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Maurizio Valenzi

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Maurizio Valenzi

Sindaco di Napoli
Durata mandato27 settembre 1975 –
18 agosto 1983
PredecessoreBruno Milanesi
SuccessoreGiuseppe Conti
(commissario prefettizio)

Senatore della Repubblica Italiana
Durata mandato25 giugno 1953 –
4 giugno 1968
LegislaturaII, III, IV
Gruppo
parlamentare
Comunista
CircoscrizioneCampania
Sito istituzionale

Europarlamentare
Durata mandato17 giugno 1984 –
25 luglio 1989
LegislaturaII
Gruppo
parlamentare
Gruppo Comunista
CircoscrizioneItalia meridionale
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoPartito Comunista Italiano
Titolo di studioDiploma di liceo classico
ProfessionePittore, pubblicista

Maurizio Valenzi, nato Valensi (Tunisi, 16 novembre 1909 – Acerra, 23 giugno 2009), è stato un politico, artista e antifascista italiano.

Di famiglia ebraica di origine livornese, da più generazioni insediata in Tunisia, è stato protagonista della Resistenza antifascista. Nacque a Rue d’Alger, a Tunisi, all’interno della comunità italiana di Tunisia. Poco dopo la nascita la famiglia si trasferì in Rue de Naples.

Le famiglie paterna e materna, di tradizione sefardita, si erano stabilite a Livorno dopo l'espulsione degli ebrei dalla Spagna nel XV secolo. Nella prima metà dell’Ottocento, per convinzioni massoniche e filo-risorgimentali, avevano lasciato il Granducato per la Tunisia, dove si andava formando una delle più numerose collettività europee del paese. Alla gratitudine della famiglia verso i Savoia — che con lo Statuto Albertino del 1848 avevano avviato l’emancipazione dei sudditi di religione ebraica — Valenzi ricollegava la scelta dei nomi di casa: il suo, quello del padre Amedeo, quello della madre Pia, quello dello zio Carlo Alberto.

Il suo cognome era in realtà Valensi, fu storpiato per errore in “Valenzi” da un impiegato del comune di Napoli nel 1944 come da lui stesso raccontato.

Frequentò il Liceo per italiani “Vittorio Emanuele II” dove strinse amicizia in particolare con Loris Gallico, amico col quale si unirà alla Resistenza negli anni della guerra e del governo fantoccio di Vichy.

Frequentò dal 1928 la facoltà di legge all’Università “La Sapienza” di Roma, fino al 1930 quando il governo francese stabilì che in Tunisia fossero validi solamente i titoli di laurea conseguiti in Francia. Non completò gli studi e non conseguì più la laurea.

Intanto nel 1931 partecipò alla prima mostra d’arte. Fu proprio in quegli anni che l’interesse per l’arte, in particolare per la pittura, crebbe e diventò una presenza stabile nella sua vita, anche grazie alla conoscenza di pittori già affermati come Moses Levy e Antonio Corpora. La mostra, condivisa proprio con Corpora, si tenne a Tunisi nella sede della società “Dante Alighieri”; il ricavato delle vendite gli consentì di tornare a Roma.

A Roma aprì uno studio in via Margutta. La miseria della capitale e le violenze del fascismo fecero crescere in lui un forte sentimento antifascista. In questo periodo romano importante l’amicizia con Carlo Levi e altri intellettuali tra cui anche Alberto Moravia e Fausto Pirandello. Non iscritto al partito fascista e non potendo lavorare, fu costretto a rientrare a Tunisi.

Nel dicembre del 1939 si sposò con Litza Cittanova (1917-2006) da cui ha avuto due figli: Marco, nato nel 1941, e Lucia, nata nel 1952. Si erano ritrovati a Parigi, dove lei studiava alla Sorbona; anche Litza era una militante comunista.

