Città di fondazione


Una città di fondazione è un insediamento urbano nato non spontaneamente, ma sulla base di una precisa volontà politica e di un progetto urbanistico.[1] In genere, le città di fondazione sono costruite nella parte fondamentale, detta "nucleo di fondazione", tramite un intervento unitario realizzato in tempi brevi e con una precisa conformazione geometrica, spesso caricata di significati simbolici e modelli ideali (vedi Città ideale).
Non sempre la distinzione tra formazioni urbane "spontanee" e "pianificate" è totalmente chiara,[2] e neppure i tempi brevi della realizzazione e la regolarità della conformazione geometrica sono assolutamente determinanti, visto che esistono centri urbani dalla geometria irregolare frutto di un preciso piano, strutture regolari determinate solo dalla topografia dei luoghi e nuclei urbani cresciuti lentamente nel tempo secondo un concetto urbanistico preciso e condiviso anche se non graficizzato,[3] mentre l'apparenza "caotica" di molti insediamenti è il possibile prodotto di stratificazioni storiche più che della mancanza di pianificazione.[4]
La fondazione come rito
[modifica | modifica wikitesto]La fondazione di una città o comunque di un insediamento è stato oggetto di particolari riti fin dalle civiltà antiche. Si pensa che a partire dall'epoca della rivoluzione agricola sia nata l'esigenza, per giustificare e dare legittimo fondamento all'appropriazione di uno spazio che veniva sottratto completamente al dominio della natura, di sancire un'origine mitica-divina per il proprio insediamento stabile per coinvolgere direttamente gli dei nelle sorti della città e legarli al territorio cittadino.[5] Il nuovo tipo di organizzazione economica rendeva inoltre necessario un nuovo ordine sociale e religioso di cui diventava simbolo tangibile la città, resa sacra insieme al sovrano e contrapposta a quanto la circondava, spazio umano delimitato e sottratto al caos della natura.
Sin dal mondo antico la fondazione costituiva quindi un'operazione non solo profana, di carattere politico-militare, ma anche e soprattutto "religiosa" che trovava un parallelo nel tracciamento e nella fondazione di un templum o spazio sacro e che passava dalla scelta del luogo ideale, del tipo di terreno più adatto e della sua posizione rispetto all'orizzonte circostante e dalla determinazione del momento astrale più favorevole per fondare la città con implicazioni anche esoteriche.[6]
La fondazione è quindi il momento nel quale, nelle varie epoche storiche, si affermano differenti forme del Sacro: dai riti pagani di fondazione, caratterizzati dai sacrifici e dall'osservazione delle stelle a quelli cristiani basati sul sangue dei martiri e le loro reliquie, fino ad arrivare ai santi laici, cittadini meritevoli o caduti in guerra ai quali si dedicano strade e monumenti.[7] La città è così posta sotto la protezione di divinità, numi o santi tutelari e protettori e diventa anche il luogo dei suoi eroi, divinità, santi, martiri; è il contesto in cui si erigono templi, talora nella posizione più elevata (acropoli).
Per estensione ogni edificio è sacro nella misura in cui è sacra la cerimonia della sua fondazione.
Particolare valore sacrale veniva in genere riconosciuto alle mura, il cui tracciamento in fase di fondazione era regolato, per esempio nel mondo romano, da precise prescrizione religiose. Tale è il loro carattere che devono essere riconsacrate, soprattutto se la città subisce un particolare evento traumatico. Le porte della città segnano un confine spesso demarcato non solo da difese fisiche (torri, fossati, cancelli), ma anche da simboli che evocano una protezione magica dello spazio urbano (immagini sacre, corna, simboli apotropaici, statue minacciose)[8].
La fondazione greca di città
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L'antichità greca nel secolare processo di colonizzazione avviato in molte aree del Mediterraneo, mise a punto durante la complessa evoluzione culturale, e in particolare nel V secolo, un modello di strutturazione che rappresenta una delle prime esperienze di pianificazione urbana e di applicazione di uno schema planimetrico ortogonale esteso a un'intera città, che ebbe molta importanza nella successiva evoluzione dei modelli urbanistici per le città di nuova fondazione.
Nonostante venga generalmente attribuito a Ippodamo di Mileto, l'elaborazione di uno schema planimetrico costituito da un reticolo ortogonale fatto di strade principali (plateiai) e strade secondarie (stenopoi), che divide lo spazio in isolati quadrangolari regolari o più spesso in strigae molto allungate (come a Neapolis), è precedente a Ippodamo.
Tale metodo urbanistico era già stato applicato empiricamente in precedenza nel mondo greco[9] e anche in civiltà diverse da quella greca anche se in maniera non totalmente organica a un'intera città. Il controllo geometrico della conformazione di una nuova città fu utilizzato dai Greci fin dal VII e VI secolo, in occasione, per esempio, della fondazione di nuovi centri urbani sulla costa ionica come Smirne (VII secolo), nella Magna Grecia come Metaponto o in Sicilia come Megara Iblea (VI secolo), che si differenziano da altre colonie per la regolarità degli isolati e per l'ortogonalità di alcuni assi viari.[10]
Assi ortogonali adattati alla natura orografica dei luoghi si ritrovano in molte altre colonie come Siracusa, Taranto, Locri, Selinunte, Solunto, Poseidonia.[11] In questo tipo di impianto, mancando spesso un centro integrato nella griglia ortogonale, i singoli isolati avevano tutti un'importanza equivalente. Il centro simbolico e funzionale della città era invece quasi sempre in posizione decentrata, tradizionalmente ubicato su alture (acropoli) e con una struttura urbanistica propria.
