Antigravità

L'antigravità è l'ipotetica possibilità di opporsi direttamente alla gravità, mediante repulsione, schermatura o neutralizzazione della forza gravitazionale.[1][2] Non va confusa con la sensazione di assenza di peso che si prova in caduta libera o in orbita: in quei casi il corpo continua a muoversi sotto l'azione della gravità, ma non avverte il proprio peso.[3] Non rientrano nell'antigravità neppure i sistemi che compensano il peso con forze note, come la portanza aerodinamica, la spinta propulsiva o l'elettromagnetismo.[1]
Nessuna prova sperimentale pubblicata ha finora dimostrato in modo riproducibile un effetto antigravitazionale. Tra il 1996 e il 2002 il programma Breakthrough Propulsion Physics della NASA esaminò proposte di propulsione basate su fisica non convenzionale; nel bilancio del 2005 le proposte classificate come antigravitazionali risultarono prive di riscontro sperimentale: i test ne riconducevano gli effetti a fenomeni già noti oppure non rivelavano alcuna forza utilizzabile.[1] La collaborazione ALPHA del CERN ha pubblicato nel 2023 la prima misurazione diretta della caduta dell'antidrogeno, mostrando che cade verso la Terra come la materia ordinaria e escludendo così una repulsione gravitazionale tra materia e antimateria.[4]
Nella fantascienza l'antigravità compare a seconda delle opere come forza naturale, tecnologia di trasporto o materiale immaginario; serve soprattutto a rendere plausibili partenze dalla Terra e viaggi spaziali senza ricorrere alla propulsione ordinaria.[5]
Possibilità teorica
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La relatività generale non prevede, per la materia e l'energia note, una repulsione gravitazionale controllabile. Per formulare un'idea di antigravità bisogna ricorrere a ipotesi particolari, come la massa negativa o la violazione delle cosiddette condizioni di energia: vincoli matematici delle equazioni relativistiche che stabiliscono quali distribuzioni di materia ed energia siano fisicamente ammissibili.[6][7] La gravità non dipende da una carica positiva o negativa paragonabile alla carica elettrica: nelle equazioni relativistiche la curvatura dello spaziotempo è determinata dall'energia, dalla quantità di moto e dalla pressione delle sorgenti di materia e radiazione.[7]
Hermann Bondi analizzò nel 1957 le conseguenze dell'ipotesi di masse gravitazionali negative nelle equazioni di Newton e nella relatività generale: in questo schema una massa negativa sarebbe respinta da una massa positiva e al tempo stesso attirata da essa, producendo un'accelerazione spontanea senza limite (runaway motion), un risultato fisicamente paradossale e tra i motivi principali per cui la massa negativa è considerata problematica.[6]
La possibilità di aggirare la gravità interessò anche il Breakthrough Propulsion Physics Program della NASA, finanziato tra il 1996 e il 2002. Il programma valutò metodi che, se fossero stati realizzabili, avrebbero superato i limiti della propulsione a razzo e delle vele spaziali; nel riepilogo del 2005 i dispositivi presentati come antigravitazionali risultarono tuttavia non promettenti, perché le prove raccolte non indicavano alcuna nuova forza gravitazionale utilizzabile.[1]
L'unico fenomeno fisico osservato che produce un effetto assimilabile a una repulsione gravitazionale su larga scala è la costante cosmologica: le misure della velocità di espansione dell'universo, ricavate dalle supernovae di tipo Ia e confermate dalla struttura su grande scala, indicano un'accelerazione compatibile con l'energia del vuoto o con una componente denominata energia oscura.[8] Questo effetto si manifesta su scale cosmologiche e non offre alcuna via per agire sulla gravità in scala locale; rimane tuttavia l'unico caso osservato in cui una componente del contenuto energetico dell'universo contrasta la contrazione gravitazionale della materia.
