Formazione

Its, il modello Italia diventa esempio in Europa. Ora i licei tecnologici

L’esperienza della formazione imprese-scuola al parlamento europeo il prossimo novembre. 41.000 gli iscritti, antidoto al mismatch

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I punti chiave

  • Quasi 5mila imprese coinvolte e un fondo da 77milioni
  • Modelli Umbria e Puglia. Il caso Grottominarda
  • La sfida 4+2 con i licei tecnologici e professionali

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«In tutti i territori dove c'è un Its Academy che funziona ne beneficia la produttività dell'intero distretto industriale. Perché si alza il livello complessivo del capitale umano». Sta in questo, spiega Alfonso Balsamo – Education Adviser di Confindustria, il modello che ha portato a saldare formazione e impresa. Tanto che l’Italia per la prima volta l’11 novembre prossimo porterà in sede di Parlamento europeo il modello Its italiano. Un modello che, a differenza di quello storico tedesco, non si basa semplicemente sulla richiesta delle imprese di personale specializzato, che poi un ente di formazione soddisferà, ma sulla “co-progettazione didattica” che rende l’impresa parte attiva e responsabile della formazione. Un meccanismo in cui a giocare un ruolo essenziale sono spesso i manager aziendali, chiamati a formare i ragazzi che poi entreranno in azienda.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Un ponte tra formazione tecnica e fabbisogni delle imprese

A definire il successo del sistema Its Academy italiano ci sono innanzitutto i numeri: nell’anno accademico che sta prendendo avvio ci sono 41.000 ragazze e ragazzi iscritti, nel 2020 erano 9.000. Un dato che negli anni degli investimenti del Pnrr ha visto aumentare i numeri di cinque volte tanto e quasi cinquemila imprese sono già coinvolte in programmi educativi territoriali, tra cui Its Academy, formazione scuola-lavoro e tirocini curriculari, con la prospettiva di un significativo aumento di iscritti trainato dai buoni risultati della nuova filiera tecnologico-professionale 4+2, che porterà in prospettiva migliaia di iscritti in più.

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«Ad oggi non è però ancora quintuplicato l'ammontare delle risorse, con il fondo dedicato passato da 48 milioni agli attuali 77milioni. Una delle proposte di Confindustria è portarlo a 260milioni, quel che serve a mantenere strutture, macchinari, infrastrutture didattiche che il Pnrr ha permesso di realizzare. Ad un fondo statale potenziato vanno affiancati un rinnovato impegno delle Regioni nel finanziare più corsi e sgravi che permettano alle imprese di contribuire direttamente con risorse proprie, ad esempio per sostenere i laboratori. Negli ultimi anni è stato dimostrato come buoni investimenti abbiano portato agli attuali tassi di occupazione a un anno dal diploma ad una media dell’80%, con punte del 100% dove le imprese sono più protagoniste», sottolinea Balsamo.

Anche dal Ministero dell’Istruzione si fa notate che la trasformazione digitale, l’automazione dei processi produttivi, la diffusione dell’intelligenza artificiale e la transizione ecologica stanno modificando profondamente le competenze richieste dal tessuto produttivo. Oggi le imprese cercano tecnici specializzati, esperti di sistemi digitali, professionisti in grado di utilizzare tecnologie avanzate e di adattarsi rapidamente al cambiamento. Ma non sempre i percorsi formativi riescono ad aggiornarsi con la stessa velocità con cui evolve il mercato del lavoro. L’Indagine Confindustria sul lavoro 2025 evidenzia che il 67,8% delle aziende con ricerche di personale in corso segnala difficoltà di reperimento, soprattutto per le competenze tecniche.

Umbria e Puglia i modelli. Piemonte, Veneto, Lazio e Lombardia al top

La vera sfida, dopo la fine dei finanziamenti europei, sarà, però soprattutto razionalizzare. Proprio perché il modello funziona laddove è ancorato alle reali necessità delle imprese, con diversi modelli di riferimento, in base alle peculiarità regionali: il sistema Umbria, dove un unico Its coordina corsi in tutto il territorio per tutte le dieci aree tecnologiche, o il modello pugliese dove ogni Its che copre un’area tecnologica ha aperto sedi in tutte le provincie, di fatto coprendo l’intero territorio senza moltiplicare la governance. I dati Indire confermano poi l’eccellenza nel ranking Its delle Fondazioni di Piemonte, Veneto, Lazio e Lombardia.

