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Corte penale internazionale

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Disambiguazione – Se stai cercando l'analogo organismo delle Nazioni Unite, vedi Corte internazionale di giustizia.
Corte penale internazionale
(FR) Cour pénale internationale
(EN) International Criminal Court
La sede della Corte penale internazionale
AbbreviazioneICC-CPI
TipoTribunale per crimini internazionali
Fondazione1º luglio 2002
Sede centralePaesi Bassi (bandiera) L'Aia
Area di azione125 Paesi
PresidenteGiappone (bandiera) Tomoko Akane[1]
Lingue ufficialiinglese, francese, arabo, cinese, russo, spagnolo
Bilancio€103 623 300[2] (2010)
Impiegati686, previsti 763 (2010)
Sito webicc-cpi.int e www.icc-cpi.int/fr

La Corte penale internazionale (in inglese International Criminal Court - ICC; in francese Cour pénale internationale - CPI) è un tribunale per crimini internazionali che ha sede a L'Aia, nei Paesi Bassi.

La sua competenza è limitata ai crimini più seri che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, cioè il genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra (cosiddetti crimina iuris gentium), e di recente anche il crimine di aggressione (art. 5, par. 1, Statuto di Roma).

La Corte ha una competenza complementare a quella dei singoli Stati, dunque può intervenire se e solo se gli Stati non possono (o non vogliono) agire per punire crimini internazionali.

La Corte penale internazionale non è un organo dell'ONU e non va confusa con la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite, anch'essa con sede a L'Aia. La principale differenza è che la CPI giudica le persone fisiche, mentre la CIG giudica gli Stati.[3][4] Ha però alcuni legami con le Nazioni Unite: ad esempio il Consiglio di sicurezza ha il potere di deferire alla Corte situazioni che altrimenti non sarebbero sotto la sua giurisdizione (art. 13(b), Statuto di Roma)[5].

Le origini della Corte penale internazionale risalgono alla fine della seconda guerra mondiale, quando vennero istituiti dei tribunali militari internazionali. Il primo fu chiamato a giudicare i capi nazisti nel Processo di Norimberga, mentre il secondo era quello del Processo di Tokyo. Come tribunali militari, la loro competenza giurisdizionale si limitava ai crimini di guerra. Il tribunale di Norimberga - che durante gli anni aveva pronunciato diverse sentenze, ampliando l'ambito di giurisdizione inserendovi, oltre ai crimini di guerra, anche i crimini contro l'umanità e contro la pace - suscitò diverse polemiche nella dottrina giuridica, per la presunta violazione del principio di irretroattività della legge penale: per questo motivo già negli anni Cinquanta la migliore dottrina internazionalista[6] si pose il problema di consacrare in un testo normativo vincolante i precetti che perseguivano queste gravissime fattispecie di crimine internazionale e sancivano per esse la responsabilità anche personale - e non solo statale - degli autori. Nell'ambito di questo riconoscimento pattizio del precetto, la sanzione sarebbe stata irrogata da un nuovo organo, la Corte penale internazionale.

La campagna per l'istituzione della Corte penale internazionale fu poi ripresa e rilanciata negli anni novanta da una coalizione di 300 organizzazioni non governative, tra le quali l'organizzazione Non c'è pace senza giustizia[7] appartenente alla galassia radicale italiana[8].

Contemporaneamente l'Assemblea generale dell'ONU varò il progetto di formulare un codice sui crimini e uno statuto per la Corte penale internazionale. Il 9 dicembre 1994, l'Assemblea generale creava un apposito comitato preparatorio che riprese il progetto elaborato precedentemente dalla Commissione di diritto internazionale, approfondendone gli aspetti più controversi e sviluppandone i profili più complessi anche alla luce della codificazione dei crimini internazionali avvenuta negli statuti e successive modifiche dei primi tribunali ad hoc. Le pressioni da parte dell'ONU di terminare il progetto di realizzazione, infatti, si fecero più pesanti durante il 1993-1994, proprio perché erano stati istituiti dei tribunali ad hoc per la questione di ex Jugoslavia e Ruanda.

Nel 1996, conclusi i lavori della commissione, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite - con la risoluzione n. 51/207 del 17 dicembre 1996 - convocò una conferenza diplomatica di plenipotenziari, che sarebbe stata ospitata a Roma – nella sede della FAO all'Aventino – dal 15 giugno al 17 luglio 1998: ad essa fu rimesso il progetto finale (la cui redazione si protrasse sino al 3 aprile 1998) che per la prima volta proponeva l'individuazione degli elements of crimes (attuale articolo 8 dello Statuto di Roma) e l'istituzione di una Corte internazionale chiamata a accertarli e sanzionarli.

Dopo intense discussioni (cui contribuirono anche molteplici organizzazioni non governative che avevano sostenuto la campagna d'opinione pubblica per la giurisdizione universale sui crimini internazionali), la Conferenza di Roma si concludeva con l'approvazione dello Statuto con 120 voti favorevoli, 7 contrari, 21 astenuti, e con la firma dell'Atto finale, aperto a tutte le delegazioni partecipanti (160).

Lo stesso argomento in dettaglio: Statuto di Roma § La conferenza di Roma.

Lo Statuto è entrato in funzione il 1º luglio 2002, dopo la ratifica da parte del sessantesimo Stato aderente: infatti le progressive ratifiche dello statuto hanno consentito di raggiungere il quorum fissato dall'art. 126 (60 ratifiche) quattro anni dopo la conferenza di Roma; in virtù di questa norma il testo è quindi entrato in vigore e la Corte ha iniziato le proprie attività nel 2002.

Il primo nucleo operativo[9] è stato dapprima ampliato con l'elezione dei diciotto giudici, la nomina del presidente Philippe Kirsch e del cancelliere Bruno Cathala, che aveva guidato l'advanced team a partire dall'estate del 2002, e successivamente con l'elezione del procuratore capo Luis Moreno-Ocampo (cui è succeduta, nella funzione, Fatou Bensouda).

Il 13 settembre 2004 alla Corte è stato riconosciuto lo status di osservatore dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Il primo imputato di questo organo giudiziario è stato il congolese Thomas Lubanga il cui processo è iniziato il 26 gennaio del 2009.

A tutto il 2024 gli Stati parte erano 125[10][11], ben più della metà dei 193 Stati membri dell'ONU.

L'opposizione degli Stati Uniti d'America

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La posizione di Washington, ostile sin dall'inizio, produsse un duro confronto al momento dell'entrata in vigore del trattato istitutivo[12], anche con l'Unione europea[13]. Nel 2002 gli Stati Uniti approvarono addirittura una legge federale che fu ironicamente soprannominata "Legge di invasione dell'Aia",[14] la quale autorizza il Presidente a utilizzare "tutti i mezzi necessari e appropriati per ottenere il rilascio di qualsiasi membro del personale statunitense o alleato detenuto o imprigionato da, per conto o su richiesta della Corte Penale Internazionale".[15] L'opposizione si attenuò in parte dopo la cessazione da parte di John Bolton del suo incarico di rappresentante USA al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite alla fine del 2006[16]: dapprima il Dipartimento di Stato espresse apprezzamento per il trasferimento dell'imputato Charles Taylor all'Aja[17]; successivamente il governo statunitense non impedì l'adozione di risoluzioni che minacciavano il deferimento alla Corte penale internazionale di alcuni possibili crimini dei governanti libici nel 2011[18].

