing, 2009, p. 22, ISBN 978-1-4381-0480-5.
- ↑ Afghanistan Plant and Animal Life – Afghanistan's Web Site, su afghanistans.com. URL consultato il 14 giugno 2020 (archiviato dall'url originale l'11 luglio 2021).
- ↑ Shaista Wahab e Barry Youngerman, A Brief History of Afghanistan, Infobase Publishing, 2007, p. 10, ISBN 978-1-4381-0819-3.
- ↑ H. S. Grantham et al., Anthropogenic modification of forests means only 40% of remaining forests have high ecosystem integrity, in Nature Communications, vol. 11, n. 1, 2020, p. 5978, DOI:10.1038/s41467-020-19493-3.
- 1 2 Afghanistan – John Ford Shroder, University of Nebraska, su encarta.msn.com, Encarta. URL consultato il 19 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 17 luglio 2004).
- ↑ Afghanistan: A Treasure Trove for Archaeologists, in Time, 26 febbraio 2009. URL consultato il 13 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 26 luglio 2013).
- ↑ Rita Wright, The Ancient Indus: Urbanism, Economy, and Society, Cambridge University Press, 2009, p. 1, ISBN 978-0-521-57652-9. URL consultato l'11 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 28 giugno 2016).
- ↑ Kenoyer, Jonathan Mark (1998). Ancient cities of the Indus Valley Civilisation. p. 96.
- ↑ Louis Depree, Notes on Shortugai: An Harappan Site in Northern Afghanistan, Centre for the Study of the Civilization of Central Asia, 1981.
- ↑ Bryant, Edwin F. (2001), The quest for the origins of Vedic culture: the Indo-Aryan migration debate, Oxford University Press, ISBN 978-0-19-513777-4
- ↑ Chronological History of Afghanistan – the cradle of Gandharan civilisation, su gandhara.com.au, 15 febbraio 1989. URL consultato il 26 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2012).
- 1 2 Gherado Gnoli, The Idea of Iran, an Essay on its Origin, Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente, 1989, p. 133.«... he would have drawn inspiration from a ireligious policy which intended to counteract the Median Magi's influence and transfer the 'Avesta-Schule' from Arachosia to Persia: thus the Avesta would have arrived in Persia through Arachosia in the 6th century B.C. [...] Although ... Arachosia would have been only a second fatherland for Zoroastrianism, a significant role should still be attributed to this south-eastern region in the history of the Zoroastrian tradition.»
- 1 2 Gherado Gnoli, The Idea of Iran, an essay on its Origin, Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente, 1989, p. 133.«linguistic data [...] prove the presence of the Zoroastrian tradition in Arachosia both in the Achaemenian age, in the last quarter of the 6th century, and in the Seleucid age.»
- 1 2 ARACHOSIA – Encyclopaedia Iranica, su iranicaonline.org. URL consultato il 19 febbraio 2021 (archiviato dall'url originale il 23 maggio 2021).
- ↑ Country Profile: Afghanistan (PDF), su lcweb2.loc.gov, Library of Congress Country Studies on Afghanistan, agosto 2008. URL consultato il 10 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2014).
- ↑ 'Afghanistan and the Silk Road: The land at the heart of world trade' by Bijan Omrani, su UNAMA, 8 marzo 2010. URL consultato il 17 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2021).
- ↑ Afghanistan – Silk Roads Programme, su en.unesco.org, UNESCO. URL consultato il 17 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 18 giugno 2021).
- ↑ André Wink, Al-Hind, the Making of the Indo-Islamic World: Early Medieval India and the Expansion of Islam 7Th-11th Centuries, BRILL, 2002, p. 125, ISBN 0-391-04173-8. URL consultato l'11 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 1º dicembre 2019).
- ↑ Afghan and Afghanistan, in Abdul Hai Habibi, alamahabibi.com, 1969. URL consultato il 17 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 23 ottobre 2008).
- ↑ Charles Higham, Encyclopedia of Ancient Asian Civilizations, Infobase Publishing, 2014, p. 141, ISBN 978-1-4381-0996-1.
- ↑ Olivier Weber e Unesco, Eternal Afghanistan, Chêne, 2002, ISBN 978-92-3-103850-1.«Gradually there emerged a fabulous syncretism between the Hellenistic world and the Buddhist universe»
- ↑ Grenet Grenet, Zoroastriansm among the Kushans, 2016.
- 1 2 Charles Allen, The Search For Shangri-La: A Journey into Tibetan History, Little, Brown Book Group, 5 novembre 2015, ISBN 978-0-349-14218-0.«With Aurmuzd, Sroshard, Narasa and Mihr, we are on safer ground because all are Zoroastrian deities: Aurmuzd is the supreme god of light, Ahura Mazda; and Mihr, the sun god, is linked with the Iranian Mithra. Exactly the same non-Buddhist[...]»
- ↑ A. Christian Van Gorder, Christianity in Persia and the Status of Non-muslims in Iran, Rowman & Littlefield, 2010, ISBN 978-0-7391-3609-6.
- ↑ Hugh Kennedy, The Great Arab Conquests: How the Spread of Islam Changed the World We Live In, Orion, 9 dicembre 2010, ISBN 978-0-297-86559-9.«.. when the patriarch at Ctesiphon had to broker a compromise that left one bishop at the capital Zaranj and another further east at Bust, now in southern Afghanistan. A Christian text composed in about 850 also records a monastery of ...»
- ↑ Noam Bar'am-Ben Yossef, Brides and Betrothals: Jewish Wedding Rituals in Afghanistan, Israel Museum, 1998, ISBN 978-965-278-223-6.«The Jews of Afghanistan According to tradition, the first Jews reached ... in Hebrew script found in the Tang - e Azao Valley in the Ghor region ...»
- ↑ Werner Ende e Udo Steinbach, Islam in the World Today: A Handbook of Politics, Religion, Culture, and Society, Cornell University Press, 15 aprile 2010, p. 257, ISBN 978-0-8014-6489-8.«At the time of the first Muslim advances, numerous local natural religions were competing with Buddhism, Zoroastrianism, and Hinduism in the territory of modern Afghanistan.»
- ↑ Philippa Adrych, Robert Bracey, Dominic Dalglish, Stefanie Lenk e Rachel Wood, Images of Mithra, Oxford University Press, 2017, ISBN 978-0-19-879253-6.«The Rabatak inscription includes Miiro amongst a list of gods: Nana, Ahura Mazda, and Narasa. All of these gods likely had images dedicated at the Bagolaggo, presumably alongside statues of Kanishka»
- ↑ Charles Allen, The Search For Shangri-La: A Journey into Tibetan History, Little, Brown Book Group, 5 novembre 2015, ISBN 978-0-349-14218-0.«The two most important deities are goddesses: one is the lady Nana', daughter of the moon god and sister of the sun god, the Kushan form of Anahita, Zoroastrian goddess of fertility»
- ↑ A.—The Hindu Kings of Kábul, in Sir H. M. Elliot, Londra, Packard Humanities Institute, 1867–1877. URL consultato il 18 settembre 2010 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2014).
- ↑ Hamd-Allah Mustawfi of Qazwin, The Geographical Part of the NUZHAT-AL-QULUB, in Translated by Guy Le Strange, Packard Humanities Institute, 1340. URL consultato il 19 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 26 luglio 2013).
- ↑ A.—The Hindu Kings of Kábul (p.3), in Sir H. M. Elliot, Londra, Packard Humanities Institute, 1867–1877. URL consultato il 18 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 26 luglio 2013).
- ↑ Richard F. Strand, Richard Strand's Nuristân Site: Peoples and Languages of Nuristan, in nuristan.info, 31 dicembre 2005. URL consultato il 2 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 1º aprile 2019).
- ↑ Richard Nyrop e Donald Seekins (a cura di), Afghanistan: A Country Study, Foreign Area Studies, The American University, 1986, p. 10.
- ↑ Central Asian world cities, su faculty.washington.edu, 29 settembre 2007. URL consultato il 6 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2013).
- ↑ Susan Page, Obama's war: Deploying 17,000 raises stakes in Afghanistan, in USA Today, 18 febbraio 2009. URL consultato il 19 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2011).
- ↑ Stephen Frederic Dale, The Legacy of the Timurids, in Journal of the Royal Asiatic Society, vol. 8, n. 1, 1998, pp. 43–58, DOI:10.1017/S1356186300016424, ISSN 1356-1863, JSTOR 25183465.
