Nella cittadina ai piedi dei
Pirenei francesi, che oggi ha accolto Papa Leone XIV, la
Comunità Papa Giovanni XXIII testimonia da sedici anni un
modello di accoglienza attraverso l'opera di Palmino e Lucia
Paolucci. La coppia, che si prepara a festeggiare 25 anni di
matrimonio, gestisce a Lourdes una casa famiglia e una struttura
per adulti fragili chiamata "En Casa". Oggi hanno incontrato
Leone all'Accueil Notre-Dame.
Cerimoniere del santuario mariano dopo un percorso
professionale che lo ha visto lavapiatti, cameriere e portiere
notturno, Palmino racconta come tutto sia nato
dall'incoraggiamento di don Oreste Benzi, fondatore della
Comunità. Al centro dell'esperienza c'è la scelta di riproporre
la famiglia come luogo di accoglienza. Palmino sottolinea le
differenze tra Italia e Francia nel campo dell'assistenza
sociale: il sistema francese dispone di maggiori risorse
economiche e professionali, ma, spiega, "la persona con
disabilità rischia di essere separata dal contesto sociale
ordinario".
Nella casa oggi convivono nove figli naturali e tre adottivi
della coppia, oltre a quattro persone accolte, tra cui una
ragazza di sedici anni sopravvissuta a violenze domestiche. Il
percorso di riconoscimento ufficiale da parte dello Stato
francese è arrivato dopo l'esperienza con Daniela, donna con
disabilità cresciuta con i primi quattro figli della coppia e
morta nel 2018: fu allora che l'ente francese competente chiese
alla famiglia di formalizzare l'attività, aprendo la strada
all'accoglienza di Pascal, primo ospite francese ancora oggi
parte del nucleo, e poi di un bambino con miopatia di Duchenne.
La casa è oggi riconosciuta dallo Stato sia per l'accoglienza di
adulti sia per quella di minori.
Accanto alla casa famiglia, dal 2021 opera "En Casa". Conta
undici appartamenti e ospita circa 35 persone - tra cui famiglie
provenienti da Colombia, Bangladesh e dal continente africano -
sostenute da una trentina di volontari. Il nome, in lingua
occitana, richiama le origini del territorio dove la stessa
Bernadette Soubirous non parlava francese. La struttura propone
quattro laboratori di socializzazione - cucito, aiuto compiti,
attività creative e giochi da tavolo - pensati come spazio
intermedio tra la vita interna e la società esterna. Il percorso
di autonomia passa anche dal recupero di abitudini quotidiane, a
partire dalla cura dei pasti: a "En Casa" si è scelto di
riscoprire la preparazione dei cibi, anche grazie a un accordo
con un produttore locale di ortaggi biologici a chilometro zero.
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