Ippodamo di Mileto probabilmente teorizzò la fondazione di nuove città mediante l'applicazione dello schema ortogonale. Aristotele gli attribuisce la concezione della struttura a griglia con le strade che si intersecano ad angolo retto, delimitando ordinatamente isolati residenziali di forma quadrangolare. Riferisce anche l'aspetto più politico del pensiero di Ippodamo che prefigurava non solo l'ordine urbanistico, ma anche l'ordine sociale di una sorta di città ideale che avrebbe dovuto ospitare al massimo 10 000 abitanti, divisi in tre classi: quella degli artigiani, quella degli agricoltori e quella degli armati, i difensori della patria.[12]
L'applicazione dello schema ippodameo così come ipotizzato, si ebbe probabilmente per opera dello stesso Ippodamo, nella ricostruzione di Mileto città dalla quale era originario. Un altro esempio ricordato spesso è la città portuale del Pireo. Tuttavia la prima realizzazione esemplare della scacchiera con modulo quadrato progettato da Ippodamo potrebbe essere la città della Magna Grecia Thurii, presso Sibari, città di fondazione nata nel 444 a.C. su iniziative di Pericle e di molte città della madrepatria, che rappresentò l'intento di tradurre un progetto politico in architettura urbana, con il probabile intento di farne un centro coloniale panellenico[13]: tra i suoi "padri" fondatori, oltre Pericle, potrebbero esserci il sofista Protagora e il progettista Ippodamo di Mileto[13], facendola ritenere da alcuni studiosi il vero modello dell'impianto ortogonale e reticolare "ippodameo".
Le applicazioni dello schema ippodameo continuarono anche in epoca ellenistica (Priene, Alessandria) quando lo schema si arricchì di elementi di complessità, come la presenza un centro urbano localizzato nel centro geometrico della città (Pella), che hanno fatto ipotizzare una derivazione dell'urbanistica romana da quella ellenistica, o comunque una comunanza di modelli.
- Alessandria nel I secolo
- Il piano di Pella
La fondazione etrusca di città
[modifica | modifica wikitesto]Il rito di fondazione
[modifica | modifica wikitesto]La tradizione letteraria greca e latina attribuisce con notevole concordia un'origine etrusca al rito con cui Romolo avrebbe fondato Roma. Varrone afferma che molte città del Lazio furono fondate etrusco ritu; Plutarco racconta che Romolo, accingendosi alla fondazione, fece venire dall'Etruria degli esperti che gli insegnarono riti e formule come se si trattasse di un'iniziazione sacra; alla stessa tradizione si richiamano Livio e Macrobio, la cui notizia risale probabilmente all'erudito Granio Liciniano. Fa eccezione il silenzio di Dionigi di Alicarnasso, che gli studiosi spiegano con la volontà dello storico di presentare Roma come città greca.[14] Le prescrizioni relative alla fondazione delle città erano contenute nei libri rituales della disciplina etrusca: secondo la definizione di Festo, vi era scritto «quo ritu condantur urbes, arae, aedes sacrentur, qua sanctitate muri, quo iure portae».[15]
La ricostruzione moderna del rito si fonda soprattutto sul racconto della fondazione romulea. Il momento preliminare, cioè la presa degli auspici mediante l'osservazione del volo degli uccelli dall'auguraculum e la dottrina del templum, è ricondotto dagli studiosi al diritto augurale romano e alle tradizioni italiche più che a un'eredità etrusca.[16] Al centro dell'area prescelta veniva scavata una fossa circolare, il mundus, nella quale il fondatore e i suoi compagni gettavano primizie e zolle di terra; la fossa veniva quindi ricolmata e sopra di essa si accendeva il fuoco di un altare.[17] Prendendo il mundus come centro, il fondatore tracciava il sulcus primigenius con un aratro dal vomere di bronzo, aggiogato a un toro sul lato esterno, a destra, e a una vacca su quello interno, a sinistra (bianchi secondo Ovidio); con il capo velato dalla toga secondo il cinctus Gabinus, guidava l'aratro in modo che le zolle ricadessero verso l'interno e lo sollevava nei punti destinati alle porte. Il solco, dal quale prendevano simbolicamente origine il fossato e il muro, definiva un confine sacro e inviolabile, il pomerium (per Varrone così chiamato perché post murum), mentre le porte, escluse dall'aratura, restavano giuridicamente «profane» e quindi attraversabili; l'uccisione di Remo, che aveva scavalcato il solco appena tracciato, fungeva nel racconto da paradigma di tale inviolabilità.[18] Secondo Dominique Briquel il rito, adottato dai Romani, fu probabilmente in parte alterato: il cinctus Gabinus, ad esempio, sarebbe estraneo agli Etruschi, dal momento che il cosiddetto "aratore di Arezzo", interpretato come un fondatore intento a tracciare il solco, indossa non la toga ma un mantello di pelle animale simile a quello degli aruspici.[19]
Gli studiosi sottolineano che questa immagine del rito riflette il punto di vista romano. Già Georges Dumézil osservava che non tutto ciò che i Romani qualificavano come etrusco lo era effettivamente; Catone e Dionigi descrivono il rituale senza indicarne l'origine, e Macrobio è l'unica fonte antica ad associare esplicitamente la fondazione delle città etrusche alla disciplina.[20] Corinna Riva ha rilevato inoltre che nessun autore romano attribuisce agli Etruschi l'arte augurale e che l'origine etrusca dello stesso sulcus primigenius non è verificabile sulla base delle fonti, invitando a non prenderle alla lettera; altri studiosi, come Giovanni Colonna e lo stesso Briquel, ritengono invece la tradizione sostanzialmente attendibile.[21]
