Con iPhone Duo, Apple aggiunge al progetto dell’iPhone un materiale che per quasi vent’anni aveva avuto un ruolo marginale: il tempo. Da quasi vent’anni l’iPhone è una lastra rettangolare: si è assottigliato e ha cambiato materiali, ma sostanzialmente è rimasto identico a sé stesso in ogni istante.
Il Duo invece esiste attraverso una sequenza. Chiuso è un telefono compatto. Poi una mano afferra i due bordi, la cerniera oppone una resistenza precisa, il display si distende e in pochi secondi l’oggetto cambia proporzioni e funzione. Il suo design accade mentre lo usiamo.
È questa trasformazione che Molly Anderson e Steve Lemay vogliono mostrarci quando li incontriamo nell’Apple Park di Cupertino, insieme al team di designer dell’azienda, nei giorni del lancio dei nuovi iPhone.
Ogni dettaglio del nuovo dispositivo – il raggio degli angoli, il profilo del titanio, la forza della cerniera, la posizione di un controllo sullo schermo – è stato progettato pensando a ciò che succede un istante dopo.
Un iPhone che si apre come un taccuino
Il Duo è uno di quegli oggetti che viene spontaneo prendere in mano e aprire per vedere cosa c’è dentro. Apple voleva proprio questo. Lo racconta Molly Anderson. “La sua forma asimmetrica, con due angoli arrotondati, ricorda un taccuino da tasca che si può aprire – dice la designer –. E le sue dimensioni familiari lo rendono comodo da tenere e usare con una sola mano”.
Siamo nello stesso campus dove, il 9 settembre scorso, John Ternus ha tenuto il suo primo grande evento da CEO, appena otto giorni dopo essere succeduto a Tim Cook, oggi Presidente esecutivo del board dell’azienda.
Sul palco dello Steve Jobs Theatre sono arrivati iPhone 18 Pro e Pro Max, i nuovi Apple Watch 12 e Ultra 4, gli auricolari con cancellazione del rumore AirPods 5.
Poi Ternus ha tirato fuori dalla tasca dei pantaloni il Duo, il primo iPhone pieghevole di Apple, definendolo il cambiamento più profondo dell’iPhone da quando il co-fondatore dell’azienda, Steve Jobs, lo ha presentato al mondo nel 2007.
“iPhone Duo è stato progettato con un rapporto d’aspetto particolare che, come accade nel sistema internazionale dei formati di carta della serie A, resta invariato sia da aperto sia da chiuso. Questo permette di passare dallo schermo esterno a quello interno in modo fluido e naturale”, dice Molly Anderson aprendo e poi richiudendo il dispositivo.
Il richiamo ai formati della carta aiuta a capire una delle scelte più interessanti del Duo. Nei fogli della serie A, come A4 e A5, il rapporto tra i lati rimane invariato anche quando il formato viene dimezzato. Apple ha portato lo stesso principio nel telefono: il display esterno da 5,4 pollici e quello interno da 7,6 mantengono proporzioni coerenti, così ciò che appare sul primo può espandersi sul secondo senza sembrare trasferito su un’altra superficie. Applicazioni, immagini e controlli conservano quindi una continuità visiva mentre lo schermo si apre e aumenta di dimensioni.
Il Duo appare insolito da lontano e molto più comprensibile quando comincia a essere manipolato. Aperto misura 5,2 millimetri di spessore ed è l’iPhone più sottile mai prodotto. Chiuso arriva a 11,3 millimetri e pesa 254 grammi. Nella mano il peso si sente, soprattutto rispetto agli iPhone convenzionali, e la larghezza richiede qualche minuto di adattamento. La superficie curva sul lato opposto alla cerniera e la distribuzione delle masse, però, lo rendono meno estraneo di quanto suggeriscano le fotografie.
“iPhone Duo offre la praticità di due prodotti in uno – spiega Anderson –. Ha lo schermo più grande e il design più sottile mai realizzati per un iPhone, e si ripiega in una forma incredibilmente compatta, facile da mettere in tasca”.
Il design della cerniera
Da quasi vent’anni lo smartphone è un oggetto dominato da una lastra di vetro. Con il Duo entra in scena un movimento meccanico che si ripete decine di volte al giorno e che deve diventare altrettanto naturale di uno swipe.
