Nelle Marche in bici, la quieta meraviglia della scoperta
Quattro giorni a ritmo lento lungo strade secondarie e luoghi dell’autenticità. Un’esperienza perfetta anche d’autunno
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
Leopardi aveva immaginato una bellezza infinita, con lo sguardo e l’immaginazione, cercando di andare oltre la siepe della sua casa di Recanati. Le Marche ancora oggi sono così. Soprattutto nell’entroterra, tra città d’arte, piccoli borghi, panorami, colline, distese infinite di campi. D’estate il colore dominante è l’ocra della terra e del grano appena tagliato, intervallato dal verde e dal giallo delle coltivazioni di girasoli. L’ocra è anche il colore degli antichi palazzi nei centri storici, il mattone chiaro diverso dal rosso del cotto toscano. Dal mare alle montagne.
Chiedilo al Sole
Lungo le strade secondarie
Allontanandosi dalla costa, dalle fabbriche e dai tanti stabilimenti produttivi che caratterizzano questa operosa regione italiana, ma anche dai centri commerciali, dai parcheggi e dalle strade a scorrimento veloce, si aprono altri paesaggi. Un’altra Italia, a torto chiamata minore. In realtà vero e proprio patrimonio naturalistico, ancora tutto da valorizzare e da scoprire. Per riuscire a godere di tanta bellezza e a riuscire a vederla è d’obbligo rallentare. Fermarsi. Disconnettersi. E provare a entrare in questi panorami da cartolina. A piedi o a pedali.
Da qualche anno la Regione Marche sta cercando di promuovere un turismo non limitato solo all’Adriatico, ma un tipo di vacanza più lento, per ri-crearsi più lento, nel silenzio, lontano dal traffico e dalla confusione della costa, con i cammini e il cicloturismo. Con un gruppo di amici quest’estate abbiamo trascorso quattro giorni in bicicletta lungo le strade secondarie di questa terra. Con il caldo della stagione appena passata e il bollino rosso fisso in tante parti d’Italia, il timing per effettuare questo giro randagio sui pedali non è stato il massimo.
I brevi ma ripidissimi strappi per arrivare in cima ai colli marchigiani non hanno nulla da invidiare a quelli delle Fiandre. Spaccagambe e spaccafiato. Ma sotto il sole a 40 gradi non sono da consigliare. L’immagine per me emblematica di questa breve fuga a pedali è stata la salita dalla via più ripida per raggiungere il centro storico di Macerata, a mezzogiorno di una domenica d’estate. Sole a picco. Afa. Nessuno per le strade. A un certo punto, intontito dal caldo e dalla fatica, confesso di aver messo il piede a terra e di averla “conquistata” la salita, camminando a bordo strada: mi sono accorto che la mia velocità in bici o a piedi era la stessa. E allora sono salito di passo, bici alla mano. Mentre alcuni amici di buon cuore mi aspettavano su, nella città del mattone riparandosi sotto l’ombra di un viale secolare di tigli.
Conero vista mare
Un altro momento indimenticabile è stato il panorama che si è aperto lungo le scogliere e la macchia mediterranea del Conero vista mare blu, appena risaliti anche lì da uno strappo niente male sotto un sole del mattino più clemente e un traffico di bagnanti che scendevano in auto verso Portonovo.













