Penhaligon’s e Portraits: una saga profumata che compie 10 anni, celebrati alla Royal Academy di Londra
La scelta della Royal Academy of Arts per celebrare i dieci anni di Penhaligon’s Portraits non poteva essere più perfetta. Lo scorso 16 settembre, tra le sale di Burlington House e l’atmosfera unica di uno dei luoghi più iconici dell’arte londinese, Penhaligon’s ha portato in scena The Who’s Who of London, un’esperienza immersiva che ha trasformato la celebrazione in un vero racconto di famiglia. La linea Portraits è, prima di tutto, una storia di famiglia: eccentrica, aristocratica, ironica e profondamente britannica. Una famiglia immaginaria fatta di personaggi, segreti, relazioni e personalità, che da dieci anni racconta il mondo Penhaligon’s attraverso il profumo, trasformandolo in teatro, narrazione e identità. A rendere la serata ancora più speciale è stato il parterre di ospiti, tra moda, musica e cultura, che ha dato vita a un vero e proprio Who’s Who della Londra contemporanea. Tra le celeb presenti, Levante, Lennon Gallagher, Kai-Isaiah Jamal, Raven Smith ed Erin O’Connor che hanno attraversato gli spazi della Royal Academy contribuendo a creare quella particolare atmosfera londinese, sofisticata e allo stesso tempo imprevedibile, che Penhaligon’s interpreta così bene.
Forse è anche per questo che Penhaligon’s ha per me un significato particolare. Da quando vivo a Londra, i suoi profumi sono diventati parte della mia personale idea della città. Ci sono fragranze che, più di altre, riescono a evocare un luogo: una strada dopo la pioggia, il legno scuro di un club, un giardino inglese, una stanza piena di libri, il velluto di un teatro. Penhaligon’s, per me, è Londra proprio così. E c’è un altro motivo, più personale ancora. Ho sempre avuto un amore particolare per la Regina e per tutto ciò che appartiene a quella dimensione britannica fatta di tradizione, rituali, eleganza e memoria. Penhaligon’s è profondamente legata a questa storia: il marchio ha ottenuto il Royal Warrant, riconoscimento che lega il suo nome alla tradizione della Casa Reale britannica. Per questo, quando indosso un Penhaligon’s, non sento soltanto una fragranza, ma sento una certa idea di Gran Bretagna, con una sensazione, magari difficile da spiegare, ma chiara e distinta.
Portraits nasce dieci anni fa con un’idea tanto semplice quanto geniale: raccontare il profumo attraverso personaggi. Geniale! Per tanto, non semplici nomi su una bottiglia, ma creare dei protagonisti di una saga familiare immaginaria fatta di amori clandestini, ambizioni, tradimenti, relazioni pericolose e piccoli scandali. La collezione sembra prendere la tradizione britannica del ritratto aristocratico e portarla in un territorio più irriverente, quasi da commedia! Dietro ogni flacone c’è una personalità; dietro ogni personalità, una storia; dietro ogni storia, una fragranza.
The Who’s Who of London nasce esattamente da questa intuizione e la porta fuori dalla bottiglia. La Portraits Gallery, la stanza principale della mostra, trasforma gli abitanti di questo universo olfattivo in una vera galleria di personaggi, in un perfetto match tra profumi, nomi, descrizioni e dettagli d’arredo. Ogni fragranza viene presentata attraverso un piccolo teatro di oggetti e riferimenti dal triclinio al cappello, fino a una raffinata penna con la piuma: costruendo per ciascun personaggio un mondo preciso e sorprendente. Al centro della sala, come un vero main table, un’enorme mappa di Londra diventa il cuore della scenografia, quasi a ricordare che è proprio la città, con le sue storie e i suoi abitanti, la vera protagonista di questo universo.