Storia
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L'antigravità come problema fisico emerse solo quando la gravitazione fu descritta in termini matematicamente precisi, abbastanza da poterne immaginare l'annullamento o l'inversione. Nella fisica aristotelica il moto dei corpi era spiegato attraverso la loro natura e il loro "luogo naturale"; tra il XVII e il XVIII secolo, con gli studi di Galileo Galilei, Isaac Newton e Henry Cavendish, la caduta dei gravi, la gravitazione universale e la misura diretta dell'attrazione tra masse in laboratorio divennero fenomeni quantificabili con precisione.[9][10][11] Cavendish presentò il proprio esperimento del 1798 come una determinazione della densità media della Terra; nelle ricostruzioni moderne esso è spesso collegato anche alla misura della costante di gravitazione universale.[12][13]
Con la relatività generale, nel XX secolo, la gravità non fu più descritta soltanto come una forza newtoniana tra masse, ma come curvatura dello spaziotempo prodotta da materia ed energia.[14] Il problema dell'antigravità nasce anche dal confronto con l'elettromagnetismo: già nel XIX secolo James Clerk Maxwell aveva osservato che l'elettromagnetismo possiede cariche di segno opposto, mentre nella gravitazione non si conosce una coppia analoga di cariche attrattive e repulsive.[7] Con la relatività generale e la fisica delle particelle la distinzione si accentuò: in relatività la gravità dipende dall'energia, dalla quantità di moto e dalla pressione, grandezze che non ammettono segno negativo nel senso in cui lo ha la carica elettrica.[7]
L'ipotesi che materia e antimateria potessero respingersi gravitazionalmente nella gravità tensoriale einsteiniana, cioè nella descrizione relativistica in cui il campo gravitazionale è rappresentato da un tensore, risale agli anni cinquanta. L'ipotesi aveva radici anche nella fantascienza. Contro questa forma di antigravità si schierano tre argomenti teorici: la violazione della conservazione dell'energia,[15] la violazione del principio di equivalenza[16] e la previsione di una rigenerazione anomala dei mesoni KS, mai osservata sperimentalmente.[17]
Gravitazione dell'antimateria
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Nel 1928 Paul Dirac formulò l'equazione di Dirac, che combinava meccanica quantistica e relatività ristretta per descrivere l'elettrone a velocità prossime a quella della luce. L'equazione descriveva correttamente il comportamento dell'elettrone, ma ammetteva anche una seconda soluzione con energia negativa, la cui interpretazione fisica non era chiara.[18] Nel 1930 Robert Oppenheimer e Hermann Weyl mostrarono, con argomenti distinti, che l'interpretazione originaria di Dirac non era corretta; Dirac propose allora, nel 1931, di leggere quella soluzione come un "anti-elettrone" carico positivamente. La particella prevista, con la stessa massa dell'elettrone e carica elettrica opposta, è il positrone.[19][20]
Carl David Anderson osservò il positrone in una camera a nebbia nel 1932, fornendo la prima conferma sperimentale di un'antiparticella prevista dalla teoria di Dirac.[18] Nel 1955 il gruppo di Owen Chamberlain, Emilio Segrè, Clyde Wiegand e Thomas Ypsilantis annunciò la scoperta dell'antiprotone al Bevatron di Berkeley: la nuova particella risultava identica al protone salvo per la carica elettrica negativa. Con il positrone e l'antiprotone, l'antimateria passò da previsione teorica a realtà sperimentale.[21]
La teoria di Dirac non includeva la gravitazione; unificare la meccanica quantistica con la relatività generale rimane uno dei problemi irrisolti della fisica teorica.[22] Una carica gravitazionale negativa è matematicamente trattabile in modelli teorici, ma nessuna misura diretta ne ha mai confermato l'esistenza.[6] Poiché l'antimateria è estremamente rara nell'universo osservabile, prima delle misure dirette rimase aperta la possibilità che materia e antimateria interagissero gravitazionalmente in modo repulsivo.[18]
