GoPro Mission 1 è ancora un’action cam? La risposta non è per nulla scontata e forse per questa ragione il cambio di direzione da parte dell’azienda californiana appare coraggioso e rischioso al tempo stesso. Con questo dispositivo, infatti, si sposta il baricentro: dall’esperienza pensata per catturare l’adrenalina dell’azione a una dimensione più cinematografica, più autoriale, più vicina alla produzione video evoluta.
È una direzione che porta qualcosa di nuovo in un mercato che negli ultimi anni si è fatto estremamente competitivo, ma che potrebbe non essere immediatamente compresa da chi associa ancora GoPro alla semplicità del “premi e registra”. Mission 1 Pro non è una camera nata per sostituire una Hero tradizionale: vuole diventare uno strumento creativo per creator, filmmaker indipendenti, viaggiatori e videomaker che cercano qualità d’immagine superiore senza passare a sistemi molto più ingombranti.
Il risultato è una fotocamera che offre un incremento concreto nelle prestazioni, nella qualità delle immagini e nell’autonomia, ma che arriva in un momento in cui il consumatore ha davanti una quantità di alternative mai così ampia: dalle action camera pure ai sistemi compatti, fino alle camere modulari dedicate al content creation anche a 360 gradi.
Eppure il fatto che GoPro continui a investire per restare un grande protagonista del settore è una buona notizia: perché i marchi forti, quando innovano davvero, costringono tutto il mercato ad alzare il livello.
Design
La Mission 1 Pro è più grande e più pesante rispetto alle Hero precedenti: 207 grammi contro i 159 della HERO13 Black. Si tratta di un aumento percettibile, soprattutto per chi è abituato a montare la propria GoPro su un casco o un manubrio, ma in cambio si ottiene uno schermo posteriore Oled da 2,59 pollici, il più grande mai montato su una GoPro: reattivo al tocco e leggibile anche in condizioni di luce difficile.



