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Fabio Romanoni LA GUERRA D’ACQUA DOLCE Navi e conflitti medievali Saggi nell’Italia settentrionale Prefazione di Aldo A. Settia Saggi Fabio Romanoni La guerra d’acqua dolce Navi e conflitti medievali nell’Italia settentrionale Prefazione di Aldo A. Settia Copyright © 2023, Biblioteca Clueb ISBN 978-88-31365-53-6 In copertina: Catone Sacco, Semideus, 1438 ca. (San Pietroburgo, Biblioteca nazionale russa, particolare). Direzione editoriale e redazione via Marsala, 31 – 40126 Bologna www.clueb.it – www.bibliotecaclueb.it Indice Anche i fiumi combattono, Aldo A. Settia .......................................... 9 Introduzione ........................................................................................ 15 Capitolo I – Le origini......................................................................... 21 1. L’età antica .............................................................................. 21 2. La fine del mondo antico: il regno ostrogoto e i bizantini ...... 22 3. I longobardi e la loro fobia dell’elemento acqueo................... 25 Capitolo II – La navigazione padana e le navi.................................... 27 1. Le tecniche di navigazione ...................................................... 27 2. La rascona................................................................................ 30 3. Grandi come castelli: le navi militari ...................................... 31 4. Flotte di comuni e signori........................................................ 33 5. Le misteriose ganzerre............................................................. 36 6. I maestosi galeoni .................................................................... 41 7. Le tonde barbotte..................................................................... 43 8. Altre imbarcazioni: redeguardi, corabisse, brigantini, galee e navi da trasporto ........................................................................... 44 9. Le testimonianze iconografiche............................................... 47 10. I rinvenimenti archeologici.................................................... 49 Capitolo III – La guerra ...................................................................... 53 1. Connestabili e navaroli ............................................................ 53 2. Balestrieri e fanti ..................................................................... 56 3. Gli assedi ................................................................................. 58 4. Macchine da guerra e armi da fuoco negli assedi.................... 60 5. La devastazione ....................................................................... 64 6. Cooperazione con le forze di terra........................................... 70 7. Il pericoloso attraversamento dei fiumi................................... 71 8. I combattimenti........................................................................ 76 9. Le grandi battaglie quattrocentesche ...................................... 80 6 Indice Capitolo IV – Dominare le vie d’acqua: le strutture fortificate, la lo- gistica e la sicurezza............................................................................ 83 1. I ponti fortificati ...................................................................... 83 2. Le catene.................................................................................. 88 3. Le strutture fortificate.............................................................. 90 4. Il trasporto di uomini e macchine da guerra............................ 94 5. Soccorso a guarnigioni assediate............................................. 98 6. Il controllo del territorio e la sicurezza.................................... 101 Capitolo V – L’epilogo........................................................................ 105 1. Il declino della guerra sulle acque fluviali in età moderna...... 105 Bibliografia ......................................................................................... 111 Indice dei nomi ................................................................................... 127 A Chiara dedico questo libro Aldo A. Settia Anche i fiumi combattono In ogni epoca la presenza di corsi d’acqua in zona di guerra comporta, com’è ovvio, importanti conseguenze di ordine generale per entrambe le parti in lotta: se la navigabilità dei fiumi agevola sotto l’aspetto logistico il trasporto di truppe, armamenti e rifornimenti, essi costituiscono nel con- tempo un serio ostacolo al movimento su terra tanto che proprio lungo le loro sponde, e specialmente in vicinanza di un guado o di un ponte, è av- venuta la maggior parte delle battaglie di qualche importanza di cui ci è giunta memoria. Si tende però a dimenticare, o per lo meno a sottovalutare, che non di rado anche le stesse acque di fiumi e di laghi sono diventate luogo di scontro. I cronisti dell’età comunale – si è osservato – mostrano in genere scarsa attenzione per le operazioni militari fluviali nonostante che esse facciano indubbiamente parte delle scelte strategiche, sarebbero quindi necessarie apposite ricerche «sulla parte avuta dai fiumi nella politica comunale» (Ra- cine, 1986, 25-26). Se dunque la stessa laconicità delle fonti ha contribuito al disinteresse storiografico per le guerre fluviali di quell’epoca, la mag- giore consistenza della documentazione disponibile ha fatto sì che l’atten- zione per lo specifico tema sia stata superiore specialmente per i decenni del secolo XV in cui si affrontarono sui fiumi della Lombardia la potenza marinara di Venezia e le flotte fluviali dei signori di Milano. Questi infatti seppero organizzare le risorse navali delle città padane loro soggette, tra le quali ebbero senza dubbio un peso significativo uomini e imbarcazioni dell’antica e vigorosa tradizione nautica pavese. Tiene in debito conto anche tale particolare il libro di Fabio Romanoni che viene ora opportunamente a colmare la più volte lamentata lacuna sto- riografica sulle “guerre di acqua dolce” combattute durante l’intera età me- dievale. Egli, accanto alle ricerche sulla storia degli insediamenti e del pae- saggio storico dell’area lombarda, ha da