Nel 1956 D. C. Peaslee pubblicò su Science una nota teorica sulla non esistenza degli schermi gravitazionali.[23] Due anni dopo Philip Morrison sostenne che una repulsione gravitazionale tra materia e antimateria avrebbe violato la conservazione dell'energia nel campo gravitazionale terrestre;[15][24] nel 1959 Leonard I. Schiff mostrò, nel quadro della teoria quantistica dei campi, che una tale repulsione avrebbe violato l'equivalenza tra massa inerziale e massa gravitazionale.[16] Nel 1961 Myron L. Good mostrò che una repulsione gravitazionale dell'antimateria avrebbe perturbato in modo misurabile il comportamento dei mesoni K neutri — particelle che oscillano tra stati di materia e antimateria — perturbazione che gli esperimenti non hanno mai rilevato.[17] Malgrado le obiezioni teoriche, alcune proposte collegate a scenari cosmologici non standard continuarono ad ammettere una repulsione gravitazionale tra materia e antimateria; nel 2011 Massimo Villata presentò su EPL un modello fondato sulla simmetria CPT, nel quale la repulsione materia-antimateria derivava dalle ipotesi della teoria; la proposta, rimasta esterna al consenso della comunità fisica, non modifica le obiezioni teoriche già note.[25]
Esperimenti
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Misurare direttamente la gravità su particelle di antimateria è difficile, perché le forze elettriche possono prevalere su quella gravitazionale.[4] Per la materia ordinaria, al contrario, l'equivalenza tra massa inerziale e massa gravitazionale è stata verificata con grande precisione: la missione MICROSCOPE ha confrontato le accelerazioni di due masse di prova in leghe di titanio e platino, collocate su un satellite progettato per compensare le perturbazioni non gravitazionali, verificando il principio di equivalenza debole con una precisione di circa 10−15 nel parametro di Eötvös, un indice adimensionale che misura la differenza relativa nell'accelerazione delle due masse di prova.[26] Un esperimento analogo non può essere trasferito agli atomi di antidrogeno, perché per produrli servono antiprotoni e positroni, mentre le misure su particelle cariche di antimateria sono disturbate dalle forze elettromagnetiche.[4][27]
L'esperimento ALPHA produce atomi di antidrogeno combinando antiprotoni prodotti e rallentati negli apparati AD ed ELENA dell'Antimatter Factory del CERN, con positroni accumulati da una sorgente di sodio-22.[27] La produzione stessa dell'antidrogeno rende impraticabile un esperimento satellitare a due masse analogo a MICROSCOPE.[4][26][27] Nel 2023 la collaborazione ALPHA ha pubblicato su Nature i primi risultati dell'apparato ALPHA-g, una trappola verticale costruita per studiare la gravitazione dell'antidrogeno: gli atomi venivano raccolti nella trappola, fatti uscire lentamente aprendo le barriere superiore e inferiore, quindi contati attraverso le annichilazioni prodotte nella parte alta o bassa dell'apparato. Entro la precisione dell'esperimento, il moto dell'antidrogeno è risultato compatibile con un'accelerazione attrattiva verso la Terra; il valore che meglio descriveva i dati per l'accelerazione locale dell'antimateria è stato pari a 0,75 ± 0,13 (statistico e sistematico) ± 0,16 (simulazione) g.[4]
Rivendicazioni sperimentali non confermate
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Nel corso del Novecento furono proposti molti dispositivi descritti come antigravitazionali; nessuno è stato riconosciuto dalla comunità scientifica come prova di una nuova forza gravitazionale. Le verifiche hanno ricondotto gli effetti a fenomeni già noti, ad artefatti strumentali o a errori di misura; in altri casi non hanno rilevato alcuna forza.[1][28] Tajmar, Kößling e Neunzig, in un lavoro del 2024 condotto in alto vuoto su condensatori, solenoidi, correnti di tunneling e campi incrociati, non hanno rilevato forze o coppie anomale fino all'ordine dei nanonewton e dei nanonewton-metro.[2]
