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GoPro Mission 1 Pro, la svolta cinematografica delle action cam

Sensore da 1 pollice, video 8K, riprese da videomaker e più autonomia ma anche una sfida al pubblico storico
GoPro Mission 1 Pro
Photo by Mark Perna
TriangleUp
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Voto:

8/10

WIRED
  • Qualità video tra le migliori della categoria
  • Sensore da 1 pollice molto efficace con bassa luce
  • Ottima autonomia
  • Ecosistema accessori ampio
TIRED
  • Prezzo elevato
  • Meno immediata rispetto alle GoPro tradizionali
  • Schermo posteriore fisso, non ribaltabile
  • Più pesante ed ingombrante

GoPro Mission 1 è ancora un’action cam? La risposta non è per nulla scontata e forse per questa ragione il cambio di direzione da parte dell’azienda californiana appare coraggioso e rischioso al tempo stesso. Con questo dispositivo, infatti, si sposta il baricentro: dall’esperienza pensata per catturare l’adrenalina dell’azione a una dimensione più cinematografica, più autoriale, più vicina alla produzione video evoluta.

È una direzione che porta qualcosa di nuovo in un mercato che negli ultimi anni si è fatto estremamente competitivo, ma che potrebbe non essere immediatamente compresa da chi associa ancora GoPro alla semplicità del “premi e registra”. Mission 1 Pro non è una camera nata per sostituire una Hero tradizionale: vuole diventare uno strumento creativo per creator, filmmaker indipendenti, viaggiatori e videomaker che cercano qualità d’immagine superiore senza passare a sistemi molto più ingombranti.

Il risultato è una fotocamera che offre un incremento concreto nelle prestazioni, nella qualità delle immagini e nell’autonomia, ma che arriva in un momento in cui il consumatore ha davanti una quantità di alternative mai così ampia: dalle action camera pure ai sistemi compatti, fino alle camere modulari dedicate al content creation anche a 360 gradi.

Eppure il fatto che GoPro continui a investire per restare un grande protagonista del settore è una buona notizia: perché i marchi forti, quando innovano davvero, costringono tutto il mercato ad alzare il livello.

GoPro Mission 1 Pro
Photo by Mark Perna

Design

La Mission 1 Pro è più grande e più pesante rispetto alle Hero precedenti: 207 grammi contro i 159 della HERO13 Black. Si tratta di un aumento percettibile, soprattutto per chi è abituato a montare la propria GoPro su un casco o un manubrio, ma in cambio si ottiene uno schermo posteriore Oled da 2,59 pollici, il più grande mai montato su una GoPro: reattivo al tocco e leggibile anche in condizioni di luce difficile.

Il display frontale da 1,4” garantisce una visione di base durante le riprese, ma è un peccato che lo schermo posteriore non sia ribaltabile: uno schermo così grande e luminoso avrebbe fatto la differenza per chi gira contenuti in solitaria. I pulsanti in rilievo permettono di operare la camera anche con guanti o muffole, e il paraluce rimovibile riduce riflessi e bagliori nelle riprese in controluce, due scelte che confermano l’intenzione di GoPro di rivolgersi a un utente più consapevole.

Sul fronte della resistenza, la Mission 1 PRO è impermeabile fino a 20 metri senza custodia aggiuntiva, contro i 5 metri della Hero13, mentre la custodia opzionale porta il limite a 60 metri. I sistemi di montaggio sono tre: aggancio magnetico per i cambi rapidi, alette GoPro tradizionali e filettatura 1/4-20 per l’integrazione con accessori professionali.

Prestazioni video e foto

Qui la novità, tanto attesa in casa GoPro è l’arrivo del sensore da 1 pollice da 50 megapixel che misura 13,2 x 8,8 mm. Il sensore della Mission 1 PRO è il 25,4% più grande di quello dell’Osmo Action 6 e questo si traduce in più luce raccolta fisicamente, meno rumore digitale e una gamma dinamica superiore.

La Mission 1 Pro può registrare video a 8K fino a 60 fps e 4K fino a 240 fps (un super slow motion), supporta la cattura Open Gate 4:3 fino a 8K a 30 fps e offre tre modalità di ripresa: Superview ultra-grandangolare, Wide con distorsione ridotta e Linear completamente privo di distorsioni agli angoli. Il tutto supportato da GP-Log2 a 10 bit per un controllo completo in post-produzione.