Maurizio Valenzi ricoprì dal 1975 al 1983 la carica di Sindaco della città di Napoli e dal 1980 al 1983 rivestì la carica di Commissario Straordinario per la Ricostruzione, in seguito al terremoto che colpì la città di Napoli il 23 Novembre del 1980. Dal 1984 al 1989 è stato parlamentare europeo.

Dal 2009, la Fondazione Valenzi si occupa della gestione e della promozione dell’eredità culturale e artistica di Maurizio Valenzi.

La militanza antifascista

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Nel 1934 aderì con un gruppo di italiani al Partito Comunista Tunisino. Nelle sue memorie colloca proprio in quell’anno la scelta del comunismo, maturata con Loris Gallico dopo un lungo confronto con i militanti comunisti ebrei e arabi di Tunisi, in un ambiente familiare ostile alla presenza francese.

Con l’amico Loris Gallico redasse il settimanale L’Italiano di Tunisi — fondato dai due a proprie spese e organo della Lega italiana dei diritti dell’uomo. Tra i vari episodi di scontro con la presenza fascista nella colonia, la sera del 13 febbraio 1937, si recarono al cinema Midi-Minuit con l’intento di fischiare Ciano di cui si proiettavano le imprese in un filmato a cura dell’Istituto Luce. All’uscita dalla sala il gruppo fu aggredito da squadristi e ne seguì una rissa; per quell’episodio Valenzi fu processato e condannato in contumacia a cinque anni di carcere, notizia che apprese soltanto anni dopo, arrivando in Italia.

Ceramica dipinta raffigurante prigionieri nel carcere di Lambese

Nel 1937, all’epoca del governo del Fronte Popolare, era a Parigi per collegare il gruppo dei comunisti tunisini al Centro Estero del Partito Comunista Italiano e lavorò nella redazione della Voce degli Italiani diretta da Giuseppe Di Vittorio. Vi rimase fino all’autunno: il 20 settembre 1937 l’amministratore de L’Italiano di Tunisi, un falegname siciliano, Giuseppe Miceli, venne ucciso nella sede del giornale da un gruppo armato sbarcato dalla nave scuola Amerigo Vespucci, e il partito — che aveva respinto la richiesta di Valenzi di andare a combattere in Spagna — lo rimandò in Tunisia per riorganizzare il gruppo dei comunisti.

Nel 1938, con lo pseudonimo di Andrea Mortara, firmò per l’Unione degli Italiani contro il razzismo l’opuscolo Ebrei italiani di fronte al “razzismo”, che interpretava le leggi razziali come il prezzo pagato dal fascismo all’alleanza con la Germania nazista, come diversivo rispetto ai problemi reali del paese e preparazione alla guerra. Alcune copie furono affidate ai pescatori italiani che facevano la spola con la Sicilia, nella speranza di farlo circolare clandestinamente in Italia.

Nel 1938 era intanto sbarcato a Tunisi Velio Spano e nel febbraio 1939 vi giunse Amendola. Fra il 1938 e il 1939 viene pubblicato Il Giornale di Tunisi, finanziato da esponenti della collettività ebraica italiana allontanatisi dal fascismo dopo le leggi razziali; la direzione fu affidata a Giorgio Amendola, che i finanziatori accettarono anche dopo che questi ebbe dichiarato apertamente la propria appartenenza al partito comunista. Il giornale fu soppresso dalle autorità francesi nell’agosto 1939, in seguito al patto tedesco-sovietico.

Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, nel giugno 1940, fu internato dai francesi con gli altri italiani di Tunisia nel campo di Sbeitla, ai margini del deserto, per poco più di un mese.

Ceramica dipinta raffigurante vari detenuti del carcere di Lambese e Maurizio Valenzi al centro che dipinge.

