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Teatro di rivista

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E tu biondina, rivista teatrale del 1956 con Liana Rovis, Sandra Mondaini ed Helen Sedlak.

Il teatro di rivista, o più comunemente rivista, è un genere di spettacolo teatrale di carattere leggero che in Italia ha conosciuto la massima popolarità tra la fine degli anni trenta e la metà degli anni cinquanta, come evoluzione del varietà verso più alti livelli artistici, nella fase di decadenza di precedenti generi come il café-chantant, l'operetta, portando poi alla grande affermazione della commedia musicale.[1][2][3] È un misto di prosa, canto, musica, danza e scenette umoristiche ispirate all'attualità spicciola e ai tradizionali cliché erotico-sentimentali, uniti da un tenue filo conduttore, con la presenza di personaggi fissi come la soubrette. Come nell'operetta e nel musical, la rivista unisce momenti musicali, di danza e recitazione in una presentazione unica. Però, a differenza di questi, nella rivista non c'è una trama a cui attenersi da inizio a fine, ma un tema generale funge da cornice a una successione meno vincolante di vari numeri.[4]

Il termine rivista deriva dal francese revue, propriamente «rassegna», a sua volta riconducibile al verbo revoir «rivedere». Il nome riflette la struttura originaria del genere, consistente nel «passare in rassegna» attraverso la rappresentazione teatrale i principali avvenimenti dell'attualità, spesso in forma satirica e caricaturale.[5][6] Le prime revues de fin d'année sono documentate a Parigi agli inizi del XVIII secolo e presentavano in forma scenica i fatti dell'anno appena trascorso. La denominazione revue è attestata nel 1728 nel titolo La Revue des Théâtres, di Pier Francesco Biancolelli e Giovanni Antonio Romagnesi.[7] Il genere si sviluppò successivamente come spettacolo composto da una successione di scenette, canzoni, danze e numeri comici, mantenendo il riferimento alla rassegna dell'attualità.[8]

Il genere, caratterizzato dallo splendore delle scene e dalla spettacolarità delle coreografie, sorge in Francia alla fine dell'Ottocento grazie ai fratelli Cogniard, che abbandonano gli studi di medicina per dedicarsi al teatro leggero (La biche au bois, La chatte blanche). Nel 1894 The Passing Show di Sydney Rosenfeld e Ludwig Engländer ha la première nel Casino Theatre di New York e ha avuto 110 recite.

Nel primo dopoguerra ha una grande fortuna in America (grazie all'impresario Florenz Ziegfeld, ideatore delle Ziegfeld Follies) e in tutta Europa, con attori e soubrettes quali Mistinguett, Joséphine Baker, Maurice Chevalier, Max Pallenberg e Fritzi Massary. Zig-Zag! di Albert de Courville esordisce nel 1917 al London Hippodrome. Joy Bells di de Courville ha la prima nel 1919 al London Hippodrome. Negli anni venti è la volta di The Co-Optimists di Davy Burnaby che nel 1921 ha la prima assoluta al Royalty Theatre con Stanley Holloway e poi al Palace Theatre di Londra, The Garrick Gaieties, Blackbirds of 1928 di Jimmy McHugh al Liberty Theatre per il Broadway theatre con Bill Robinson dal 1928. Nei numeri musicali contiene la nota I Can't Give You Anything But Love eseguita anche da Louis Armstrong, Duke Ellington, Benny Goodman e molti altri.

A partire dagli anni '30 il genere viene gradualmente soppiantato dal musical (un processo analogo si ha in Italia negli anni '50).

Tramite svariate espressioni artistiche il genere della rivista, nella seconda metà del Novecento, è portato avanti da teatri di varietà tradizionali quali Lido, Moulin Rouge e il Friedrichstadt-Palast Berlin, così come gli spettacoli a Las Vegas.

Walter Chiari e Marisa Maresca nel 1952, nella passerella finale che soleva chiudere le riviste.

