Al Senato

Meno membri e nuovi compiti: come cambia il Consiglio universitario nazionale

Via libera al Ddl che riduce da 58 a 38 i membri del Cun, previsti anche 5 studenti, un dottorando e uno specializzando. Il testo passa alla Camera.

Un momento nell'aula del Senato durante il voto del disegno di legge sulla Riforma elettorale, Roma, 15 Settembre 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI ANSA

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Via libera del Senato con 78 sì, 51 no e un’astensione al disegno di legge di riforma del Consiglio Universitario Nazionale (Cun). Il provvedimento aggiorna la struttura e il funzionamento dell’organo consultivo del Mur in rappresentanza del mondo accademico, con l’obiettivo di renderlo più snello e in linea con l’attuale sistema universitario.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I compiti

Il testo rafforza i poteri consultivi del Consiglio, prevedendone, tra l’altro, il parere obbligatorio sui requisiti di produttività e qualificazione scientifica per l’accesso alla docenza universitaria e sui criteri di riparto dell’intero Fondo di finanziamento ordinario delle università, e non più solo sulla quota premiale. Viene inoltre esteso il nulla osta del Cun all’intero sistema delle chiamate dirette.

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Meno componenti

La riforma interviene anche sulla struttura dell’organo, che passa da 58 a 38 componenti, attraverso una nuova articolazione delle diverse componenti. La rappresentanza del corpo docente passa da 42 a 28 membri, due per ciascuna delle 14 aree disciplinari del Cun.

Cambia anche la rappresentanza studentesca, che include 5 studenti e, per la prima volta, un dottorando di ricerca e uno specializzando, tutti eletti su base nazionale.

Resta invariata la componente di 3 rappresentanti del personale tecnico-amministrativo delle università. Una razionalizzazione che punta a rendere i processi decisionali più efficaci ed efficienti, preservando al tempo stesso un’adeguata ed equilibrata rappresentatività delle diverse componenti del sistema universitario.

Per la prima volta è prevista la partecipazione, senza diritto di voto, del Coper, la Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca.

Il testo passa alla Camera

Il Ddl è il risultato del lavoro del gruppo istituito dal Ministero nel 2024, che ha coinvolto le principali componenti del sistema universitario e della ricerca, tra cui il Cun, la Crui, l’Anvur, il Cnsu e la rappresentanza dei presidenti degli enti pubblici di ricerca. Dopo l’approvazione in prima lettura al Senato, il provvedimento passa ora all’esame della Camera dei deputati. Fermo restando che fino al 31 dicembre il decreto Pa, approvato ieri in via definitiva dal Senato, ha prorogato i membri attualmente in carica del Cun.

La ministra Bernini

Per la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, la riforma rende «l’organo più agile ed efficiente, mantenendone pienamente la rappresentatività e rafforzando la presenza degli studenti. Vogliamo un Cun - aggiunge - capace di interpretare i cambiamenti dell’università e di accompagnare quelli che verranno, continuando a essere un interlocutore fondamentale nelle decisioni che riguardano il sistema universitario». A suo giudizio, infatti, «le istituzioni non sono monumenti: devono saper evolvere e guardare al futuro».

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