In seguito, però, la situazione è tornata estremamente conflittuale quando la Palestina ha depositato lo strumento di adesione al trattato istitutivo della Corte[19], fino alle minacce di sanzioni avanzate, il 10 settembre 2018, da John Bolton, da poco nominato Consigliere per la sicurezza nazionale[20]. Si tratta di una possibile controprova del fatto che, al di là dei motivi formali pure addotti inizialmente dall'amministrazione USA[21], il vero timore è che un organo giurisdizionale autonomo gestisca l'applicazione del DIU nei confronti degli Stati alleati e di quelli che ospitano personale militare statunitense[22], fin qui schermato da ogni possibile persecuzione penale non nazionale per le attività svolte nell'esercizio della funzione di aiuto allo Stato ospite nelle attività di contrasto al partito insurrezionale di alcune guerre civili in corso[23].

In seguito è giunta la decisione della prima amministrazione Trump di imporre un divieto di viaggio al procuratore dell'Aja, Fatou Bensouda e ai membri del suo staff. L'allora consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Bolton, e il segretario di Stato Mike Pompeo hanno così reagito alla decisione con cui la Corte penale internazionale aveva accolto la richiesta di Bensouda di aprire un'indagine formale sui crimini di guerra commessi in Afghanistan da tutte le parti in lotta, comprese le forze americane. Alla violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, sottesa a queste misure, si è aggiunto anche il divieto di Trump ai cittadini statunitensi di fornire consulenza come esperti alla Corte penale internazionale.

Le sanzioni USA contro la Corte furono poi revocate dal presidente Joe Biden, non peraltro nell'ambito di una nuova politica di riconoscimento o accettazione della Corte stessa, bensì semplicemente come strumento di una diversa metodologia di confronto basata sul dialogo.[24]

Non appena insediatasi, la seconda amministrazione Trump ha però ripreso la sua precedente politica di decisa contrapposizione nei confronti della Corte penale internazionale. Il 6 febbraio 2025 il presidente, da poco insediato, ha emanato un ordine esecutivo che vieta l'ingresso negli USA ad alti funzionari e dipendenti della Corte coinvolti nelle indagini sui crimini commessi in Afghanistan e in Palestina, e li sottopone a pesanti sanzioni economiche.[25] Misure analoghe sono state adottate, contro la relatrice speciale dell'ONU per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, nel mese di luglio successivo, e mantenute nonostante le richieste in contrario avanzate dalle organizzazioni internazionali[26].

Il 13 luglio 2026, il Dipartimento di Stato ha annunciato l'apertura di una campagna diplomatica volta a incoraggiare gli Stati parte al recesso dalla CPI, allegando presunte minacce alla sovranità degli Stati Uniti.[27] Il giorno stesso il Segretario di Stato Marco Rubio, nel suo editoriale pubblicato sul Wall Street Journal, ha dichiarato che «smantelleremo la CPI--mattone dopo mattone, se necessario».[28][29] Nel quadro di tale campagna, il 24 luglio, il Venezuela, peraltro ridotto di fatto a «una sorta di protettorato politico-economico» degli USA,[30] ha annunciato di aver notificato alle Nazioni Unite la propria "irrevocabile" decisione di ritirarsi dal CPI.[31] È seguito, il 27 luglio, il Ciad, il quale, in un post del ministero degli esteri, aveva già esplicitamente riconosciuto nei giorni precedenti le pressioni USA per il recesso.[32]

Giurisdizione

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Lo stesso argomento in dettaglio: Statuto di Roma.

Lo Statuto di Roma definisce in dettaglio la giurisdizione e il funzionamento della Corte, la quale:

«ha giurisdizione sui crimini commessi sul territorio degli Stati parti o dai cittadini di tali Stati ed è parte integrante dell’ordine internazionale presidiato dall’art. 11 Cost., che non tende a preservare il mero equilibrio nei rapporti di forza, ma ha quale pietra angolare la promozione della pace e della giustizia fra le Nazioni e così concorre alla tutela dei diritti inviolabili della persona in una dimensione che oramai trascende quella dei singoli Stati sovrani»

Lo Statuto conferisce alla Corte una giurisdizione sovranazionale[33]: essa può processare individui (non Stati) responsabili di crimini di guerra, genocidio, crimini contro l'umanità, crimine di aggressione commessi sul territorio e/o da parte di uno o più residenti di uno Stato parte, nel caso in cui lo Stato in questione non abbia le capacità o la volontà di procedere in base alle leggi di quello Stato e in armonia con il diritto internazionale.

La giurisdizione della Corte si esercita nel caso di crimini commessi sul territorio di uno Stato parte o da un cittadino di uno Stato parte. Ne consegue che anche i crimini commessi sul territorio di uno Stato parte, da parte di un cittadino di uno Stato non parte, rientrano nella giurisdizione della Corte.

Uno Stato non parte non è tenuto a estradare propri cittadini che abbiano commesso tali crimini in un Paese parte e al giorno d'oggi non esistono mezzi di coercizione internazionali per spingere gli Stati non parte a cedere alle richieste della Corte internazionale; il problema, tuttora aperto, è semmai l'esistenza di trattati internazionali (detti SOFA) che attribuiscono immunità a soldati di uno Stato non parte quando sono sul territorio di uno Stato parte[34].

Lo stesso argomento in dettaglio: Stati che aderiscono allo Statuto di Roma.

I paesi che aderiscono allo Statuto di Roma sono 125 (gennaio 2025). Altri 32 paesi hanno firmato ma non ratificato il trattato. Fra questi, Israele, Russia, Stati Uniti e Sudan hanno dichiarato di non avere intenzione di ratificarlo.

Tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, hanno aderito alla Corte penale internazionale Francia e Regno Unito, mentre non hanno aderito USA, Cina e Russia.

Una ricaduta sulle adesioni già accordate si è avuta a seguito delle iniziative di sostegno, anche in sede di Unione africana, agli inquisiti posti ai vertici degli Stati sudanese e keniota, oggetto di indagini da parte della Corte nella prima metà del secondo decennio del XXI secolo. Infatti, si è registrato il fenomeno delle proteste degli Stati africani, in merito a un presunto accanimento della Corte contro il continente e le sue prassi di gestione politica[35]: anche alla luce di ciò, nel 2016 il Burundi, il Sudafrica e il Gambia hanno annunciato la volontà di recedere dallo Statuto di Roma per negare giurisdizione alla Corte sul loro territorio[36], ma solo il Burundi, nell'ottobre 2017, ha confermato la decisione di lasciare la Corte[37].

Nel settembre 2025, il Burkina Faso, il Niger e il Mali, che costituiscono l'Alleanza degli Stati del Sahel, hanno annunciato la loro intenzione comune di abbandonare la CPI, dipinta come uno "strumento di repressione neocoloniale". I tre presidenti, Ibrahim Traoré, Abdourahamane Tchiani e Assimi Goïta, accusano la CPI di prendere di mira solo i paesi meno privilegiati, dichiarando che essa "si è dimostrata incapace di affrontare e perseguire provati crimini di guerra, contro l'umanità, di genocidio e di aggressione". I tre presidenti si sono inoltre dichiarati in favore della creazione, come alternativa rispetto alla Corte, di "meccanismi indigeni di consolidamento della pace e della giustizia".[38][39] Il 18 giugno 2026, nove mesi dopo l'annuncio, il Niger ha depositato gli strumenti diplomatici di ritiro dalla Corte,[40] seguito da Burkina Faso e Mali il 24 giugno.[41]

L'Ucraina aveva sottoscritto lo Statuto di Roma il 20 gennaio 2000, ma ha ultimato le procedure di ratifica parlamentare solo il 21 agosto 2024, con voto quasi unanime della Verchovna Rada: la legge di ratifica contiene però una dichiarazione, ai sensi dell'art. 124 (peraltro in via di abrogazione) dello Statuto, con la quale, «per sette anni dall'effettiva entrata in vigore della ratifica, l'Ucraina "non riconoscerà la giurisdizione della Corte penale internazionale" sui crimini di guerra "quando, probabilmente, commessi da suoi cittadini".»[42] In precedenza, pur non essendo ancora diventato uno Stato Parte, l'Ucraina aveva accettato ufficialmente per due volte la giurisdizione della Corte ai sensi dell'art. 12, comma 3, dapprima solo per crimini compiuti nel periodo dal 21 novembre 2013 al 22 febbraio 2014, poi anche per il periodo successivo indefinitamente.[43] È stata proprio tale accettazione a configurare il presupposto giuridico per l'apertura dell'azione penale da parte della Corte nei confronti del presidente Putin e di altri alti funzionari della Federazione Russa, la quale non riconosce la giurisdizione della Corte e ha ritirato la sua firma dallo Statuto di Roma.