Nei primi venti anni del Novecento in Italia la rivista è uno spettacolo incentrato su parodie dell'attualità. Con il fascismo, venendo meno la possibilità di satira politica, si ricorre a una comicità più astratta, affidata all'estro dell'attore più che alle battute del testo e agli elementi più propriamente spettacolari. Principali artisti di questo periodo sono Ettore Petrolini, proveniente dall'avanspettacolo, Erminio Macario, che nel 1930 fonda una compagnia (che resterà in attività fino al 1965) che nel 1937 scrittura Wanda Osiris, che diventa la prima soubrette della rivista italiana e tale rimane fino ai primi anni '50, Riccardo Billi, Carlo Campanini, Nino Taranto, Carlo Dapporto. Negli anni della seconda guerra mondiale, il teatro di rivista rappresenta un modo per sognare, per distogliere il pensiero dalla crudeltà della guerra e farlo volare in posti esotici e paradisiaci grazie alle sfarzose scenografie, oppure distrarsi con le gambe delle ballerine e con le battute dei comici.

Nel primo decennio del secondo dopoguerra, in un'Italia profondamente mutata, si ha un precipitoso ritorno alla satira politica. Poi ci si evolve verso la revue à grand spectacle, con allestimenti sfarzosi, parate di belle ragazze, grandi coreografie, complesse scenografie, con notevoli spese. Quest'ultimo genere di rivista, presente anche in altri Paesi, in Italia vede comunque una maggiore evidenza del carattere comico. Come soubrette domina sempre Wanda Osiris, ma si affermano gradualmente anche nuove figure, che rappresentano una tipologia nuova di personaggio femminile, non più incentrata sulla bellezza e sulla seduzione, ma sulla statura artistica: Lauretta Masiero, Marisa Del Frate, Bice Valori, Sandra Mondaini. Come attori emergono Renato Rascel, Walter Chiari, Gianni Agus, Gino Bramieri, Raffaele Pisu.[9]

Come autori, e poi come produttori, a partire dall'immediato dopoguerra dominano Garinei e Giovannini, che producono quasi due copioni l'anno e tutti di successo. Fra questi: Si stava meglio domani, con Wanda Osiris e Enrico Viarisio (1946), Domani è sempre domenica (1947), Al Grand Hotel (1948), Il diavolo custode (1950) con Wanda Osiris, Enrico Viarisio, Dolores Palumbo e Gianni Agus, Gran Baraonda (1952) con Wanda Osiris, Alberto Sordi e il Quartetto Cetra, Made in Italy (1953), con Erminio Macario e Wanda Osiris. Ed è nel corso degli anni '50 che Garinei e Giovannini guidano quel percorso che porta gradualmente alla nascita della commedia musicale. La coppia scrive così spettacoli di impostazione nuova, che in cartellone non denominano più "rivista": Attanasio cavallo vanesio (1952), Giove in doppiopetto (1954), La padrona di Raggio di Luna (1955).

Altre celebri coppie, in quegli anni, scrivono e dirigono con continuità spettacoli di rivista. Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi scrivono nel 1949 la rivista Chi vuol essere lieto sia per la compagnia Carlo Campanini e Lilia Silvi, aggiudicandosi la Maschera d’argento e dando inizio ad un proficuo sodalizio professionale. Dalla stagione 1951/52 alla stagione 1957/58 lavorano in stretta collaborazione con la coppia Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, allestendo Dove vai se il cavallo non ce l’hai (1951/52), Ciao Fantasma (1952/53), Barbanera bel tempo si spera (1953/54, seconda maschera d’argento), Passo Doppio (1954/55) con cui debuttano anche a Parigi con il titolo di Flash, Campione senza volere (1955/56), Uno scandalo per Lili (1957/58) con Tognazzi, Lauretta Masiero, Ave Ninchi, Gianrico Tedeschi, Mario Scaccia.

Altra coppia di sceneggiatori e registi di riviste è costituita da Marcello Marchesi e Vittorio Metz, che mandano in scena Milano miliardaria (1951), Era lui, si, si! (1951), Sette ore di guai (1951), Il mago per forza diretto insieme a Marino Girolami (1951), Tizio, Caio, Sempronio, diretto insieme ad Alberto Pozzetti (1951), Lo sai che i papaveri, (1952), Noi due soli, diretto insieme a Marino Girolami (1952).