Thomas Townsend Brown sviluppò negli anni venti dispositivi ad alta tensione e condensatori asimmetrici, chiamando "gravitatore" un proprio apparato e interpretando le proprie misure come effetti antigravitazionali.[29][30][31] Il fenomeno, poi noto come effetto Biefeld-Brown, fu collegato da Brown a un'ipotetica "elettrogravitica"; una valutazione commissionata dall'Office of Naval Research nel 1952 attribuì però gli effetti documentati all'ionizzazione del dielettrico e al vento ionico, il flusso di particelle cariche che trascina con sé l'aria circostante. Esperimenti successivi conclusero che la spinta osservata nei condensatori asimmetrici derivava dal vento ionico o di corona, non da un effetto antigravitazionale.[2][30][32] Articoli e libri non specialistici associarono in seguito l'elettrogravitica a presunti UFO o al bombardiere B-2, senza fornire prove sperimentali di antigravità.[31]
Nel 1948 l'imprenditore Roger Babson, fondatore del Babson College, creò la Gravity Research Foundation per promuovere ricerche sulla gravità e sulla possibilità di controllarne gli effetti.[33][34][35] Nei primi anni la fondazione sostenne lo studio di possibili riduzioni o schermature della gravità; in seguito orientò il proprio premio verso saggi teorici sulla gravitazione.[34][35] Tra i vincitori figurano George F. Smoot, premiato dalla fondazione nel 1993 e poi insignito del premio Nobel per la fisica nel 2006; vi è anche Gerard 't Hooft, vincitore del concorso nel 2015 e del Nobel per la fisica nel 1999.[36][37][38]
Anche sistemi basati su masse oscillanti, giroscopi o rotori sono stati più volte presentati come antigravitazionali. Le spinte nette apparenti possono però dipendere da attrito asimmetrico nei supporti, da vibrazioni meccaniche, dalla precessione dell'asse di rotazione o dall'errata interpretazione di un momento torcente come forza di traslazione.[28] Henry Wallace depositò tra il 1968 e il 1974 brevetti su dispositivi rotanti che avrebbero generato un "campo cinemassico", cioè un presunto campo gravitazionale secondario prodotto dalla rotazione rapida di certi materiali; una replica sperimentale pubblicata nel 2015 ricondusse l'anomalia osservata a un artefatto di vibrazione.[39][40][41] La diminuzione di peso lungo l'asse di un giroscopio in rotazione destrorsa (in senso orario vista dall'alto), riferita nel 1989 da Hideo Hayasaka e Sakae Takeuchi, non fu confermata da test successivi, che diedero risultati nulli o individuarono le fonti degli errori di misura.[42][43][44][45]
Nel settore dei superconduttori, Eugene Podkletnov e R. Nieminen pubblicarono nel 1992 un articolo sulla possibile schermatura della forza gravitazionale mediante un blocco ceramico superconduttore di YBa2Cu3O7−x; Podkletnov sostenne poi di avere osservato perdite di peso in campioni collocati sopra un disco superconduttore in levitazione e rotazione.[46][47] I tentativi successivi non confermarono le rivendicazioni di Podkletnov. In uno studio statico su superconduttori YBCO, per esempio, le variazioni di accelerazione misurate risultarono inferiori a 2 parti su 108 dell'accelerazione gravitazionale normale.[1][48][49] Douglas G. Torr e Ning Li proposero tra il 1991 e il 1993 che campi magnetici variabili nel tempo potessero indurre nei superconduttori campi gravitomagnetici o gravitoelettrici rilevabili; le dichiarazioni successive su un presunto prototipo di "AC Gravity" e su un "generatore di gravità" universitario non furono mai accompagnate da risultati riproducibili pubblicamente verificabili.[50][51][52]
L'Institute for Gravity Research della GÖDE-Stiftung ha cercato di riprodurre diversi esperimenti presentati come effetti di "antigravità", senza rilevare alcun effetto gravitazionale anomalo.[53] Dal 2004 la GÖDE-Stiftung assegna il GÖDE-Award for Gravitational Research e offre un premio di 1.000.000 di euro per una dimostrazione in cui un oggetto di almeno 20 g resti sospeso per almeno un minuto a circa 10 cm da un supporto; sono esclusi fenomeni noti come la levitazione magnetica o la spinta di galleggiamento.[53]
- Monumento a New Boston dedicato alle ricerche promosse da Roger Babson su antigravità e isolanti gravitazionali parziali.
- Disegno tratto dal brevetto statunitense 3.626.605 di Henry Wallace per un presunto generatore di "campo cinemassico".
- Levitazione magnetica di un magnete sopra un superconduttore raffreddato: un fenomeno elettromagnetico, distinto dalla schermatura gravitazionale.
