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Kurdistan siriano

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Disambiguazione – Se stai cercando l'entità politica che controlla la regione, spesso chiamata Rojava o Kurdistan siriano, vedi Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est.
Distribuzione delle comunità curdofone nel Medio Oriente (Le Monde diplomatique, 2007)

Il Kurdistan siriano o Kurdistan occidentale, noto anche come Rojava (in curdo Rojavayê Kurdistanê‎, da rojava che significa "occidentale"; in arabo کردستان السورية‎?, Kurdistan as-Suriyah) è la porzione della Siria, situata nelle regioni nord-occidentali (parte dei governatorati di al-Hasaka, Aleppo e al-Raqqa), dove i curdi formano il predominante gruppo etnico. L'Istituto curdo di Parigi stima che 3 milioni di curdi vivono in Siria.[1]

I curdi generalmente considerano la Siria nord-orientale come una delle quattro parti del Grande Kurdistan, che comprende anche parti della Turchia sud-orientale (Kurdistan turco), dell'Iraq settentrionale (Kurdistan meridionale) e dell'Iran nord occidentale (Kurdistan orientale).[2] Una parte significativa della comunità curda di Afrin è stata sfollata durante l'Operazione Ramoscello d'Ulivo, sostenuta dalla Turchia, nel 2018.

Nel 2012, nel corso della guerra civile siriana, le forze governative siriane si sono ritirate da tre aree abitate dai curdi rilasciando il controllo militare alle milizie curde.

Il Kurdistan siriano comprende tre enclave non contigue situate lungo i confini con Turchia e Iraq: Afrin a nord-ovest, Kobanê a nord e la Jazira a nord-est.[3][4][5] L'enclave situata nell'estremo nord-ovest del paese prende il nome dalla sua principale città, Afrin, e comprende le pianure circostanti e i Monti dei Curdi (Kurd Dagh). L'enclave centro-settentrionale, situata lungo il fiume Eufrate nei pressi di Jarabulus, è anch'essa denominata dalla città principale, Kobanê. A nord-est si trova invece la Jazira (letteralmente "isola", in riferimento alla posizione tra i fiumi Eufrate e Tigri), che comprende le città di Al-Hasaka e Al-Qamishli, considerata la capitale de facto del Kurdistan siriano.[6][7] Tutte e tre le enclave confinano a nord con il Kurdistan turco, mentre la Jazira confina anche a est con il Kurdistan iracheno.[4][7]

I curdi abitano da secoli regioni che in seguito sarebbero entrate a far parte della Siria moderna[8][9], e dopo la dissoluzione dell'Impero ottomano la popolazione curda venne divisa tra i nuovi stati sorti al suo posto: Turchia, Iraq e Siria. I partiti curdi attivi in Siria hanno generalmente mantenuto posizioni inserite nel contesto politico siriano e non hanno rivendicato la creazione di uno Stato curdo separato nel paese.[10]

Negli anni Venti del XX secolo furono comunque avanzate due distinte richieste di autonomia per le regioni a maggioranza curda: una da parte di Nouri Kandy, influente esponente curdo del Kurd Dagh, e un'alltra da parte dei capi tribali curdi della confederazione Barazi. Entrambe furono ignorate dalle autorità del Mandato francese.[10]

Autonomia durante la guerra civile siriana

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Nel 2012, nel corso della Guerra civile siriana, le forze governative siriane si ritirarono da diverse aree del nord del paese a maggioranza curda, ridispiegando le proprie truppe su altri fronti dove il confronto con i ribelli era più intenso. In questo contesto il Partito dell'Unione Democratica (PYD), principale formazione politica curda attiva in Siria, consolidò la propria presenza nelle regioni settentrionali del paese.

I partiti curdi clandestini esistenti, in particolare il PYD e il Consiglio Nazionale Curdo (KNC), decisero di cooperare e formarono il Comitato Supremo Curdo (KSC), con l’obiettivo di coordinare l'amministrazione e la difesa delle aree a maggioranza curda. Parallelamente venne riorganizzata la milizia delle Unità di Protezione Popolare (YPG), incaricata di difendere i territori controllati dai curdi nel nord della Siria.