Il riscontro archeologico più discusso è quello di Marzabotto (l'etrusca Kainua), città di nuova fondazione della fine del VI secolo a.C., il cui impianto ortogonale è stato letto come trasposizione al suolo del templum celeste secondo le prescrizioni della disciplina. Sull'acropoli è stato riconosciuto un auguraculum (struttura Y, inizi del V secolo a.C.), mentre agli incroci degli assi principali erano infissi cippi, tra cui uno inciso con una croce (decussis) al centro dell'area urbana; secondo la ricostruzione di Giuseppe Sassatelli ed Elisabetta Govi il rito di fondazione, evento iniziale e irripetibile, veniva poi commemorato ritualmente nei templi e negli altari monumentali dell'acropoli, dedicati agli "dei del rito di fondazione".[22] Il ruolo delle divinità infere nelle fondazioni etrusche è segnalato anche dalla tradizione secondo cui Tarconte avrebbe consacrato a Dis Pater le dodici città da lui fondate nella pianura Padana.[23] Altre possibili tracce del rito sono state riconosciute a Veio-Piazza d'Armi, dove due solchi paralleli del VII secolo a.C., associati alla deposizione di un'olla interpretata come offerta di fondazione, sono stati letti come un sulcus primigenius; a Pontecagnano, dove un "canale" arcaico con deposizioni rituali sottolineava il limite interno della fortificazione; e a Pyrgi, dove il doppio solco individuato nel santuario monumentale ha suggerito a Colonna l'ipotesi che il rito etrusco prevedesse due sulci, uno per il muro e uno per il pomerio, quest'ultimo segnalato in superficie da cippi.[24]
Il mundus nel mondo etrusco
[modifica | modifica wikitesto]Nella ricostruzione tradizionale il mundus è il "pozzo" scavato al centro della città in fondazione, destinato ad accogliere le offerte e attorno al quale viene tracciato il sulcus primigenius; esso funge da luogo di comunicazione tanto con le divinità infere quanto con quelle celesti, in una dimensione insieme "verticale" e "orizzontale". La stessa parola mundus è stata considerata da Briquel di origine etrusca.[25] Un sostegno all'origine etrusca del concetto è venuto dal santuario di Campo della Fiera presso Orvieto, dove il termine faliaθera, inciso su una base di statua di età arcaica, è stato interpretato da Simonetta Stopponi come "il (luogo) del cielo": esso corrisponderebbe al mundus descritto da Catone (in Festo) come ambiente ipogeo che prendeva nome dal cielo, di cui la copertura imitava la forma, sulla scorta della glossa di Festo «a falado, quod apud Etruscos significat caelum».[26]
In ambito etrusco il tipo più frequente è però il pozzo profondo che si apre di solito al centro di un altare. L'esempio più noto è la struttura B dell'acropoli di Marzabotto (540 a.C. circa), un grande podio-altare a cielo aperto, la più antica costruzione dell'acropoli e probabilmente coeva al primo impianto urbano: le ossa di animali domestici e le corna di cervo rinvenute al suo interno testimoniano riti propiziatori di carattere catactonio, e Sassatelli vi ha visto una sorta di monumentalizzazione dell'auguraculum utilizzato per la fondazione.[27] Sulla base di questo esempio Colonna ha ricondotto alla medesima funzione gli altari attraversati verticalmente da un foro in comunicazione con il sottosuolo, databili a partire dal 540-530 a.C.: l'altare I del santuario di Portonaccio a Veio, quelli dell'area C e l'altare iota dei santuari di Pyrgi, e ancora gli altari di Punta della Vipera, del Pozzarello di Bolsena, di Orvieto, di Bagnoregio e della Piana del Lago. Le divinità titolari sono infere o venerate nel loro aspetto catactonio: Menerva, Tinia, Culsans, e a Pyrgi la coppia Śuri e Cavatha, che rispecchia quella di Dis Pater e Proserpina cui era sacro il mundus romano presso il Comizio.[28] Un possibile antecedente, assai più antico, è stato riconosciuto a Tarquinia, dove la cavità naturale al centro del "complesso sacro-istituzionale" del Pian di Civita, frequentata a scopo rituale fin dal X secolo a.C., è stata anch'essa interpretata come mundus.[29]
Mura e porte
[modifica | modifica wikitesto]La "santità" delle mura, il cui valore trascende la funzione difensiva, e il diverso statuto giuridico delle porte sono ripetutamente presentati dagli autori antichi come un debito di Roma verso l'Etruria.[30] Secondo le norme della disciplina etrusca riferite da Servio, una città era regolare quando possedeva tre templi (dedicati a Giove, Giunone e Minerva), tre strade e tre porte, mentre un'altra tradizione prevedeva quattro porte.[31] La sacralità delle porte urbiche è documentata archeologicamente da luoghi di culto e depositi votivi posti in loro corrispondenza: il caso più celebre è la stipe rinvenuta a Cortona presso la Porta Bifora, con i due bronzetti iscritti di Culsans e Selvans (prima metà del III secolo a.C.), divinità poste a tutela l'una dell'ingresso urbano, l'altra del territorio esterno e dei confini, il cui seppellimento sotto tegole è stato interpretato come atto di sconsacrazione.[32]
La fondazione romana di città
[modifica | modifica wikitesto]La fondazione di nuovi centri urbani fu uno degli elementi duraturi ed essenziali dell'espansionismo romano sia nella penisola sia nelle province. La fondazione di nuove colonie fu frequente sia in epoca repubblicana sia in epoca imperiale e avvenne utilizzando lo schema del castrum, tipico dell'urbanistica romana, basato su due assi perpendicolari: il cardo massimo (molto spesso in asse nord-sud) e il decumano massimo (est-ovest): al loro incrocio, al centro simbolico e funzionale ma non sempre geometrico della città, sorgeva il foro, dove si svolgevano le riunioni politiche, veniva amministrata la giustizia, si esercitava il commercio e si svolgevano le cerimonie religiose. La forma della città era generalmente quadrangolare e lo schema dell'impianto è ancora riconoscibile in numerosi centri urbani grandi, medi e piccoli in tutta Europa, per esempio Firenze, Pistoia, Lucca, Fondi, Aosta, Verona, Aquileia, Torino, Jesi, Pavia, Piacenza, Cremona, Codogno, Modena, Parma, Ascoli, Padova, Trento, Asti, Imola, Silchester, Colonia, Saragozza, Treviri. Anche città come Milano e Bologna in cui l'originario schema ortogonale è più difficilmente riconoscibile, sono città di fondazione romana.
