Vogue World: Milano e la moda italiana: una festa per gli occhi che celebra decenni di splendore

In occasione di Vogue World: Milano, attraversiamo la ricca storia della moda italiana - dalla tradizione dell'artigianato rinascimentale alla sartoria moderna con silhouette forti. Mentre designer e marchi spingono lo stile verso il futuro
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Vogue World: Milano e la moda italiana: una festa per gli occhi che celebra decenni di splendore

Sotto la magnifica, imponente cupola in vetro e ferro della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, ogni giorno i visitatori fanno la fila per compiere un insolito rituale portafortuna: appoggiano un tacco sui genitali del toro raffigurato in un mosaico della pavimentazione, premono con forza e girano tre volte su se stessi.

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Libby Taverner in Dolce amp Gabbana Alta Moda 2016 e Dolce amp Gabbana Alta Gioielleria. Mariacarla Boscono con abito...

Libby Taverner in Dolce & Gabbana Alta Moda 2016 e Dolce & Gabbana Alta Gioielleria. Mariacarla Boscono con abito Valentino Haute Couture autunno 2018 e gioielli Damiani High Jewelry.

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I MEDICI DEI NOSTRI GIORNI
Angelina Kendall indossa un abito Valentino Vertigineux Haute Couture 2025, ricco di decorazioni. Orecchini e bracciale Buccellati High Jewelry.


Anche il sistema della moda italiana gira, e lo fa dagli anni Settanta, quando Milano è emersa quale centro globale di una rete di industrie dedicate all’abbigliamento, al tessile e al design. L’ascesa della moda italiana si fondava sulla storia e sul retaggio, con una tradizione artigianale risalente al Rinascimento. Eppure, rappresentava qualcosa di radicale, sia dal punto di vista tecnologico sia da quello estetico: una nuova sintesi tra manifattura specializzata e scala industriale, animata da designer dalla vocazione pionieristica – non ultimo, Giorgio Armani, che ha fondato la sua azienda nel 1975 –, pronti a smantellare le idee consolidate su come gli abiti dovessero essere costruiti, presentati e indossati.

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LASCIARE UN'IMPRONTA
Luiza Perote e Paloma Elsesser incarnano l’amore degli italiani per i motivi audaci e di grande impatto. Perote va pazza per la collezione Prada della primavera 2011, mentre Elsesser osa con la collezione Marni della primavera 2020.


Mezzo secolo dopo, quel sistema rimane formidabile. Quasi l’80 per cento della filiera gestita da Kering, il gruppo che comprende Gucci, Bottega Veneta e Saint Laurent, si trova in Italia. Tuttavia, ciò che un tempo rappresentava modernità e innovazione tende oggi a essere discusso attraverso il prisma del patrimonio storico, dell’artigianalità, della memoria d’archivio, della tradizione. Aspetti che, naturalmente, restano estremamente preziosi, ma che, nelle mani sbagliate, possono trasformarsi in vincoli opprimenti.

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FUTURO PASSATO
Da sinistra: Elsesser in Fendi Couture di Maria Grazia Chiuri. Stella Hanan in Valentino Haute Couture di Alessandro Michele. Kendall in Giorgio Armani Privé di Silvana Armani. Boscono in Ferragamo firmata da Maximilian Davis. Abény Nhial in Bottega Veneta firmata da Louise Trotter. Betsy Gaghan in Gucci di Demna. Bianca Balti in Dolce & Gabbana Alta Moda firmata da Domenico Dolce e Stefano Gabbana.


La moda italiana si trova dunque a un crocevia tra passato e futuro, tradizione e progresso, artigianato e tecnologia. Può utilizzare ciò che ha ereditato come base per compiere un altro grande balzo in avanti?
Scelta come location della quinta edizione di Vogue World: Milano, la Galleria incarna alla perfezione – non meno dell’evento stesso – questo crocevia. È stata la sede del primo negozio Prada e continua a ospitare firme italiane dalla lunga storia capaci di reinventarsi ripetutamente. È essa stessa un prodigio della tecnologia – quella del XIX secolo – e, situata com’è tra il Duomo e la Scala, collega due templi milanesi dell’ingegno umano, uno consacrato alla fede, l’altro allo spettacolo, attraverso uno spazio monumentale dedicato al commercio.

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PAINT IT BLACK
Leticia Hall, il glamour da bomba sexy si concretizza in un abito Gucci scivolato e scintillante con cut-out della collezione Resort 2027.


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IF LOOKS COULD KILL
Xiao Wen Ju interpreta la femme fatale in un LBD Miu Miu della collezione autunno 2024. Scarpe Prada.