Nel luglio 2012 le YPG assunsero il controllo di diverse città, tra cui Kobanê, Amuda e Afrin, mentre il Comitato Supremo Curdo istituì un consiglio direttivo congiunto per amministrare le località sotto il loro controllo. Nel giro di pochi mesi le YPG consolidarono ulteriormente la propria presenza, estendendo il controllo anche a Al-Malikiya, Ras al-Ayn, al-Darbasiyah e al-Muabbada, oltre che a parti delle città di Al-Hasaka e Al-Qamishli.

Nel 2015 le forze curde parteciparono alla formazione delle Forze Democratiche Siriane (SDF), una coalizione militare composta da milizie curde, arabe e assire e sostenuta dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti d'America nella lotta contro lo Stato Islamico. Grazie al supporto militare internazionale, le SDF riuscirono negli anni successivi a estendere il proprio controllo su ampie porzioni della Siria nord-orientale, includendo numerosi territori a maggioranza araba. A partire dal 2016 le autorità locali iniziarono quindi a utilizzare la denominazione Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est, nel tentativo di riflettere la composizione etnica più ampia dei territori controllati.

Questo processo segnò in parte l'evoluzione del progetto politico originario, inizialmente legato soprattutto all'identità curda. In alcune aree a maggioranza araba l'amministrazione autonoma fu percepita come espressione di un potere dominato dalle forze curde, suscitando critiche e resistenze tra parte della popolazione locale, nonostante molti abitanti abbiano continuato a vivere sotto tale amministrazione anche negli anni successivi.

Nel gennaio 2026, in seguito a una nuova fase del conflitto e a cambiamenti negli equilibri militari nella regione, l'Amministrazione Autonoma perse circa l’80% dei territori precedentemente controllati. Le autorità locali mantennero soltanto le aree a maggioranza curda, che da allora risultano amministrate congiuntamente con il governo centrale di Damasco.

  1. ↑ The Kurdish Population del Kurdish Institute of Paris, stima del 2017. "In Syria, the civil war completely disrupted the demographic balance in the three Kurdish cantons (Djezirah, Kobane and Afrin) with an estimated population of 2.5 million. Added to this are the Kurdish communities of Aleppo and Damascus with more than one million people. In all, the Syrian Kurdish population can be estimated at 3 to 3.5 million, or nearly 15% of the population of Syria."
  2. ↑ Kurdish Awakening: Nation Building in a Fragmented Homeland, (2014), by Ofra Bengio, University of Texas Press
  3. ↑ (EN) Hili Mudriḳ-Even Ḥen, Nir T. Boms e Sareta Ashraph, The Syrian War: Between Justice and Political Reality, Cambridge University Press, 9 gennaio 2020, ISBN 978-1-108-48780-1. URL consultato il 5 marzo 2026.
  4. 1 2 (EN) Matthieu Cimino, Syria: Borders, Boundaries, and the State, Springer Nature, 13 giugno 2020, ISBN 978-3-030-44877-6. URL consultato il 5 marzo 2026.
  5. ↑ (EN) Harriet Allsopp, The Kurds of Syria: Political Parties and Identity in the Middle East, Bloomsbury Publishing, 14 novembre 2016, ISBN 978-0-85772-644-5. URL consultato il 5 marzo 2026.
  6. ↑ Phillips, David L. (2017) [2015]. The Kurdish Spring: A New Map of the Middle East. Routledge. ISBN 978-1-351-48037-6. OCLC 1001946833.
  7. 1 2 Gunter, Michael M. (2014). Out of Nowhere: The Kurds of Syria in Peace and War. C. Hurst & Co. ISBN 978-1-84904-435-6. OCLC 894764541.
  8. ↑ (EN) Josef W. Meri, Medieval Islamic Civilization: An Encyclopedia, Psychology Press, 2006, ISBN 978-0-415-96690-0. URL consultato il 5 marzo 2026.
  9. ↑ Vanly, Ismet Chériff (1992). "The Kurds in Syria and Lebanon". In Philip G. Kreyenbroek; Stefan Sperl (eds.). The Kurds: A Contemporary Overview. New York City, London: Routledge. pp. 112–134. ISBN 978-0-415-96691-7.
  10. 1 2 (EN) Jordi Tejel, Syria's Kurds: History, Politics and Society, Routledge, 29 agosto 2008, ISBN 978-1-134-09643-5. URL consultato il 5 marzo 2026.

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