Inadempimento dell'obbligo di collaborazione degli Stati con la Corte

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Il presidente russo Vladimir Putin, ricercato per presunti crimini di guerra in Ucraina, ha ricevuto un caloroso benvenuto e non è stato arrestato durante una visita ufficiale nella vicina Mongolia, che è Stato membro dello Statuto di Roma, a settembre 2024[44].

Anche il Sudafrica, un altro Stato membro della Corte penale internazionale, non riuscì ad arrestare l'allora presidente sudanese Omar al-Bashir durante la sua visita nel 2015, nonostante fosse di fronte a un mandato per presunti crimini di guerra nella regione del Darfur[45].

Nel gennaio 2025 l'Italia, dopo l'iniziale arresto del cittadino libico Usāma al-Maṣrī Nağīm, oggetto di mandato di cattura da parte della Corte penale internazionale con l'accusa di crimini contro l'umanità e crimini di guerra, procedette al rilascio dello stesso e addirittura al suo rimpatrio in Libia con volo di Stato. Tale comportamento fu motivato con il fatto che l'arresto era intervenuto nelle more della trasmissione del mandato all'autorità giudiziaria da parte del ministro della giustizia, il quale si riteneva competente all'esame discrezionale preliminare della documentazione inviata dalla Corte.[46] Contro tale interpretazione è intervenuta successivamente la Corte costituzionale, la quale, con sentenza n. 143 del 23 luglio 2026, ha dichiarato «l’illegittimità costituzionale degli artt. 2 e 4 della legge 20 dicembre 2012, n. 237 (Norme per l’adeguamento alle disposizioni dello statuto istitutivo della Corte penale internazionale), nella parte in cui non prevedono che il Ministro della giustizia debba immediatamente trasmettere al Procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma le richieste di cooperazione della Corte penale internazionale, salvo che comunichi alla stessa Corte d’appello la dichiarazione motivata di non dare corso a tali richieste per l’esigenza di tutela di princìpi costituzionali preminenti».[47][48] Con decisione in data 26 gennaio 2026, la Sezione preliminare I della Corte penale internazionale ha deferito l'Italia all’Assemblea degli Stati parti della Corte per mancato rispetto dell’obbligo di cooperare con la Corte stessa. La decisione è stata pubblicata il 2 aprile 2026, dopo una richiesta di rinvio da parte italiana, risoltasi però in un nulla di fatto. La questione sarà dunque trattata dalla 26ª sessione dell’Assemblea, prevista dal 7 al 17 dicembre 2026.[49]

Assemblea degli Stati Parte

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L'Assemblea degli Stati Parte (ASP) non è un organo della CPI ma ne è parte costituente. I due organismi internazionali sono indissolubilmente correlati l'uno all'altro. L'ASP è l'organismo composto dai rappresentanti degli Stati membri, detti appunto Stati Parte, quindi dai rappresentanti di quegli Stati che hanno firmato e ratificato lo Statuto di Roma. I rappresentanti hanno uguali diritti in assemblea (uno Stato un voto) e l'ASP si riunisce per deliberare su questioni procedurali, per l'elezione dei giudici e del procuratore capo, per segnalare situazioni da riferire all'OTP, per l'approvazione del bilancio e lo stanziamento dei fondi, e per svolgere una funzione di controllo sull'operato della CPI e di interlocuzione diplomatica e lobbistica con i paesi di riferimento.

La Corte penale internazionale e le Nazioni Unite

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Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non è un organo della Corte penale internazionale, seppure ha limitati poteri di attivazione e sospensione temporanea dell'attività investigativa della Corte. Il Cds può, con la medesima procedura di qualunque Stato Parte: segnalare al procuratore l'opportunità di indagare su determinati fatti (situations) mediante lo strumento della segnalazione delle situazioni (referral of situations)[50]; può chiedere, senza poter esercitare alcun veto, alla Camera per il processo preliminare (Pre-Trial Chamber) di sospendere temporaneamente una procedura di istruttoria, se questa appare intralciare la sua azione per la pace e la sicurezza interna; può intervenire in mancanza di collaborazione con gli Stati.

I rapporti tra la Corte penale internazionale e le Nazioni Unite sono regolati da trattati internazionali di tipo concordatario e i due organismi internazionali sono due entità differenti. Mentre i rapporti tra ONU e Corte internazionale di giustizia (con sede a L'Aia) o vari tribunali ad hoc delle Nazioni Unite (es. Tribunale penale internazionale per il Ruanda e Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia) sono di diretta emanazione e dipendenza statutaria, quelli tra CPI e Nazioni Unite sono regolati da concordati e modalità differenti: ciò non impedisce a singoli organi o agenzie delle Nazioni Unite di invocare pubblicamente le indagini della CPI su fatti di cronaca che appaiono configurare crimini di guerra o contro l'umanità[51].

Gli organi e le loro competenze

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Gli organi della Corte penale internazionale sono quattro:

Song Sang-hyun, Presidente della Corte dal 2009 al 2015
  • Presidenza, composta da un nucleo di presidente e due vicepresidenti (primo e secondo vicepresidente) eletti dai giudici riuniti in consiglio. I diciotto giudici[52] vengono nominati dall'Assemblea degli Stati parte, dal momento della loro elezione possono riunirsi in camera di consiglio ed eleggere ad assoluta maggioranza il presidente e i due vice presidenti che manterranno la loro posizione per un termine di tre anni (o per un tempo minore, se il loro mandato finisce prima) rinnovabile una sola volta. La Presidenza è responsabile per l'appropriato svolgimento delle attività giudiziarie e della Corte con l'eccezione dell'Ufficio del procuratore (OTP - Office of The Prosecutor) che dovrebbe mantenere un certo grado di indipendenza. Il presidente è comunque tenuto a cercare un coordinamento con le attività dell'Ufficio del Procuratore. I primi quattro Presidenti della CPI sono stati il canadese Philippe Kirsch, il sud-coreano Sang-Hyun Song, l'argentina Silvia Alejandra Fernández De Gurmendi e il nigeriano Chile Eboe-Osuji mentre l'attuale presidente (per il periodo 2021-2024) è il polacco Piotr Hofmański.
  • Divisioni, composte dai giudici e suddivise in un numero variabile di omonime 'Camere'. Divisione preliminare (Pre-Trial Division, di cui fanno parte le Pre-Trial Chambers), che analizza le richieste a procedere dell'Ufficio del procuratore e autorizza o meno le indagini della Corte in un primo stadio e, in un secondo momento, quando le indagini hanno portato alla raccolta di elementi sufficienti per affrontare un processo, decide sull'ammissibilità del caso; Divisione giudicante (Trial Division, di cui fanno parte le Trial Chambers), che si occupa del dibattimento vero e proprio e del processo di primo grado; Divisione d'appello (Appeals Division, di cui fanno parte le Appeals Chambers), composta dal presidente e quattro giudici, decide sui ricorsi in appello ed emette sentenze definitive.
  • Ufficio del procuratore - anche detto OTP, dall'inglese Office of the Prosecutor - si occupa delle indagini, ha una sua indipendenza dalla CPI pur essendone un organo costitutivo. È composto da uffici investigativi, dal procuratore capo e dai procuratori. L'OTP agisce in modo relativamente indipendente, indaga sui casi sottopostogli dagli Stati, dal Consiglio di sicurezza ONU, ma anche da semplici cittadini. Può iniziare le indagini di propria iniziativa (motu proprio), ma deve chiedere autorizzazione alla Camera Preliminare, per l'autorizzazione a procedere nelle indagini preliminari. Oppure può iniziare le indagini dietro segnalazione (referral) da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite o di uno Stato parte. Può ricevere informazioni da qualsiasi fonte, incluse organizzazioni non governative e vittime, ma per iniziare le indagini vere e proprie deve chiedere un parere di ammissibilità ai giudici preposti. L'ufficio del procuratore sostiene l'accusa durante il processo. L'OTP è suddiviso in sezioni, con responsabili per le varie divisioni (divisions), con lo stesso nome ma da non confondere con le divisioni giudiziarie. Il procuratore capo viene eletto con voto segreto dagli Stati membri, detti Stati parte, riuniti nell'Assemblea degli Stati Parte (ASP) e deve ottenere maggioranza assoluta, i due Vice Procuratori vengono eletti con il medesimo meccanismo ma con nomi scelti da una lista presentata dal procuratore capo. Il primo procuratore capo è stato l'argentino Luis Moreno-Ocampo, eletto nel 2003 per un termine di nove anni non rinnovabili, a cui poi è succeduta la gambiana Fatou Bensouda dal 2012. Attualmente il procuratore capo è il britannico Karim Asad Ahmad Khan, eletto nel giugno 2021.
  • Cancelleria (Registry): il cancelliere è responsabile amministrativo della Corte. Nella Cancelleria è compresa un'unità di protezione per vittime e testimoni. Amministra lo staff della Corte e gli investigatori dell'ufficio del procuratore, organizza udienze e assiste i difensori. Regola e garantisce il corretto flusso di informazioni e il rispetto del diritto degli imputati a una giusta difesa con presunzione di innocenza fino a prova del contrario. Per tutelare questo principio sono state costituite associazioni di difesa e un Consiglio di difesa che fa riferimento direttamente alla Cancelleria, pur non essendone formalmente parte integrante. Il Registrar è responsabile inoltre: delle strutture penitenziarie della Corte (ICC Detention Centre); delle unità per la partecipazione e il risarcimento delle vittime e dei testimoni (grossolanamente assimilabile alla 'parte civile'), dell'unità di protezione e sostegno di vittime[53] e testimoni (protezione fisica e morale); del programma di Outreach e propaganda. Il cancelliere viene eletto dai diciotto giudici della Corte riuniti in consiglio, tenendo nella dovuta considerazione le richieste e i suggerimenti dell'Assemblea degli Stati Parte. Il primo cancelliere della Corte è stato il giurista francese Bruno Cathala; poi la posizione è stata ricoperta dall'olandese Herman von Hebel[54], indi è passata al britannico Peter Lewis[55].

Procedura di attivazione

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L'avvio del procedimento è una fase molto delicata potendo essere attuata da tre fonti diverse: il procuratore, che agisce motu proprio, o un referral che può provenire da uno Stato che ha firmato il Trattato o dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I referral degli Stati sono molto più liberi, non avendo limiti, mentre il Consiglio di sicurezza deve far rientrare il suo atto in casi di violazione della pace, minaccia della pace o aggressione.

Il Consiglio ha tuttavia un potere molto criticato dalla dottrina di diritto internazionale, ovvero la possibilità di richiedere alla Camera Preliminare di bloccare le indagini del Procuratore per un anno qualora queste rientrino in un quadro complessivo sotto esame nello stesso Consiglio. La sospensione deve essere effettuata con un parere quantomeno non contrario all'unanimità dei membri permanenti del Consiglio.

Se l'OTP inizia un'indagine motu proprio deve raccogliere un numero sufficiente di dati da presentare alla Pre-Trial Chamber per la richiesta di autorizzazione a procedere, in caso di parere affermativo della Camera preliminare l'OTP può iniziare le indagini e presentarsi nuovamente alla Camera Preliminare per la disamina degli elementi accusatori, la Camera Preliminare deciderà quindi se gli elementi ricadono o meno nella giurisdizione della CPI, a quel punto l'OTP deve fornire al Consiglio di difesa elementi sufficienti per preparare un'adeguata azione difensiva volta a garantire un equo processo e il principio di presunzione di innocenza. Il Cancelliere è preposto a controllare e a facilitare un corretto passaggio di informazioni tra accusa e difesa, nonché a vigilare per il rispetto dei principi fondamentali del giusto processo.

Procedimenti in corso

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I processi in corso riguardano i presunti responsabili dei presunti crimini commessi nella Repubblica Democratica del Congo[56], nella Repubblica Centrafricana[57], in Uganda[58], nel Darfur (Sudan)[59] e più di recente in Kenya, in Libia, in Costa d'Avorio, in Mali, in Georgia, in Burundi, in Ucraina (per i quali è stato emanato un mandato d'arresto per Vladimir Putin) e infine nella striscia di Gaza (per i quali è stato emanato un mandato d'arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della difesa Yoav Gallant e per il leader di Hamas Mohammed Deif[60]).

Esami preliminari (OTP)