Arrestato dal regime fascista di Vichy il 28 novembre 1941 come “sospetto”, con l’accusa fra l’altro di aver preparato un sabotaggio nell’arsenale militare di Biserta, fu detenuto nella fortezza di Sidi Kassem, in un campo sui monti del Kef e poi nel carcere di Biserta, dove subì gli interrogatori con l’elettricità; per sottrarsi alle torture arrivò a ferirsi volontariamente per ottenere il ricovero in ospedale. Davanti al tribunale marittimo di Biserta l’accusa chiese per lui la pena di morte; fu condannato ai lavori forzati a vita e trasferito in Algeria, prima a Costantina e poi a Lambèse.

Dal luglio al novembre 1942 fu in carcere anche la moglie Litza, accusata di avere diffuso clandestinamente il giornale L’Avenir de la Tunisie e di aver preso parte alla campagna contro la tortura.

Maurizio Valenzi, liberato dagli alleati nel marzo 1943, venne inviato dal PCI a Napoli, per preparare l’arrivo di Palmiro Togliatti dall’Unione Sovietica. Raggiunse la città nel gennaio 1944. Gli inglesi del Psychological Warfare Branch impegnarono i prigionieri liberati in appelli radiofonici rivolti ai soldati italiani perché cessassero di combattere a fianco dei tedeschi. Valenzi partì per l’Italia alla fine di gennaio 1944, atterrando in Puglia e proseguendo in treno: arrivò alla stazione di Napoli il 21 gennaio.

Al numero 11 di via Broggia a Napoli venne organizzato un appartamento per i comunisti che arrivavano da varie località; là venne ospitato Togliatti e Maurizio Valenzi visse da vicino quella che verrà chiamata la svolta di Salerno. L’alloggio era stato trovato da René MacKey, ufficiale dei servizi britannici e vecchio amico dagli anni tunisini. Il partito affidò a Valenzi il compito di condividere l’appartamento con il segretario del PCI e di occuparsi della sua sicurezza. Togliatti giunse alla federazione del PCI  di via San Potito il 27 marzo 1944, tenne l’11 aprile al Teatro Modernissimo il discorso che aprì la svolta e rimase a Napoli poco più di cento giorni. Maurizio Valenzi rimase a Napoli anche dopo questo periodo lavorando sempre come funzionario di partito, insieme a leader del PCI come Mario Palermo e Giorgio Napolitano.

In quegli anni presiedette il primo congresso della federazione comunista napoletana, collaborò all’edizione meridionale de l’Unità e al quotidiano La Voce, e seguì per il partito i lavori del Comitato di Liberazione Nazionale cittadino: nel dicembre 1944 toccò a lui annunciare, a nome del PCI, la rinuncia a insistere sulla candidatura comunista a sindaco, osteggiata dal comando alleato, aprendo la strada all’elezione di Gennaro Fermariello.

L'attività politica nel dopoguerra

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Maurizio Valenzi durante le elezioni amministrative del 1952.

Nel 1952 venne eletto consigliere provinciale. Si era già candidato, senza essere eletto, alle elezioni politiche del 1948.

Fu senatore eletto nel PCI per tre legislature dal 1953 al 1968; in particolare venne nominato segretario alla Presidenza del Senato e in un altro periodo vicepresidente della Commissione Esteri. Fu eletto per la prima volta nel collegio di Pozzuoli e riconfermato nel 1958 e nel 1963; fu poi segretario del gruppo comunista al Senato, presieduto da Umberto Terracini.

In quegli stessi anni ricoprì diversi altri ruoli istituzionali e di partito, diventando vicepresidente della Commissione di Vigilanza sulla RAI, segretario del Gruppo Comunista al Senato e membro della Commissione Centrale di Controllo del PCI.

Nel dicembre 1956 fu tra i dirigenti napoletani che, insieme a Mario Palermo e Clemente Maglietta, dichiararono di dissentire dall’espulsione dal PCI di Eugenio Reale, che si era scontrato con Togliatti. Valenzi assunse una posizione pubblicamente critica nei confronti dell’Unione Sovietica in occasione dell’invasione della Cecoslovacchia del 1968 e tornò sul caso Reale nel 1986 e nel 1996, sostenendo che quella espulsione era stata ingiusta.