- Treviri (Augusta Treverorum)
La fondazione di città in epoca medievale
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Rari sono i casi di fondazione di nuovi centri urbani nell'Alto Medioevo. Tuttavia non mancarono casi di nuovi insediamenti in altura per farne il rifugio di abitanti della costa o del piano al fine di sottrarli a minacce e impaludamenti. Tra questi Cencelle fondata nel IX secolo dal papa Leone IV e successivamente abbandonata. Fino all'XI secolo nuovi nuclei d'insediamento nascono soprattutto per iniziativa feudale, in aree elevate, con funzione difensiva e scarsa regolarità d'impianto (castelli). A tale tipologia corrispondono anche i castelnau francesi.
Invece a partire dal XII secolo[33] ma soprattutto tra XIII e XIV secolo, sorsero in tutta Europa numerosissimi centri urbani di fondazione. Le cause di questo fenomeno, particolarmente imponente nelle aree fuori dall'Italia, meno urbanizzate in epoca romana,[34] sono molteplici e variabili a seconda delle regioni geografiche. Complessivamente le nuove fondazioni risposero all'esigenza di popolamento o di ripopolamento e controllo di aree poco urbanizzate o rimaste in posizione marginale durante l'Alto Medioevo, e in particolare alle aree di pianura, impaludate e da bonificare. L'iniziativa di questi insediamenti è soprattutto delle città comunali, ma anche di sovrani, grandi signori (le bastides francesi) e potentati locali.
Italia
[modifica | modifica wikitesto]Nell'Italia centro-settentrionale, le nuove fondazioni furono causate principalmente dall'esigenza delle varie città di presidiare il territorio con insediamenti che assicurassero contemporaneamente la difesa verso le città vicine e i potentati feudali e la colonizzazione di parti di territorio, spesso da bonificare e avviare allo sfruttamento agricolo, richiamando nuovi abitanti con agevolazioni fiscali. Tale tipo d'insediamenti spesso chiamato "villa nuova o castel nuovo o terra nuova" oppure "castello o borgo franco" come ancora ricordano diversi toponimi in Italia, come in Francia (Villefranche, Franqueville, Francheville, Neuville, Villeneuve, Villenouvelle).
Un esempio di tali insediamenti sono le "terre nove" fiorentine: Castelfranco, San Giovanni Valdarno e Terranuova Bracciolini, edificate nel Valdarno Superiore, in cui Firenze voleva consolidare il controllo, secondo uno schema ortogonale attribuito ad Arnolfo di Cambio e munite di cinte murarie.
Dai fiorentini fu fondata anche Firenzuola nel Mugello e Campi Bisenzio sul confine ovest del contado fiorentino. Nuovi centri fortificati furono fondati da Genova (Chiavari, Villanova), Siena (Monteriggioni, Lucignano, Paganico), Lucca (Camaiore e Pietrasanta), Pisa (Castelfranco), Verona (Villafranca di Verona), Treviso (Castelfranco Veneto), Bologna (Castelfranco Emilia, Castel Bolognese, Castel Guelfo, Sant'Agata Bolognese), Novara (Borgomanero), Padova (Cittadella, Montagnana), Reggio Emilia (Reggiolo, Rubiera), Vercelli (Gattinara, Serravalle Sesia), Alba (Cherasco), Asti (Montechiaro, Magliano Alfieri, Costigliole, Villafranca, Dusino, Poirino, Villanova)[35]. Nel solo Nord Italia si possono enumerare circa 200 nuovi borghi.[36]
Particolari casi di città di fondazione furono Alessandria, fondata non da una città madre ma dall'intera Lega Lombarda (come anche Cuneo e Mondovì), in funzione anti imperiale.
Non mancarono fondazioni dovute a potentati locali (Empoli) o all'iniziativa regia come Manfredonia, Alcamo.
L'Aquila e Cittaducale, che riproduce in dimensioni ridotte il capoluogo abruzzese, rappresentano un caso emblematico di realtà urbane fondate come centri amministrativi di un'intera comunità, formata da numerosi villaggi incastellati posti sui rilievi intorno al punto prescelto per la nuova città. Nel caso dei due centri abruzzesi, le origini multicentriche degli insediamenti si riflettono sull'impianto urbanistico angioino a griglia modulare nonché sulla divisione principale in quattro quarti e secondaria in "locali", ciascuno dei quali riferito a un preciso villaggio, che costituirà un collegamento diretto tra le città e il territorio extra moenia[37]. Il centro storico di Cittaducale, distinto dai tessuti di espansione moderni, mantiene ancora oggi intatto il suo carattere e il suo fascino.