- ↑ Periods of World History: A Latin American Perspective, p. 129.
- ↑ The Empire of the Steppes: A History of Central Asia, p. 465.
- ↑ Shah Mahmoud Hanifi, Mountstuart Elphinstone in South Asia: Pioneer of British Colonial Rule, Oxford University Press, 15 luglio 2019, ISBN 978-0-19-091440-0.
- ↑ Khurasan, in The Encyclopaedia of Islam, Brill, 2009, p. 55. URL consultato il 20 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2024).«In pre-Islamic and early Islamic times, the term "Khurassan" frequently had a much wider denotation, covering also parts of what are now Soviet Central Asia and Afghanistan»
- ↑ Ibn Battuta, Travels in Asia and Africa, 1325–1354, reprint, illustrated, Routledge, 2004, p. 416, ISBN 978-0-415-34473-9 (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2017).
- ↑ Muhammad Qasim Hindu Shah, Chapter 200: Translation of the Introduction to Firishta's History, in The History of India, Sir H. M. Elliot, vol. 6, Londra, Packard Humanities Institute, 1560, p. 8. URL consultato il 22 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 26 luglio 2013).
- 1 2 Edward G. Browne, A Literary History of Persia, Volume 4: Modern Times (1500–1924), Chapter IV. An Outline of the History Of Persia During The Last Two Centuries (A.D. 1722–1922), su persian.packhum.org, Packard Humanities Institute. URL consultato il 9 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 26 luglio 2013).
- ↑ Ahmad Shah Durrani, su britannica.com. URL consultato il 9 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2014).
- ↑ Friedrich Engels, Afghanistan, in Andy Blunden, The New American Cyclopaedia, Vol. I, 1857. URL consultato il 25 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2014).
- ↑ Christine Noelle-Karimi, The Pearl in Its Midst: Herat and the Mapping of Khurasan (15th–19th Centuries), Austrian Academy of Sciences Press, 2014, ISBN 978-3-7001-7202-4. URL consultato il 15 ottobre 2021 (archiviato dall'url originale il 7 giugno 2025).
- ↑ Stephen Tanner, Afghanistan: A Military History from Alexander the Great to the War against the Taliban, Da Capo Press, 2009, p. 126, ISBN 978-0-306-81826-4.
- ↑ Jonathan L. Lee, Afghanistan: A History from 1260 to the Present, Reaktion Books, 15 gennaio 2019, ISBN 978-1-78914-010-1. URL consultato il 24 gennaio 2023 (archiviato dall'url originale il 12 gennaio 2025).
- ↑ Adle Chahryar, History of Civilizations of Central Asia: Development in contrast: from the sixteenth to the mid-nineteenth century, UNESCO, 2003, p. 296, ISBN 978-92-3-103876-1.
- ↑ (EN) Ames Library Pamphlet Collection: consists of extracts from the Journal of the United Service Institution of India, v.1-12, 1871-1883, 1764.
- ↑ Afghan Women Hope for More Gains Under New Administration – Afghanistan, su ReliefWeb, 22 ottobre 2014. URL consultato il 14 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 22 agosto 2021).
- ↑ Afghanistan – HISTORY, su Country Studies US. URL consultato il 25 febbraio 2023 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2023).
- ↑ Anthony Arnold, Afghanistan: The Soviet Invasion in Perspective, Hoover Press, giugno 1985, ISBN 978-0-8179-8213-3.
- ↑ Christopher Wyatt, Afghanistan in the Great War, in Asian Affairs, vol. 46, n. 3, 2 settembre 2015, pp. 387–410, DOI:10.1080/03068374.2015.1081001.
- ↑ Jeffery J. Roberts, The Origins of Conflict in Afghanistan, Greenwood Publishing Group, 14 giugno 2003, ISBN 978-0-275-97878-5.
- ↑ Francis R. Nicosia, 'Drang Nach Osten' Continued? Germany and Afghanistan during the Weimar Republic, in Journal of Contemporary History, vol. 32, n. 2, 1997, pp. 235–257, DOI:10.1177/002200949703200207, JSTOR 261243.
- ↑ Afghanistan, vol. 25, Americana Corporation, 1976, p. 24.
- ↑ Queen Soraya of Afghanistan: A woman ahead of her time, su Arab News, 10 settembre 2020. URL consultato il 3 luglio 2021 (archiviato dall'url originale il 30 agosto 2021).
- ↑ Fayz̤ Muḥammad e R. D. McChesney, Kabul under siege: Fayz Muhammad's account of the 1929 Uprising, Markus Wiener Publishers, 1999, pp. 39, 40, ISBN 978-1-55876-154-4. URL consultato il 15 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2019).
- ↑ Fayz̤ Muḥammad e R. D. McChesney, Kabul under siege: Fayz Muhammad's account of the 1929 Uprising, Markus Wiener Publishers, 1999, pp. 275, 276, ISBN 978-1-55876-154-4. URL consultato il 15 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2019).
- ↑ Emadi Hafizullah, Culture and customs of Afghanistan, Greenwood Publishing Group, 2005, p. 35, ISBN 0-313-33089-1. URL consultato il 31 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2017).
- 1 2 Eur, The Far East and Australasia 2003, Psychology Press, 2002, p. 62, ISBN 978-1-85743-133-9.
- ↑ Anthony Hyman, Afghanistan under Soviet Domination, 1964–91, Springer, 27 luglio 2016, p. 46, ISBN 978-1-349-21948-3.
- ↑ Ron Synovitz, Afghanistan: History Of 1973 Coup Sheds Light On Relations With Pakistan, su rferl.org, Radio Free Europe/Radio Liberty, 18 luglio 2003. URL consultato il 6 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 26 giugno 2019).
- ↑ Ryan Wadle, Afghanistan War: A Documentary and Reference Guide, ABC-CLIO, 1º ottobre 2018, ISBN 978-1-4408-5747-8.
- ↑ Jagmohan Meher, America's Afghanistan War: The Success that Failed, Gyan Books, 2004, pp. 68–69, 94, ISBN 978-81-7835-262-6.
- ↑ Rizwan Hussain, Pakistan and the Emergence of Islamic Militancy in Afghanistan, Ashgate Publishing, 2005, pp. 108–109, ISBN 978-0-7546-4434-7.
- ↑ Angelo Rasanayagam, Afghanistan: A Modern History, I.B.Tauris, 2005, p. 73., ISBN 978-1-85043-857-1. URL consultato il 31 maggio 2019.
- ↑ Afghanistan: 20 years of bloodshed, su news.bbc.co.uk, BBC News, 26 aprile 1998. URL consultato il 4 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 17 febbraio 2019).
- ↑ Artemy M. Kalinovsky, A Long Goodbye: The Soviet Withdrawal from Afghanistan, Harvard University Press, 2011, pp. 25–28, ISBN 978-0-674-05866-8.
- ↑ Bethany Lacina e Nils Petter Gleditsch, Monitoring Trends in Global Combat: A New Dataset of Battle Deaths (PDF), in European Journal of Population, vol. 21, 2–3, 2005, p. 154, DOI:10.1007/s10680-005-6851-6. URL consultato il 1º marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2014).
- ↑ Mohammed Kakar, The Soviet Invasion and the Afghan Response, 1979–1982, University of California Press, 3 marzo 1997, ISBN 978-0-520-20893-3. URL consultato il 7 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 6 gennaio 2017).«The Afghans are among the latest victims of genocide by a superpower. Large numbers of Afghans were killed to suppress resistance to the army of the Soviet Union, which wished to vindicate its client regime and realize its goal in Afghanistan.»
- ↑ Rosanne Klass, The Widening Circle of Genocide, Transaction Publishers, 1994, p. 129, ISBN 978-1-4128-3965-5.«During the intervening fourteen years of Communist rule, an estimated 1.5 to 2 million Afghan civilians were killed by Soviet forces and their proxies- the four Communist regimes in Kabul, and the East Germans, Bulgarians, Czechs, Cubans, Palestinians, Indians and others who assisted them. These were not battle casualties or the unavoidable civilian victims of warfare. Soviet and local Communist forces seldom attacked the scattered guerilla bands of the Afghan Resistance except, in a few strategic locales like the Panjsher valley. Instead they deliberately targeted the civilian population, primarily in the rural areas.»