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  • Afghanistan: l'OTP ha analizzato elementi probatori per stabilire se fossero o meno stati commessi dei crimini dalle varie parti coinvolte nei conflitti, dopo incontri con le autorità afghane ha reso pubblico un report nel 2007 e ha richiesto ulteriori chiarimenti ma non ha ottenuto risposte dal Governo dell'Afghanistan. Dopo che nel 2019 il Governo statunitense si è opposto a un'indagine della Corte su presunti crimini di guerra durante la guerra in Afghanistan (2001-2021)[61], la camera pre-trial all'unanimità ha negato la prosecuzione di indagini le cui prospettive di successo sarebbero al momento assai limitate optando a usare le sue risorse per dare priorità alle attività che avrebbero migliori possibilità di successo".[62] Nel gennaio del 2025, l'OTP ha richiesto l'emissione di un mandato di arresto nei confronti della guida suprema Hibatullah Akhundzada e del giudice supremo Abdul Hakim Haqqani, e il governo dei talebani, che non è internazionalmente riconosciuto, ha emanato un decreto teso a ritirare, con effetto immediato, l'Afghanistan dalla C.P.I. e ad annullare retroattivamente l'adesione del 2003.[63] Il 5 ottobre 2026 la C.P.I. ha reso noti i mandati cattura emessi l'anno precedente contro il ministro afgano dell'educazione Habibullah Agha, e per quello dell'educazione superiore Neda Mohammad Nadeem, con l'accusa di crimini contro l'umanità consistenti nella negazione del diritto all'educazione per bambine e donne ultradodicenni.[64]
  • Colombia: l'OTP ha presentato un report nel 2006 con le segnalazioni e il materiale raccolto per determinare se vi fossero o meno i criteri per procedere nei confronti di militari, paramilitari e appartenenti alle guerrillas. Caso non in discussione al momento.
  • Gabon: indagini in corso. Caso non in discussione al momento.[Quando?]
  • Guinea: indagini in corso. Caso non in discussione al momento.[Quando?]
  • Iraq vs. Regno Unito: in seguito a un considerevole numero di segnalazioni da parte di organizzazioni non governative, associazioni e cittadini, il Procuratore ha diramato un comunicato (PDF). in cui spiegava che l'Iraq non è Stato Parte, che non erano arrivate segnalazioni da Stati Parte che avrebbero giustificato un'azione investigativa, che seppure personale militare o civile di Stati Parte avesse commesso presunti crimini (in particolare per il trattamento dei detenuti), tali violazioni avrebbero potuto essere considerate 'accessorie' rispetto a quelle eventualmente commesse da personale di Stati non Parte. L'indagine non è iniziata.
  • Nigeria: indagine in corso. Caso non in discussione al momento.
  • Palestina: in seguito a varie segnalazioni[65], a una dichiarazione dell'Autorità Nazionale Palestinese e a interventi della Lega araba, le varie obiezioni[66] - a un'eventuale attività investigativa della CPI su eventuali crimini potenzialmente perpetrati da palestinesi e/o a danno dei palestinesi - sono state sormontate dalla decisione della prima Camera pre-trial il 5 febbraio 2021[67]. In data 20 maggio 2024 il procuratore generale della Corte ha richiesto l'emissione di mandati di cattura contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della difesa Yoav Gallant, accusati di "aver ridotto deliberatamente i civili palestinesi alla fame", di "omicidio volontario" e di "sterminio", e contro tre esponenti di Hamas, tra cui il leader Yahya Sinwar, per i crimini di "sterminio", "presa di ostaggi" e "stupro e altre forme di violenza sessuale".[68]
  • Ucraina: indagini in corso. Emanato mandato d'arresto per Vladimir Putin e Maria Alekseyevna Lvova-Belova, con l'accusa di crimini di guerra, deportazione e trasferimento illegale di popolazione, in particolare bambini, dalle zone occupate dell'Ucraina alla Federazione Russa.[43][69] Ulteriori mandati di cattura sono stati in seguito emessi, il 5 marzo 2024, contro Sergej Ivanovič Kobylaš, tenente generale delle forze armate russe, e Viktor Nikolaevič Sokolov, ammiraglio comandante della flotta del Mar Nero, per crimini di guerra verso i civili, nonché, il 24 giugno dello stesso anno, contro Sergej Kužugetovič Šojgu, ex ministro della difesa, e Valerij Vasil'evič Gerasimov, capo di stato maggiore delle forze armate, per la loro presunta complicità nelle condotte criminose perpetrate in Ucraina.[70] A seguito dell'emissione dei mandati, le autorità russe hanno aperto un procedimento penale contro i giudici della Corte e, il 12 dicembre 2025, un tribunale di Mosca ha condannato a quindici anni di prigione il già citato procuratore Khan, il giudice italiano primo vicepresidente della Corte, Rosario Salvatore Aitala, e altri sette magistrati,[71] i quali risultano quindi attualmente ricercati dalla giustizia russa[72] (cfr. infra: Sanzioni contro i magistrati della CPI).
  • Filippine: indagini su Duterte[73] per gli omicidi extragiudiziali avvenuti sotto il suo mandato di sindaco e di Presidente: quelli «ammessi ufficialmente sono 6.500, quelli stimati dalle Ong quasi 30.000»[74] Nel marzo 2025 è stato emesso, nei confronti dell'ex presidente, un mandato di arresto, subito eseguito dalla polizia filippina nonostante il ritiro del paese dallo Statuto di Roma, e, in data 12 marzo, Duterte è stato quindi affidato alla custodia della CPI.[75] Discussioni sono successivamente insorte nel paese circa la possibile applicazione di un secondo mandato di cattura emesso dalla Corte nei confronti dell'ex capo della polizia Ronald “Bato” Dela Rosa. Il Senato ha rifiutato l'autorizzazione a procedere contro il funzionario, ma la portavoce del presidente Ferdinand R. Marcos Jr., pur affermando che non sono "ancora" in corso progetti per il rientro nella Corte, ha comunicato che il presidente intende comunque applicare le leggi nazionali e internazionali e che le guarentige parlamentari sono soggette a limiti.[76]
  • Georgia
  • Mali
  • Repubblica Democratica del Congo
  • Costa d'Avorio
  • Uganda
  • Kenya
  • Sudan Darfur
  • Libia
  • Repubblica Centrafricana
  • Burundi
  • Venezuela

Statistiche 2022/2023

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Durante il periodo di riferimento 2022/23, le camere della Corte hanno emesso 534 decisioni scritte, oltre a decisioni orali e via e-mail.

Sono state condotte 227 udienze durante lo stesso periodo, un totale combinato di oltre 15 000 vittime ha partecipato ai casi dinanzi alla Corte durante il periodo di riferimento.

La Corte ha ricevuto più di 8 900 nuovi moduli di richiesta da parte delle vittime, inclusi 1 083 nel caso Al Mahdi (ripetizione), 1 320 nel caso Abd-Al-Rahman, oltre 2 000 per la situazione in Ucraina e circa 600 nei casi legati alla situazione nella Repubblica Centrafricana.

La Corte ha ricevuto un totale di 2 341 moduli di rappresentazione riguardanti le situazioni nella Repubblica Bolivariana del Venezuela e nelle Filippine per processi avviati in conformità all'articolo 18 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.

La Corte ha ricevuto informazioni di follow-up per un totale di 1 300 domande esistenti.

Queste statistiche, che offrono un'idea delle attività e della portata della Corte durante il periodo di riferimento 2022/23, sono desumibili dalla comunicazione resa alle Nazioni Unite[77].

Lo stesso argomento in dettaglio: Giudici della Corte penale internazionale.
NomeNazionalitàElezioneInizio mandatoTermine mandatoAzioni avviate
Luis Moreno OcampoArgentina (bandiera) Argentina21 aprile 200316 giugno 200315 giugno 20127
Fatou BensoudaGambia (bandiera) Gambia12 dicembre 201115 giugno 201215 giugno 20214
Karim Khan[78]Regno Unito (bandiera) Regno Unito12 febbraio 202116 giugno 202124 luglio 20261

Sanzioni contro i magistrati della CPI

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Nel corso degli anni 2020, in relazione alla loro attività istituzionale, molti dei magistrati addetti alla CPI sono stati fatto oggetto di misure ritorsive, di carattere sia amministrativo che penale, da parte di Stati non membri della Corte. Tali misure sono state giustificate sostanzialmente con la violazione della sovranità statuale determinata dall'attività della Corte stessa nei confronti di Stati che non la riconoscono e non hanno contribuito a formarla, e nei confronti dei loro cittadini.

A tutto il mese di luglio 2026 tali stati risultano essere: gli Stati Uniti d'America e la Federazione Russa.