Non ricandidato al Senato nel 1968, aveva allora cinquantanove anni e svolto tre legislature. Consigliere comunale a Napoli dal 1970 al 1975, fu capogruppo del PCI. Aveva ripreso a dipingere e si impegnava nell’amministrazione cittadina: un passaggio che Amendola avrebbe definito un «errore provvidenziale», perché aprì la strada alla sua elezione a sindaco.

Il cenacolo di Villa Lucia

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Nel secondo dopoguerra Valenzi fu impegnato nella riorganizzazione del Partito Comunista Italiano a Napoli, dedicandosi all'attività della Federazione cittadina in un periodo segnato dalla rinascita culturale della città dopo la caduta del fascismo: proprio in quegli anni entrò in contatto con il vivace cenacolo artistico e intellettuale che si raccoglieva attorno al pittore comunista Paolo Ricci, prima nello studio di quest'ultimo a Villa Lucia, al Vomero, e poi nelle riunioni conviviali alla trattoria Sica, tra piazza Vanvitelli e la stazione della Funicolare, un ambiente che riuniva, tra gli altri, Carlo Bernari, Guglielmo Peirce, Antonio D'Ambrosio, Alfonso Gatto, Sergio Ortolani, Emilio De Feo, Eduardo De Filippo, Peppino e Titina De Filippo, Raffaele Viviani, Totò, Nino Taranto, Vasco Pratolini, Renato Guttuso, Antonello Trombadori, Domenico Rea, Gaetano Macchiaroli, Gino Doria, Riccardo Ricciardi, Gaspare Casella, Armando Curcio, Giorgio Amendola, Emilio Sereni, Mario Alicata, Giorgio Napolitano, Gerardo Chiaromonte, Curzio Malaparte, Anna Maria Ortese, Raffaele La Capria, Francesco Rosi e Giuseppe Patroni Griffi; e in cui la sua formazione di pittore, oltre che di dirigente politico, lo rese naturalmente a proprio agio, testimoniando quel legame tra impegno politico e vita artistica che avrebbe caratterizzato la sua intera figura pubblica.[1]

Sindaco di Napoli (1975-1983)

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Maurizio Valenzi, sindaco di Napoli, insieme all'onorevole Luigi Buccico alla posa della prima pietra della metropolitana collinare, avvenuta il 22 dicembre 1976 in Piazza Medaglie d'Oro

Alle elezioni amministrative del 15 giugno 1975 il PCI passò a Napoli da 22 a 27 consiglieri e la Democrazia Cristiana scese da 30 a 24, senza che la sinistra raggiungesse però la maggioranza assoluta di 41 voti sugli 80 del consiglio comunale. Dopo il tentativo dello storico Giuseppe Galasso, eletto l’8 agosto “sindaco-esploratore” con 41 voti per formare una giunta laica aperta a tutti i partiti dell’arco costituzionale e dimissionario per il rifiuto democristiano, il 18 settembre 1975 Valenzi fu eletto sindaco con 35 voti, due in più di quelli previsti: era il primo sindaco comunista nella storia della città.

Venne eletto sindaco con una maggioranza relativa e la giunta rimase in piedi per anni grazie al consenso della cittadinanza e al voto “tecnico” in occasione del bilancio da parte della Democrazia Cristiana. Guidò complessivamente sei giunte minoritarie di sinistra, per circa 2900 giorni di amministrazione; fu riconfermato sindaco il 2 dicembre 1976 e di nuovo dopo le elezioni del 1980, nelle quali raccolse circa centomila preferenze. Venne confermato sindaco di Napoli fino al 1983, guidando la città nel periodo del terrorismo e del terremoto. In quel periodo è stato anche membro del Comitato Centrale del PCI.

