Elisa Cosetti e Andrea Barnabà: «La paura passa quando so che c'è lei». La storia dei due tuffatori italiani di cliff diving

Si conoscono da circa dieci anni e insieme hanno gareggiano al Red Bull Cliff Diving. Tra piattaforme e paura, raccontano come l’amore sia diventato anche un modo per affrontare uno degli sport più estremi al mondo
Andrea Barnaba Elisa Cosetti
Andrea Barnaba, Elisa CosettiMauro Puccini

Provare a descrivere una gara di tuffi è un meraviglioso esercizio. Agli atleti vengono concessi circa tre secondi per provare a realizzare capriole e avvitamenti, altrettanti a chi li guarda per poter catturare i dettagli più curiosi da raccontare. In questo esercizio Polignano a Mare ci è di grande aiuto, un luogo così suggestivo da riuscire a diventare parte della gara stessa. Qui va in scena una tappa delle Red Bull Cliff Diving World Series ed è impossibile non scomodare Modugno e quel desiderio di volare diventato una delle immagini più celebri della musica italiana.

Calcando in prima persona la pedana sospesa a venti metri sopra l’acqua, mi torna in mente L’Odio di Mathieu Kassovitz. Un uomo precipita dal cinquantesimo piano e, mentre attraversa un piano dopo l’altro, continua a ripetersi: «Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene». Perché come dice il film, il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. Nel cliff diving non sembra essere molto diverso.

Elisa Cosetti e Andrea Barnabà
Elisa Cosetti e Andrea Barnabà

Andrea Barnabà la paura la conosce bene: «Ho rischiato di farmi male due volte dai 27 metri», racconta. «Da quella volta ho preso abbastanza paura e me la porto sempre dietro quando salgo. So quanto male possiamo farci, a volte basta davvero sbagliare di un pelo». L’acqua, a quelle velocità, perde improvvisamente tutta la sua innocenza, dai 27 metri si può arrivare a impattarla a circa novanta chilometri orari e un ingresso sbagliato può avere conseguenze pesanti:«Quando uno arriva proprio piatto fa un rumore impressionante», racconta.

Perché continuare a farlo? Una parte della risposta è seduta accanto a lui. Elisa Cosetti è la sua compagna, anche lei tuffatrice: «Il fatto che ci sia sempre lei cambia molto», dice Andrea. «Sa farmi stare tranquillo e quasi cancellare la paura, dicendomi la frase che mi fa pensare: posso farcela». Non cancella la paura, ma riesce in qualche modo a rimetterla al suo posto. Elisa e Andrea si conoscono da circa dieci anni. All’inizio erano in due società diverse e si incrociavano soltanto in piscina: «Poi, per un motivo o per l’altro, io sono passato nella sua società, da lì siamo diventati amici, fino a quando abbiamo iniziato a fare anche il diving». A forza di condividere allenamenti in piscina: «È scoccata la scintilla».

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Elisa Cosetti of Italy dives from the 22 metre platform during the final competition day of the fifth and final stop of the Red Bull Cliff Diving World Series in Polignano a Mare, Italy on September 27, 2026.Mauro Puccini

Oggi passano insieme praticamente tutta la giornata: «Siamo in piscina dalle otto di mattina fino alle tre del pomeriggio». Due sessioni di allenamento, una al mattino e una al pomeriggio, una pausa pranzo nel mezzo. Da fuori potrebbe sembrare complicato, ma Andrea invece non ha dubbi: «In tanti ci dicono che stare nello stesso ambito può essere difficile. Io non l’ho mai trovato un problema. Anzi, quando mi chiedono se sia un vantaggio o uno svantaggio, ho sempre detto che per me è un vantaggio».

Il motivo è in gran parte emotivo: «Avere una persona su cui puoi contare così tanto, soprattutto nei momenti di difficoltà, è importante. Può succedere in gara, quando sei sotto pressione, oppure quando hai paura di un tuffo». Elisa la vive allo stesso modo: «Ascolto sempre quello che mi dice Andrea, mi fido. Non dà mai consigli con un occhio giudicante, ma con la voglia di migliorare l’altro».