Germania
[modifica | modifica wikitesto]In area tedesca, oltre alla fondazione di moltissimi borghi (freiburg) nei vari land, si assiste a un vasto movimento di colonizzazione mosso verso oriente, oltre l'Elba, con la fondazione di numerosissimi centri di fondazione, fino e oltre la Polonia, grazie anche all'Ordine teutonico (Danzica, Marienburgh). In Inghilterra le nuove fondazioni[38] sorsero per iniziativa regia, per consolidare conquiste territoriali recenti verso il Galles (Conway), per ragioni militari o per consentire lo sfruttamento di territori da colonizzare o bonificare.
Francia
[modifica | modifica wikitesto]In Francia sorsero numerose[39] villeneuves e bastides[40], soprattutto a Sud, su iniziativa regia, o di grandi feudatari per assicurare il controllo militare sul territorio o sui confini oppure degli ordini religiosi per colonizzare territori agricoli.[41] Quasi nessuna di esse diede vita a centri urbani particolarmente importanti. Particolarmente interessante la città di Aigues-Mortes fondata da Luigi IX di Francia.
La "città ideale" rinascimentale
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L'idea di dare alla città una forma ordinata e razionale, facendone un simbolo della concezione artistica e filosofica di tutto il Rinascimento, matura lentamente nelle opere dei trattatisti del XV secolo, a partire da Leon Battista Alberti. È Filarete che, nel suo trattato, disegna la prima città ideale, Sforzinda, con uno schema geometrico rigoroso, di tipo radiale. Francesco di Giorgio Martini propone un repertorio di forme simmetriche e rigorose, combinando impianti radiocentrici e a scacchiera e tenendo conto delle nuove esigenze di difesa bastionata dalle artiglierie.
Le città di fondazione dell'architettura rinascimentale nacquero quindi come conseguenza della riflessione utopica umanistica e rinascimentale, come tentativo di trasporre quella riflessione teorica nella concretezza di una città ideale effettivamente realizzata. Tuttavia a parte le sperimentazioni urbanistiche a piccola scala come le trasformazioni di Livorno o di Pienza e l'ampliamento di Ferrara, le città di fondazioni del periodo rinascimentale sono relativamente poche e realizzate soprattutto per motivi difensivi:
- Giulianova
- Acaya
- Sabbioneta, edificata alla fine del XVI secolo per volere di Vespasiano Gonzaga,
- Terra del Sole, voluta dal Granduca di Toscana Cosimo I de Medici e progettata dai migliori architetti-urbanisti del tempo fra cui Giovanni Camerini, Bernardo Buontalenti, Simone Genga e Baldassarre Lanci,
- Cortemaggiore
- Palmanova, costruita alla fine del XVI secolo dalla Repubblica Veneziana, unica città realizzata con un chiaro schema radiocentrico
- Terra del Sole, pianta della città fortezza medicea
- Palmanova, intorno al 1600
- Giulianova, fine 1400
- Porta di Acaya
- Sabbioneta - Piazza ducale
- Via centrale di Cortemaggiore
Fuori dall'Italia si possono citare Vitry-le-François (1544), Phalsbourg (1570), Freudenstadt (1599), Lixheim (1606). Spesso le realizzazioni rappresentano un tentativo di conciliare uno schema radiocentrico con uno ortogonale.
- Freudenstadt, dal 1599
- Vitry-le-François: l'Hôtel de ville
- Hotel de ville di Phalsbourg
- Rathaus (Municipio) di Lixheim
Molte volte le nuove fondazioni dovevano conciliare le esigenze difensive e la possibilità di utilizzare uno schema geometrico con la natura del luogo, con le preesistenze e con altri vincoli. molte realizzazioni presentano dunque un perimetro poligonale ma irregolare, e una struttura urbana ortogonale, più adattabile di quella radiocentrica, come la città de La Valletta fondata nel 1566 dai Cavalieri Ospitalieri, Livorno (1577), o come Guastalla, capitale del piccolo ducato di Ferrante I Gonzaga.
La fondazione di città in epoca post-rinascimentale
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Il modello radiocentrico della "città ideale" elaborato, a partire dal XV secolo, dai trattatisti rinascimentali, ebbe dunque poche applicazioni durante il XVI secolo. Tuttavia sopravvisse nella trattatistica, anche a causa della coincidenza con le forme stellate delle cinte murarie a cui era giunta l'elaborazione della fortificazione alla moderna. Quindi, nel XVII e XVIII secolo, sorsero centri urbani in cui la forma poligonale delle fortificazioni, si accompagnava a uno schema geometrico dell'organizzazione urbana, di tipo ortogonale ma anche di tipo radiocentrico.
Fuori da queste esigenze di fortificazioni, nuovi centri urbani nacquero tra l'ultimo quarto del XVI e il XVII secolo, soprattutto in Sicilia, per ripopolare aree di latifondo[42], con decine di nuovi insediamenti tra cui Vittoria, Paceco, Cattolica Eraclea, Casteltermini, Palma di Montechiaro, Cinisi, Aliminusa, Leonforte, Aragona, Francavilla, Riesi, Barrafranca, Niscemi, Valguarnera, Mazzarino, Menfi, Ribera, Montevago.