L’azione amministrativa

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Valenzi dipinge ritratti dei presenti in occasione della festa dell'unità del 1976

La giunta ereditò un disavanzo comunale di centinaia di miliardi di lire, una macchina municipale di ventiseimila dipendenti in larga parte assunti per via clientelare, una disoccupazione di massa e un’emergenza abitativa aggravata da decenni di edilizia abusiva. Tra i primi provvedimenti vi furono il pagamento dei debiti ereditati e il risanamento finanziario, sostenuto dalla legge Stammati-Pandolfi e da un mutuo di 150 miliardi concesso dal Banco di Napoli; l’abbandono dichiarato delle assunzioni su segnalazione politica, sostituite da concorsi e liste di collocamento; l’avvio di demolizioni di edifici abusivi e la confisca di suoli a Posillipo e Pianura; il ridimensionamento in senso antispeculativo del progetto del Centro direzionale.

Maurizio Valenzi accoglie la Regina Elisabetta II in qualità di sindaco di Napoli

Nel dicembre 1976 presero il via i lavori della metropolitana collinare, voluti dall’assessore ai trasporti Luigi Buccico, con un programma di quindici stazioni partendo dalla periferia di Chiaiano e Scampia. Dal 1979 al 1983 il Comune promosse la rassegna Estate a Napoli, aperta da un concerto beethoveniano al Maschio Angioino, con l’obiettivo di sprovincializzare le attività culturali e di spettacolo e di creare occasioni di aggregazione sociale negli spazi monumentali della città: fra gli ospiti delle diverse edizioni Ray Charles, i Rolling Stones, Marcel Marceau, Allen Ginsberg e Lindsay Kemp, accanto ad artisti napoletani come Pino Daniele, Leo de Berardinis, Mario Martone e Toni Servillo. Nell’ottobre 1979 Valenzi accolse a Napoli la visita di Papa Giovanni Paolo II. Altre visite illustri furono tra le altre quelle della regina Elisabetta e del sindaco di Parigi Jacques Chirac.

Sul piano industriale si spese per la difesa dello stabilimento Italsider di Bagnoli, partecipando alle manifestazioni operaie con la fascia tricolore e portando personalmente alla Regione, nel gennaio 1980, la variante urbanistica necessaria all’impianto. Nel 1981 protestò pubblicamente, con una delegazione ricevuta al Quirinale, contro la trattativa fra apparati dello Stato e camorra nel corso del caso Cirillo; nel 1982, in visita a Baku, città gemellata con Napoli, criticò davanti ai delegati sovietici l’invasione dell’Afghanistan, e il suo intervento non venne riportato dall’agenzia TASS. [Confesso, Taccuino di sindaco; Il sindaco rosso, Puntillo, p. 107]

Il terremoto del 1980 e la ricostruzione

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Foto del sindaco di Napoli Maurizio Valenzi che parla a Calitri, villaggio irpino colpito dal sisma del 23 novembre 1980

Il terremoto del 23 novembre 1980 provocò nell’area napoletana più di cento morti e oltre centomila senzatetto; il crollo di un edificio in via Stadera, a Poggioreale, causò da solo decine di vittime. Nelle settimane successive l’amministrazione impose ai proprietari la verifica tecnica di tutti i fabbricati, con la redazione di circa trentamila perizie in pochi giorni; dopo la nuova scossa del 14 febbraio 1981 gli sgomberi salirono a venticinquemila alloggi e i senzatetto a centoquarantamila.

Dopo il terremoto del 1980, in qualità di sindaco, venne nominato commissario straordinario per la Ricostruzione, con poteri straordinari e limitatamente all’area urbana, mentre il commissariato per il piano extraurbano fu affidato al presidente della Regione Campania. Il programma di edilizia pubblica poté avvalersi del piano per le periferie predisposto dall’assessore Luigi Imbimbo e approvato poco prima del sisma, che rendeva immediatamente cantierabili alcune migliaia di alloggi; i piani particolareggiati furono redatti da un gruppo di giovani tecnici comunali, ricordati come “i ragazzi del Piano”.

