L'ambiente e il territorio
I boschi
Sul territorio della Comunità Montana Valli del Lari e del Ceresio si incontrano associazioni vegetali alpine e, nei pressi dei due laghi (Ceresio e Lario), numerose specie tipiche dell'area mediterranea.
La vegetazione alpina, si suddivide in almeno tre principali livelli altitudinali: il piano basale, il piano montano e il piano culminale.
Ad ogni piano, si distinguono più orizzonti, limiti non sempre definiti e fissi ma varianti, in relazione a condizioni climatiche più o meno favorevoli, morfologia dei pendii, protezione dai venti, esposizione e nevosità.
Nel piano basale locale, fino a 200 metri di altitudine, il clima particolarmente mite dei bassi versanti dei bacini lacustri principali, consente alla vegetazione di presentarsi con accenni dell'orizzonte submediterraneo, costituito da olivi, allori e oleandri (tipiche piante della macchia), ma anche da piante esotiche subtropicali come l'agave americana. Queste specie possono essere coltivate o crescere spontaneamente.
A questo livello vegetazionale, si possono osservare sia boschi artificiali derivati da impianto di specie esotiche (pino strobo) che, purtroppo, quasi mai hanno tenuto conto delle esigenze naturalistiche ed ecologiche dell'ambiente nel quale sono state introdotte, sia boschi degradati, caratterizzati dalla presenza di specie alloctone: robinia e ailanto.
I boschi naturali invece, richiamano i boschi dell'orizzonte submontano. Nelle stazioni a microclima particolarmente mite (sponde lacustri) i boschi mesofili ospitano anche sempreverdi come l'agrifoglio, il tasso ed il pungitopo.
L'orizzonte submontano, rappresenta l'area di espansione potenziale delle latifoglie, in particolare della roverella, albero termofilo che caratterizza il bosco insediatosi sui pendii più asciutti e caldi.
Al querceto di roverella, molto ridotto e localizzato, si accompagnano spesso arbusti e piccoli alberi che trovano, nella luminosità dell'ambiente, un sito idoneo per un loro equilibrato sviluppo.
Tra questi i principali sono il nocciolo, il carpino nero, il biancospino, il ligustro ed il corniolo. Il sottobosco del querceto di roverella, offre anche ricchezza di specie floristiche ed erbacee.
Altre formazioni forestali riscontrabili nel livello submontano si osservano distintamente in conseguenza della basicità o acidità del suolo: acero-frassineto, querco-betuleto, querco-tiglieto.
In presenza dei corsi d'acqua incassati tra le rocce o sul fondovalle, le rive sono occupate da boschi specializzati a dominio dell'ontano.
Tra le specie di sostituzione antropica, prevale il castagno che occupa più spazio di quanto naturalmente gli spetti, ciò dovuto alla sua grande valenza storica di patrimonio economico ed alimentare per le popolazioni locali.
Al castagneto si associa il ciliegio selvatico, il carpino bianco, e l'agrifoglio, mentre il sottobosco è costituito dalla viola selvatica, dall'anemone dei boschi e dal mughetto.
Man mano che l'altitudine aumenta l'orizzonte montano si caratterizza con la faggeta pura seppur limitata alle aree ove il clima non sia di tipo continentale.
Le peccete presenti, si differenziano da quelle dell'orizzonte subalpino per la vicinanza di specie erbacee e cespugliose che provengono dai boschi di latifoglie sottostanti.
Si tratta di boschi polimorfi dove il clima assume valori quasi suboceanici, nel quale l'abete bianco si mischia con l'abete rosso. Sui suoli tendenzialmente più rocciosi esposti a sud, prevale invece il pino silvestre.
I boschi di conifere subalpini del piano culminale (a larici, pini ed abeti) sono caratterizzati dalla vicinanza con i rododendri, i ginepri e gli ontani verdi che tendono a rioccupare le radure più o meno naturali.
Quest'ultimo orizzonte rappresenta il limite superiore della vegetazione forestale.
L'orizzonte alpino inferiore è costituito dal cespuglieto contorto: ginepro ed uva ursina nelle aree ad esposizione più favorevole; rododendro e pino mugo, sui versanti ombrosi esposti a nord.
Più in alto, l'ambiente delle praterie naturali è dominato da vegetazione erbacea continua: ciperacee e graminacee oltre a carice nelle stazioni più fredde e festuca sui versanti più soleggiati.
La fauna
La presenza degli esseri viventi (vegetali ed animali) in un determinato luogo, dipende da fattori abiotici (climatici, fisici e chimici) e da fattori biotici (presenze vitali).
Gli animali vivono riuniti in popolazioni della stessa specie, tra loro feconde; popolazioni di specie differenti convivono in comunità e occupano un posto caratterizzato da particolari fattori abiotici.