  • Stati Uniti d'America

Nel quadro della politica di sostanziale rifiuto della Corte perseguita negli anni dalle varie amministrazioni statunitensi (cfr. supra: L'opposizione degli Stati Uniti d'America), il 6 febbraio 2025 il presidente Donald Trump ha emanato un decreto in cui si dichiara che: «... qualsiasi tentativo da parte della CPI d'indagare, arrestare, detenere o perseguire persone protette, come definite nella sezione 8(d) del presente ordine [leggasi qualsiasi persona statunitense o cittadino di un qualsiasi Stato alleato, n.d.r.], costituisce una minaccia insolita e straordinaria alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti, e con il presente atto dichiaro lo stato di emergenza nazionale per affrontare tale minaccia».[79]

Sulla base di tale decreto, il 13 febbraio, il Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti d'America sanziona il procuratore capo della CPI Karim Ahmad Khan con il blocco di tutti i beni di proprietà sua e della sua famiglia presenti negli Stati Uniti e con il divieto a ogni società americana di fornir loro servizi. A seguito di questa decisione il nome del procuratore è stato inserito nella SDN (Specially Designated Nationals and Blocked Persons) List, un elenco che comprende i nomi di terroristi e organizzazioni considerati pericolosi per gli USA. Si tratta del primo magistrato colpito da sanzioni americane.[80]

Il 5 giugno il Segretario di Stato Marco Rubio individua altri quattro magistrati della CPI da colpire con le medesime sanzioni: si tratta della seconda vicepresidente Reine Alapini-Gansou, della giudice Solomy Balungi Bossa, della giudice Luz del Carmen Ibáñez Carranza e della giudice Beti Hohler.[81]

Il 20 agosto l'Ufficio per il controllo dei beni esteri (OFAC) del Dipartimento del tesoro sanziona altri quattro magistrati. La giudice Kimberly Prost è stata colpita per aver autorizzato indagini sul personale statunitense in Afghanistan, e il giudice Nicolas Guillou, la viceprocuratrice Nazhat Shameem Khan e il viceprocuratore Mame Mandiaye Niang, per aver approvato ed emesso mandati di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della difesa Yoav Gallant. Anche in questo caso le sanzioni prevedono il blocco di tutti i beni di proprietà dei magistrati in questione; inoltre nessuna società americana può fornir loro servizi.[82]

Il 18 dicembre le sanzioni americane colpiscono altri due giudici della camera d'appello, il giudice Gocha Lordkipanidze e il giudice Erdenebalsuren Damdin.[83]

Il 18 agosto 2026 il Segretario di Stato Marco Rubio sottopone a sanzioni la giudice Tomoko Akane, presidente della CPI, e il procuratore Abdoulaye Seye [84][85], portando così a tredici il numero di magistrati della CPI colpiti da sanzioni statunitensi, così composto: nove giudici (comprese presidente e seconda vicepresidente), l'ex-procuratore capo, i suoi due aggiunti che ne hanno assunto le funzioni, e un procuratore anziano.[86][87]

  • Federazione Russa

A seguito dei mandati di cattura emessi, a partire dal marzo 2023, dalla CPI nei confronti del presidente Vladimir Putin e di altri alti dirigenti della Federazione Russa per i fatti d'Ucraina (cfr. supra: Esami preliminari (OTP)), a Mosca fu immediatamente aperto un procedimento penale nei confronti dei magistrati internazionali che avevano concorso all'emissione dei mandati. In data 14 novembre 2025 la competente commissione investigativa concluse i suoi lavori chiedendo pesanti condanne penali in contumacia nei confronti di diversi dei magistrati della Corte.[88] Il 22 dicembre 2025 il Tribunale cittadino di Mosca ha annunciato la condanna di otto giudici e del procuratore capo alla detenzione in colonia penale, per periodi varianti da tre anni e mezzo a quindici anni. La pena massima è stata irrogata al procuratore, il britannico Karim Ahmad Khan (in seguito peraltro rimosso), e al giudice italiano, primo vicepresidente, Rosario Salvatore Aitala. Gli altri magistrati colpiti sono: il polacco Piotr Hofmański, ex presidente della Corte, la nipponica Tomoko Akane, subentrata nella presidenza, la peruviana Luz del Carmen Ibáñez Carranza, il tedesco Bertram Schmitt, la beninese Reine Alapini-Gansou, il costaricense Sergio Gerardo Ugalde Godínez e il tunisino Haykel Ben Mahfoudh. I magistrati della CPI sono stati dichiarati colpevoli di aver messo sotto processo consapevolmente persone innocenti, di averne consavolmente richiesto l'ingiusta detenzione, e di aver perpetrato "un attacco contro un rappresentante di uno stato straniero... allo scopo di provocare una guerra o complicare le relazioni internazionali".[89]