- ↑ W. Michael Reisman e Charles H. Norchi, Genocide and the Soviet Occupation of Afghanistan (PDF), su paulbogdanor.com. URL consultato il 7 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2016).«According to widely reported accounts, substantial programmes of depopulation have been conducted in these Afghan provinces: Ghazni, Nagarhar, Lagham, Qandahar, Zabul, Badakhshan, Lowgar, Paktia, Paktika and Kunar...There is considerable evidence that genocide has been committed against the Afghan people by the combined forces of the Democratic Republic of Afghanistan and the Soviet Union.»
- ↑ Larry P. Goodson, Afghanistan's Endless War: State Failure, Regional Politics, and the Rise of the Taliban, University of Washington Press, 2001, p. 5, ISBN 978-0-295-98050-8.
- ↑
Soldiers of God: Cold War (Part 1/5), su YouTube, CNN, 1998. URL consultato l'11 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale l'8 luglio 2013). - ↑ Land-mines: A deadly inheritance, su unicef.org (archiviato dall'url originale il 5 agosto 2013).
- ↑ Landmines in Afghanistan: A Decades Old Danger, su defenseindustrydaily.com, 1º febbraio 2010. URL consultato il 6 maggio 2012 (archiviato dall'url originale l'11 gennaio 2014).
- ↑ Refugee Admissions Program for Near East and South Asia, su 2009-2017.state.gov, Bureau of Population, Refugees, and Migration. URL consultato il 29 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 28 ottobre 2020).
- ↑ Charles Recknagel, Afghanistan: Land Mines From Afghan-Soviet War Leave Bitter Legacy (Part 2), su RadioFreeEurope/RadioLiberty. URL consultato il 13 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 14 agosto 2021).
- ↑ Afghanistan: History – Columbia Encyclopedia, su infoplease.com, 11 settembre 2001. URL consultato il 19 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2012).
- ↑ Mujahidin vs. Communists: Revisiting the battles of Jalalabad and Khost, su prio.org (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2018).. Di Anne Stenersen: relazione presentata alla conferenza COIN in Afghanistan: From Mughals to the Americans, Peace Research Institute Oslo (PRIO), 12–13 febbraio 2012. Consultato il 1º febbraio 2018.
- ↑ THE WEAPONISATION OF AFGHANISTAN AND THE EFFECTS OF SMALL ARMS AND LIGHT WEAPONS PROLIFERATION ON CONFLICT DYNAMICS (PDF), su prr.hec.gov.pk (archiviato dall'url originale il 9 settembre 2020).
- ↑ Afghanistan, su publishing.cdlib.org. URL consultato il 25 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 21 gennaio 2023).
- ↑ Amin Saikal, Modern Afghanistan: A History of Struggle and Survival, 1ª ed., Londra, New York, I.B. Tauris & Co Ltd., 13 novembre 2004, p. 352, ISBN 978-1-85043-437-5.
- 1 2 Blood-Stained Hands, Past Atrocities in Kabul and Afghanistan's Legacy of Impunity, su hrw.org, Human Rights Watch, 7 luglio 2005 (archiviato dall'url originale il 12 dicembre 2009).
- ↑ GUTMAN, Roy (2008): How We Missed the Story: Osama bin Laden, the Taliban and the Hijacking of Afghanistan, Endowment of the United States Institute of Peace, 1ª ed., Washington D.C.
- ↑ Casting Shadows: War Crimes and Crimes against Humanity: 1978–2001 (PDF), su afghanistanjusticeproject.org, Afghanistan Justice Project, 2005. URL consultato il 16 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2013).
- 1 2 3 4 Afghanistan: The massacre in Mazar-i Sharif. (Chapter II: Background), su hrw.org, Human Rights Watch, novembre 1998. URL consultato il 16 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 2 novembre 2008).
- ↑ Casting Shadows: War Crimes and Crimes against Humanity: 1978–2001 (PDF), su afghanistanjusticeproject.org, Afghanistan Justice Project, 2005, p. 63. URL consultato il 16 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2013).
- ↑ Matinuddin, Kamal, The Taliban Phenomenon, Afghanistan 1994–1997, Oxford University Press, (1999), pp. 25–26.
- 1 2 Documents Detail Years of Pakistani Support for Taliban, Extremists, su gwu.edu, George Washington University, 2007 (archiviato dall'url originale il 3 dicembre 2013).
- ↑ Afghanistan: Chronology of Events January 1995 – February 1997 (PDF), su justice.gov, Immigration and Refugee Board of Canada, febbraio 1997. URL consultato il 28 febbraio 2018 (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2017).
- ↑ Coll, Ghost Wars (New York: Penguin, 2005), p. 14.
- ↑ Country profile: Afghanistan (pubblicato nell'agosto 2008) (PDF), su loc.gov, Library of Congress, p. 3. URL consultato il 13 febbraio 2018 (archiviato dall'url originale il 25 giugno 2018).
- ↑ Rosemarie Skain, The women of Afghanistan under the Taliban, McFarland, 2002, p. 41, ISBN 978-0-7864-1090-3.
- ↑
- James Gerstenzan e Lisa Getter, Laura Bush Addresses State of Afghan Women, in Los Angeles Times, 18 novembre 2001. URL consultato il 14 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 10 ottobre 2012).
- Women's Rights in the Taliban and Post-Taliban Eras, in A Woman Among Warlords, PBS, 11 settembre 2007. URL consultato il 14 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 14 gennaio 2013).
- ↑ Ahmed Rashid, Taliban: Islam, Oil and the New Great Game in Central Asia, I.B.Tauris, 2002, p. 253, ISBN 978-1-86064-830-4.
- ↑ Edward A Gargan, Taliban massacres outlined for UN, in Chicago Tribune, ottobre 2001. URL consultato il 24 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 16 settembre 2011).
- ↑ Confidential UN report details mass killings of civilian villagers, in Newsday, newsday.org, 2001. URL consultato il 12 ottobre 2001 (archiviato dall'url originale il 18 novembre 2002).
- ↑ U.N. says Taliban starving hungry people for military agenda, 7 gennaio 1998. URL consultato il 7 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2018). Ospitato su Associated Press.
- ↑ Larry P. Goodson, Afghanistan's Endless War: State Failure, Regional Politics and the Rise of the Taliban, University of Washington Press, 2002, p. 121, ISBN 978-0-295-98111-6.
- ↑ Re-Creating Afghanistan: Returning to Istalif, NPR, 1º agosto 2002 (archiviato dall'url originale il 23 ottobre 2013).
- ↑ Marcela Grad, Massoud: An Intimate Portrait of the Legendary Afghan Leader, 1 marzo 2009, Webster University Press, p. 310.
- ↑ Ahmed Shah Massoud, su historycommons.org, History Commons, 2010. URL consultato il 16 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale l'8 novembre 2013).
- ↑ Life under Taliban cuts two ways, in The Christian Science Monitor, 20 settembre 2001 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2013).
- ↑
Brigade 055, su YouTube, CNN (archiviato dall'url originale il 29 luglio 2013). - ↑ Rory McCarthy, New offer on Bin Laden, in The Guardian, Londra, 17 ottobre 2001. URL consultato il 17 luglio 2012 (archiviato dall'url originale il 28 giugno 2013).
- ↑ Trump calls out Pakistan, India as he pledges to 'fight to win' in Afghanistan, su edition.cnn.com, 24 agosto 2017. URL consultato il 1º settembre 2017.
- ↑ WPO Poll: Afghan Public Overwhelmingly Rejects al-Qaeda, Taliban, su University of Maryland Libraries, 30 gennaio 2006. URL consultato il 2 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 2 gennaio 2017).«Equally large percentages endorse the US military presence in Afghanistan. Eighty-three percent said they have a favorable view of "the US military forces in our country" (39% very favorable). Just 17% have an unfavorable view.»
- ↑ Afghan Futures: A National Public Opinion Survey (PDF), su Afghan Center for Socio-economic and Opinion Research, 29 gennaio 2015, p. 4. URL consultato il 2 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2017).«Seventy-seven percent support the presence of U.S. forces; 67 percent say the same of NATO/ISAF forces more generally. Despite the country's travails, eight in 10 say it was a good thing for the United States to oust the Taliban in 2001. And much more blame either the Taliban or al Qaeda for the country's violence, 53 percent, than blame the United States, 12 percent. The latter is about half what it was in 2012, coinciding with a sharp reduction in the U.S. deployment.»
