Durante una mia recente passeggiata lungo le scale del Petraio, mi sono soffermato su una targa installata su una parete del largo antistante l’ingresso della stazione Petraio della Funicolare Centrale. La targa racconta:
“Il cavallo rimanda direttamente alla memoria letteraria evocata da Enzo Striano: è l’eco della salita di Eleonora Pimentel Fonseca, che percorre il Petraio a cavallo lungo i gradini verso Castel Sant’Elmo, in un momento in cui il cammino fisico coincide con un’ascesa ideale, politica e civile. Il gesto dell’andare avanti, qui, non è impetuoso ma determinato, come se il tempo stesso si fosse rallentato per lasciare spazio alla riflessione e alla storia”.
È una pregevole attenzione nei confronti della memoria di Eleonora Pimentel Fonseca e un omaggio al libro di Enzo Striano, “Il resto di niente”. Un’attenzione che, proprio quest’anno, mi ha fatto tornare alla mente anche l’iniziativa della Stanza dell’Arte, dove sono state esposte oltre sessanta opere di piccolo formato di altrettanti artisti, dedicate alla figura di Eleonora.
Questa targa, accompagnata dal murale di un cavaliere, mi ha richiamato proprio al percorso che, secondo Striano, Eleonora avrebbe compiuto. Arrivata al largo del Petraio, infatti, la scala si biforca: una diramazione sale verso via Annibale Caccavello, l’altra prosegue verso Castel Sant’Elmo.
Purtroppo, oggi, quel percorso non consente più di raggiungere il Castello.
Dopo gli anni Settanta, infatti, in linea con lo scempio edilizio perpetrato nella città dal dopoguerra in poi — quello drammaticamente raccontato dall’indimenticabile film “Le mani sulla città” di Francesco Rosi — si è costruito anche sopra questo antico tracciato, senza preoccuparsi di conservarne la continuità e, soprattutto, senza garantire l’accesso a Castel Sant’Elmo.
L’antico percorso è ben documentato dalla cartografia storica del 1775, del 1840 e ben confermata dalla veduta aera dell’IGM del 1974.
Quel che resta dell’antico percorso è ancora riconoscibile nella pavimentazione in pietra vesuviana, che però si interrompe bruscamente davanti a scalette e cancelli privati. È una situazione che trovo particolarmente grave, perché non si tratta soltanto della perdita di un antico passaggio urbano, ma della cancellazione di una parte della storia della città.
Oggi, con la riqualificazione delle scale e delle gradonate delle colline napoletane prevista dal programma Napoli Verticale, credo che si sarebbe dovuto affrontare anche questo problema, cercando una soluzione per ripristinare, in una forma possibile, l’antico collegamento con il Castello dalla Salita Petraio
Un edificio costruito, insieme alle altre costruzioni che nel tempo si sono sovrapposte a un antico tracciato storico e a un bene che appartiene alla memoria collettiva della città, dovrebbe, a mio avviso, farsi in qualche modo carico di questa situazione.
Se oggi l’abbattimento delle costruzioni esistenti appare difficilmente praticabile, si potrebbe almeno affrontare il problema dal punto di vista urbanistico e amministrativo, verificando la legittimità delle occupazioni e, laddove previsto, la corresponsione dei contributi dovuti per l’occupazione di suolo pubblico.
Quello che trovo invece inaccettabile è la prepotenza edilizia e quella sorta di furbizia con cui, nel tempo, si è cercato di conquistare anche un “posto al panorama”, possibilmente gratis, per valorizzare o far fruttare meglio un bene privato. È un comportamento che considero ingiusto non solo nei confronti della città e della sua memoria, ma anche verso quei costruttori e quei cittadini che hanno rispettato le regole.
Resta comunque, prima di ogni altra considerazione, una necessità storica: ripristinare un accesso al Castello dalla salita Petraio.
Mi chiedo anche quale attenzione avrebbe dovuto dedicare la Soprintendenza ai Beni culturali e paesaggistici non soltanto alla qualità degli interventi di riqualificazione delle scale di Napoli, ma anche agli abusi, grandi e piccoli, che nel tempo hanno alterato e spesso snaturato questi antichi percorsi.
E c’è un altro aspetto che mi lascia perplesso: l’uso indiscriminato di corrimano in acciaio inox, spesso incongrui rispetto alla natura e alla storia delle scale napoletane. Oltre al problema estetico e paesaggistico, questi elementi, quando sono realizzati con giunzioni deboli, possono risultare facilmente soggetti a rotture.
Il programma Napoli Verticale è certamente un’iniziativa importante e meritoria. Ma proprio perché abbiamo finalmente riscoperto il valore di questo straordinario patrimonio di scale, gradonate e percorsi collinari, credo che la sua riqualificazione debba essere accompagnata da una maggiore attenzione alla storia, alla materia e all’identità dei luoghi.
Non basta rimettere a posto una scala: bisogna restituirle il senso del percorso, la memoria e, quando è ancora possibile, la continuità con la città.
Nel caso del Petraio, restituire l’antico accesso a Castel Sant’Elmo significherebbe non soltanto recuperare un collegamento fisico, ma rispettare un significativo episodio storico di Napoli.