Andrea Barnaba of Italy dives from the 27 metre platform during the second competition day of the fifth and final stop...
Andrea Barnaba of Italy dives from the 27 metre platform during the second competition day of the fifth and final stop of the Red Bull Cliff Diving World Series in Polignano a Mare, Italy on September 26, 2026.Mauro Puccini

Anche il successo è condiviso. Elisa ricorda una gara in cui Andrea conquistò il suo primo podio arrivando terzo mentre lei chiuse all’ultimo posto: «Io ero contentissima che fosse arrivato terzo». Andrea la riassume scherzando: «Abbiamo due possibilità per festeggiare». Prima di essere una coppia, Elisa e Andrea sono stati due ragazzi di Trieste cresciuti dentro una piscina e il loro ingresso in questo sport non è stato affatto scontato. Per Elisa il cliff diving arriva nel momento in cui stava pensando di lasciare tutto, aveva iniziato a interrogarsi su come conciliare sport e università. Nella sua Trieste vede un’esibizione: «Mi sono innamorata. Mi sentivo come le persone che oggi vengono a vedere noi. Io facevo già tuffi, quindi pensavo che non avrebbe dovuto impressionarmi, invece mi impressionava tantissimo. Ho pensato: voglio provare».

Ad Andrea l’idea delle grandi altezze girava già in testa perché il suo primo allenatore era stato Alessandro De Rose, il primo italiano a gareggiare stabilmente dai 27 metri: «Conoscevo già un po’ quell’ambiente, anche se lui non mi aveva mai spinto a provarci». Poi arriva una telefonata, la proposta di entrare in un progetto con la Nazionale e il primo vero assaggio: «Il primo tuffo della mia vita non me lo dimenticherò mai. È stato un insieme di emozioni indescrivibile, ho pensato: questo è il mio, voglio farlo finché riesco».

Andrea Barnaba of Italy dives from the 27 metre platform during the final competition day of the fifth and final stop of...
Andrea Barnaba of Italy dives from the 27 metre platform during the final competition day of the fifth and final stop of the Red Bull Cliff Diving World Series in Polignano a Mare, Italy on September 27, 2026.Mauro Puccini

In questa storia Trieste è quasi una terza protagonista. Andrea è convinto che, se fosse nato altrove probabilmente non avrebbe mai iniziato. Ricorda un giorno al mare, da bambino, quando un uomo lo vide provare dei movimenti e lo invitò prima a buttarsi all’indietro e poi a fare una capriola, da quel momento suo padre cominciò a ripetergli che avrebbe dovuto provare i tuffi: «Non ha più smesso di dirmelo fino al giorno in cui sono andato. Alla fine devo dargli ragione». Crescere in una città di mare ha fatto il resto, a Trieste hanno avuto a disposizione una struttura particolarmente adatta ai tuffi e una società che investe nella disciplina. Un privilegio tutt’altro che scontato in Italia, soprattutto quando si comincia a parlare di grandi altezze: «Siamo stati fortunati», spiegano, ricordando come le strutture con piattaforme adatte sono poche e come questa carenza diventi ancora più evidente quando si cerca di passare dai tuffi tradizionali al cliff diving. I due mondi sono molto meno simili di quanto sembri guardandoli da fuori: «Sono quasi due sport diversi», dice Andrea. Nei tuffi tradizionali la precisione tecnica è estrema, nelle grandi altezze cambia il rapporto con l’errore, il tempo trascorso in aria è maggiore e un atleta deve essere capace anche di reagire a una partenza imperfetta, «salvare» il tuffo e modificarlo mentre sta cadendo.

Fuori dall’acqua provano a tenersi aperta una vita che non sia soltanto fatta di piattaforme e allenamenti. Elisa studia design industriale online e immagina un futuro nell’interior design. Avrebbe preferito vivere l’università in presenza, ma gli orari dello sport rendono quasi impossibile conciliare le due cose. Andrea ammette invece di avere un solo grande focus: «I tuffi». Quasi gli pesa dirlo. Quando esce dalla piscina prova comunque a riempire il resto: cammina e sta al mare, ha comprato uno stand up paddle, gioca ai videogiochi e guarda anime, One Piece soprattutto. La passione per la cultura giapponese è tale che quando le gare lo hanno portato a Fukuoka racconta di essere stato «fuori di sé». Il loro sogno? «Faccio questo sport per vincere i Mondiali, ma vorrei vedere un giorno il cliff diving ai Giochi olimpici» racconta Andrea, Elisa invece: «Tolti i tuffi forse vorrei arredare degli yacht».