- ↑ Patrick Tyler, A Nation challenged: The attack; U.S. and Britain strike Afghanistan, aiming at bases and terrorist camps; Bush warns 'Taliban will pay a price', in The New York Times, 8 ottobre 2001. URL consultato il 28 febbraio 2010 (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2014).
- ↑ docs.un.org, n. 1386, Consiglio di sicurezza, 31 maggio 2001, https://docs.un.org/en/S/RES/1386(2001). URL consultato il 7 settembre 2026. – (UNSCR 1386)
- ↑ United States Mission to Afghanistan, su nato.usmission.gov. URL consultato il 14 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2010).
- ↑ Afghanistan's Refugee Crisis, su MERIP, 24 settembre 2001. URL consultato il 16 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2020).
- ↑ Afghanistan: Civilians at Risk, su Doctors Without Borders – USA. URL consultato il 16 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2020).
- ↑ Mohsen Makhmalbaf, Limbs of No Body: The World's Indifference to the Afghan Tragedy, su Monthly Review, 1º novembre 2001. URL consultato il 16 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 7 aprile 2011).
- ↑ Rebuilding Afghanistan, su Return to Hope. URL consultato il 16 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 14 agosto 2021).
- ↑ Japan aid offer to 'broke' Afghanistan, su edition.cnn.com, CNN, 15 gennaio 2002. URL consultato il 16 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 19 novembre 2002).
- ↑ Rebuilding Afghanistan: The U.S. Role, su Stanford University. URL consultato il 16 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 20 agosto 2014).
- ↑ Julie Fossler, USAID Afghanistan, su afghanistan.usaid.gov, USAID. URL consultato il 14 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2010).
- ↑ Canada's Engagement in Afghanistan: Backgrounder, su afghanistan.gc.ca, 9 luglio 2010. URL consultato il 14 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 15 dicembre 2010).
- ↑ Pakistan Accused of Helping Taliban, ABC News, 31 luglio 2008. URL consultato il 28 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 21 dicembre 2013).
- ↑ Rob Crilly e Alex Spillius, Wikileaks: Pakistan accused of helping Taliban in Afghanistan attacks, in The Daily Telegraph, Londra, 26 luglio 2010. URL consultato il 28 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 29 gennaio 2014).
- ↑ Howard Adelman, Protracted Displacement in Asia: No Place to Call Home, Taylor & Francis, 15 aprile 2016, p. 167, ISBN 978-1-317-07407-6.
- ↑ The foreign troops left in Afghanistan, BBC News, 15 ottobre 2015. URL consultato il 13 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 19 agosto 2021).
- ↑ How Many Troops Are Currently in Afghanistan?, su Forces Network, 18 maggio 2018. URL consultato il 13 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2020).
- ↑ Huge security as Afghan presidential election looms, BBC News, 4 aprile 2014. URL consultato il 21 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2018).
- ↑ Afghanistan votes in historic presidential election, BBC News, 5 aprile 2014. URL consultato il 21 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2018).
- ↑ Mirwais Harooni e Hamid Shalizi, Landmark Afghanistan Presidential Election Held Under Shadow of Violence, in HuffPost, 4 aprile 2014. URL consultato il 21 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016). Ospitato su Reuters.
- ↑ U.S. formally ends the war in Afghanistan, CBA News, 28 dicembre 2014. URL consultato il 28 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2014). Ospitato su Associated Press.
- ↑ Sune Engel Rasmussen, Nato ends combat operations in Afghanistan, in The Guardian, Kabul, 28 dicembre 2014. URL consultato l'11 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 2 gennaio 2015).
- ↑ U.S. formally ends the war in Afghanistan, su cbsnews.com, CBS News, 28 dicembre 2014. URL consultato il 12 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2014).
- ↑ TSG IntelBrief: Afghanistan 16.0, su The Soufan Group. URL consultato il 27 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2018).
- ↑
- Body Count – Casualty Figures after 10 Years of the 'War on Terror' – Iraq Afghanistan Pakistan (PDF) (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2015). (PDF), di IPPNW, PGS e PSR, prima edizione internazionale (marzo 2015)
- Gabriela Motroc, U.S. War on Terror has reportedly killed 1.3 million people in a decade, in Australian National Review, 7 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 5 maggio 2015).
- 220,000 killed in US war in Afghanistan 80,000 in Pakistan: report, in Daily Times, 30 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 5 maggio 2015).
- ↑ Julian Borger, US withdrawal triggered catastrophic defeat of Afghan forces, damning watchdog report finds, in The Guardian, 18 maggio 2022. URL consultato il 19 maggio 2022 (archiviato dall'url originale il 21 maggio 2022).
- ↑ US withdrawal prompted collapse of Afghan army: Report, Al Jazeera, 18 maggio 2022. URL consultato il 19 maggio 2022 (archiviato dall'url originale il 20 giugno 2022).
- ↑ NATO to Cut Forces in Afghanistan, Match US Withdrawal, in VOA News, 14 aprile 2021. URL consultato il 26 luglio 2021 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2021).
- ↑ Nic Robertson, Afghanistan is disintegrating fast as Biden's troop withdrawal continues, CNN, 24 giugno 2021. URL consultato il 26 luglio 2021 (archiviato dall'url originale il 9 luglio 2021).
- ↑ Afghanistan stunned by scale and speed of security forces' collapse, in The Guardian, 13 luglio 2021. URL consultato il 26 luglio 2021 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2021).
- ↑ Andrew H. Watkins, An Assessment of Taliban Rule at Three Months (PDF), in Paul Cruickshank e Kristina Hummel (a cura di), CTC Sentinel, vol. 14, n. 9, West Point, New York, Combating Terrorism Center, novembre 2021, pp. 1–14. URL consultato il 29 novembre 2021 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2021).
- ↑ President Ashraf Ghani Flees Afghanistan, Taliban Take Over Kabul: Report, in NDTV.com. URL consultato il 15 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2021).
- ↑ The Afghan government's collapse is a humiliation for the US and Joe Biden, in New Statesman, 15 agosto 2021. URL consultato il 15 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2021).
- ↑ Operations, su The National Resistance Front: Fighting for a Free Afghanistan, National Resistance Front of Afghanistan. URL consultato il 21 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2021).
- ↑ Anti-Taliban forces say they've taken three districts in Afghanistan's north, in Reuters, 21 agosto 2021. URL consultato il 21 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 23 agosto 2021).
- ↑ An anti-Taliban front forming in Panjshir? Ex top spy Saleh, son of 'Lion of Panjshir' meet at citadel, su The Week. URL consultato il 17 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 17 agosto 2021).
- ↑ Afghan Vice President Saleh Declares Himself Caretaker President; Reaches Out To Leaders for Support, su News18, 17 agosto 2021. URL consultato il 17 agosto 2021 (archiviato dall'url originale il 17 agosto 2021).
- ↑ Amy Kazmin, Stephanie Findlay e Farhan Bokhari, Taliban says it has captured last Afghan region of resistance, in Financial Times, 6 settembre 2021. URL consultato il 6 settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 10 dicembre 2022).
- ↑ Jim Huylebroek e Victor J. Blue, In Panjshir, Few Signs of an Active Resistance, or Any Fight at All, in The New York Times, 17 settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2021).
- ↑ Human and Budgetary Costs to Date of the U.S. War in Afghanistan, 2001–2022 | Figures | Costs of War, su The Costs of War. URL consultato il 1º settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2021).
- ↑ UCDP – Uppsala Conflict Data Program, su ucdp.uu.se. URL consultato il 25 dicembre 2022 (archiviato dall'url originale il 19 agosto 2021).
- ↑ One year later, Austin acknowledges lasting questions over Afghanistan war's end, su Stars and Stripes. URL consultato il 1º ottobre 2022 (archiviato dall'url originale il 1º ottobre 2022).
- ↑ Karzai says while the war has ended, unity has not yet been achieved | Ariana News, su ariananews.af, 9 marzo 2022. URL consultato il 1º ottobre 2022 (archiviato dall'url originale il 1º ottobre 2022).
- ↑ Briefing by Special Representative Deborah Lyons to the Security Council, su UNAMA, 26 gennaio 2022. URL consultato il 1º ottobre 2022 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2022).
