Leopardus tigrinus
| Gatto tigre settentrionale | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
Vulnerabile[1] | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Mammalia |
| Ordine | Carnivora |
| Sottordine | Feliformia |
| Famiglia | Felidae |
| Sottofamiglia | Felinae |
| Genere | Leopardus |
| Specie | L. tigrinus |
| Nomenclatura binomiale | |
| Leopardus tigrinus (Schreber, 1775) | |
| Areale | |
Leopardus t. tigrinus Leopardus t. antisuyo | |
Il gatto tigre settentrionale (Leopardus tigrinus (Schreber, 1775)), noto anche come oncilla settentrionale, è un mammifero carnivoro della famiglia dei felidi, originario dell'America meridionale. Nei paesi del suo areale è conosciuto comunemente con i nomi di tigrillo o oncilla.[2] È uno dei più piccoli felidi sudamericani ed è strettamente imparentato con il gatto tigre meridionale (Leopardus guttulus) e con il gatto tigre orientale (Leopardus emiliae).
L'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) classifica il gatto tigre settentrionale come specie vulnerabile (VU).[1]
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]Il gatto tigre settentrionale è un felide di piccole dimensioni, con una lunghezza testa-corpo compresa tra 45 e 55 cm, ai quali si aggiunge una coda lunga 24-34,5 cm. Pur essendo leggermente più grande del gatto domestico, presenta un peso mediamente inferiore, pari a circa 2,45 kg. La lunghezza del piede posteriore varia tra 96 e 165 mm, mentre le orecchie misurano 35-45 mm. Il mantello è relativamente ruvido. Nonostante il nome comune, la disposizione delle macchie del mantello non ricorda quella della tigre, caratterizzata da strisce trasversali. Per la conformazione corporea e il disegno longitudinale della pelliccia, il gatto tigre settentrionale assomiglia invece molto al margay (Leopardus wiedii), tanto che le due specie possono essere facilmente confuse. Un carattere distintivo è rappresentato dall'orientamento dei peli nella regione della nuca: nel gatto tigre settentrionale sono rivolti all'indietro, mentre nel margay sono orientati in avanti. Il colore di fondo del mantello dorsale varia dal bruno scuro al bruno-aranciato, dal giallo-brunastro al grigio-brunastro. Lungo i fianchi la colorazione diventa progressivamente più chiara, mentre le parti inferiori del corpo sono biancastre o grigio chiaro. Sui fianchi sono presenti rosette di dimensioni piccole o medie, che possono unirsi formando strisce disposte obliquamente. I margini delle rosette sono neri o bruno molto scuro, mentre la parte interna presenta tonalità brune o aranciate. Maschi e femmine non mostrano differenze esteriori facilmente riconoscibili. Nella specie si osservano con una certa frequenza casi di melanismo, caratterizzati dalla nascita di individui con il mantello completamente nero.[3]
Come gli altri rappresentanti del genere Leopardus, il gatto tigre settentrionale possiede 36 cromosomi, anziché i 38 presenti nella maggior parte degli altri felidi.[4]
Distribuzione e habitat
[modifica | modifica wikitesto]Per molto tempo si è ritenuto che il gatto tigre occupasse un areale estremamente vasto, esteso dalla Costa Rica e dalle regioni andine attraverso il bacino dell'Amazzonia fino alle foreste atlantiche del Brasile. Studi più approfonditi hanno tuttavia dimostrato che questi piccoli felidi sono in gran parte assenti dal bacino amazzonico e che le popolazioni precedentemente riunite sotto il nome Leopardus tigrinus appartengono in realtà a diverse specie distinte. Le popolazioni distribuite dalla foresta atlantica brasiliana fino al Pantanal, così come quelle presenti negli ambienti semiaridi della Caatinga e nelle savane del Cerrado settentrionale e centrale, sono oggi attribuite rispettivamente al gatto tigre meridionale (Leopardus guttulus)[5] e al gatto tigre orientale (Leopardus emiliae).[3] Nel febbraio 2024 anche le popolazioni dell'America centrale meridionale e delle Ande settentrionali sono state riconosciute come una specie distinta, il gatto tigre delle Ande (Leopardus pardinoides).[6]
L'areale della sottospecie nominale del gatto tigre settentrionale (Leopardus tigrinus tigrinus) è frammentato e comprende alcune regioni costiere delle tre Guyane, settori del Venezuela meridionale e orientale, parti degli stati brasiliani di Amapá e Roraima, l'isola di Marajó, situata presso la foce del Rio delle Amazzoni, e una fascia di territorio lungo la riva settentrionale del corso inferiore del grande fiume. La sottospecie Leopardus tigrinus antisuyo, descritta soltanto nel 2026, occupa invece un areale geograficamente molto distante da quello della forma nominale. È presente nelle foreste montane della Yunga peruviana, a sud del río Marañón.[7]
La deforestazione e la progressiva trasformazione degli ambienti naturali hanno determinato una considerevole riduzione delle aree disponibili per questi felidi. Il gatto tigre settentrionale è tuttavia in grado di tollerare, entro certi limiti, la vicinanza degli insediamenti e delle attività umane.