Riferimenti normativi

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  • Legge 10 novembre 2021, n. 202. - Ratifica ed esecuzione degli emendamenti allo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232, adottati a Kampala il 10 e l'11 giugno 2010.
  1. ↑ Judge Tomoko Akane, su Cour Pénale Internationale/International Criminal Court.
  2. ↑ Per il piano di spesa e il personale si fa riferimento al Report on budget performance of the International Criminal Court as at 31 March 2010, elaborato dal Comitato Bilancio and Finance della CPI in base alla risoluzione ICC-ASP/8 Res.7 del 26 novembre 2009 e costituisce elemento di discussione presso la Nona sessione dell'Assemblea degli Stati Parte (New York, dicembre 2010)
  3. ↑ Che cos’è la Corte Penale Internazionale?, su unric.org. URL consultato il 20 agosto 2026.
  4. ↑ Understanding the International Criminal Court (PDF), su icc-cpi.int. URL consultato il 20 agosto 2026.
  5. ↑ http://osservatorio.giur.uniroma3.it/ Archiviato il 13 maggio 2021 in Internet Archive.
  6. ↑ Hersch Lauterpacht, The Development of International Law by the International Court (1958); Georg Schwarzenberger, "The Problem of an International Criminal Law", in Current Legal Problems, 1950; Jean Spiropoulos, Yearbook of the International Law Commission (1950), Special Rapporteur sulla codifica dei “Principi di Norimberga” (dal 1949 al secondo periodo, 1950–51), A/CN.4/22; nella Commissione per il diritto internazionale delle Nazioni Unite, investita con apposito mandato dall'Assemblea generale, si espressero a favore della giurisdizione di un tribunale internazionale anche Henri Donnedieu de Vabres e René Cassin.
  7. ↑ M. Cherif Bassiouni, William A. Schabas, The Legislative History of the International Criminal Court (2 vols.): Second Revised and Expanded Edition, BRILL, 2016, p. 83.
  8. ↑ Pagina speciale con la storia della Corte penale internazionale (EmmaBonino.it), su emmabonino.it. URL consultato il 25 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 15 febbraio 2009).
  9. ↑ La Corte esordì con un piccolo gruppo di quattro persone, detto advanced team che aveva il compito di renderla operativa, si è poi ampliata a uno staff non superiore alle trenta unità, che lavoravano negli ex uffici della compagnia telefonica olandese KPN, con altre organizzazioni internazionali e con distaccamenti del Ministero olandese.
  10. ↑ (EN) The States Parties to the Rome Statute [Gli Stati Parte allo Statuto di Roma], su asp.icc-cpi.int. URL consultato il 24 maggio 2024.
  11. ↑ Ukraine becomes 125th state party to ICC Rome Statute, su jurist.org.
  12. ↑ V. Giampiero Buonomo,L'impossibilità (giuridica) degli accordi bilaterali per sottrarsi alla giurisdizione., in Diritto&Giustizia online, 12/9/2002)
  13. ↑ V. Giampiero Buonomo, Ue-Usa alla stretta finale sulla Cpi., in ItaliaOggi, 10 ottobre 2002
  14. ↑ (EN) U.S.: 'Hague Invasion Act' Becomes Law, su hrw.org, 3 agosto 2002. URL consultato il 13 giugno 2023.
  15. ↑ (EN) American Service-Members' Protection Act, su 2001-2009.state.gov. URL consultato il 13 giugno 2023.
  16. ↑ Il quale ha proseguito a esprimere la sua ostilità anche da ex ambasciatore: Pete Kasperowicz, John Bolton: US should ignore Afghanistan war crimes probe that could implicate the US, Washington Examiner, November 21, 2017.
  17. ↑ https://2001-2009.state.gov/r/pa/prs/ps/2006/68192.htm Bringing Charles Taylor to Justice by Adam Ereli, Deputy Spokesman, Washington, DC, June 21, 2006.
  18. ↑ Per il caso libico, v. Riccardi, Alice, Complementarietà e rispetto dei diritti umani degli imputati nel caso libico di fronte alla Corte penale internazionale. n.p.: Società editrice il Mulino, 2014
  19. ↑ v. http://www.internazionale.it/notizie/2015/01/02/gli-stati-uniti-criticano-la-decisione-della-palestina-di-aderire-alla-corte-penale-internazionale
  20. ↑ nytimes.com, https://www.nytimes.com/2018/09/10/us/politics/trump-plo-bolton-international-criminal-court.html?action=click&module=Top%20Stories&pgtype=Homepage.
  21. ↑ Cfr. sentenza della Corte internazionale di giustizia nel caso Nicaragua contro Stati Uniti d'America, in ICJ Reports, 1986, 114, invocata dall’Amministrazione Bush ricordando che gli Stati Uniti si ritirarono dalla giurisdizione obbligatoria della Corte internazionale di giustizia poco prima che il caso nicaraguegno fosse deciso (Respondent’s reply memorandum in re Guantanamo Detainee Case, 16 novembre 2004, p. 37).
  22. ↑ globalpolicy.org, https://www.globalpolicy.org/component/content/article/164/28517.html.
  23. ↑ "In particolare in merito alla missione in Somalia del 1992 alcuni degli Stati coinvolti nella missione UNITAF, come gli Stati Uniti, non si ritenevano parti ad un conflitto armato internazionale, dato che si effettuava un riferimento, circa il diritto applicabile, al solo art. 3 comune alle Convenzioni di Ginevra del 1949, ovvero si richiamava la disciplina dei conflitti armati non internazionali": Giulio Bartolini, ATTI OSTILI AI DANNI DEL PERSONALE MILITARE IMPIEGATO NELLE PSO: FATTI CRIMINOSI O AZIONI BELLICHE CONDOTTE DA LEGITTIMI COMBATTENTI? L’APPLICAZIONE DELLO IUS IN BELLO NEI PRINCIPALI TEATRI INTERNAZIONALI (PDF)., CEMISS, p. 52.
  24. ↑ Alessandra Baldini, CPI: amministrazione Biden revoca sanzioni; Italia “ottima notizia”, in OnuItalia.com - Il giornale italiano delle Nazioni Unite, 5 aprile 2021. URL consultato il 15 maggio 2026.
  25. ↑ Donald Trump impone delle sanzioni alla Corte penale internazionale, in Internazionale, 7 febbraio 2025. URL consultato il 15 maggio 2026.
  26. ↑ L’ONU chiede la revoca delle sanzioni statunitensi contro la Relatrice Speciale Francesca Albanese, su Centro Regionale di Informazioni delle Nazioni Unite, ONU, 11 luglio 2025. URL consultato il 15 maggio 2026.
  27. ↑ State Department Launches Campaign to Dismantle International Criminal Court’s Threat to American Sovereignty, su state.gov, Dipartimento di Stato degli USA, 13 luglio 2026. URL consultato il 19 luglio 2026.
  28. ↑ Rubio vows to ‘dismantle’ International Criminal Court, su edition.cnn.com. URL consultato il 5 agosto 2026.
  29. ↑ Why we’re dismantling the ICC, su usunrome.usmission.gov. URL consultato il 6 agosto 2026.
  30. ↑ Emiliano Guanella, Caracas attende l’aiuto degli Stati Uniti, su RSI Info, 25 giugno 2026. URL consultato il 29 luglio 2026.
  31. ↑ (EN) Al Jazeera Staff and Reuters, Venezuela to exit International Criminal Court, accusing it of ‘bias’, su Aljazeera, 24 luglio 2026. URL consultato il 29 luglio 2026.
  32. ↑ (EN) Agence France-Presse, Chad says will withdraw from the International Criminal Court, su Courthouse News Service, 27 luglio 2029. URL consultato il 29 luglio 2026.
  33. ↑ Valentina, Andreini. "Il principio di legalità nello statuto della corte penale internazionale." Rivista penale, 2004.
  34. ↑ Bogdan, Attila. "The United States And The International Criminal Court: Avoiding Jurisdiction Through Bilateral Agreements In Reliance On Article 98." International Criminal Law Review 8.1/2 (2008): 1-54.
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  42. ↑ L’Ucraina ratifica lo Statuto della Corte penale internazionale: positivo, ma c’è una limitazione, su amnesty.it, Amnesty International Italia. URL consultato il 30 agosto 2024.
  43. 1 2 (EN) Ukraine - Situation in Ukraine - ICC-01/22, su Sito ufficiale della Corte Penale Internazionale. URL consultato il 28 dicembre 2022.
    «Ukraine is not a State Party to the Rome Statute, but it has twice exercised its prerogatives to accept the Court's jurisdiction over alleged crimes under the Rome Statute occurring on its territory, pursuant to article 12(3) of the Statute. The first declaration lodged by the Government of Ukraine accepted ICC jurisdiction with respect to alleged crimes committed on Ukrainian territory from 21 November 2013 to 22 February 2014. The second declaration extended this time period on an open-ended basis to encompass ongoing alleged crimes committed throughout the territory of Ukraine from 20 February 2014 onwards.»