- ↑ Hamid Karzai stays on in Afghanistan — hoping for the best, but unable to leave, NPR. URL consultato il 15 ottobre 2022 (archiviato dall'url originale il 19 gennaio 2023).
- ↑ David Zucchino, Shifting to Governing, Taliban Will Name Supreme Afghan Leader, in The New York Times, 1º settembre 2021, ISSN 0362-4331. URL consultato il 6 settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2021).
- ↑ گروه طالبان حکومت جدید خود را با رهبری ملا حسن اخوند اعلام کرد, BBC News فارسی. URL consultato l'8 ottobre 2021 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2021).
- ↑ Taliban announce new government for Afghanistan, BBC News, 7 settembre 2021. URL consultato il 9 settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2021).
- ↑ Profile: Who is Afghanistan's new caretaker prime minister?, in The Express Tribune, 8 settembre 2021. URL consultato l'8 ottobre 2021 (archiviato dall'url originale l'8 settembre 2021).
- 1 2 3 Hardliners get key posts in new Taliban government, BBC News, 7 settembre 2021. URL consultato il 9 settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2021).
- ↑ Taliban Announces Head of State, Acting Ministers, in TOLOnews, 7 settembre 2021. URL consultato il 7 settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2021).
- ↑ Taliban Name Their Deputy Ministers, Doubling Down On An All-Male Team, NPR, 21 settembre 2021. URL consultato l'8 ottobre 2021 (archiviato dall'url originale il 10 ottobre 2021).
- ↑ Who will speak for Afghanistan at the United Nations?, Al Jazeera, 26 settembre 2021. URL consultato l'8 ottobre 2021 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2021).
- ↑ China urges World Bank, IMF to help Afghanistan, in News24, 28 ottobre 2021. URL consultato il 12 novembre 2021 (archiviato dall'url originale il 2 giugno 2022).
- ↑ Afghanistan: Can the Taliban avert a food crisis without foreign aid?, Deutsche Welle, 11 novembre 2021. URL consultato il 12 novembre 2021 (archiviato dall'url originale il 26 dicembre 2022).
- ↑ 'Countdown to catastrophe': half of Afghans face hunger this winter – UN, in The Guardian, 25 ottobre 2021. URL consultato il 12 novembre 2021 (archiviato dall'url originale il 9 giugno 2022).
- ↑ Afghanistan Facing Famine: UN, World Bank, US Should Adjust Sanctions, Economic Policies, Human Rights Watch, 11 novembre 2021. URL consultato il 12 novembre 2021 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2022).
- 1 2 Can the Taliban Tackle Corruption in Afghanistan?, su VOA, 31 gennaio 2023. URL consultato il 16 agosto 2023 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2023).«Taliban-ruled Afghanistan is ranked 150th, a remarkable status upgrade from its 174th ranking in 2021. In 2011, at the height of U.S. military and developmental engagement in Afghanistan, the country was ranked 180th, next to North Korea and Somalia.»
- ↑ (EN) 2023 Corruption Perceptions Index: Explore the results, su Transparency.org, 30 gennaio 2024. URL consultato il 30 dicembre 2024 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2023).
- ↑ Taliban blasted for 'shocking oppression' of women, su Arab News, 12 settembre 2023. URL consultato il 13 settembre 2023 (archiviato dall'url originale il 12 settembre 2023).
- ↑ Afghan Refugees, Costs of War, Afghan Refugees | Costs of War, su costsofwar.org. URL consultato il 5 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 10 marzo 2013)., 2012.
- ↑ In numbers: Life in Afghanistan after America leaves, su bbc.co.uk, BBC News, 13 luglio 2021. URL consultato il 15 luglio 2021 (archiviato dall'url originale il 23 agosto 2021).
- ↑ 'What's wrong?': The silence of Pakistanis on expulsion of Afghan refugees, Al Jazeera, 22 novembre 2023. URL consultato il 26 gennaio 2024 (archiviato dall'url originale il 26 gennaio 2024).
- ↑ Afghans Banned From 16 Provinces In Iran As Forced Exodus Continues, Radio Free Europe/Radio Liberty, 4 dicembre 2023. URL consultato il 26 gennaio 2024 (archiviato dall'url originale il 26 gennaio 2024).
- ↑ Taliban: Iran Deports Almost 350,000 Afghans Within 3 Months, in VOA News, 11 dicembre 2023. URL consultato il 26 gennaio 2024 (archiviato dall'url originale il 26 gennaio 2024).
- ↑ Over 1 mn Afghan children facing severe malnutrition, says WHO chief, in Business Standard, 22 dicembre 2023. URL consultato il 26 gennaio 2024 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2024).
- ↑ Afghanistan's Taliban send delegation to COP climate summit, su DW News, 10 novembre 2024. URL consultato l'11 novembre 2024 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2024).
- ↑ 'They threw us out like garbage': Iran rushes deportation of 4 million Afghans before deadline, in The Guardian, 7 luglio 2025.
- ↑ Afghanistan, in Programma alimentare mondiale.
- ↑ United Nations and Afghanistan, su United Nations (archiviato dall'url originale il 31 ottobre 2013).
- ↑ Piyasiri Wickramasekara, Jag Sehgal, Farhad Mehran, Ladan Noroozi e Saeid Eisazadeh, Afghan Households in Iran: Profile and Impact (PDF), su United Nations High Commissioner for Refugees (archiviato dall'url originale il 23 febbraio 2018).
- ↑ (EN) UN and NGOs launch US$ 529 million response plan for 2.7 million Afghan returnees from Iran and Pakistan, su United Nations in Afghanistan, 19 maggio 2026. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 (EN) Fertility rate, total (births per woman) – Afghanistan, su World Bank Open Data. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ (EN) Total fertility rate comparison, su The World Factbook, Central Intelligence Agency. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Jamal Abdul Nasir, Sohail Akhtar, Syed Arif Ahmed Zaidi, Andleeb Rani, Hina Bano e Andrew Hinde, Is recent Afghanistan survey data suitable for fertility analysis? A regional investigation based on fertility inhibiting determinants, in PLOS ONE, vol. 14, n. 10, 16 ottobre 2019, DOI:10.1371/journal.pone.0223111.
- ↑ Gini Index, su World Bank. URL consultato il 2 marzo 2011 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2014).
- ↑ (EN) Estimated Population of Afghanistan 2024-25 (PDF), su cso.gov.af, National Statistics and Information Authority, 2024.
- ↑ (EN) Ali Karimi, Can Cities Save Afghanistan?, su Foreign Policy, 20 marzo 2015.
- 1 2 3 Afghan Ethnic Groups: A Brief Investigation, su ReliefWeb, NATO CFC, 14 agosto 2011. URL consultato il 18 settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2021).
- 1 2 (EN) Afghanistan, su Minority Rights Group, 2 novembre 2023.
- ↑ Afghanistan in 2017: A Survey of the Afghan People (PDF), su asiafoundation.org, The Asia Foundation, 2017. URL consultato il 12 settembre 2025.
- ↑ Afghanistan in 2021: A Survey of the Afghan People (PDF), su asiafoundation.org, The Asia Foundation, 2021. URL consultato il 12 settembre 2025.
- 1 2 (EN) Afghanistan's Constitution of 2004, su Constitute Project. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ Bernt Glatzer, The Pashtun Tribal System (PDF), su ag-afghanistan.de, New Delhi, Concept Publishers, 2002 (archiviato dall'url originale il 9 ottobre 2022).
- ↑ Afghanistan: Kuchi nomads seek a better deal, su IRIN Asia, 18 febbraio 2008 (archiviato dall'url originale il 10 settembre 2011).
- ↑ Chapter 1: Religious Affiliation, in The World's Muslims: Unity and Diversity, Pew Research Center, 9 agosto 2012. URL consultato il 22 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 26 dicembre 2016).
- ↑ (EN) Afghanistan (PDF), su The World Factbook, Central Intelligence Agency, 2021. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Religion in Afghanistan, su The Swedish Committee for Afghanistan.
- ↑ Sanjoy Majumder, Sikhs struggle in Afghanistan, BBC News, 25 settembre 2003. URL consultato il 19 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2009).
- ↑ Lavina Melwani, Hindus Abandon Afghanistan, su Hinduism Today. URL consultato il 19 maggio 2012 (archiviato dall'url originale l'11 gennaio 2007).
- ↑ Afghanistan: Sikhs rebuilding gurdwaras, su Religioscope, 25 agosto 2005.