Gli anni '50 vedono quindi la concomitanza di riviste e commedie musicali, in un processo di osmosi dal primo genere al secondo, con confronti accesi nella stampa e fra i critici; con la nascente commedia musicale che si avvia a prevalere.[10]

Nélida Lobato, prima soubrette al teatro El Nacional di Buenos Aires, intorno al 1970.

In Argentina la rivista diede vita a un genere locale, la revista porteña («rivista di Buenos Aires»), che dominò la scena teatrale di Buenos Aires, concentrata attorno all'Avenida Corrientes, dagli anni venti fino alla seconda metà degli anni settanta.[11] Il suo diretto antecedente è la revista criolla, adattamento locale della rivista spagnola sorto alla fine dell'Ottocento, dopo la messa in scena a Buenos Aires de La Gran Vía nel 1887.[12] Ensalada criolla (1898), scritta da Enrique De María su musiche di Eduardo García Lalanne e portata in scena dalla compagnia dei fratelli Podestá, è spesso considerata la prima rivista interamente argentina.[13]

Il genere si trasformò a partire dal 1922 con la tournée di Madame Rasimi e della sua compagnia del Bataclan: la rivista Paris Chic e le sue ballerine succintamente vestite fecero scalpore, al punto che il termine bataclana passò a designare in Argentina le ballerine di fila della rivista.[12][11] Sul modello parigino, i produttori locali abbandonarono la trama in favore di una successione di sketch, monologhi comici e sfarzosi numeri musicali, mentre le soubrette adottarono i costumi di piume e lustrini resi celebri da Mistinguett.[11] Il successo fu notevole: nel 1926 a Buenos Aires debuttarono 81 riviste, più del doppio degli spettacoli musicali andati in scena a New York nello stesso anno.[13] Tra le soubrette più importanti del genere si ricordano Gloria Guzmán, Sofía Bozán e Tita Merello negli anni venti e trenta,[14] poi Nélida Roca, Zulma Faid e Nélida Lobato[15] e, negli anni settanta, Moria Casán e Susana Giménez.

Il periodo 1940-1960 è considerato l'età d'oro del genere,[16] dominato dal Teatro Maipo, soprannominato la «cattedrale della revista porteña», e dal teatro El Nacional.[11] La censura della dittatura nata dal colpo di Stato del 1943, e poi del governo di Juan Domingo Perón, limitò fortemente la satira politica, e la comicità si orientò sempre più verso il doppio senso erotico.[16] È l'epoca della soubrette Nélida Roca, soprannominata la «Venere di calle Corrientes», e dell'impresario Carlos A. Petit, detto lo «zar della rivista».[15] Nel 1954 l'arrivo della compagnia delle Folies Bergère al teatro Ópera provocò un'ondata di riviste locali che rispondevano allo spettacolo parigino.[12]

Pur dovendo competere con il café-concert e con la televisione, la revista porteña ottenne ancora grandi successi negli anni settanta, in particolare con Nélida Lobato.[15] Si aprì inoltre ad artiste travesti e trans, come Vanessa Show, considerata la prima vedette trans del genere.[17] Il declino iniziò dopo la crisi economica del 1975, nota come Rodrigazo, che quintuplicò il prezzo dei biglietti: la quota di pubblico della rivista scese da circa il 48% al 25% nel 1976.[12] Oggi praticamente scomparso, il genere è stato dichiarato patrimonio culturale della città di Buenos Aires nel 2013, insieme al tango e al fileteado.[15]