tempo dedicato speciale interesse alle tecniche belliche e all’organizzazione militare del poco conosciuto pe- riodo che potremmo definire “postcomunale”, sostanzialmente corrispon- dente al secolo XIV, da lui scandagliato attraverso numerosi contributi, 10 Aldo A. Settia sempre sostanziati da accurate ricerche archivistiche di prima mano, sul- l’organica degli eserciti, l’attività, operativa e logistica, l’armamento, le fortificazioni e le tecniche ossidionali, lavori che permettono di annoverarlo tra i più apprezzati storici militari dell’età medievale oggi attivi a livello nazionale. Già nei suoi studi precedenti sulla Lombardia meridionale aveva natu- ralmente avuto modo di riscontrare l’importanza storica, oltre che di alcuni corsi d’acqua minori, come la Mischia, la Carona e la Vernavola, anche del grande Ticino individuando con matematica esattezza il sito di Sclavaria, uno dei numerosi porti di cui disponeva Pavia nell’alto medioevo in seguito scomparsi senza lasciare tracce visibili. Non è da escludere che il toponimo alluda agli slavi che, venuti nel 603 in aiuto di re Agilulfo per conquistare le città “acquatiche” di Mantova e Cremona, possano avere preso provvi- soria stanza proprio in quel tratto del Ticino. Un ulteriore significativo avvicinamento alla tematica qui considerata venne dalla ricerca con la quale il nostro autore intese verificare Come i Visconti asediaro Pavia. Il titolo è bensì desunto dalla Cronica di Giovanni Villani, ma si tratta, anche qui, di un lavoro basato su una ricca documen- tazione inedita: se già «le prime mosse furono di guerra navale» tali furono anche le ultime poiché la città venne infine bloccata dalla flotta viscontea attestata sul fiume Gravellone. Paradossalmente parte di essa era però for- mata da navi di fuorusciti pavesi come il galeone sul quale Iacominus de Iovenalis dovette dettare il proprio testamento. Non fu un caso, dunque, che l’anno dopo abbia visto la luce l’ampio contributo dedicato a Guerra e navi sui fiumi dell’Italia settentrionale nel quale sono contenuti in nuce alcuni degli elementi che costituiscono il so- lido impianto del presente volume. Trattare di guerra fluviale implica la necessità di informare in primo luogo sui corsi d’acqua che ne sono teatro, e sulla loro navigabilità, di far conoscere per quanto possibile le caratteri- stiche tecniche delle navi che vi operano integrando le scarne notizie riferite dai cronisti con un attento esame dei reperti archeologici e dei dati lessi- cografici. Dopo un indispensabile accenno agli antecedenti antichi e alto- medievali, si fa tesoro del non molto che sulla guerra fluviale dicono le fonti dell’età comunale tenendo debito conto dei numerosi problemi da esse posti. Quale era l’equipaggiamento e l’armamento delle navi e degli uomini? Quando i navaroli si limitavano a governare i natanti e quando partecipa- vano ai combattimenti? Quale poteva essere il comportamento degli Schia- voni che combattevano a bordo delle navi veneziane, disprezzati dagli ita- liani per i loro modi ritenuti selvaggi? Si può credere che i lontani discendenti di coloro che, quasi un millennio prima, avevano albergato nel porto di Sclavaria non fossero necessariamente peggiori dei navicellai pa- Anche i fiumi combattono 11 dani giudicati nel XII secolo nequissimi dai pellegrini tedeschi e anche nel Duecento i ferraresi erano considerati «genus naucleriorum pessimum» (Fasoli, 1978, 580). Sarebbe interessante sapere di più sulle modalità con cui si svolgeva la cooperazione fra combattenti imbarcati e l’esercito di campagna. Essi do- vevano essere senz’altro “fortemente interconnessi” come avveniva tra mare e terraferma (Musarra, 2018, 310). Se nemmeno nell’organizzazione militare veneziana, geneticamente anfibia, è possibile distinguere il reclu- tamento terrestre da quello navale (Settia, 1993, 204), non dovrà stupire che anche le città “fluviali” più importanti come Pavia, Ferrara e Verona, non possedessero accanto ai loro eserciti un analogo apparato militare de- stinato ad agire sulle acque. Solo nell’ultimo secolo medievale, come si è visto, la potenza milanese sarà in grado di contrapporre una propria orga- nica forza fluviale alle analoghe poderose flotte schierate da Venezia. Le acque “ferme”, secondo una nota canzone risorgimentale, promet- tevano difesa sicura: «O Venezia che sei la più bella / e di Mantova che sei la più forte / gira l’acqua intorno alle porte / sarà difficile poterla pigliar». Così avevano del resto già pensato coloro che in età tardo antica decisero di trasferire a Ravenna la capitale del pericolante impero romano, una scelta rivelatasi valida benché poeti dal naso fino come Sidonio Apollinare la- mentassero, non del tutto a torto, che la città era malsana e infestata da rane e zanzare. Era naturalmente assai più rischioso avere a che fare con le acque flu- viali spesso imprevedibili: non per nulla il passaggio di un guado era tra- dizionalmente considerato equivalente alla violazione di uno spazio sacro protetto da esseri soprannaturali; così sarebbe avvenuto anche nel 1487 quando si credette di riconoscere il diavolo in una persona che invitava i soldati veneti in fuga a guadare l’Adige appunto per farli annegare. Ai fiumi si attribuisce però anche la capacità di parteggiare per uno dei contendenti in campo: nell’ottobre dell’841, benché non piovesse da mesi, scrive Nitardo, la Senna prese l’iniziativa di far crescere le proprie acque per bloccare l’esercito del ribelle Lotario; fece di meglio l’Ofanto che nel 1041, secondo Amato di Montecassino, si schierò a favore dei Normanni entrando improvvisamente in piena così che furono più i Bizantini annegati di quelli morti in battaglia. Sentimenti simili, secondo la nota canzone, ri- velò nell’ottobre del 1917 anche il Piave subito disposto a «rigonfiar le sponde» talché «come i fanti combattevan l’onde», salvo a cambiare ban- diera l’anno dopo quando lo stesso fiume fece del suo meglio per ostacolare la finale offensiva italiana. Appartengono di diritto alla guerra di “acqua dolce” anche le operazioni volte a deviare e prosciugare a scopo militare fiumi o laghi, procedimenti di cui già sapeva servirsi Federico II (Settia, 1993, 291), raccomandati in