Altre sorsero come ricostruzioni a seguito di terremoti; tra questi Cerreto Sannita, costruita per volere del conte Marzio Carafa su progetto del "regio ingegnere" Giovanni Battista Manni, all'indomani di un sisma che nel 1688 distrusse il vecchio centro medievale.
Nel XVII secolo la fondazione di nuovi centri urbani continuò, causata oltre che per eventi sismici, anche per altre cause come frane (Servigliano XVII secolo), iniziative di ripopolamento di stampo neofeudale, in Italia (Santo Stefano di Camastra, XVII secolo), così come in Francia (Henrichemont, Richelieu, Charleville, fondata da Carlo I di Gonzaga-Nevers, nel XVII secolo).
Altre città di fondazione si ebbero in Sicilia, all'indomani del tragico terremoto del 1693 che distrusse i centri del Val di Noto. Quelle più interessanti furono Avola progettata da Angelo Italia e Grammichele il cui disegno è attribuito a Carlos de Grunembergh, i cui schemi urbanistici di forma esagonale sono desumibili dal trattato di architettura militare allora più conosciuto: I Quattro Primi Libri di Architettura di Pietro Cataneo.[43]
Questa coincidenza tra la ricerca di forme adatte alla fortificazione e quella relativa alla forma dell'insediamento trovò un punto conclusivo nell'opera di Vauban come la nuova città fortificata Neuf-Brisach.
Nel XVIII secolo possiamo evidenziare numerosi e importanti fenomeni di nuova urbanizzazione con fondazione di nuovi centri abitati:
- il processo di vera e propria colonizzazione della Sardegna da parte dei Savoia. Furono fondate Carloforte (1738), Calasetta (1771), La Maddalena (1777), Santa Teresa di Gallura (1808), Villasimius (1824).
- le nuove fondazioni e rifondazioni che si resero necessarie a seguito del rovinoso sisma del 1783 in Calabria. Le piante di Seminara, Mileto, Gallina, Palmi, La Carolina, Bagnara, Borgia, Cortale, Bianco, Filadelfia, e la stessa Reggio Calabria, mostrano come gli schemi radiali e ortogonali della trattatistica rinascimentale fossero sul punto di essere superati da nuove istanze funzionali e illuministiche.
- insediamenti produttivi proto industriali come San Leucio, Cervia e Campomaggiore Vecchia.
Tra le grandi realizzazioni all'estero un posto di rilievo è occupato da San Pietroburgo, destinata a diventare una grande capitale.
La fondazione di città nel Nuovo Mondo
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Quasi tutti i centri urbani nelle Americhe sono di nuova fondazione. Nel 1502, pochi anni dopo la scoperta da parte degli europei del nuovo mondo, fu fondata Santo Domingo.
Particolarmente interessanti dal punto di vista urbanistico e storico sono le reducciones gesuitiche nel Paraguay, sorte tra il XVII e il XVIII secolo.
Nell'America settentrionale le prime iniziative di fondazione di nuovi centri urbani necessari a impiantare stabilmente colonie, furono dei francesi (Montréal, New-Orleans), olandesi (New York) e inglesi, nelle varie zone d'influenza.
Nell'America meridionale la creazione di nuove città continuò per tutto il XVII e XVIII secolo seguendo il continuo processo di colonizzazione. Si trattava di centri economici come Nueva Ciudad de Belén, in Perù, La Plata, in Argentina o Ciudad Guayana, in Venezuela.
Nel caso degli Stati Uniti la stessa capitale Washington è una città di nuova fondazione, iniziata nel 1791, ma già a partire dal XVI secolo furono fondate da coloni europei alcune città i cui piani di fondazione sono semplici reticoli regolari estensibili all’infinito, che rispondono all’esigenza pratica di delimitare lotti edificabili. Manca la complessità della città europea, anche perché la struttura sociale è meno articolata, il potere meno centralizzato e la chiesa ha un ruolo limitato. Un esempio tipico in questo senso è Filadelfia, fondata nel 1682 da William Penn con un piano originario costituito da un rettangolo suddiviso in lotti da una maglia ortogonale di strade e attraversato da due assi principali che si intersecano in una piazza quadrata.
L'epoca contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Nel XIX e nel XX secolo continua la realizzazione di centri urbani fondati mediante la pianificazione della loro struttura urbana. In un periodo di grande crescita urbana e demografica, i nuovi insediamenti sono migliaia, anche se il fenomeno è in parte misconosciuto.[44]
Tra queste recenti città di fondazione possiamo annoverare:
- i villaggi operai ottocenteschi e novecenteschi relativi a insediamenti industriali o minerari (in Italia Crespi d'Adda, Montevecchio, Nebida, Masua, Buggerru, Ingurtosu, Zingonia, Milano 2, Metanopoli; in Repubblica Ceca Baťovany)
- le città giardino inglesi influenzate dalle opere di Ebenezer Howard e dai progetti di Raymond Unwin (Letchworth, Hampstead, Welwyn)

- i nuovi insediamenti urbani fondati nel ventennio fascista, specie negli anni trenta:
- vicino a Roma (Guidonia)
- nell'Agro Pontino (Littoria -poi Latina-, Aprilia, Pomezia, Pontinia, Sabaudia)
- nel foggiano (Borgo Mezzanone, Segezia, Borgo Tressanti)
- in Sardegna (Carbonia, Fertilia, Arborea)
- nel Molise (Campochiaro)
- nelle colonie (Lakki, Cattavia)
- le "città aziendali", o company towns, nate infatti come insediamenti a completamento delle infrastrutture produttive di una grande azienda (in Italia Torviscosa, Tresigallo, Metanopoli, Valdagno e in parte Colleferro)
- le New Towns inglesi del secondo dopoguerra (Milton Keynes)
- le Villes nouvelles francesi, realizzate a partire dal 1960
- le nuove capitali nazionali: Canberra, Brasilia, Chandigarh, Islamabad, Abuja, Naypyidaw, Putrajaya, Astana, Ciudad de la Paz (capitale in costruzione della Guinea Equatoriale), la Nuova Capitale dell'Egitto, Amaravati, Nusantara
- Auroville in India
- Pegasus Town in Nuova Zelanda
- Arkadag in Turkmenistan
Galleria d'immagini
[modifica | modifica wikitesto]- Latina poco dopo la sua fondazione
- Villaggio d'insediamento italiano in Libia
- Cerreto Sannita. Si noti la squadratura degli isolati
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Città di fondazione, su Teknoring. URL consultato il 21 maggio 2023.