Per l’affidamento dei lavori, disposto per concessione e non per gara d’appalto, il Comune adottò un meccanismo pensato per prevenire corruzione e infiltrazioni criminali: gli imprenditori edili convocati a Napoli furono invitati a scegliere liberamente fra i dodici comparti in cui era stata suddivisa l’area della ricostruzione e a riunirsi in altrettanti consorzi, con l’impegno a denunciare ogni tentativo estorsivo e con un piano di sorveglianza dei cantieri concordato con il Ministero dell’Interno. Nel 1990 il programma straordinario di edilizia residenziale realizzato a Napoli con i fondi della legge 219/1981 valse a Valenzi il premio Gubbio dell’Associazione Nazionale Centri Storici Artistici.

La fine dell'esperienza

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Nella primavera del 1983, dopo l’apertura della crisi e le dimissioni degli assessori socialisti e socialdemocratici, Valenzi rassegnò le proprie dimissioni; il 18 luglio la mancata approvazione del bilancio, con 41 voti contrari e 37 favorevoli, chiuse definitivamente l’esperienza. Congedandosi dal consiglio comunale disse di essere stato «sindaco di quasi tutti i napoletani», con l’eccezione di speculatori e fuorilegge. Attribuì la caduta al mutato quadro politico nazionale, con l’affermarsi del pentapartito e l’arrivo di Bettino Craxi alla presidenza del Consiglio.

Il 18 gennaio 1984 il presidente francese François Mitterrand gli conferì la Legion d'onore. Nel 1984 venne eletto al Parlamento europeo, nel quale restò in carica fino al 1989. Nell’unica legislatura europea, in cui non ricoprì incarichi di rilievo, ma promosse l’Operazione Integrata Napoli, strinse un rapporto di amicizia con Altiero Spinelli. Nel 2007 raccolse le proprie memorie nel volume Confesso che mi sono divertito, il cui titolo richiama il libro di Pablo Neruda.

Attività pittorica

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Maurizio Valenzi, Mia Madre, 1928. Museo Napoli Novecento 1910-1980, Napoli

Pittore e pubblicista, non smise mai di disegnare; con un’intensificazione della sua attività artistica dal 1968. Dal 1930 al 1931 ebbe uno studio a Roma con l’amico Antonio Corpora. Nel carcere di Lambèse riuscì a procurarsi un mozzicone di matita e alcuni fogli e ritrasse i volti dei compagni e gli ambienti della prigione: da quegli schizzi ricavò negli anni Settanta una serie di quadri.

Anche negli anni della sindacatura continuò a esporre: fra le mostre di quel periodo una personale alla galleria L’Indicatore di Roma nel 1978 e un’antologica al Palazzo Ducale di Urbino nel 1979. Lasciata la politica attiva tornò a dipingere stabilmente, lavorando a un ciclo dedicato alla rivoluzione napoletana del 1799.

In occasione dei novanta anni, nel 1999 è stata organizzata una sua mostra antologica a Napoli, nelle sale del Maschio Angioino.

Nel maggio del 2009 i figli Marco e Lucia hanno dato vita alla Fondazione Valenzi, dedicata al padre Maurizio e alla madre Litza. La Fondazione è stata presentata il 13 giugno 2009 a Napoli al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Maurizio Valenzi 1995, fotografato da Augusto De Luca

È morto ad Acerra, nella clinica "Villa dei Fiori" dove era ricoverato, il 23 giugno 2009, all'età di 99 anni[2]. I funerali si sono svolti il 25 giugno in un Maschio Angioino gremito.

Il 15 novembre 2009, in occasione dell'apertura delle celebrazioni per il centenario dalla nascita, migliaia di persone hanno affollato il Maschio Angioino per la commemorazione, organizzata dalla Fondazione Valenzi, a cui hanno partecipato tra gli altri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. In quella stessa mattinata Napolitano e Letta hanno inaugurato anche la prestigiosa sede della Fondazione al Maschio Angioino.