«Di esempi che funzionano ce ne sono tanti, anche al Sud. Uno è quello l’Its di Grottaminarda, l’Antonio Bruno, in provincia di Avellino. Se si tira una riga verticale tra il casello autostradale della A16 e la nuova stazione alta velocità Hirpinia, in mezzo c'è un Its con nuovi laboratori, alloggi, strutture ricreative e tante aziende che lo alimentano di know how e tecnologie. In un caso come questo non solo si è creato un centro di formazione all’avanguardia, ma anche un presidio nelle aree interne che attira giovani da fuori». «Altrove il sistema andrà probabilmente in parte ripensato e rimodellato, con più corsi e meno Fondazioni Its che potranno magari fondersi o collaborare in modo più strutturale nella gestione – dice l’Education Adviser di Confindustria -. Ma è un fatto che c’è e funziona, un modello Italia che l’Europa guarda con interesse e ha dei sostenitori anche oltre oceano, come abbiamo verificato con il Ministro Valditara in una recente missione in Argentina».

Più spazio nella pubblica amministrazione e il modello don Bosco al Cairo

Un altro passo è arrivato nei giorni scorsi col decreto scuola. Tra le novità c’è la prosecuzione fino al 2028 della possibilità per le Pubbliche Amministrazioni di assumere a tempo determinato diplomati degli Its Academy nel settore delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT), anche privi del titolo di laurea. Un aiuto necessario soprattutto negli ambiti di polizia postale e cybersicurezza.

In particolare, per i diplomati Its Academy operanti nel settore ICT è prevista una quota nel limite del 15% delle facoltà assunzionali delle Pubbliche Amministrazioni. Per Regioni ed Enti locali, invece, prosegue per lo stesso periodo l’applicazione della quota del 20% già prevista. «Un segnale importante, segno che gli Its sono ormai una parte riconosciuta del sistema educativo, non solo per le imprese», dice ancora Balsamo.

Altrettanto in crescita sono le scuole di formazione all’estero. Un esempio su tutti è la scuola Don Bosco del Cairo. «E’ la prima scuola dove è nato questo rapporto, unico caso di scuola italiana all'estero che a novembre compie 100 anni e che oggi è inserita nella filiera 4+2. Ormai di ragazzi che da lì sono venuti in Italia ne abbiamo oltre novanta in nemmeno tre anni. E sono richiestissimi perché hanno eccellenti competenze matematiche, più che buono l'italiano e una grande capacità di resilienza», ricorda da Confindustria.

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La novità: roadshow 4+2 e licei tecnologici e professionali

Altra sfida ora, con l’approvazione del decreto scuola, è ancorare ancor più la formazione professionale nel percorso che parte dai giovanissimi. Da una parte il Ministero dell’istruzione considera il modello di istruzione e formazione professionale “4+2” già un percorso integrato capace di mettere insieme istruzione e formazione, tecnologia, imprese e occupazione. Anche alla luce del mismatch, con il disallineamento tra l’offerta di lavoro e la difficile reperibilità dei profili tecnici coerenti con le nuove tecnologie e le sempre più veloci e profonde innovazioni scientifiche che parte già dai profili più giovani. Dall’altra dal mondo imprenditoriale si plaude a quella che è una proposta storica delle imprese.

«I licei tecnologici e i licei professionali li hanno anche in Francia, anche in Germania. L’esperienza degli Its ha avuto il grande risultato culturale di alzare il livello di percezione di dignità della cultura tecnica, dignità storica ma non sempre riconosciuta. Con la scuola superiore si completa questa filiera 4+2 dove il due sono proprio gli Its. Il che non toglie che ad iscriversi sono anche molti che arrivano già dai licei scientifici, soprattutto nelle città grandi – spiega Balsamo -. Aggiungo che il percorso prevede che, dopo l'Its, ci si possa iscrivere all'Università e anzi stiamo lavorando con la Crui per costruire passerelle efficaci. Passerelle per ora percorse soprattutto al contrario: ormai abbiamo uno stabile 5-6% di studenti iscritti all'Its che sono già laureati».

Il Ministero dell’istruzione e del merito e Confindustria hanno avviato sin dall’inizio del 2026, un “roadshow”, che proseguirà sino alla fine dell’anno, per promuovere la cultura del dialogo tra il mondo dell’istruzione e della formazione e quello delle imprese attraverso il racconto delle logiche di fondo, delle novità organizzative e didattiche, del modello di funzionamento e delle prospettive dei percorsi di Filiera 4+2. Ogni evento è un momento in cui il Ministero, le imprese, i dirigenti scolastici, i docenti, gli Its Academy si confrontano per lavorare insieme su come fornire ai nostri giovani la “cassetta degli attrezzi” adeguata a comprendere i percorsi possibili per le sfide del mercato del lavoro: l’intelligenza artificiale, la transizione ecologica e digitale, la cybersicurezza, l’ICT.

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