One People I Am, la «setta» di chi non crede nell'esistenza dell'Italia (e viaggia senza passaporto)

di Velia Alvich

Non pagano le bollette, guidano senza patente e combattono contro vaccini e scie chimiche. Il gruppo di complottisti sostiene di avere scoperto la «truffa del certificato di nascita». E ogni tanto finiscono nei guai quando provano a viaggiare con un documento auto-fabbricato

C'era una volta un mondo dove navigare online era ancora una rarità e i genitori raccomandavano ai piccoli internauti di non fidarsi di quello che leggevano sul web. Con il tempo questo consiglio è scomparso, sostituito da un altro assunto: «È vero perché l'ho letto su Internet».
Così diventa vero che lo Stato non esiste, che non dobbiamo pagare le bollette e l'affitto, che possiamo viaggiare con un documento autoprodotto perché siamo uomini liberi.
Non è una fiaba, ma una realtà per un gruppo di persone che dice di appartenere a One People I Am (conosciuto anche come Noi è, io sono). Sostengono di avere diecimila membri in Italia, ma di essere presenti anche nel resto del mondo. Rifiutano la definizione di setta (ma ne possiedono molti tratti). Guai a chiamarli complottisti. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di cronaca di cui si sono resi protagonisti: da chi cerca di imbarcarsi sull'aereo con un documento di identità che non è valido a chi è stato sfrattato con la forza perché non pagava più l'affitto.

In cosa credono i membri di One People I Am

Alla base c'è la convinzione che i governi sono corporations, cioè società registrate alla Security and Exchange Commission americana (l'organo federale che vigila sulla Borsa negli Stati Uniti).
L'Italia? Esiste solo come Italy Republic Of, una società registrata. E così tutti i Paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti d'America (da cui ha origine tutta la mitologia di One People I Am) che oggi sarebbero in realtà la Us Corporated. E gli americani? Vittime di alto tradimento perché il Congresso nel 1871 avrebbe ceduto «ai banchieri il beneficio del Trust Pubblico degli Stati Uniti d'America» (così si legge nel sito ufficiale del gruppo). I veri colpevoli? I Rockfeller, potente e ricchissima famiglia di origine ebraica al centro di numerose teorie del complotto di stampo antisemita.
Una "truffa globale" a cui a cui si accompagnerebbe quella del certificato di nascita. Questo non sarebbe altro che un trust (un fondo fiduciario per i Paesi anglosassoni) che i genitori firmano, rendendoci inconsapevolmente debitori nei confronti del "presunto" Stato italiano. Strappati della propria umanità, le persone diventerebbero così un'entita commerciale. Ma chi fa parte di One People I Am sostiene di essersi liberato dal giogo delle corporation, diventando così "homo vivus". Non prima, però, di essersi sottoposti a un lungo processo burocratico.

La burocrazia infinita per diventare homo vivus

Se lo Stato non esiste, allora i documenti che rilascia non sono validi. Logica inoppugnabile (se credi nella premessa). Al contrario, invece,  dell'Universal Pass esibito da chi fa parte di One People I Am. Il documento unico dovrebbe sostituire carta d'identità e passaporto. Tempo di creazione: cinque minuti. Controlli sulla veridicità dei dati dichiarati: non pervenuti. E così ci siamo registrati con un nome finto, una data di nascita fittizia e una fototessera generata con l'IA. Pronti a navigare nel mondo? No, manca ancora tutto il resto: una lunga serie di documenti da inviare alla posta certificata di mezzo mondo. Letteralmente. I sei testi di base devono essere inviati agli indirizzi email più disparati. Fra i trentasei indirizzi compaiono anche (in ordine sparso) quello del Presidente statunitense, la PEC dei Carabinieri, quello della Banca centrale europea, la Procura militare di Roma. E, in copia, si consiglia di aggiungere «qualsiasi altro ente o organi tu ritieni debba essere messo a conoscenza». L'importante è che il mondo intero sappia che nessuno ha più giurisdizione sul sedicente "homo vivus".
Ci sono documenti per ogni necessità, da quello per negare il consenso «ad ogni e tutti i trattamenti sanitari obbligatori, inclusi: vaccini, test sierologici, tamponi» all'ordine esecutivo contro le scie chimiche (da notificare via Pec anche a Donald Trump).
Tanta carta da compilare, ma quali sarebbero i vantaggi di tutta questa estenuante burocrazia?