  1. ↑ Felice Cappa e Piero Gelli (a cura di), Dizionario dello spettacolo del '900, Baldini&Castoldi, 1998.
  2. ↑ Dino Falconi e Angelo Frattini, Guida alla rivista, Accademia, 1953.
  3. ↑ Daniele Palmesi e Federico Clemente, Teatro di rivista, su tototruffa2002.it. URL consultato il 26 febbraio 2020.
  4. ↑ "Verso il 1920 il varietà non viveva più che a stento. Era diventato uno spettacolo troppo facile per un pubblico che ormai non si divertiva più come una volta nemmeno all'operetta. Bisognava complicarlo per infondergli nuova vita. Bisognava renderlo un po’ più difficile, senza peraltro togliergli la sua gaiezza. Sapete come succede a certi floricultori, che, divenuti troppo esperti, non si contentano più di coltivare belle rose profumate ma fanno l’impossibile per produrre qualcosa di raro, di eccezionale, di complicato: e allora innestano i tulipani sulle tuberose, i narcisi sui giacinti, i garofani sulle gardenie. Qualcuno – chi sarà mai stato? – pensò di innestare il varietà sullo stelo dell'operetta. Sperava di ottenere così chissà quale rara e seducente corolla. E vide risbocciare la rivista”. (Dino Falconi)
  5. ↑ Treccani, Rivista
  6. ↑ (EN) Douglas Harper, Revue, su Etymonline. URL consultato il 16 febbraio 2025.
  7. ↑ Treccani, Rivista
  8. ↑ Treccani, Rivista
  9. ↑ Rivista, su sapere.it. URL consultato il 26 febbraio 2020.
  10. ↑ Lello Garinei e Marco Giovannini, Quarant'anni di commedia musicale all'italiana, Rizzoli, 1985.
  11. 1 2 3 4 (ES) Pablo Gorlero, La revista porteña. Los comienzos de un género importado de Francia, con la vedette Mistinguett y la productora Madame Rasimi, in La Nación, 23 aprile 2023. URL consultato il 17 settembre 2023.
  12. 1 2 3 4 (ES) Raquel Prestigiacomo, En busca de la revista perdida: entre monologuistas y bataclanas, Buenos Aires, Colihue, 1995, pp. 24, 98-110, 160, ISBN 978-950-581-248-6.
  13. 1 2 (ES) Gonzalo Demaría, La revista porteña. Teatro efímero entre dos revoluciones (1890-1930) (PDF), Buenos Aires, Instituto Nacional del Teatro, 2011, pp. 7-8, 58, ISBN 978-987-9433-90-4.
  14. ↑ (ES) Ficha de registro: Teatro de revista (PDF), su Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires. URL consultato il 1º dicembre 2021 (archiviato dall'url originale il 1º dicembre 2021).
  15. 1 2 3 4 (ES) Alejandro Cruz, Carlos A. Petit, el “zar de la revista” que impulsó las carreras de Nélida Roca, Zulma Faid y Nélida Lobato, in La Nación, 1º maggio 2023. URL consultato il 26 ottobre 2024.
  16. 1 2 (ES) Adriana Libonati e Karina Mariel Mauro, La Revista Porteña durante el período 1940-1960 (PDF), in Teatro XXI, vol. 18, n. 32, 2012, pp. 41-47, ISSN 0328-9230 (WC · ACNP). URL consultato il 17 settembre 2023.
  17. ↑ (ES) Laura Haimovichi, Adiós a Vanessa Show, la primera vedette trans de la Argentina, in Página/12, 22 settembre 2023. URL consultato il 22 settembre 2023.
  • Pretini, Giancarlo, Spettacolo Leggero: dal Music-Hall, al Varieta, alla Rivista, al Musical,Trapezio, 1996
  • Morando Morandini, Sessappiglio. Gli anni d'oro del teatro di rivista, Il Formichiere 1978
  • Francesco Mottola, Il teatro di Varietà. Dalle Belle Époque agli anni Sessanta ad oltre in Italia, Paolo Perrone Burali d'Arezzo, Nuove edizioni culturali 1995
  • Sergio Lori. Il varietà a Napoli. Da Viviani a Totò, da Pasquariello a De Vico. Newton & Compton, Roma, 1996. ISBN 888183460X
  • Mario Quargnolo, Dal tramonto dell‘operetta al tramonto della rivista. Mezzo secolo di fasti e miserie del varietà e dell’avanspettacolo, Milano, Pan 1980
  • Gino Castaldo (a cura di), Dizionario della canzone italiana, Armando Curcio1990 (voce Commedia musicale, di Antonio Virgilio Savona e Michele Luciano Straniero)
  • Rita Cirio - Pietro Favari, Sentimental. ll teatro di rivista italiano, Bompiani, 1974

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