- ↑ Seerat Chabba, Afghanistan: What does Taliban rule mean for Sikhs and Hindus?, Deutsche Welle, 8 settembre 2021. URL consultato il 25 ottobre 2021.
- ↑ N. C. Aizenman, Afghan Jew Becomes Country's One and Only, in The Washington Post, 27 gennaio 2005. URL consultato il 19 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 16 maggio 2011).
- ↑ Last Jew in Afghanistan en route to US: report, in The New Arab, 7 settembre 2021. URL consultato il 17 settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 9 settembre 2021).
- ↑ Ben Zion Gad, 'Last Jew in Afghanistan' loses title to hidden Jewish family, in The Jerusalem Post, 1º dicembre 2021. URL consultato il 7 febbraio 2023.
- ↑ Matthias Gebauer, Christians in Afghanistan: A Community of Faith and Fear, in Der Spiegel, 20 marzo 2006. URL consultato il 25 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 27 gennaio 2012).
- ↑ International Religious Freedom Report 2009, su state.gov, United States Department of State, 2009. URL consultato il 6 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 30 novembre 2009).
- ↑ (EN) Four Years after the Taliban's Takeover, “Morality Law” Imposes Harsh Religious Freedom Restrictions, su United States Commission on International Religious Freedom, 15 agosto 2025. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ 3.11. Individuals considered to have committed blasphemy and/or apostasy, su European Union Agency for Asylum. URL consultato il 15 maggio 2026.
- ↑ (EN) Religious Freedom Conditions in Afghanistan, su United States Commission on International Religious Freedom. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ Louis Dupree, Afghanistan: (iv.) Ethnography, in Encyclopædia Iranica, 1982 (archiviato dall'url originale il 27 ottobre 2021).
- ↑ Austin Bodetti, What will happen to Afghanistan's national languages?, su The New Arab, 11 luglio 2019. URL consultato il 3 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2021).
- ↑ (EN) Afghanistan, su The World Factbook, Central Intelligence Agency. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 Nazes Afroz e Moska Najib, Afghanistan – Culture Smart!: The Essential Guide to Customs & Culture, Kuperard, 1º dicembre 2013, ISBN 978-1-85733-680-1.
- ↑ Tabasum Akseer, Afghanistan in 2018: A Survey of the Afghan People (PDF), su asiafoundation.org, The Asia Foundation, 2018. URL consultato il 13 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 7 agosto 2019).
- ↑ Afghanistan (PDF), su apps.who.int, World Health Organization. URL consultato il 17 maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2017).
- ↑ (EN) Afghanistan, su World Health Organization – Global Health Observatory. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Afghanistan, su uis.unesco.org, UNESCO, 27 novembre 2016 (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2017).
- ↑ Tom A. Peter, Childbirth and maternal health improve in Afghanistan, in The Christian Science Monitor, 17 dicembre 2011. URL consultato il 12 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 31 dicembre 2013).
- ↑ Afghanistan National Hospital Survey (PDF), Afghan Ministry of Health, agosto 2004. URL consultato il 28 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 7 agosto 2019).
- ↑ Ayaz Gul, Pakistan-funded Afghan Hospital Begins Operations, in VOA News, 20 aprile 2019. URL consultato il 28 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2019).
- ↑ Health, su afghanistan.usaid.gov, United States Agency for International Development. URL consultato il 20 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2013).
- ↑ Anne-Marie DiNardo, Empowering Afghanistan's Disabled Population, su usaid.gov, USAID, 31 marzo 2006. URL consultato il 19 maggio 2012 (archiviato dall'url originale l'8 maggio 2004).
- ↑ Richard Norton-Taylor, Afghanistan's refugee crisis 'ignored', in The Guardian, 13 febbraio 2008. URL consultato il 19 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 15 dicembre 2010).
- ↑ Afghanistan: People living with disabilities call for integration, in The New Humanitarian, 2 dicembre 2004. URL consultato il 28 giugno 2021 (archiviato dall'url originale il 20 settembre 2011).
- ↑ Virginia Haussegger, Mahboba's Promise, su abc.net.au, ABC News, 2 luglio 2009. URL consultato il 15 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 26 luglio 2013).
- ↑ (EN) Public Health Situation Analysis – Afghanistan, su World Health Organization, 4 agosto 2025. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan, su Global Health Cluster – World Health Organization. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan's new National Health Policy (2025–2030): a roadmap to a healthier future, su World Health Organization – Regional Office for the Eastern Mediterranean, 12 marzo 2025. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan – WHO results report 2024–2025, su World Health Organization. URL consultato il 7 settembre 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Visiting hours and holidays, su Embassy of Afghanistan in Abu Dhabi. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 (EN) Afghanistan's Independence Days, su Ministry of Foreign Affairs of Afghanistan. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Time for Performing the Eid al-Adha (Qurban) Prayer, su Ministry of Hajj and Religious Affairs of Afghanistan. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Fifth Anniversary of Victory and Independence Celebrated Nationwide with Grand Ceremonies, su Ministry of Information and Culture of Afghanistan, 15 agosto 2026. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan, su ebsco.com. URL consultato il 7 marzo 2026.
- ↑ (EN) Statement of the Islamic Emirate on the Occasion of the 107th Anniversary of Independence, su Office of the Prime Minister of Afghanistan, 19 agosto 2026. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 3 4 Afghanistan Way of Life, su afghanistans.com. URL consultato il 14 giugno 2020 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2021).
- ↑ Peter R. Blood (a cura di), Afghanistan: a country study, su lcweb2.loc.gov, Library of Congress, Federal Research Division, 1998. URL consultato il 23 gennaio 2021 (archiviato dall'url originale il 31 ottobre 2004).
- ↑ Louis Dupree, Afghanistan, 2ª, Oxford University Press, 1997, p. 126, ISBN 978-0-19-577634-8.
- ↑ Thomas Barfield, Afghanistan: A Cultural and Political History, Princeton University Press, 2012, p. 59, ISBN 978-0-691-15441-1.
- ↑ Afghanistan: Kuchi nomads seek a better deal, su IRIN, 18 febbraio 2008 (archiviato dall'url originale il 10 settembre 2011).
- ↑ Thomas Barfield, Afghanistan: A Cultural and Political History, Princeton University Press, 2012, pp. 40-41, ISBN 978-0-691-15441-1.
- ↑ Louis Dupree, Afghanistan, 2ª, Oxford University Press, 1997, p. 104, ISBN 978-0-19-577634-8.
- ↑ Louis Dupree, Afghanistan, 2ª, Oxford University Press, 1997, pp. 122, 198, ISBN 978-0-19-577634-8.
- ↑ S. Bahgam e Mukhatari, Study on Child Marriage in Afghanistan (PDF), in Medica Mondiale, 2004, pp. 1-20. URL consultato il 15 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2012).
- ↑ Karzai heads for hat trouble, BBC News, 28 aprile 2002.
- ↑ Sahar Amer, What Is Veiling?, UNC Press Books, 2014, p. 61, ISBN 978-1-4696-1776-3.
- ↑ Afghanistan Art and Architecture, su afghanistans.com. URL consultato il 14 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 7 marzo 2021).
- 1 2 3 (EN) Cultural Landscape and Archaeological Remains of the Bamiyan Valley, su UNESCO World Heritage Centre. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 (EN) Minaret and Archaeological Remains of Jam, su UNESCO World Heritage Centre. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ Hameed ud-Din, The Afghan Architecture of India: An historical study, 1451–1526, in Rivista degli studi orientali, vol. 35, 1960, pp. 149-155, JSTOR 41922907.
- ↑ Irfan Habib, Medieval India: The Study of a Civilization, National Book Trust, India, 2007, p. 228, ISBN 978-81-237-5255-6.
- ↑ G. V. Brandolini, Afghanistan cultural heritage, Bergamo, Orizzonte terra, 2007, p. 64.
- ↑ Gandhara art, su britannica.com. URL consultato il 22 agosto 2018.
- ↑ First-ever oil paintings found in Afghanistan, su edition.cnn.com, CNN, 24 aprile 2008. URL consultato il 3 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il 20 marzo 2018).
- 1 2 3 (EN) Afghanistan, su UNESCO Intangible Cultural Heritage. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Rug Weavers and Bride Prices in the Northwest: Still expensive in spite of government and Taleban rules, su Afghanistan Analysts Network, 12 maggio 2019.