Questo concetto può essere riassunto con il termine habitat, cioè quel luogo dove una specie animale si è adattata meglio a vivere: una sorta di "indirizzo di casa".
Popolazioni diverse di piante e animali (comunità) vivono e si sviluppano in un determinato luogo (biotopo).
Ma ogni specie animale esercita le proprie funzioni (alimentari, riproduttive, territoriali) ricavandosi un particolare modo e sito per farlo (nicchia ecologica).
La nicchia ecologica dunque, può essere paragonabile alla sua "professione" (il suo ruolo in società).
La fauna del territorio della Comunità Montana si presenta molto ricca e diversificata.
L'elenco generico che viene trattato è una presentazione sommaria degli animali più rappresentativi delle singole aree prese in considerazione (le Classi interessate riguardano i Mammiferi, gli Uccelli, gli Anfibi, i rettili ei Pesci).
La foresta demaniale in Valsolda
L'ambiente culminale riveste particolare importanza quale area di conservazione del camoscio e del gallo forcello.
Nella Foresta Demaniale in Valsolda è possibile osservare anche il sordone, il culbianco ed il codirosso spazzacamino.
Nella fascia sottostante nidifica l'aquila reale, lo sparviere e la poiana.
Tra i piccoli uccelli montani, la cincia dal ciuffo e la cincia mora.
L'area più ampia della Valsolda stata interessata, negli ultimi anni, da introduzioni abusive di cinghiale che, in breve tempo, hanno fatto registrare un'espansione incontrollabile generando non pochi problemi alla fauna autoctona ed agricoltura.
I calcari dolomitici a strapiombo sul lago, ospitano il rondone maggiore, falco pellegrino, il gheppio ed il corvo imperiale.
Val Senagra
L'area Val Senagra costituisce anche dal punto di vista faunistico, una zona di estremo interesse.
Infatti essa include tutta la tipica fauna alpina, oltre all'aquila reale ed alla rara civetta capogrosso.
Altri rapaci degni di essere segnalati, sono l'astore e il falco pecchiaiolo.
Nelle foreste di boschi misti e conifere, si registra la presenza del picchio nero ma, l'attrazione maggiore per il visitatore naturalista, è data dalla facilità con cui sono contattabili cervi e caprioli.
Presenti e visibili anche camoscio e cinghiale.
La vipera aspide ed il ramarro tra i rettili, la rana temporaria e il rospo comune tra gli anfibi, oltre che la trota fario per i pesci e il gambero d'acqua dolce, completano sommariamente uno dei quadri faunistici più complessi e ricchi del territorio.
Il lago Ceresio
La macrofauna osservabile sulle acque e nelle acque della sponda italiana è, grossolanamente, limitata a sole due Classi: pesci ed uccelli.
Tra i primi si elencano la carpa, la tinca, il cavedano, il pigo, la savetta, l'anguilla, la bottatrice, il luccioperca, il persico reale, il persico trota, la trota lacustre ed il salmerino.
Tra i secondi, si segnalano svernamenti di stormi numerosi di svasso maggiore e, più contenuti, di gabbiano comune.
Gli uccelli nidificanti nei pressi delle sponde lacustri sono sia quantitativamente che qualitativamente scarse, ma si segnala una discreta concentrazione, nel periodo riproduttivo, di nibbio bruno.
Il lago di Como
Vale lo stesso discorso fatto per il lago Ceresio con la differenza che, negli ultimi anni, si registra un forte flusso di uccelli acquatici svernanti, in particolare di folaga, svasso maggiore, moriglione, moretta e cormorano.
Senz'altro da segnalare una tra le specie ittiche più caratteristiche e pregiate del Lario: l'agone.
Il Parco naturale di S.Martino-Griante
In quest'area, ben esposta a ridosso del lago, che presenta dirupi e rocce nude a strapiombo, sono osservabili particolari nidificazioni di picchio muraiolo, rondine montana, passero solitario e, nel recente passato, di codirossone.
Presente tutta l'avifauna della fascia collinare, in particolare i piccoli passeriformi.
L'ambiente rurale
Identificabile con le aree agricole ancora presenti sparse un po' dappertutto sul territorio, anche questo ambiente è una particolare nicchia ecologica soprattutto per gli uccelli: la cornacchia grigia, la rondine, il balestruccio, l'allodola, la pispola, la ballerina bianca, il saltimpalo, il cardellino ed il codirosso.
Da segnalare la probabile nidificazione, nelle aree agricole submontane, della tottavilla. I mammiferi sono rappresentati dal topolino delle case, dalla donnola e dalla faina.