Come ogni famiglia che si rispetti, anche la celebre collezione Portraits di Penhaligon's continua a crescere con nuovi personaggi e nuovi capitoli. A entrare nell'universo della maison è The Manoeuvres of the Baroness, il nuovo Eau de Parfum che racconta una protagonista elegante, sofisticata e soprattutto strategica. È proprio il nuovo profumo, insieme alla sua protagonista, ad essere stato celebrato durante la festa organizzata da Penhaligon's. Il nome stesso della fragranza: ovvero “le manovre della Baronessa” ne rivela la personalità: una donna capace di muoversi con discrezione, reinventarsi e mantenere sempre il controllo della situazione. Una figura che trova nella profumeria il modo di esprimere il proprio carattere fatto di mistero, libertà e seduzione. Per dare forma olfattiva alla Baronessa, la maison si è affidata a Daphné Bugey, celebre maître parfumeur. A raccontarci la costruzione olfattiva del profumo è stata proprio Bugey, che ha immaginato un contrasto tra luminosità, cremosità e calore: "La fragranza si apre con note di testa frizzanti e misteriose adornate da un radioso fiore d'arancio, per poi rivelare un cuore cremoso di Chantilly prima di distendersi nel calore sofisticato del legno di sandalo." Ma la vera ispirazione resta la Baronessa e la sua capacità di trasformarsi. Parlando con noi, Daphné Bugey ha poi spiegato cosa la affascina maggiormente di questo personaggio: “Ciò che amo del personaggio della Baronessa è la sua capacità di reinventarsi costantemente: incarna una forma di potere e libertà molto contemporanea, una donna sicura di sé che scrive le proprie regole con stile. ”
La Dining Room introduce invece un altro elemento fondamentale della narrativa britannica: la tavola come luogo di conversazione, seduzione, alleanze e, naturalmente, pettegolezzo. Se c’è una cosa che la famiglia di Portraits sembra saper fare magnificamente, è proprio raccontare segreti. E qui, naturalmente, i profumi sono ovunque, discreti ma onnipresenti, parte integrante di una storia che si svela attraverso ogni dettaglio. Più che una tavola, sembra la scena di un banchetto rinascimentale sospeso tra il Decamerone e un teatro di desideri, vizi e intrighi. Lunghissima e volutamente eccessiva, la tavola è apparecchiata come un inno all’abbondanza: grappoli d’uva, candelabri, calici di ogni forma, argenteria e oggetti enigmatici si susseguono senza soluzione di continuità. Tra la mise en place, con artwork dell’artista Kristjana S.Williams, compaiono dettagli inaspettati: un telefono color miele, binocoli, libri, gioielli, chiavi, forbici e piccole sculture dorate: trasformando l’intera composizione in un raffinato cabinet de curiosités. L’effetto è opulento e volutamente lontano da qualsiasi minimalismo contemporaneo: una sensualità barocca e decadente, come se gli ospiti fossero stati invitati a un banchetto dove tutto è possibile. E poi c’è il dettaglio più intrigante: una macchina da scrivere con un foglio già inserito. Poche parole, quasi una promessa: “Baroness, meet me tonight. Bring your nerve. I’ll bring the evidence. C.” E proprio in quel punto la tavola smette di essere semplicemente una scenografia e diventa la scena di un mistero.
Nella sala successiva, l’atmosfera cambia ancora. Se il grande banchetto raccontava desideri, segreti e trasgressioni, la performance di Celeste, la raffinata cantautrice britannico-americana dalla voce soul e jazz, ne diventa la colonna sonora.La cantante porta in scena una presenza magnetica che attraversa epoche e generi, intrecciando sonorità contemporanee, srock e richiami a mondi musicali lontani. La sua voce sembra dare vita ai personaggi immaginari della famiglia Penhaligon’s, popolata da figure eccentriche, passioni nascoste e storie di vizi e desideri. Ogni brano aggiunge un nuovo capitolo a questo universo narrativo fatto di intrighi, fascino e mistero. Dopo aver osservato la tavola dell’abbondanza e i suoi enigmi, è proprio Celeste a dare voce a quell’immaginario: una presenza intensa e raffinata che accompagna il pubblico in un viaggio sensoriale tra eleganza decadente, rock, romanticismo e divertimento.
La cosa che ho amato di più di The Who’s Who of London è proprio questa capacità di mescolare realtà e finzione. La Londra che Penhaligon’s racconta non è necessariamente quella che incontriamo ogni giorno uscendo di casa. È una Londra amplificata, teatrale, quasi letteraria. Una città di salotti e corridoi, di famiglie illustri e caratteri eccentrici, di profumi lasciati nell’aria come indizi: una Londra vera che riconosco. Forse perché la città, soprattutto quando si vive qui abbastanza a lungo, diventa inevitabilmente una collezione di atmosfere. Non la si ricorda soltanto attraverso monumenti o indirizzi, ma attraverso sensazioni: il rumore della pioggia, il tè del pomeriggio, il tweed, i giardini, il legno, il cuoio, il fumo, le rose, il profumo di una persona incontrata per caso. Penhaligon’s sembra aver capito perfettamente questa grammatica sensoriale. Il vero ricordo, almeno per me, è un altro: la sensazione di aver attraversato per qualche ora una Londra parallela, dove la profumeria non è soltanto un gesto di bellezza, ma una forma di storytelling.È questo, in fondo, che rende Penhaligon’s così speciale. La sua storia nasce con William Penhaligon nella Londra vittoriana e arriva fino a oggi mantenendo intatta un’idea quasi romantica del profumo. Hanno creato un concetto unico: perché Portraits dimostra che la tradizione non deve necessariamente essere seria. Infatti può essere ironica, sfacciata, sensuale, può avere senso dell’umorismo e magari può persino raccontare qualche bugia….Buon Anniversario Portraits by Penhaligon.
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