Alimentazione
[modifica | modifica wikitesto]Le abitudini alimentari del gatto tigre in natura sono ancora conosciute in modo incompleto. Gran parte delle informazioni disponibili deriva da osservazioni e studi effettuati su popolazioni che, in seguito alle più recenti revisioni tassonomiche, non sono più necessariamente attribuite a Leopardus tigrinus in senso stretto. L'analisi del contenuto stomacale di una femmina esaminata in Costa Rica ha rivelato la presenza di due topi dai piedi bianchi, un roditore della famiglia degli Heteromyidae e un toporagno. Nello stomaco di un'altra femmina è stato invece rinvenuto un piccolo uccello appartenente al gruppo dei fringillidi.[8] In generale, i gatti tigre catturano prede relativamente piccole, prevalentemente terrestri. Sebbene siano abili arrampicatori e possano salire sugli alberi, trascorrono gran parte del tempo al suolo, dove svolgono una parte importante delle proprie attività di caccia.
Riproduzione
[modifica | modifica wikitesto]La maggior parte delle conoscenze sulla biologia riproduttiva dei gatti tigre deriva da osservazioni condotte su animali mantenuti in cattività, spesso prima della distinzione delle diverse specie attualmente riconosciute. Negli esemplari studiati, l'estro aveva una durata compresa tra tre e nove giorni, generalmente più breve nelle femmine di età avanzata. La gestazione dura circa 75 giorni, un periodo insolitamente lungo per un felide di dimensioni tanto ridotte. Normalmente viene partorito un solo piccolo, il cui peso alla nascita varia tra 92 e 134 g. Nonostante la durata relativamente lunga della gestazione e il numero ridotto di piccoli per parto, lo sviluppo postnatale è particolarmente lento rispetto a quello osservato in altri felidi di dimensioni simili. I neonati aprono gli occhi soltanto tra l'ottavo e il diciassettesimo giorno di vita. I denti da latte iniziano a spuntare tra il quindicesimo e il ventunesimo giorno, mentre i primi alimenti solidi vengono consumati tra il trentottesimo e il cinquantaseiesimo giorno. Per confronto, i gattini domestici della stessa età sono già capaci di cacciare piccoli roditori.[8] L'allattamento prosegue fino a circa tre mesi di età, mentre i giovani raggiungono le dimensioni corporee degli adulti soltanto intorno agli undici mesi.
L'età precisa alla quale viene raggiunta la maturità sessuale non è nota. Le osservazioni sugli animali allevati in cattività suggeriscono tuttavia che venga raggiunta relativamente tardi rispetto ad altri piccoli felidi.
Longevità
[modifica | modifica wikitesto]In cattività sono stati documentati gatti tigre che hanno raggiunto i 17 anni di età. Non sono invece disponibili informazioni altrettanto precise sulla longevità media degli individui in natura.
Tassonomia e sistematica
[modifica | modifica wikitesto]Il gatto tigre settentrionale fu descritto scientificamente nel 1775 dal naturalista tedesco Johann Christian von Schreber, con il nome di Felis tigrinus. Il genere Leopardus, al quale la specie è attualmente assegnata, venne istituito nel 1842 dallo zoologo britannico John Edward Gray. Tradizionalmente, il gatto tigre veniva considerato un'unica specie distribuita in gran parte dell'America centrale e meridionale.