La flora
La natura geologicamente variegata delle Alpi Lepontine e il regime climatico mitigato dai grandi corpi lacustri Lario e Ceresio hanno permesso l'affermazione di una flora ricca e variegata.
Nei settori settentrionali del territorio (alte Valli Cavargna, Sanagra e Rezzo) poggianti sulle rocce metamorfiche del Basamento cristallino crescono specie neutro-acidofile che sopravvivono e si riproducono sui suoli acidificati da queste tipologie rocciose.
Il settore meridionale, composto in prevalenza da rocce carbonatiche (Dolomie e Calcari selciferi) costituenti l'ossatura dai monti Griante, Grona, Pidaggia, Tremezzo, Torrione-Fiorina, favorisce l'ingresso di specie basofile che, a differenza delle precedenti, tollerano l'alcalinità dei calcari.
Senza addentrarsi in una trattazione dettagliata delle specie censite, ci soffermeremo sulla flora rara ed endemica in cui rientra un complesso di specie aventi distribuzione mondiale limitata, in genere localizzata tra il lago di Garda e il lago di Como.
Tra gli endemismi diffusi sui substrati calcarei ricordiamo: la carice candida (Carex baldensis), il raponzolo chiomoso (Physoplexis comosa), la campanula dell'arciduca (Campanula Raineri), l'erba regina (Telekia speciosissima), la primula lombarda (Primula glaucescens), la carice subalpina (Carex austroalpina), l'aquilegia di Einsele (Aquilegia einseleana), l'euforbia insubrica (Euphorbia variabilis) e molte altre specie di indiscutibile rarità.
Sebbene sia meno ricca del calcare, anche la flora silicea ospita numerose specie di interesse scientifico-naturalistico, tra le tante: la dafne rosea (Daphne striata), il bupleuro stellato (Bupleurum stellatum), l'androsace di vandelli (Androsace vandelli), il millefoglio del granito (Achillea moschata) e il senecione abrotanino (Senecio abrotanifolius).
L'endemismo più importante è l'androsace delle orobie (Androsace brevis), considerata una delle specie più rare della flora italiana.
L'altro aspetto caratterizzante la flora delle Alpi Lepontine è la presenza di numerose fanerogame e crittogame di origine mediterranea e submediterranea che hanno trovato un rifugio sicuro in questo territorio; ne sono un esempio: l'erica arborea, il falso sommacco (Cotinus coggygria), la valeriana rossa (Centranthus ruber), la serapide maggiore (Serapis vomeracea), la pteride di Creta (Pteris cretica) ma soprattutto la piantumazione dell'ulivo da parte dei magno greci che qui ha trovato una delle sedi più settentrionali al mondo.
La peculiarità climatica ha permesso altresì la creazione di splendidi giardini addobbati di rigogliose essenze esotiche che in altri luoghi non potrebbero esistere.
Gran parte della vegetazione è composta da boschi, praterie e pascoli collegati a numerose associazioni vegetali che rendono il quadro paesaggistico enormemente vario.
I boschi occupano una fascia altitudinale compresa tra i 220 e i 1800 m, differenziandosi dai fondovalle in: querceti (carpineti), castagneti, faggete e conifere (abetaie o mughete).
L'aspetto più interessante è rappresentato dal querceto misto (Orno-ostryon) a orniello (Fraxinus ornus), carpino nero (Ostrya carpinifolia) e roverella (Quercus pubescens) che presenta cospicue infiltrazioni di specie mediterranee come lo stesso orniello (Fraxinus ornus), il bagolaro (Celtis australis), l'alloro (Laurus nobilis) e il pungitopo (Ruscus aculeatus).
A maggiori altitudini segue la fascia del castagno (Castanea sativa) e del faggio (Fagus sylvatica) che si concretizza con la massiccia presenza di ampi lembi di faggeta.
Il bioclima lariano non favorisce l'affermazione delle conifere (abete rosso o abete bianco) che, soprattutto per l'abete rosso, sono state introdotte in epoca successiva (1950-1960).
Unica eccezione è la diffusione naturale del pino montano o barancio (Pinus mugo) che in Valsola struttura un'importante mugheta.
Le vegetazioni boschive sono intercalate da numerose tipologie di prateria differenziate in funzione della disponibilità idrica e dell'attività antropica, come nel caso dei pascoli che rivestono gran parte del territorio.
Il mosaico paesaggistico è ulteriormente arricchito dalla presenza di montagne, valli e balze rocciose che, degradando in prossimità dei laghi, originano ambienti di indiscutibile bellezza.
Decisamente rilevante è la presenza della torbiera Lago del Piano, raro "serbatoio" lombardo di fanerogame palustri (trifogliofibrino, ninfee, lenticchie d'acqua, ecc) sempre meno numerose a causa delle bonifiche.