Nella fantascienza
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L'antigravità è un motivo frequente nella fantascienza, perché permette di immaginare partenze dalla Terra e viaggi spaziali senza descrivere l'enorme energia richiesta per sfuggire al campo gravitazionale terrestre.[5] Tra le opere precorritrici della fantascienza, The Man in the Moone di Francis Godwin, pubblicato postumo nel 1638, presenta una pietra chiamata "ebelus" capace di aumentare o ridurre l'effetto della gravità. In A Voyage to the Moon di George Tucker, pubblicato nel 1827 sotto lo pseudonimo di Joseph Atterley, il viaggio avviene invece su un'astronave rivestita del metallo antigravitazionale "lunarium"; il romanzo è tra i primi a trattare il viaggio lunare con una spiegazione pseudoscientifica, anziché soprannaturale.[5] Tra i viaggi lunari immaginari dell'età moderna rientra anche L'altro mondo ovvero Stati e imperi della Luna di Savinien Cyrano de Bergerac, pubblicato postumo nel 1657; nell'episodio iniziale il narratore lega attorno a sé numerose ampolle piene di rugiada e viene sollevato dal calore del Sole, che attrae la rugiada come farebbe con le nubi.[54]
Nel romanzo Across the Zodiac (1880) di Percy Greg, il protagonista raggiunge Marte su un'astronave mossa da apergy, una forza antigravitazionale immaginaria; il termine, coniato da Greg, fu ripreso da John Jacob Astor IV in A Journey in Other Worlds (1894), dove rende possibile un viaggio nel sistema solare ambientato nell'anno 2000.[55][56][57] Lo scrittore italiano Ulisse Grifoni immaginò invece, in Dalla Terra alle stelle. Viaggio meraviglioso di due italiani ed un francese (1887; 2ª ed. 1890), una vernice capace di annullare la gravità: grazie a essa viene costruita una nave spaziale che compie viaggi di prova sull'Africa e parte verso Marte.[58] Il romanzo appartiene alla prima fantascienza italiana e precede la produzione italiana più nota del primo Novecento.[59]
Tra le invenzioni antigravitazionali più influenti della fantascienza vi è la cavorite di H. G. Wells ne I primi uomini sulla Luna (1901).[60] La sostanza inventata dal professor Cavor scherma la gravità; mediante schermi mobili, Cavor e Bedford possono così governare una sfera spaziale diretta verso la Luna.[5][61] L'opera, tra i principali romanzi scientifici wellsiani, usa la cavorite non solo come mezzo di trasporto, ma anche per introdurre la società sotterranea dei seleniti, organizzata in caste e funzioni specializzate.[60]
Nel Novecento l'antigravità divenne spesso una tecnologia abituale dell'immaginario spaziale, più che una sostanza miracolosa.[5] La serie delle Città volanti di James Blish elaborò il tema attraverso gli "spindizzy", dispositivi che permettono a intere città di staccarsi dalla Terra e attraversare la galassia a velocità superluminali.[62] Blish giustificò gli spindizzy con un presunto "effetto Blackett-Dirac", per cui la rotazione di un corpo avrebbe generato o annullato un campo gravitazionale: una pseudoscienza interna alla narrativa, rimasta uno degli esempi più citati del genere.[62][63]
Altri esempi novecenteschi comprendono il dispositivo di volo usato ne L'Allodola dello spazio (The Skylark of Space) di E. E. Smith, il "paracadute ingravity" in Non-A (1948) di A. E. van Vogt, i racconti Noise Level di Raymond F. Jones e Mother of Invention di Tom Godwin, la "gyrogravitics" di Poul Anderson in Le montagne volanti (Tales of the Flying Mountains) e il comportamento simile alla cavorite nel romanzo The Quy Effect di Arthur Sellings.[5] Spesso l'antigravità non riceve una spiegazione tecnica: è trattata come una dotazione normale del volo spaziale futuro, per esempio negli "antigravs" menzionati in Missione su Jaimec (Wasp) di Eric Frank Russell.[5] Materiali e oggetti più vicini all'avventura fantastica e popolare svolgono una funzione analoga, come l'"Nth metal" della continuità DC Comics, la "flubber" del film Un professore fra le nuvole (1961) e la pietra rossa al centro di Antigrav di Nicholas Fisk.[5]
La striscia a fumetti Garth, creata per il Daily Mirror da Steve Dowling e Gordon Boshell e apparsa per la prima volta il 24 luglio 1943, ha per protagonista un avventuriero fantastico che si muove tra epoche e situazioni diverse.[64] In una striscia di Martin Asbury presentata al Quinzième Salon de la Caricature di Montréal compare un "deflettore dell'antigravità", il cui segreto è conteso in una missione di recupero.[65]
- Frontespizio e antiporta della prima edizione di The Man in the Moone di Francis Godwin, 1638.
- Illustrazione di Claude Allin Shepperson dalla prima edizione britannica di I primi uomini sulla Luna di H. G. Wells, pubblicata da George Newnes nel 1901.
- Frontespizio dell'edizione in due volumi di Dalla Terra alle stelle di Ulisse Grifoni, con illustrazioni di Enrico Mazzanti, 1890.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 Millis, 2005
- 1 2 3 Tajmar, 2024
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- anti-gravità, in Dizionario delle scienze fisiche, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1996.
- (EN) Antigravità, su The Encyclopedia of Science Fiction.
- (EN) ALPHA experiment at CERN observes the influence of gravity on antimatter, su home.cern, CERN, 27 settembre 2023.
- (EN) Antigravity, su sf-encyclopedia.com, The Encyclopedia of Science Fiction.
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