Bartolomeo Arbotori
Bartolomeo Arbotori, o Arbotoni, Rovertore, Robatori, Arbottoni (Piacenza, 5 agosto 1594 – Piacenza, 20 dicembre 1676), è stato un pittore italiano del periodo barocco, attivo nel Ducato di Parma e Piacenza.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Le informazioni biografiche sull'artista ci sono pervenute da antichi inventari e rogiti notarili, nei quali figura anche come "Arbottoni" o "Rovertore di Piacenza",[1][2] ma non consentono di tracciare una narrazione dettagliata della sua vita e del percorso evolutivo dell'attività artistica nel corso della sua lunga esistenza.
Bartolomeo Arbotori nacque a Piacenza il 25 agosto 1594 dai coniugi Giovanni e Maddalena de Robatoriis. È ritenuto probabile un suo apprendistato a Genova,[3][4] durante il quale poté assimilare la cultura figurativa di Giacomo Liegi e dei fiamminghi Frans Beuckelaer, Jan Roos e Frans Snyders.
Nel 1630 sposò la giovane piacentina Anna Rainoni e continuò a svolgere la sua attività artistica nella città natale a favore della nobiltà piacentina. Sono ritenuti probabili suoi brevi spostamenti nel milanese, per un contatto con gli ambienti lombardi e, in particolare, con Panfilo Nuvolone.[5]
Diede avvio al genere della natura morta a Piacenza e fu maestro di Felice Boselli.[6] Elemento caratterizzante la pittura di Arbotori è l’atmosfera arcaica e severa che manifestano le sue opere, memori delle lezioni cinquecentesche delle nature morte con vivande di Bartolomeo Passerotti, di Vincenzo Campi e di Joachim Beuckelaer.[7]
Morì a Piacenza il 20 dicembre 1676.
Opere
[modifica | modifica wikitesto]Arbotori fu pittore di nature morte di frutta, cacciagione e vivande in generale. Dagli inventari e rogiti notarili già citati abbiamo testimonianza di una sessantina di dipinti andati perduti o dei quali ad oggi non è nota l'ubicazione.[8]

La costruzione di un corpus di opere dell'artista ha avuto avvio solamente nei primi anni '80 del Novecento, a seguito del ritrovamento di due nature morte in pendant, recanti la firma ARBOTOR e ora alla Galleria Nazionale di Parma.[9] Su questa base, negli anni successivi, si giunse all'individuazione di un nucleo consistente di dipinti da attribuire o riattribuire ad Arbotori,[10][11] che consentirono la pubblicazione di una monografia nell'anno 2000.[12]
Le opere qui di seguito riportate rappresentano il caposaldo iniziale di questo percorso:
- Selvaggina, pesci, verdure, funghi, bacile con frutta e punta di formaggio, olio su tela, cm. 100 x 195, firmato sul tagliere "Arbotor", Galleria Nazionale di Parma
- Cacciagione, pavoni, ortaggi, selvaggina e una brocca a grottesche, olio su tela, cm. 100 x 195, firmato sul pilastro "Arbotor", Galleria Nazionale di Parma
- Natura morta con frutta, olio su tela cm. 69 x 85, Azienda sanitaria Locale di Piacenza
- Natura morta con cacciagione, frutta e pesce, olio su tela, cm. 68,5 x 83,5, Azienda sanitaria Locale di Piacenza
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Giuseppe Campori, Raccolta di cataloghi ed inventarii inediti di quadri, statue, disegni, bronzi, dorerie, smalti, medaglie, avorii, ecc... dal secolo XV al XIX secolo, Modena, Tipografia di Carlo Vincenzi, 1870, p. p. 378 e p. 406.
- ↑ Ferdinando Arisi, Felice Boselli, Roma, Cassa di Risparmio di Piacenza / Ugo Bozzi, 1973, p. 311.
- ↑ Patrizia Consigli Valente, Nature morte del Seicento e del Settecento, Parma, Banca emiliana, 1987, p. 73.
- ↑ Gianluca e Ulisse Bocchi (a cura di), NATURALITER, Nuovi contributi alla natura morta in Italia settentrionale e Toscana tra XVII e XVIII secolo, Casalmaggiore (CR), Galleria d'Orlane, 1998, p. 272.
- ↑ Ferdinando Arisi, Natura morta tra Milano e Parma in età barocca, Felice Boselli: rettifiche e aggiunte, Piacenza, Cassa di Risparmio di Piacenza, 1995, p. 298.
- ↑ Ferdinando Arisi, Arte e pietà: i patrimoni culturali delle opere pie nella provincia di Piacenza, Bologna, CLUEB, 1981, p. 49.
- ↑ Lanfranco Ravelli, Bartolomeo Arbotoni, Piacenza 1594-1676, Bergamo, Grafica e arte, 2000, p. 8.
- ↑ Giorgio Fiori, Studi storici in onore di E. Nasalli Rocca, Piacenza, 1971, pp. 262-263.
- ↑ Ferdinando Arisi, ibid., pp. 49-51.
- ↑ Ferdinando Arisi, Natura morta tra Milano e Parma in età barocca, Felice Boselli: rettifiche e aggiunte, Piacenza, Cassa di Risparmio di Piacenza, 1995, p. p. 12 e p. 503.
- ↑ Lanfranco Ravelli et al., Bartolomeo Arbotoni piacentino, maestro di Evaristo Baschenis. Ipotesi sulla formazione del pittore bergamasco., in Atti dell'ateneo di Scienze, lettere e arti, XLVII, Bergamo, 1987, pp. 5-59.
- ↑ Lanfranco Ravelli, Bartolomeo Arbotoni, Piacenza 1594-1676, Bergamo, Grafica e arte, 2000.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Lanfranco Ravelli, Bartolomeo Arbotoni, Piacenza 1594-1676, Bergamo, ed. Grafica e arte, 2000.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- RKD artists, su research.rkd.nl.
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