- ↑ Selling war: commodifying the (in)security of Afghan women, su SPERI, 15 gennaio 2020.
- ↑ Kareem Fahim, War and Pillaging Couldn't Break an Afghan Village, but a Tumbling Economy May, in The New York Times, 18 agosto 2016.
- ↑ (EN) Afghanistan, su UNESCO World Heritage Centre. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ In Western Afghanistan, an ancient love of poetry thrives again, su UN News, 5 ottobre 2017. URL consultato il 15 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 17 agosto 2021).
- ↑ (EN) A Thousand Years of the Persian Book – Exhibition Overview, su Library of Congress. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ Classical Dari and Pashto Poets, su Afghan-web.com. URL consultato il 4 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 12 aprile 2014).
- 1 2 3 4 Afghanistan – The Rough Guide to World Music, su Songlines. URL consultato il 12 giugno 2020 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2021).
- ↑ (EN) Art of crafting and playing rubab/rabab, su UNESCO Intangible Cultural Heritage, 2024. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ Artist Biographies, su Afghanland.com. URL consultato il 17 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2013).
- ↑ Afghanistan's Traditional Dance-Attan, su wadsam.com, 7 luglio 2012. URL consultato il 12 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2021).
- ↑ (EN) Osama, su Golden Globes. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Suspects Sentenced To Death For Killing Journalist in Kandahar, TOLOnews, 16 aprile 2019. URL consultato il 28 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 17 aprile 2019).
- ↑ Louis Dupree, Afghanistan, 2ª, Oxford University Press, 1997, p. 405, ISBN 978-0-19-577634-8.
- ↑ Encounters with Bollywood in Kabul, su Himal Southasian, 14 settembre 2013.
- ↑ Tanveer Ali, Everything You Need To Know About Afghan Food, su Food Republic, 31 luglio 2012 (archiviato dall'url originale il 13 febbraio 2013).
- ↑ Helen Brittin, The Food and Culture Around the World Handbook, Boston, Prentice Hall, 2011, pp. 20-21.
- ↑ Uthra Ganesan, Cricket is now the biggest sport in Afghanistan, in The Hindu, 11 gennaio 2016. URL consultato il 4 luglio 2019.
- ↑ Maria Abi-Habib e Walid Fazly, In Afghanistan's National Pastime, It's Better to Be a Hero Than a Goat, in The Wall Street Journal, 13 aprile 2011. URL consultato il 13 aprile 2011 (archiviato dall'url originale il 26 maggio 2015).
- ↑ South Asian Games: Shooters, swimmers shine as India consolidate dominance, in The Times of India, 5 febbraio 2010. URL consultato il 28 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 13 giugno 2019).
- ↑ Lyse Doucet, Precious moments of unity touch Afghans after football triumph, BBC News, 12 settembre 2013. URL consultato il 28 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 25 settembre 2013).
- ↑ 2009–10 Intercontinental Cup, su cricketeurope4.net. URL consultato il 28 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2013).
- ↑ Rory Stewart, The Places in Between, HMH Books, 2007, p. 100, ISBN 978-0-15-603593-4.
- 1 2 (EN) Afghanistan signs strategic partnership with Eutelsat to accelerate access to satellite infrastructure for digital services, su Ministry of Communications and Information Technology of Afghanistan, 12 gennaio 2014. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan Signs First Satellite Deal, su Radio Free Europe/Radio Liberty, 10 maggio 2014. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) UNDP Afghanistan – 2024 in Numbers, su United Nations Development Programme, 12 giugno 2025. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 3 (EN) The situation in Afghanistan and its implications for international peace and security – Report of the Secretary-General, su United Nations Digital Library, 5 settembre 2025. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Mazār-e Šarif, su Encyclopædia Iranica, 23 marzo 2018. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ Education, su usaid.gov, USAID. URL consultato il 26 maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2018).
- ↑ Mohammad Sabir Adina, Wardak seeks $3b in aid for school buildings, Pajhwok Afghan News, 18 maggio 2013. URL consultato il 13 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2013).
- ↑ Afghanistan, su uis.unesco.org, UNESCO Institute for Statistics. URL consultato il 6 agosto 2020.
- ↑ Afghanistan: Girls excluded as Afghan secondary schools reopen, BBC News, 18 settembre 2021. URL consultato il 20 settembre 2021.
- ↑ Victor J. Blue e David Zucchino, A Harsh New Reality for Afghan Women and Girls in Taliban-Run Schools, in The New York Times, 20 settembre 2021, ISSN 0362-4331. URL consultato il 20 settembre 2021 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2021).
- ↑ Taliban reverses decision, barring Afghan girls from attending school beyond 6th grade, NPR, 23 marzo 2022. URL consultato il 5 aprile 2022.
- ↑ Afghanistan: Six provinces keep schools open for girls despite nationwide ban, su amu.tv, AmuTV, 1º gennaio 2023. URL consultato il 17 febbraio 2023.
- ↑ Tooba Neda Safi, Girls return to high school in some regions of Afghanistan, su Geneva Solutions, 17 febbraio 2023. URL consultato il 17 febbraio 2023.
- ↑ UN is seeking to verify that Afghanistan's Taliban are letting girls study at religious schools, su The Seattle Times, 20 dicembre 2023. URL consultato il 21 dicembre 2023.
- ↑ (EN) Five years on: UNESCO calls for the full restoration of the right to education for Afghan girls and women, su UNESCO, 11 agosto 2026. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ (EN) UNESCO and UNICEF urge action to protect the right to education in Afghanistan, su UNESCO, 24 gennaio 2026. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ (EN) About Kabul University, su Kabul University. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) American University of Afghanistan students to continue education in Qatar through strategic agreement with QF and QFFD, su Qatar Foundation, 23 dicembre 2021. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Academics, su American University of Afghanistan. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) The situation in Afghanistan and its implications for international peace and security – Report of the Secretary-General, su United Nations Digital Library, 11 giugno 2025. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Report of the Special Rapporteur on the situation of human rights in Afghanistan (PDF), su United Nations, 2025. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Democracy Report 2026, Unraveling The Democratic Era? (PDF), su V-Dem Institute, 2026. URL consultato il 17 marzo 2026.
- 1 2 (EN) Russia becomes first country to recognise Taliban government of Afghanistan, in Reuters, 3 luglio 2025. URL consultato il 3 luglio 2025.
- ↑ Afghanistan's Hekmatyar says heading for Doha with Karzai, Abdullah Abdullah to meet Taliban, in Reuters, 16 agosto 2021. URL consultato il 18 agosto 2021.
- ↑ (EN) Letter dated 8 July 2024 from the Chair of the Security Council Committee established pursuant to resolution 1988 (2011) addressed to the President of the Security Council (PDF), su United Nations Digital Library, 2024. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Q&A: What is a loya jirga?, BBC News, 1º luglio 2002. URL consultato il 2 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 23 maggio 2019).
- ↑ Taliban meet tribal leaders, minority reps in first loya jirga since takeover, in Arab News, 30 giugno 2022. URL consultato l'8 aprile 2025 (archiviato dall'url originale il 25 gennaio 2025).
- ↑ Treaty of Friendship, su Ministry of External Affairs, Government of India. URL consultato il 31 dicembre 2020 (archiviato dall'url originale il 19 gennaio 2021).
- ↑ Hillary Clinton says Afghanistan 'major non-Nato ally', BBC News, 7 luglio 2012. URL consultato il 4 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2019).
- ↑ Shawna Mizelle e Sam Fossum, Biden will rescind Afghanistan's designation as a major non-NATO ally, CNN, 7 luglio 2022 (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2022).
- ↑ (EN) The UN in Afghanistan calls for an immediate end to draconian restrictions on the rights of women & girls by the de facto authorities, su United Nations in Afghanistan, 8 marzo 2023. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ (EN) Sanctions, Travel Bans on Taliban Resulting in Afghanistan Being 'Ruptured from International Community', Special Representative Warns Security Council, su United Nations, 18 settembre 2024. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan, Occupied Palestinian Territory, Ukraine & other topics – Daily Press Briefing, su United Nations, 14 agosto 2026. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ Taliban dissolves Afghanistan's human rights commission as 'unnecessary', in The Guardian, 16 maggio 2022. URL consultato il 20 maggio 2022. Ospitato su Reuters.