Vogue World: Milano, la nostra più recente celebrazione globale della moda, è una storia concepita attraverso atti distintivi, incentrati su temi tanto diversi tra loro come l’artigianato, l’industrializzazione, la creazione dell’immagine, la tecnologia intelligente e la visionarietà. Prendendo le mosse dai preziosi tessuti frutto del savoir-faire manuale italiano – velluto, broccato, pizzo –, il racconto si sviluppa nell’era della macchina, quando Giorgio Armani e altri rendono la sartoria più leggera, più aderente al corpo e più espressiva. Arrivano poi il glamour esplosivo di Versace e Dolce&Gabbana e le fantasie dai colori saturi di Missoni e Pucci. Infine, gli abiti monocromatici dell’atto conclusivo offrono tele bianche per la sperimentazione, guardando a un futuro in cui la tecnologia potrà portare a un livello superiore il processo creativo umano.

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ASPETTI TECNICI
Da sinistra: Nhial, Emeline Hoareau, Canlan Wang e Hanan passano alla modalità sportiva con 1 abito-piumino Moncler firmato Pierpaolo Piccioli delle collezioni autunno 2018 e 2019.


Gli abiti fotografati in queste pagine occupano lo stesso territorio. Realizzati da alcune delle più grandi maison italiane, tra cui Valentino, Armani, Dolce&Gabbana e Versace, rappresentano tecniche, modelli e linguaggi visivi di epoche diverse. Tuttavia, come accade sempre con la moda, il loro impatto dipende dal modo in cui i designer riflettono il proprio tempo: dall’inserimento, da parte di Prada, di motivi sportswear e materiali tecnici nella sua peculiare interpretazione della femminilità, alla radicale rilettura delle silhouette couture, nel caso di Pierpaolo Piccioli, con la prima collezione Genius di Moncler. E, come dimostra l’omaggio, da parte di Versace, alle copertine di Vogue riprodotte su una catsuit creata da Gianni nel 1991, la moda italiana è diventata dominante a livello globale non solo perché l’Italia produceva abiti straordinari, ma anche perché quegli abiti venivano tradotti in immagini altrettanto straordinarie.

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STRIKE A POSE
Nel suo catsuit Versace per Vogue della primavera 2018, ricoperto di strass, Imaan Hammam è proprio al posto giusto.


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TI STA BENE
Dai blazer squadrati ai completi su misura, la sartoria di Giorgio Armani ha cambiato il corso della moda, in Italia e oltre. Da sinistra: Mia Armstrong torna indietro nel tempo nell’autunno 1993; Heiner nella primavera 1986; Nhial nell’autunno 1993; Gaghan nell’autunno 1993; e Wang nell’autunno 1995.


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SHAKE IT OFF
Awar Odhiang indossa uno dei look in fibra di vetro di Louise Trotter della collezione autunno 2026 di Bottega Veneta.


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AI MARGINI
Gaghan è sensazionale nel suo dinamico look Prada autunno 2018. Cappello Prada autunno 2011.


La nostra intuizione è che la moda italiana – e la sensibilità che ne è all’origine – sia pronta per un nuovo Rinascimento. La tecnologia, naturalmente, non possiede di per sé alcun significato culturale. Quest’ultimo emerge, invece, dalle decisioni umane attraverso cui la tecnologia viene messa a punto e applicata. Il sistema della moda italiana è stato creato proprio attraverso questo tipo di decisioni: trasformare competenze ereditate in processi moderni e abiti prodotti industrialmente in immagini capaci di esercitare un forte richiamo a livello globale.
Oggi, le nuove tecnologie sfidano la moda italiana a compiere nuovamente quella trasformazione. La tradizione sopravvive non restando immobile, ma attraverso l’azione, e lasciandosi reinventare, ricostruire, migliorare. Il giro della moda non si ferma mai.

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LE MIE BELLE SIGNORE
Awar Odhiang in Valentino Vertigineux Haute Couture 2025. La modella Bianca Balti in Valentino Vertigineux Haute Couture 2025. Collana Bvlgari High Jewelry.


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SFUMATURE DI GRIGIO
Imaan Hammam in Max Mara autunno 2023. La modella Angelina Kendall in Ferragamo autunno 2023.


Questo servizio dedicato a Vogue World: Milano e alla moda italiana lo trovate anche sul numero di Ottobre 2026

IN APERTURA: Ida indossa una tuta stampata di EMILIO PUCCI.

CREDITI

PHOTO Ethan James Green
FASHION EDITOR Amanda Harlech
HAIR Kiyoko Odo
MAKE-UP Lynsey Alexander
TAYLORING Anh Duong
MANICURE Lora De Sousa.
PRODUZIONE BIG ONE c/o Studio Rouchon
SCENOGRAFIA Felix Gesnouin.

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