La storia di Cristina Ferrarini, che a quarant'anni si è trasferita tra le montagne veronesi per salvare la pecora Brogna

Tra le mille storie che si possono scoprire a Terra Madre 2026 abbiamo scovato quella di Cristina Ferrarini, allevatrice di pecore in via d'estinzione
La figlia di Cristina Ferrarini in mezzo al gregge di pecore Brogne
La figlia di Cristina Ferrarini in mezzo al gregge di pecore Brogne

Cristina Ferrarini è uno di quei volti che rendono allegra e festosa Terra Madre, l'incontro del popolo di Slow Food proveniente da tutto il mondo che ogni due anni invade Torino. Qui, di nuovo tra le strade del centro città come voleva Carlin Petrini, il bello è scoprire prodotti, materie prime, culture, ricette, ma soprattutto storie. Storie di persone che si impegnano, per vocazione o magari per caso, a salvaguardare la biodiversità, tema portante dell'edizione di quest'anno della manifestazione.

Tra loro, appunto, c'è Cristina Ferrarini, che ha portato in dote a Torino un sorriso contagioso e una storia personale particolare, fatta di lana, territori da salvaguardare e pecore che possono aiutare a farlo.

Cristina aveva trentanove anni quando è andata ad abitare in Lessinia, tra pascoli, colline, montagne e altopiani del Veronese. Prima viveva a Bolzano: «Ci eravamo trasferiti lì perché papà doveva aprire un'attività commerciale, una catena di discount», racconta. «Poi, dopo che è venuto a mancare, abbiamo venduto i negozi e ce ne siamo tornati a Verona, in parte realizzando il suo sogno: lui aveva sempre voluto andare in pensione e andare ad abitare in Lessinia». Così, Cristina e suo fratello finiscono di sistemare la casa che lui aveva comprato, e fanno le valigie. Un marito, due figli di sei e otto anni, e una nuova vita davanti, una vita rurale, senza sapere esattamente di cosa si tratti.

Ripartire da zero: come si costruisce una nuova vita

«Con mio marito parlavamo di prendere qualche animale, ma non ne sapevamo nulla», ammette Cristina. «Allora ho iniziato a cercare cosa fare con la lana, che lavorazioni artigianali c'erano, e all'improvviso mi imbatto nella storia di questa razza di pecore autoctone, che nel Medioevo rendevano questa zona importantissima per la lavorazione della lana». Le pecore sono le pecore Brogne, che quasi nessuno alleva più qui in Lessinia, e che infatti sono diventate un Presidio Slow Food, per la loro necessità di essere tutelate in quanto patrimonio storico caratteristico di questo territorio. Cristina se ne innamora, e decide che è da lì che comincerà la sua nuova vita: «Quando abbiamo trovato il terreno giusto l'abbiamo comprato e abbiamo iniziato con tre alpaca e sei pecore. Siamo partiti da zero con calma, senza fretta, anche perché non avevamo nessuna preparazione: semplicemente, avevo avuto da subito una folgorazione per il mondo della lana, e volevo capire come valorizzare al massimo quella di queste pecore preziose».

Cristina Ferrarini che a quarant'anni si è trasferita tra le montagne veronesi per salvare la pecora Brogna

Animale e territorio, un legame inscindibile

Preziose non tanto perché la loro lana sia particolarmente pregiata (lo è), ma proprio per la storia che raccontano. «Lo è per il solo fatto che ce n'è pochissima: esistono meno di 1800 capi di pecora Brogna. Ci teniamo tantissimo a sottolineare questa cosa, perché ci deve essere una corrispondenza tra gli animali che esistono e la quantità di filato che viene prodotta», spiega Cristina. «È importante anche capire che il fatto di sostenere queste produzioni significa sostenere il mantenimento di un territorio, che è la Lessinia. La pecora è uno strumento straordinario per mantenere la biodiversità di un territorio e non vederlo abbandonato e invaso dai rovi: oggi noi abbiamo una cinquantina di pecore, che ci permettono di tenere puliti circa ettari di territorio che altrimenti sarebbero abbandonati. I pascoli da quando ci siamo noi hanno cambiato completamente aspetto: è come se con le mie pecore mi prendessi anche cura di un fazzoletto di territorio».

Colori naturali e maglia fatta a mano

Sulla sua strada verso una vita rurale e felice, Cristina si imbatte nell'Associazione per la Promozione e la Tutela della Pecora Brogna della Lessinia, che la aiuta a capire la strada. Oggi, loro comprano dagli allevatori come Cristina la lana delle pecore brogne, e la spediscono a Biella per farla lavare e pettinare. Poi la rivedono agli artigiani, che la utilizzano per le loro produzioni. E riecco Cristina, che in un'idea di economia perfettamente circolare ricompra la sua lana dall'associazione e realizza dei meravigliosi filati che vende nella sua bottega. «La tingo con tinture naturali», racconta. «Mi piace dire che regalo energia attraverso i colori. Vendo le matasse di questa lana, che è caratterizzata da una grande elasticità, quindi si presta molto bene alla lavorazione e alla filatura. Ci sono sempre più persone che si dedicano al lavoro a maglia, anche molto giovani, e che apprezzano i prodotti naturali come i nostri per i loro lavori. Evidentemente c'è in giro sempre più voglia di lentezza: lavorare a maglia significa dedicarsi del tempo e non avere fretta».

Cristina Ferrarini che a quarant'anni si è trasferita tra le montagne veronesi per salvare la pecora Brogna

Oltre alle pecore Brogne, Cristina alleva anche gli alpaca, con cui apre la sua azienda (che si chiama Lana al Pascolo) al turismo rurale, facendo fare delle passeggiate a chi ha voglia di visitarla. «Si fanno queste camminate accompagnati o accompagnando gli alpaca a piedi, non si capisce mai bene chi è che guida. Però ci piace accogliere chi vuole venire a conoscerci e vedere cosa facciamo».

Cristina Ferrarini che a quarant'anni si è trasferita tra le montagne veronesi per salvare la pecora Brogna

Oggi Cristina racconta la sua vita, così diversa da quella di prima, ridendo: «è un grande casino», dice. «E però è il casino che mi piace, quello che ho scelto. Io mi ritrovo a essere in mezzo agli animali al mattino e poi al pomeriggio sono al telefono con le designer di maglia a decidere quali sono i colori che andranno di più in questa stagione. È faticoso star dietro a tutto quanto, è un grande impegno, ma è bellissimo coniugare questi aspetti e fare di tutto per metterli insieme».