Robot a Vogue World Milano 2026: ecco la loro storia

«Sono divertenti, ma anche terrificanti». Juan Costa Paz, direttore creativo di Vogue World Milano 2026 parla dei robot utilizzati durante lo show
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Photo: Getty Images

I robot a Vogue World Milano 2026 sono al centro di molte conversazioni sui social e non. Ecco la loro storia

Vogue World Milano 2026 è stata teatro di momenti emozionanti, dalla cover dal vivo di I Feel Love di Donna Summer interpretata da Alicia Keys alle innumerevoli sequenze di danza (avete notato Giulia Stabile in prima fila?) e alle numerose apparizioni di celebrities e star dello sport. Ma forse il momento più sorprendente di tutti è stato quando, durante il quarto atto dello spettacolo, intitolato The Age of Intelligence, quattro robot umanoidi hanno sfilato sulla passerella della Galleria Vittorio Emanuele II.

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Vogue World Milano 2026 è stato concepito come un’ode all’artigianato e all’innovazione italiani, offrendo al contempo una riflessione più ampia sulla creatività e l’arte umana nell’era dell’intelligenza artificiale. Il team di Vogue World ha introdotto i robot, creati da Unitree Robotics, per sottolineare proprio quest’ultimo tema; e se la loro presenza accanto a top model come Alex Consani, Ruth Deng e Yumi Nu è sembrata un po’ inquietante, era proprio quello lo scopo. «Sono stati inseriti per rappresentare proprio questo momento che stiamo vivendo, ovvero l’inizio della robotica», afferma Juan Costa Paz, direttore creativo di Vogue World Milano 2026. «I robot sono ancora molto goffi — sapete, un po’ come i primi cellulari che erano grandi come valigie — ma sono destinati a rappresentare un punto di svolta nella storia dell’umanità». «È divertente», aggiunge Costa Paz, «perché i robot sono divertenti. Ma è anche terrificanti e questo anche perché l’intelligenza artificiale non scomparirà, e i robot non scompariranno».

La presenza dei robot durante Vogue World Milano 2026 ha fatto eco alla narrazione di un video realizzato per Vogue da Bardia Zeinalli, con protagonista la (verissima) top model italiana Vittoria Ceretti. Il cortometraggio, che ha reinterpretato Ceretti nei panni di «Vittori-AI» e ha incorporato effetti generati dall’intelligenza artificiale dal duo creativo Hunter Hornof, ha delineato i limiti dell’apprendimento automatico in materia di gusto, emozioni e altri tratti e qualità intrinsecamente umani.

«Sebbene la tecnologia possa generare idee e imitare stili, le persone apportano le proprie esperienze ed emozioni all’arte e questo sarà per sempre insostituibile», aveva precedentemente dichiarato Ceretti a Vogue, descrivendo la filosofia del progetto. Zeinalli ha aggiunto: «Credo di aver voluto davvero realizzare un’opera che infondesse nelle persone un po’ di rassicurazione su ciò che sta accadendo, sulla direzione che stiamo prendendo, e che le aiutasse a provare fiducia e sicurezza nella propria umanità».

Rivivi tutte le emozioni di Vogue World Milano 2026