Nel primo volume dell'Handbook of the Mammals of the World, pubblicato nel 2009, venivano riconosciute quattro sottospecie:[9]
- Leopardus tigrinus tigrinus, diffusa nell'America meridionale settentrionale;
- Leopardus tigrinus guttulus, presente nel Brasile meridionale, in Paraguay e nell'Argentina settentrionale;
- Leopardus tigrinus oncilla, propria della Costa Rica;
- Leopardus tigrinus pardinoides, distribuita lungo le Ande, dalla Colombia alla Bolivia.
Questa classificazione è stata profondamente modificata dalle successive ricerche genetiche e morfologiche. Nel 2013, un'indagine basata sull'analisi del DNA ha dimostrato che le popolazioni settentrionali e meridionali dei gatti tigre brasiliani non si scambiavano materiale genetico da circa 100.000 anni. I risultati hanno portato a riconoscere la popolazione meridionale come una specie distinta, denominata Leopardus guttulus.[5] Nel 2017, due ricercatori brasiliani, Fabio Oliveira do Nascimento e Anderson Feijó, hanno condotto un'ampia revisione morfologica del gruppo, confrontando 250 crani di gatti tigre provenienti da diverse regioni sudamericane. Lo studio ha individuato tre gruppi morfologicamente distinti, associati ad altrettante aree geografiche. Il gruppo meridionale corrispondeva sostanzialmente all'areale di Leopardus guttulus, mentre quello settentrionale veniva riferito a Leopardus tigrinus, la cui località tipo è Caienna, nella Guyana francese. Per il terzo gruppo, distribuito nel Brasile nord-orientale, gli autori hanno ripristinato il nome Leopardus emiliae, introdotto nel 1914 dallo zoologo britannico Oldfield Thomas.[3] Nel 2024, Leopardus pardinoides è stato riconosciuto come specie distinta in seguito a uno studio che ha integrato analisi ecologiche, biogeografiche e fenotipiche. I ricercatori hanno dimostrato che i gatti tigre delle Ande settentrionali e dell'America centrale si distinguono dalle popolazioni delle regioni amazzoniche per diversi caratteri morfologici e per la disposizione delle macchie del mantello. La nuova delimitazione della specie comprende anche le popolazioni centroamericane precedentemente assegnate alla sottospecie Leopardus tigrinus oncilla.[6]
Nel 2026 è stata descritta una nuova sottospecie del gatto tigre settentrionale, denominata Leopardus tigrinus antisuyo. Questa forma vive nella Yunga peruviana, a sud del río Marañón, in un territorio notevolmente distante dall'areale della sottospecie nominale. Il nome antisuyo deriva dall'Antisuyu, una delle quattro grandi regioni amministrative del Impero inca, che comprendeva parte delle aree orientali andine. Le analisi filogenomiche hanno indicato che L. t. antisuyo e L. t. tigrinus si sarebbero separate circa 500.000 anni fa. La notevole differenziazione genetica tra le due popolazioni suggerisce che L. t. antisuyo potrebbe in futuro essere riconosciuta come specie autonoma.[7]
Rapporti con l'uomo e conservazione
[modifica | modifica wikitesto]In passato i gatti tigre furono intensamente cacciati per la loro pelliccia, particolarmente apprezzata nel commercio internazionale. Non è possibile ricostruire con assoluta precisione l'entità storica di questo commercio, poiché le pelli dei gatti tigre sono facilmente confondibili con quelle del margay, rendendo difficile distinguere le diverse specie nei registri commerciali. Tra il 1976 e il 1982, tuttavia, le pelli dei gatti tigre figuravano tra quelle delle quattro specie di piccoli felidi maggiormente commercializzate. Nel solo 1982 vennero registrate 69.613 pelli, un numero sensibilmente superiore a quello delle pelli di gatto di Geoffroy, fino ad allora particolarmente richieste per il loro caratteristico disegno maculato. Nel 1983 il commercio raggiunse 84.493 pelli, per poi diminuire rapidamente negli anni successivi. Nel 1985 ne furono registrate soltanto 2052.[8] Fino al 1983 il Paraguay costituiva il principale paese esportatore di pelli di gatti tigre. È tuttavia probabile che gran parte di queste provenisse illegalmente dagli stati sudamericani confinanti e venisse successivamente riesportata attraverso il territorio paraguaiano. Nel 1984 il principale esportatore divenne invece la Bolivia. All'epoca, tuttavia, mancavano prove certe della presenza di popolazioni di gatti tigre nel territorio boliviano, secondo la delimitazione tassonomica allora utilizzata.[8]