Oggettivamente, la qualità generale delle immagini rappresenta probabilmente il miglior risultato mai raggiunto da GoPro. Il sensore fa la differenza e si vede nella gamma dinamica, nella tenuta delle luci alte, nelle condizioni di scarsa illuminazione e nella profondità dell’immagine. Le fotografie da 50 megapixel in formato Raw sono un dato sulla carta impressionante, ma nella pratica la resa fotografica non è sempre all’altezza di quella video. Bene, invece, la stabilizzazione, uno degli elementi che ha reso riconoscibili e innovative queste action cam.

Bisogna dire però che questa ricerca dell’estetica cinematografica introduce una maggiore complessità operativa: chi desidera semplicemente montare la camera sul casco e dimenticarsene potrebbe non sfruttarne davvero il potenziale.

GoPro Mission 1 Pro
Photo by Mark Perna

Audio

Il sistema audio della Mission 1 PRO è dotato di 4 microfoni con registrazione a 32-bit float, una specifica che fino a ieri avremmo associato a registratori professionali dedicati, non a una action cam. Questa modalità di registrazione è particolarmente utile in ambienti difficili, perché consente di eliminare in post-produzione il temutissimo clipping, ma anche di limitare al massimo i fastidiosi rumori di fondo.

È uno dei segnali più chiari di come GoPro stia spostando il proprio target verso creator e filmmaker con esigenze evolute. La vera svolta però arriva nell’integrazione con il nuovo ecosistema di accessori: slitte, supporti e compatibilità con microfoni esterni Bluetooth, permettono di costruire una configurazione molto più professionale.

Autonomia

Uno degli aspetti più convincenti della GoPro Mission 1 Pro è l’autonomia. La nuova batteria Enduro 2 da 2150 mAh rappresenta un miglioramento concreto rispetto alle generazioni precedenti. Nella pratica significa sessioni di registrazione più lunghe e soprattutto una maggiore affidabilità termica.

GoPro dichiara oltre 5 ore di registrazione a 1080p30 e più di 3 ore in 4K30 nelle modalità ottimizzate. Al netto delle inevitabili differenze d’uso reale, il risultato è che Mission 1 Pro smette finalmente di trasmettere quella sensazione di dover essere costantemente alimentata o supportata da batterie di riserva.

GoPro Mission 1 Pro
Photo by Mark Perna

App e accessori

L’app Quik di GoPro ha ricevuto un aggiornamento sostanziale, con menu riprogettati e una maggiore integrazione con le funzionalità della serie Mission 1. Come accadeva per la Hero 14 Black, la rilevazione automatica dei filtri ND applicati (il set M-Series da ND8 a ND64) con correzione automatica della velocità dell’otturatore è un dettaglio che fa la differenza sul campo.

L’ecosistema di accessori è ampio fin dal lancio: l’impugnatura Point-and-Shoot trasforma la Mission 1 Pro in una compatta di alta qualità per uso urbano e da viaggio, il Light Mod 2 da 200 lumen integra illuminazione LED senza ingombrare, e la custodia protettiva, come abbiamo detto, porta l'impermeabilità fino a 60 metri.

La Mission 1 PRO eredita oltre 50 supporti e accessori già esistenti nel catalogo GoPro, un valore concreto per chi ha già investito nell'ecosistema. È prevista anche una collaborazione con PolarPro per lenti che miglioreranno la messa a fuoco ravvicinata, mentre la variante Mission 1 PRO Creator Edition e la Ultimate Creator Edition più avanti nel corso dell’anno.

Conclusioni

La GoPro Mission 1 Pro è probabilmente il prodotto più ambizioso che GoPro abbia realizzato negli ultimi anni, un tentativo di ridefinire il significato stesso di action cam. Il passaggio verso un’estetica più cinematografica funziona, perché la qualità d’immagine cresce davvero e l’esperienza diventa più matura. Allo stesso tempo questa scelta rischia di lasciare perplessa una parte del pubblico storico, abituata a immediatezza e semplicità assoluta.

La sfida è anche nel prezzo che irrimediabilmente sale, la versione base costa 699,99 euro (100 euro meno per la versione standard). Se però il mercato delle action camera vuole continuare a evolversi, servono anche prodotti come questo.