One People I Am, cos'è il ....

Viaggiare con l'Universal Pass

Con l'Universal Pass si può andare ovunque. Almeno a credere alle numerose testimonianze che i membri di One People I Am danno sul sito ufficiale ma anche sui gruppi Telegram. «Per la seconda volta mi sono imbarcato col mio Universal Pass», scrive un utente allegando una foto sorridente su un volo italiano e con in mano il documento autoprodotto. Tra chi dice di avere ricevuto il via libera dalle hostess all'imbarco, chi dalla stessa polizia e chi ha viaggiato liberamente verso mete internazionali, a prendere per vere le innumerevoli testimonianze c'è da pensare che esiste un problema con i controlli sui voli, dato che chiunque sembra poter salire con un documento autoprodotto (e firmato con il sangue). 
Non tutti, però, riescono a far valere il "diritto" di viaggiare come uomini liberi. E così a Bolzano due donne sono state bloccate dalla polizia prima di imbarcarsi su un volo per Ibiza, mentre a Brescia un uomo è stato fermato perché girava senza patente (presentando, però, l'Universal Pass che non è stato accettato dalla polizia).

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Le conseguenze reali di vivere "fuori dal sistema"

Non solo viaggi. 
Pagare l'Iva? Non è necessario. La "fattura" emessa da un membro di One People I Am è segnata come «esente da Iva servizio extraterritoriale dell'operatore quale indigeno». 
Pagare le bollette di luce e gas? Solo il costo del consumo e null'altro. 
Le multe? Neppure quelle. «È dal 2016 che non pago multe», racconta un utente su Telegram. «Non esiste lo stato e non esiste il comune, non esiste il presunto potere dei carabinieri e/o forze di polizia». Aggiunge: «Ogni tanto provano a incastrarmi senza riuscirci da anni».
Vivere fuori dallo Stato, pur dentro il sistema? Non sempre si riesce.  E così nelle stesse istruzioni per diventare "homo vivus" compare qualche ammissione sulla "forza del sistema": «È consigliato valutare la propria situazione familiare in quanto la presenza di bimbi piccoli o anziani a carico, o anche partner non concordi» perché questo «può rendere pesante la prosecuzione dell’azione qualora si arrivi al depotenziamento o stacco della fornitura».
In alcuni casi ci si scontra con forza contro la realtà. Come quella dello sfratto, di cui ci sono numerose testimonianze sui gruppi Telegram. «Cosa posso utilizzare per fare fronte allo sfratto esecutivo? Ho poco tempo, fino al 17/02, anche se ho inviato solo la prima Pec che era dicembre, dovrò iniziare daccapo?», domanda un utente che ha cominciato l'iter burocratico da "homo vivus". E come lui tanti altri, a rincorrere documenti senza valore legale da esibire a istituzioni che non li riconoscono.

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Una rete globale di complottisti

Dal Messico alla Spagna, dalla Russia alla Germania, dall'Australia a una generica Asia. I gruppi Telegram della rete One People's Public Trust (questo il nome internazionale del gruppo) coprono quasi tutto il globo. Non stupisce, visto che tutto nasce negli Stati Uniti a opera dell'ex avvocata Heather Ann Tucci-Jarraf, condannata nel 2018 a quattro anni di carcere per frode e concorso in riciclaggio di denaro. La donna ha fondato One People's Public Trust nel 2013 su una premessa: non solo gli Stati non esistono, ma i cittadini liberi hanno il diritto di ritirare grandi somme di denaro nascoste in conti segreti della Federal Reserve. Un'invenzione fatta e finita in cui sono cascati tanti statunitensi anni prima dei loro omologhi italiani.
Un complesso sistema di credenze, quello di One People's Public Trust, che affonda le proprie radici nello stesso terreno dove si sono sviluppati i "sovereign citizens", i cittadini sovrani che condividono quasi tutto l'arsenale di convinzioni con i membri di One People, comprese pericolose teorie del complotto.

3 novembre 2024