- ↑ Luigi Piccinato, Urbanistica medievale, Bari, Dedalo, 1993 [1978], p. 7, ISBN 88-220-3306-X.
- ↑ Luigi Piccinato, op. cit., 1993, pp. 3-10.
- ↑ Guidoni Enrico, L'architettura delle città medievali, in "Mélanges de l'Ecole française de Rome", n. 2, 1974, p. 481.
- ↑ Khaled Allam Fouad e Franco Cardini, La città e il sacro, Milano, Garzanti Scheiwiller, 1995, ISBN 88-7644-215-4.
- ↑ Antonio Panaino, La Città dell’Uomo, in "Hiram", n. 1/2004, Università di Bologna.
- ↑ Khaled Allam Fouad e Franco Cardini, op. cit., 1995.
- ↑ Antonio Panaino, op. cit., 2004.
- ↑ Emanuele Greco, La città greca antica: istituzioni, società e forme urbane, 1999, p. 195, ISBN 88-7989-507-9.
- ↑ Piero Lo Sardo, Verso il canone della Polis, in "La città greca antica: istituzioni, società e forme urbane", 1999, p. 85, ISBN 88-7989-507-9.
- ↑ Piero Lo Sardo, Verso il canone della Polis in "La città greca antica: istituzioni, società e forme urbane" 1999, pp. 86-87.
- ↑ Aristotele, Politica, 8, 1267 b-1269 a.
- 1 2 Hanno-Walter Kruft, Le città utopiche. La città ideale dal XV al XVIII secolo fra utopia e realtà, Bari, Laterza, 1990, pp. 6-7.
- ↑ Varrone, De lingua Latina, V, 143; Plutarco, Romolo, 11, 1-2; Livio, I, 44; Macrobio, Saturnalia, V, 19, 13. Cfr. Briquel 2008, p. 121; Fogliazza 2023, pp. 298-299.
- ↑ Festo, p. 358 L. Cfr. Michetti 2013, pp. 333-334; Fogliazza 2023, pp. 298-299.
- ↑ Michetti 2013, p. 334; Riva 2016, pp. 95-96.
- ↑ Plutarco, Romolo, 11, 1-2; Ovidio, Fasti, IV, 821-824. Cfr. Fogliazza 2023, p. 299.
- ↑ Catone, Origines, fr. 18 Peter (= Servio, Ad Aen., V, 755); Varrone, De lingua Latina, V, 143; Ovidio, Fasti, IV, 819-836; per il vomere di bronzo, Macrobio, Saturnalia, V, 19, 13. Cfr. Briquel 2008, p. 121; Fogliazza 2023, p. 299.
- ↑ Briquel 2008, p. 121.
- ↑ Fogliazza 2023, pp. 299-300.
- ↑ Riva 2016, pp. 95-96; per le posizioni a confronto, Fogliazza 2023, pp. 300-301.
- ↑ Michetti 2013, pp. 334-335; Sassatelli 2017, pp. 181-204; Baronio 2017, pp. 113-142.
- ↑ Schol. Veron. ad Verg. Aen., X, 200. Cfr. Michetti 2013, p. 338.
- ↑ Michetti 2013, p. 339; con maggiore prudenza Riva 2016, pp. 95-96.
- ↑ Michetti 2013, p. 336, con rinvio a D. Briquel.
- ↑ Michetti 2013, pp. 336-337.
- ↑ Michetti 2013, p. 337; Riva 2016, p. 99.
- ↑ Michetti 2013, pp. 337-338.
- ↑ Michetti 2013, pp. 335-336.
- ↑ Michetti 2013, p. 334.
- ↑ Servio, Ad Aen., I, 422; Plinio, Naturalis historia, III, 66. Cfr. Camporeale 2008, pp. 15-16.
- ↑ CIE 437-438. Cfr. Michetti 2013, pp. 341-342.
- ↑ Non mancano eccezioni come Carmagnola fondata dal marchesato di Torino nell'XI secolo.
- ↑ Luigi Piccinato, op. cit., 1993, p. 5.
- ↑ Giampiero Vigliano, Borghi nuovi medioevali in Piemonte, in "Rivista di storia arte archeologia", 1969/70, quaderno unico, pp. 97-127.
- ↑ 222 nuovi borghi così distribuiti nelle cinque regioni del Nord: Veneto 53, Lombardia 43, Piemonte 62, Liguria 23, Emilia. vd. Gina Fasoli, Ricerche sui borghi franchi dell'Alta Italia, in «Rivista di Storia del Diritto Italiano», Bologna, Zanichelli, maggio-agosto 1942, p. 139.