Nel 1986 la Comunità economica europea vietò l'importazione delle pelli di gatto tigre. Nel 1989, su iniziativa della Repubblica Federale Tedesca, il gatto tigre venne inserito nell'appendice I della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), che prevede severe restrizioni al commercio internazionale degli esemplari delle specie elencate. Oltre alla caccia e al commercio illegale, le principali minacce attuali sono rappresentate dalla distruzione e dalla frammentazione degli habitat forestali. La crescente conversione delle foreste in terreni agricoli, pascoli e insediamenti umani riduce la disponibilità di habitat idonei e può isolare le popolazioni residue. Le recenti revisioni tassonomiche hanno inoltre evidenziato che il complesso dei gatti tigre comprende diverse linee evolutive distinte, spesso caratterizzate da areali relativamente ristretti e frammentati. Ciò rende necessario valutare separatamente le esigenze di conservazione delle singole specie e sottospecie.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 (EN) Payán, E. e de Oliveira, T. 2016, Leopardus tigrinus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
- ↑ (EN) A. C. Kitchener, C. Breitenmoser-Würsten e E. Eizirik, A revised taxonomy of the Felidae. The final report of the Cat Classification Task Force of the IUCN/SSC Cat Specialist Group, in Cat News, Special Issue 11, 2017, pp. 63–64.
- 1 2 3 (EN) Fabio Oliveira do Nascimento e Anderson Feijó, Taxonomic revision of the tigrina Leopardus tigrinus (Schreber, 1775) species group (Carnivora, Felidae) (PDF), in Papéis Avulsos de Zoologia, vol. 57, n. 19, 2017, pp. 231–264, ISSN 0031-1049.
- ↑ (DE) Maria Falkena-Röhrle, Die zahmen Wilden und die wilden Zahmen, ISBN 978-3-8391-0383-8.
- 1 2 (EN) Tatiane C. Trigo, Alexsandra Schneider, Tadeu G. de Oliveira, Livia M. Lehugeur, Leandro Silveira, Thales R. O. Freitas e Eduardo Eizirik, Molecular Data Reveal Complex Hybridization and a Cryptic Species of Neotropical Wild Cat, in Current Biology, 2013, DOI:10.1016/j.cub.2013.10.046.
- 1 2 (EN) Tadeu G. de Oliveira, Lester A. Fox-Rosales, José D. Ramírez-Fernández, Juan C. Cepeda-Duque, Rebecca Zug e Catalina Sanchez-Lalinde, Ecological Modeling, Biogeography, and Phenotypic Analyses setting the Tiger Cats’ Hyperdimensional Niches reveal A New Species, in Scientific Reports, vol. 14, 2024, p. 2395, DOI:10.1038/s41598-024-52379-8.
- 1 2 (EN) Jonas Lescroart, Paola Nogales-Ascarrunz, Molly Cassatt-Johnstone, Alejandra Bonilla-Sánchez, Caroline Charão Sartor, Fernando Angulo, Jorge L. Ramirez e Larissa Rosa de Oliveira, Phylogenomics and Museomics reveal Five distinct Species of Tiger Cats in South America, in Current Biology, 2026, DOI:10.1016/j.cub.2026.08.059.
- 1 2 3 4 (EN) Mel Sunquist e Fiona Sunquist, Wild Cats of the World, Chicago, University of Chicago Press, 2002, p. 132, ISBN 0-226-77999-8.
- ↑ (EN) Don E. Wilson e Russell A. Mittermeier (a cura di), Oncilla – Leopardus tigrinus, in Handbook of the Mammals of the World, 1, Carnivores, Barcellona, Lynx Edicions, 2009, pp. 146–147, ISBN 978-84-96553-49-1.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Mel Sunquist e Fiona Sunquist, Wild Cats of the World, Chicago, University of Chicago Press, 2002, ISBN 0-226-77999-8.
- (EN) Don E. Wilson e Russell A. Mittermeier (a cura di), Handbook of the Mammals of the World, 1, Carnivores, Barcellona, Lynx Edicions, 2009, ISBN 978-84-96553-49-1.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- IUCN/SSC Cat Specialist Group
- Die Ozelotkatze, Welt der Katzen.