- ↑ Mujib Mashal e Fahim Abed, India Offers Escape to Afghan Hindus and Sikhs Facing Attacks, in The New York Times, 19 luglio 2020. URL consultato l'11 settembre 2021.
- ↑ (EN) Prosecution's application under article 58 for a warrant of arrest against Haibatullah AKHUNDZADA (PDF), su International Criminal Court, 23 gennaio 2025. URL consultato il 7 settembre 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan’s Economy Faces Critical Challenges as it Adjusts to New Realities, su World Bank, 18 ottobre 2022. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan Economy Shows Modest Growth After Two Years of Severe Contraction, But Recovery Remains Fragile, su World Bank, 4 dicembre 2024. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 3 (EN) Afghan Economy Shows Signs of Gradual Recovery, But Outlook Remains Uncertain – World Bank, su World Bank, 23 aprile 2025. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 3 (EN) Afghanistan’s Economy Shows Resilience but living standards are falling, su World Bank, 26 maggio 2026. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) GDP (current US$) – Afghanistan, su World Development Indicators, World Bank. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 3 4 (EN) Afghanistan Opium Survey 2025 (PDF), su United Nations Office on Drugs and Crime, 2025. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 3 (EN) Preliminary Assessment of Non-Fuel Mineral Resources of Afghanistan, 2007, su United States Geological Survey, 2007. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Preliminary non-fuel mineral resource assessment of Afghanistan 2007, su United States Geological Survey, 2007. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) An Analysis of the Published Mineral Resource Estimates of the Haji-Gak Iron Deposit, Afghanistan, su United States Geological Survey, 2011. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) A Summary of Data Collected by the U.S. Geological Survey at Dasht-e-Nawar, Afghanistan, in Support of Lithium Exploration, June–September 2014, su United States Geological Survey, 2015. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Rare Earth Element Mineralogy, Geochemistry, and Preliminary Resource Assessment of the Khanneshin Carbonatite Complex, Helmand Province, Afghanistan, su United States Geological Survey, 2011. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) The Mineral Industry of Afghanistan in 2017–2018 (PDF), su United States Geological Survey. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 (EN) Hairatan to Mazar-e-Sharif Railway Project, su Asian Development Bank. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) The Fifth Section of the Hairatan–Mazar-e-Sharif Railway Has Been Reactivated, su Office of the Deputy Prime Minister for Economic Affairs, 21 maggio 2026. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Imports via Herat–Khaf railway record fivefold increase, su Pajhwok Afghan News, 2 novembre 2025. URL consultato il 30 agosto 2026.
- 1 2 (EN) Transfer of goods via Khaf–Herat railway continues normally: IEA, su Pajhwok Afghan News, 6 marzo 2026. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) The signing of the contract for the fourth section of the second phase of the Khaf-Herat railway occurred on March 28th, in the presence of Mullah Abdul Ghani Baradar Akhund, su Office of the Deputy Prime Minister for Economic Affairs, 28 marzo 2024. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan Rail Network, su Regional Economic Cooperation Conference on Afghanistan. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) 2009–10 Intercontinental Cup, su CricketEurope (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2013).
- ↑ (EN) Afghanistan, Ireland get Test status, su International Cricket Council, 22 giugno 2017. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan lift ICC Cricket World Cup Qualifier 2018 trophy, su International Cricket Council, 2018. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan seal dramatic semi-final berth amid heart-stopping run chase, su International Cricket Council, 24 giugno 2024. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) South Africa book T20 World Cup final ticket with emphatic win over Afghanistan, su International Cricket Council, 27 giugno 2024. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Afghanistan announce T20 World Cup 2024 squad, su International Cricket Council, 30 aprile 2024. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) Amiri's remarkable journey from raw teen to Afghanistan icon, su FIFA. URL consultato il 30 agosto 2026.
- ↑ (EN) A Chronological History of Sports in Afghanistan, su Afghanistan Online (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2016).
- ↑ Sports, su Pajhwok Afghan News, pajhwok.com. URL consultato il 14 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2014).
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Marco Braghero, Afghanistan. La cultura come sfida per la ricostruzione, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 2006.
- Claudio Bertolotti, Shahid. Analisi del terrorismo suicida in Afghanistan, Milano, FrancoAngeli, 2010.
- Claudio Bertolotti, Il ruolo delle potenze regionali sulla politica di sicurezza dell'Afghanistan post-NATO, Roma, CeMiSS, 2012.
- Steve Coll, La guerra segreta della CIA. L'America, l'Afghanistan e Bin Laden dall'invasione sovietica al 10 settembre 2001, Milano, BUR-Rizzoli, 2008.
- Ehsanullah d'Afghanistan, Aman Ullah, il re riformista. Afghanistan 1919-1929, a cura di Marika Guerrini, Milano, Jouvence, 2018, ISBN 978-88-7801-601-9.
- Emanuele Giordana, Afghanistan. Il crocevia della guerra, Roma, Editori Riuniti, 2007.
- Emanuele Giordana, Diario da Kabul. Appunti da una città sulla linea del fronte, Milano, ObarraO, 2010.
- Elisa Giunchi, Afghanistan. Stato e società nel cuore dell'Asia, Roma, Carocci, 2007.
- Marika Guerrini, Afghanistan. Profilo storico di una cultura, Roma, Jouvence, 2006.
- Marika Guerrini, Afghanistan. Passato e presente, Milano, Jouvence, 2014.
- Antonino Pagliaro, Virginia Vacca e Michele Gortani, Afghanistan, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929. URL consultato il 26 agosto 2021.
- Massimo Papa, Afghanistan. Tradizione giuridica e ricostruzione dell'ordinamento tra Shari'a, consuetudini e diritto statale, Torino, Giappichelli, 2006.
- Valerio Pellizzari, In battaglia, quando l'uva è matura. Quarant'anni di Afghanistan, Roma-Bari, Laterza, 2012, ISBN 978-88-420-5572-3.
- Ahmed Rashid, Talebani. Islam, petrolio e il grande scontro in Asia Centrale, Milano, Feltrinelli, 2002.
- Marco Renna, Ring Road. Sei mesi con gli alpini in Afghanistan, Milano, Ugo Mursia, 2011.
- Maurizio Stefanini, Avanzo di Allah, cuore del mondo. Il romanzo dell'Afghanistan, Milano, Guerini e Associati, 2002.
- Enrico Vigna, Afghanistan ieri e oggi. 1978-2001. Cronaca di una rivoluzione e di una controrivoluzione, Napoli, La Città del Sole, 2001.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Asia centrale
- Presidenti dell'Afghanistan
- Diritti LGBT in Afghanistan
- Letteratura afghana
- Regno dell'Afghanistan
- Guerra in Afghanistan (1979-1989)
- Guerra civile afghana
- Guerra in Afghanistan (2001-2021)
- Guerra al terrorismo
- Impero britannico
- Patrimonio dell'umanità
- Produzione di oppio in Afghanistan
- Prostituzione in Afghanistan
- Società Afghana della Mezzaluna Rossa
- Talebani
- Bacha Bazi
Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikiquote contiene citazioni sull'Afghanistan
Wikizionario contiene il lemma di dizionario «Afghanistan»
Wikinotizie contiene notizie di attualità sull'Afghanistan
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sull'Afghanistan
Wikivoyage contiene informazioni turistiche sull'Afghanistan
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su alemarahenglish.af.
- ARG1880 (canale), su YouTube, Google LLC.
- Afghanistan, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Afghanistan, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- Afghanistan, su sapere.it, De Agostini.
- (IT, DE, FR) Afghanistan, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
- (EN) Victor P. Petrov, Frank Raymond Allchin, Louis Dupree, Mohammad Ali, Marvin G. Weinbaum e Nancy Hatch Dupree, Afghanistan, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Afghanistan, in Encyclopædia Iranica, Ehsan Yarshater Center, Columbia University.
- (EN) Afghanistan, in Jewish Encyclopedia, Funk and Wagnalls.
- (EN) Afghanistan, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
- (EN) Afghanistan, su Mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy.
- (EN) Afghanistan, su Comic Vine, Fandom.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 253870196 · ISNI (EN) 0000 0001 2167 7801 · LCCN (EN) n79063030 · GND (DE) 4000687-6 · BNE (ES) XX450563 (data) · BNF (FR) cb11987818g (data) · J9U (EN, HE) 987007564356005171 · NDL (EN, JA) 00560077 |
|---|