- ↑ Alessandro Clementi, L'Aquila, in Enciclopedia Federiciana, Vol. II, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005. URL consultato il 2 ottobre 2015.
- ↑ Circa centoventi centri di nuova fondazione nel XIII secolo: vd. Jacques Heers, La città nel medioevo in Occidente, 1995, p. 110, ISBN 88-16-40374-8.
- ↑ Si parla di circa cinquecento centri abitati: vd. Jacques Heers, op. cit., 1995, p. 115.
- ↑ I due termini sono presenti in modo imponente nella toponomastica della Francia sud-occidentale.
- ↑ Jacques Heers, op. cit., 1995, pp. 114-116.
- ↑ M.Giuffré (a cura di), Città nuove di Sicilia XV-XIX secolo. 1. Problemi, metodologia, prospettive della ricerca storica. La Sicilia occidentale, Vittorietti editore, Palermo, 1979
- ↑ Liliane Dufour e Henri Raymond, Dalla città ideale alla città reale, traduzione di Pina Cotroneo, Siracusa, Ediprint, 1993, ISBN 88-7260-048-0.
- ↑ Dunia Mittner, Le città di fondazione nel Novecento, Torino, 2003, ISBN 88-8382-109-2.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Paolo Baronio, I caratteri dell'urbanistica etrusca ad assi ortogonali in area padana: nuove considerazioni sull'impianto di Kainua-Marzabotto alla luce delle recenti indagini metrologiche, in Ocnus, vol. 25, 2017, pp. 113-142.
- Dominique Briquel, La città murata: aspetti religiosi, in La città murata in Etruria. Atti del XXV Convegno di Studi Etruschi ed Italici (Chianciano Terme, Sarteano, Chiusi 2005), Pisa-Roma, Fabrizio Serra, 2008, pp. 121-133.
- Giovannangelo Camporeale, La città murata d'Etruria nella tradizione letteraria e figurativa, in La città murata in Etruria. Atti del XXV Convegno di Studi Etruschi ed Italici (Chianciano Terme, Sarteano, Chiusi 2005), Pisa-Roma, Fabrizio Serra, 2008, pp. 15-36.
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- Aldo Casamento (a cura di), Atlante delle città fondate in Italia dal tardo Medioevo al Novecento. Parte prima: Italia centro-meridionale e insulare, Roma, Edizioni Kappa, 2013, ISBN 978-88-6514-189-2, LCCN 2015407172, OCLC 922934763, SBN PAR1221748.
- Nicola Ciaburri, Cerreto Sannita : Laboratorio di Progettazione 1988, Roma, Edizioni Kappa, 1990, ISBN 88-7890-013-3, LCCN 90132580, OCLC 636222408, SBN VEA0101714.
- Nicola Ciaburri, Elementi di morfologia urbana e tipologie edilizie a Cerreto Sannita, in Cerreto Sannita testimonianze d'arte tra sette e ottocento, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1991, ISBN 88-7104-255-7, OCLC 888805353, SBN BVE0031725.
- Silvia Fogliazza, I riti di fondazione etruschi tra culto dell'antenato e processi di urbanizzazione, in Studi e Materiali di Storia delle Religioni, vol. 89, n. 1, 2023, pp. 298-321.
- Hanno-Walter Kruft, Le città utopiche. La città ideale dal XV al XVIII secolo fra utopia e realtà, Bari, Laterza, 1990, ISBN 88-420-3658-7, OCLC 5894353067, SBN CFI0184560. edizione originale, tradotta a cura di Mauro-Tosti Croce: Städte in Utopia. Die Idealstadt vom 15. bis zum 18. Jahrundert zwischen Staatsutopie und Wirklichkeit, Monaco di Baviera, 1989 ISBN 3-406-33909-3.
- Laura Maria Michetti, Riti e miti di fondazione nell'Italia antica. Riflessioni su alcuni contesti di area etrusca, in Scienze dell'Antichità, vol. 19, n. 2-3, 2013, pp. 333-357.
- Enrico Narciso (a cura di), Illuminismo meridionale e comunità locali, Napoli, Guida Editori, 1988, ISBN 88-7042-942-3, OCLC 848820908, SBN CFI0098750.
- (EN) Corinna Riva, Urbanization and Foundation Rites. The Material Culture of Rituals at the Heart and the Margins of Etruscan Early Cities, in Sinclair Bell, Alexandra A. Carpino (a cura di), A Companion to the Etruscans, Chichester, Wiley-Blackwell, 2016, pp. 87-104.
- Giuseppe Sassatelli, La città e il sacro in Etruria padana: riti di fondazione, culti e assetti urbanistico-istituzionali, in Elisabetta Govi (a cura di), La città etrusca e il sacro. Santuari e istituzioni politiche. Atti del Convegno (Bologna, 21-23 gennaio 2016), Bologna, Bononia University Press, 2017, pp. 181-204.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (DE, FR, IT) August Bickel, Città nuove, in Dizionario storico della Svizzera, 2001, 2015.
- «City», voce dal Dictionary of the History of Ideas. Studies of Selected Pivotal Ideas, (Vol. I: Abstraction in the Formation of Concepts-Design Argument) dal sito dell'Università della Virginia
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh88002049 · GND (DE) 4238072-8 · BNE (ES) XX5067114 (data) · BNF (FR) cb11963619w (data) · J9U (EN, HE) 987007536710305171 |
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