  • Maurizio Valenzi, Confesso che mi sono divertito, Pironti, 2007, ISBN 88-7937-416-8.
  • Maurizio Valenzi, Cerchia Gianni, la vita avventurosa di un uomo mite, prefazione a cura di Antonio Bassolino, introduzione a cura di Giuseppe Galasso, a cura di Maurizio Valenzi, L'Articolo, 2005.
  • Maurizio Valenzi, Il segno racconta, prefazione di Giorgio Napolitano, Associazione Culturale "Il Corvo", 2006.
  • Maurizio Valenzi, C'è Togliatti! Napoli 1944. I primi mesi di Togliatti in Italia', a cura di Gargano Pietro, Palermo, Sellerio editore, 1995.
  • Maurizio Valenzi, Sindaco a Napoli, intervista di Massimo Ghiara, Editori Riuniti, 1978.
  • Maurizio Valenzi, Une mèmoire locale. Naples et son maire, Parigi, PUF - Presses Universitaires de France, 1980.
  • Maurizio Valenzi, Ebrei italiani di fronte al razzismo, a cura di Nico Pirozzi, Napoli, Edizioni Cento Autori, 2010.
  • Maurizio Valenzi, Arte e politica, a cura di Claudio Strinati, Prismi, 2012.
  • Maurizio Valenzi, I miei primi giorni da sindaco di Napoli, a cura di Lucia Valenzi, Ariccia, Aracne editrice, 2016
  • Maurizio Valenzi, Disegni, a cura di Olga Scotto di Vettimo, Napoli, Prismi, 2020.
  1. ↑ Maurizio Valenzi e Pietro Gargano, C'è Togliatti! Napoli 1944: i primi mesi di Togliatti in Italia, collana La memoria, Sellerio, 1995, ISBN 978-88-389-1162-0.
  2. ↑ Il Mattino - Napoli, addio a Maurizio Valenzi, primo sindaco comunista dal '75 all'83, su ilmattino.it. URL consultato il 24 giugno 2009 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  • Roberto Race, Lucia Valenzi, Testimonianze per una vita straordinaria, con prefazione di Giorgio Napolitano, a cura di Maurizio Valenzi., Tullio Pironti Editore, 2009.
  • Achille della Ragione, Il primo (ed ultimo) sindaco rosso di Napoli - Napoli 2013 (in Quei napoletani da ricordare, tomo I)
  • Attilio Wanderlingh, Maurizio Valenzi. Un romanzo civile, presentazione di Nilde Iotti, Edizioni Sintesi, 1988.
  • Lucia Valenzi, Italiani e antifascisti in Tunisia negli anni Trenta. Percorsi di una difficile identità, Napoli, Liguori Editore, 2008.
  • Paul Sebag, Communistes de Tunisie. 1939-1943, Parigi, L'Harmattan, 2001.
  • Ermanno Corsi, Giustino Fabrizio, Eleonora Puntillo, Il Sindaco rosso. Maurizio Valenzi e il futuro di Napoli, Napoli, Il torcoliere, 2020
  • Maurizio Valenzi, Confesso che mi sono divertito, Pironti, 2007, ISBN 88-7937-416-8.
  • Napoli e la giunta rossa. Atti del convegno "Il volto della città di Napoli e l'attività dell'amministrazione Valenzi (1975-1983)", a cura di Lucia Valenzi, Napoli, Mimemis, 2021.
  • Ermanno Corsi, Giustino Fabrizio, Eleonora Puntillo, Il sindaco rosso. Valenzi e il futuro di Napoli, Napoli, Unior press, 2020.
  • Cultura e spettacolo a Napoli negli anni della giunta Valenzi (1975-1983), a cura di Giuseppe Farese, Artem, 2021.

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Collegamenti esterni

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