Its, il modello Italia diventa esempio in Europa. Ora i licei tecnologici
L’esperienza della formazione imprese-scuola al parlamento europeo il prossimo novembre. 41.000 gli iscritti, antidoto al mismatch
5' di lettura
I punti chiave
- Quasi 5mila imprese coinvolte e un fondo da 77milioni
- Modelli Umbria e Puglia. Il caso Grottominarda
- La sfida 4+2 con i licei tecnologici e professionali
5' di lettura
«In tutti i territori dove c'è un Its Academy che funziona ne beneficia la produttività dell'intero distretto industriale. Perché si alza il livello complessivo del capitale umano». Sta in questo, spiega Alfonso Balsamo – Education Adviser di Confindustria, il modello che ha portato a saldare formazione e impresa. Tanto che l’Italia per la prima volta l’11 novembre prossimo porterà in sede di Parlamento europeo il modello Its italiano. Un modello che, a differenza di quello storico tedesco, non si basa semplicemente sulla richiesta delle imprese di personale specializzato, che poi un ente di formazione soddisferà, ma sulla “co-progettazione didattica” che rende l’impresa parte attiva e responsabile della formazione. Un meccanismo in cui a giocare un ruolo essenziale sono spesso i manager aziendali, chiamati a formare i ragazzi che poi entreranno in azienda.
Chiedilo al Sole
Un ponte tra formazione tecnica e fabbisogni delle imprese
A definire il successo del sistema Its Academy italiano ci sono innanzitutto i numeri: nell’anno accademico che sta prendendo avvio ci sono 41.000 ragazze e ragazzi iscritti, nel 2020 erano 9.000. Un dato che negli anni degli investimenti del Pnrr ha visto aumentare i numeri di cinque volte tanto e quasi cinquemila imprese sono già coinvolte in programmi educativi territoriali, tra cui Its Academy, formazione scuola-lavoro e tirocini curriculari, con la prospettiva di un significativo aumento di iscritti trainato dai buoni risultati della nuova filiera tecnologico-professionale 4+2, che porterà in prospettiva migliaia di iscritti in più.
«Ad oggi non è però ancora quintuplicato l'ammontare delle risorse, con il fondo dedicato passato da 48 milioni agli attuali 77milioni. Una delle proposte di Confindustria è portarlo a 260milioni, quel che serve a mantenere strutture, macchinari, infrastrutture didattiche che il Pnrr ha permesso di realizzare. Ad un fondo statale potenziato vanno affiancati un rinnovato impegno delle Regioni nel finanziare più corsi e sgravi che permettano alle imprese di contribuire direttamente con risorse proprie, ad esempio per sostenere i laboratori. Negli ultimi anni è stato dimostrato come buoni investimenti abbiano portato agli attuali tassi di occupazione a un anno dal diploma ad una media dell’80%, con punte del 100% dove le imprese sono più protagoniste», sottolinea Balsamo.
Anche dal Ministero dell’Istruzione si fa notate che la trasformazione digitale, l’automazione dei processi produttivi, la diffusione dell’intelligenza artificiale e la transizione ecologica stanno modificando profondamente le competenze richieste dal tessuto produttivo. Oggi le imprese cercano tecnici specializzati, esperti di sistemi digitali, professionisti in grado di utilizzare tecnologie avanzate e di adattarsi rapidamente al cambiamento. Ma non sempre i percorsi formativi riescono ad aggiornarsi con la stessa velocità con cui evolve il mercato del lavoro. L’Indagine Confindustria sul lavoro 2025 evidenzia che il 67,8% delle aziende con ricerche di personale in corso segnala difficoltà di reperimento, soprattutto per le competenze tecniche.
Umbria e Puglia i modelli. Piemonte, Veneto, Lazio e Lombardia al top
La vera sfida, dopo la fine dei finanziamenti europei, sarà, però soprattutto razionalizzare. Proprio perché il modello funziona laddove è ancorato alle reali necessità delle imprese, con diversi modelli di riferimento, in base alle peculiarità regionali: il sistema Umbria, dove un unico Its coordina corsi in tutto il territorio per tutte le dieci aree tecnologiche, o il modello pugliese dove ogni Its che copre un’area tecnologica ha aperto sedi in tutte le provincie, di fatto coprendo l’intero territorio senza moltiplicare la governance. I dati Indire confermano poi l’eccellenza nel ranking Its delle Fondazioni di Piemonte, Veneto, Lazio e Lombardia.