  44. ↑ Ukraine situation: ICC Pre-Trial Chamber II finds that Mongolia failed to cooperate in the arrest and surrender of Vladimir Vladimirovich Putin and refers the matter to the Assembly of States Parties, ICC press release, 24 October 2024.
  45. ↑ David Gritten, Arrest warrants issued for Netanyahu, Gallant and Hamas commander over alleged war crimes, BBC news, 21 novembre 2024.
  46. ↑ Il caso “Almasri”, su Unione delle Camere Penali Italiane, 25 gennaio 2025. URL consultato il 24 luglio 2026.
  47. ↑ Sentenza 143/2026, su Corte Costituzionale, 23 luglio 2026. URL consultato il 31 luglio 2026.
  48. ↑ Depositata la sentenza della Corte costituzionale nel caso Almasri: il Ministro della giustizia deve immediatamente trasmettere al Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Roma le richieste di cooperazione della Corte Penale internazionale, su Giurisprudenza Penale, 23 luglio 2026. URL consultato il 24 luglio 2026.
  49. ↑ Paolo De Stefani, La Corte penale internazionale conferma che l’Italia dovrà rispondere davanti all’Assemblea degli Stati Parte per il mancato arresto di Almasri, su Annuario italiano dei diritti umani, Università di Padova, 3 aprile 2026. URL consultato il 24 luglio 2026.
  50. ↑ Di recente, v. sul caso libico la risoluzione n. 1970 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, del 2 marzo 2011.
  51. ↑ In particolare, l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pallay, nel 2011 chiese l'apertura di indagini per la guerra civile libica (v. http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/libia-figlio-di-gheddafi-pronto-a-consegnarsi-alla-corte-penale-internazionale-dellaja/166543/). Per la condotta dell'ISIS in Iraq, v. ((http://reinformation.tv/nations-unies-etat-islamique-cour-penale-internationale/)).
  52. ↑ Giudici della Corte penale internazionale.
  53. ↑ Benvenuto, Francesca. Sulla centralità del procedimento di riparazione in favore delle vittime nel sistema della Corte penale internazionale: la sentenza della Camera d'Appello del 3 marzo 2015. n.p.: Società editrice il Mulino, 2015.
  54. ↑ Struttura della Corte - Cancelleria, su icc-cpi.int. URL consultato il 30 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2016).
  55. ↑ icc-cpi.int, https://www.icc-cpi.int/Pages/item.aspx?name=pr1374.
  56. ↑
    • ICC-01/04-01/06 Case The Prosecutor v. Thomas Lubanga Dyilo; *ICC-01/04-01/07 Case The Prosecutor v. Germain Katanga and Mathieu Ngudjolo Chui; *ICC-01/04-02/06 Case The Prosecutor v. Callixte Mbarushimana.
  57. ↑
    • ICC-01/05 -01/08 Case The Prosecutor v. Jean-Pierre Bemba Gombo.
  58. ↑
    • ICC-02/04-01/05 Case The Prosecutor v. Joseph Kony, Vincent Otti, Okot Odhiambo and Dominic Ongwen.
  59. ↑
    • ICC-02/05-01/07 Case The Prosecutor v. Ahmad Muhammad Harun ("Ahmad Harun") and Ali Muhammad Ali Abd-Al-Rahman("Ali Kushayb"); *ICC-02/05-01/09 The Prosecutor v. Omar Hassan Ahmad Al Bashir; *ICC-02/05-02/09 The Prosecutor v. Bahr Idriss Abu Garda; *ICC-02/05-03/09.
    The Prosecutor v. Abdallah Banda Abakaer Nourain and Saleh Mohammed Jerbo Jamus.
  60. ↑ La Corte penale internazionale: mandato di arresto internazionale per Netanyahu, Gallant e Deif per 'crimini di guerra', su ansa.it.
  61. ↑ serenoregis.org, http://serenoregis.org/2019/04/01/gli-usa-vietano-lingresso-agli-investigatori-del-tribunale-penale-internazionale-matthew-lee/..
  62. ↑ (EN) ICC rejects request to investigate war crimes in Afghanistan, 12 aprile 2019. URL consultato il 16 giugno 2024.
  63. ↑ (EN) Ayaz Gul, Taliban withdraw Afghanistan from International Criminal Court, in Voice of America, 24 febbraio 2025. URL consultato il 24 febbraio 2025.
  64. ↑ (EN) ICC unseals arrest warrants for Taliban education ministers, in France 24, 5 ottobre 2026. URL consultato il 6 ottobre 2026.
  65. ↑ osservatorio.giur.uniroma3.it, http://osservatorio.giur.uniroma3.it/gravita-del-crimine-e-giudizio-di-ammissibilita-nel-procedimento-penale-internazionale-la-situazione-gaza-freedom-dinanzi-alla-cpi/..
  66. ↑ Tale posizione "contrasta con il fatto che la Palestina era a quel punto già stata accettata come Stato parte della Cpi, non essendovi state obiezioni alla ratifica del trattato in sede Onu o di Assemblea degli Stati parti. Nonostante le pressioni, la Cpi ha finalmente aperto le indagini nel marzo del 2021, ma da allora non si sono visti progressi concreti": Chantal Meloni, Israele e Gaza: dopo l’orrore occorre ripartire dal diritto, Questione Giustizia, 26 ottobre 2023.
  67. ↑ Stefan Talmon, Germany publicly objects to the International Criminal Court’s ruling on jurisdiction in Palestine, German Practice in International Law, 11 February 2021.
  68. ↑ Il procuratore della Cpi chiede mandati d’arresto per Netanyahu e tre leader di Hamas, su Internazionale, 20 maggio 2024. URL consultato il 30 agosto 2024.
  69. ↑ La Cpi emette un mandato di arresto contro Putin - Ultima ora - Ansa.it, su Agenzia ANSA, 17 marzo 2023. URL consultato il 4 settembre 2024.
  70. ↑ (EN) Ukraine - Situation in Ukraine - ICC-01/22, su Sito ufficiale della Corte Penale Internazionale. URL consultato il 21 maggio 2026.
  71. ↑ Corte penale internazionale: giudice italiano della Corte condannato in contumacia a 15 anni di reclusione da un tribunale di Mosca, su Annuario italiano dei diritti umani, Università di Padova - Centro di Ateneo per i Diritti Umani "Antonio Papisca", 16 dicembre 2025. URL consultato il 15 maggio 2026.
  72. ↑ Cristiana Raffa, La Russia spicca un mandato d'arresto per il giudice italiano Aitala. Anm: "Governo intervenga", in RaiNews, 13 dicembre 2025. URL consultato il 15 maggio 2026.
  73. ↑ internazionale.it, https://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2018/08/16/duterte-corte-penale-internazionale.
  74. ↑ Marco Perduca, La "war on drugs" e i crimini di Duterte, Il manifesto, 19 marzo 2025, p.11, il quale ricorda anche che «le Filippine, che avevano ratificato il Trattato di Roma istitutivo della Corte nel 2011, ne sono uscite nel 2019, all’indomani delle prime notizie dell’interesse della Cpi sui crimini di Duterte».
  75. ↑ Situation in the Philippines: Rodrigo Roa Duterte in ICC custody, su CPI/ICC, 12 marzo 2025. URL consultato il 21 marzo 2025.
  76. ↑ (EN) Darryl John Esguerra, No ICC reentry plans yet, but Marcos open to future review, in Philippine News Agency, 12 maggio 2026. URL consultato il 24 maggio 2026.
  77. ↑ Report of the International Criminal Court (PDF), su icc-cpi.int.
  78. ↑ (EN) Patrick Wintour, British barrister Karim Khan elected ICC's new chief prosecutor, in The Guardian, 12 febbraio 2021. URL consultato il 22 marzo 2022.
  79. ↑ (EN) IMPOSING SANCTIONS ON THE INTERNATIONAL CRIMINAL COURT, su whitehouse.gov, 6 febbraio 2025. URL consultato il 2 giugno 2026.
  80. ↑ (EN) Specially Designated Nationals and Blocked Persons List (PDF), su treasury.gov, 29 maggio 2026. URL consultato il 2 giugno 2026.
  81. ↑ (EN) The International Criminal Court deplores new sanctions from the US administration against ICC Officials, su icc-cpi.int, 5 giugno 2025. URL consultato il 2 giugno 2026.
  82. ↑ (EN) Imposing Further Sanctions in Response to the ICC’s Ongoing Threat to Americans and Israelis Fact Sheet, su state.gov, 20 agosto 2025. URL consultato il 2 giugno 2026.
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  86. ↑ Gli Usa sanzionano la presidente della Corte penale internazionale, ira di Tokyo, in Rai News.it, 19 agosto 2026. URL consultato il 20 agosto 2026.
  87. ↑ Office of Foreign Assets Control. Specially Designated Nationals and Blocked Persons List (PDF), su treasury.gov. URL consultato il 19 agosto 2026.
  88. ↑ (EN) A warrant for a warrant. Moscow adds International Criminal Court leadership to wanted list for "illegal prosecution" of Russians and "provoking a war", su Mediazona, 14 novembre 2025. URL consultato il 20 agosto 2026.
  89. ↑ (EN) 15 years for a warrant. Moscow court sentences International Criminal Court leadership to prison in absentia for "illegal prosecution" of Vladimir Putin, su Mediazona, 12 dicembre 2025. URL consultato il 20 agosto 2026.

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