La cerniera quindi è un elemento fondamentale del progetto: determina quanto sforzo serve per aprire il telefono, con quale velocità si muovono le due metà, a quali angoli riescono a fermarsi e perfino il suono con cui tornano a unirsi.
“Il comportamento durante apertura e chiusura è centrale nell’esperienza di iPhone Duo e abbiamo progettato quel movimento con un’attenzione quasi ossessiva ai dettagli – racconta Anderson –. Il profilo morbido della cornice in titanio, insieme alla cerniera personalizzata a coppia variabile, rende l’apertura facile e molto fluida. La cerniera è calibrata per mantenere iPhone Duo perfettamente piatto una volta aperto. Poi la matrice di magneti integrata attira le due metà, producendo una chiusura soddisfacente e sicura”.
Chi è Molly Anderson
Molly Anderson è nata a Londra, ha studiato Industrial Design alla Loughborough University e poi Design Products al Royal College of Art. Prima di trasferirsi a Cupertino ha lavorato per Nokia, nello studio londinese Barber Osgerby e per Map Project Office. È entrata in Apple nel 2014 e da due anni guida l’Industrial Design, un gruppo che comprende designer di prodotto e del colore, scultori 3D, specialisti di materiali, prototipazione, fabbricazione ed ergonomia.
La sua nomina è arrivata dopo una lunga riorganizzazione in Apple, iniziata con l’uscita di Jony Ive nel 2019 e proseguita con la partenza della sua erede Evans Hankey. Il Duo è quindi anche uno dei primi oggetti in cui la nuova leadership del design industriale Apple può essere letta senza troppe stratificazioni ereditate dalle generazioni precedenti. Rimangono alcuni tratti storici dell’azienda: la concentrazione sulla continuità tra materiali, la riduzione delle giunzioni visive, l’idea che una funzione meccanica debba produrre una sensazione precisa nella mano. La piega obbliga però a lavorare con un vocabolario diverso, fatto di parti mobili e superfici che cambiano configurazione.
Dentro quel movimento lavorano più di cento componenti. Quando il Duo è aperto, la cerniera deve sostenere il display e mantenerlo perfettamente disteso. Se invece si sceglie di lasciarlo a metà corsa, deve fermarlo con precisione, abbastanza da permettere al telefono di restare appoggiato sul tavolo o in verticale. In mano, tutto questo si traduce in una resistenza molto calibrata: la cerniera segue il gesto senza opporsi, poi il movimento accelera appena e termina con uno scatto secco, controllato.
La sfida della piega
Apple ha scelto titanio di grado 5, lucidato a specchio, per il telaio. La copertura della cerniera, stampata in 3D, riceve invece una finitura micro-sabbiata che introduce una variazione visibile nella superficie.
Sul lato interno, la sfida più delicata riguarda lo schermo. Una superficie capace di piegarsi deve tollerare deformazioni sconosciute a un display tradizionale. Apple ha quindi usato vetro ad alta resistenza sopra e sotto il pannello, un supporto inferiore in titanio e adesivi studiati per consentire ai diversi strati di scorrere leggermente l’uno sull’altro durante la chiusura, con un movimento che l’azienda paragona a quello delle pagine di un libro.
Sopra il display c’è una superficie nano-texture opaca, mai vista su altri iPhone in precedenza. Riduce i riflessi e, soprattutto, rende la piega molto difficile da individuare frontalmente. Solo passandoci sopra un dito se ne avverte la presenza. È forse uno dei risultati più riusciti del lavoro sul display: la piegatura resta una proprietà fisica dell’oggetto, ma perde buona parte della propria presenza visiva durante l’uso normale.
Uno schermo che continua nell’altro
Attorno al tavolo dove Anderson parla di titanio e cerniere, Steve Lemay descrive lo stesso oggetto partendo dalla direzione opposta. Per lui il Duo comincia quando i pixel devono capire che cosa sta facendo il telaio.
Lemay è in Apple dal 1999. Ha studiato Visual Arts al Bowdoin College e Computer Graphics Design al Rochester Institute of Technology. Il suo nome compare in centinaia di brevetti Apple e la sua carriera attraversa quasi tutta la storia moderna delle interfacce dell’azienda, dal Mac precedente a Mac OS X fino all’iPhone, all’Apple Watch e a Vision Pro. Alla fine del 2025 ha preso la guida dello Human Interface Design dopo l’uscita di Alan Dye; oggi lui e Anderson sono i due vicepresidenti che presidiano le facce complementari del Design Studio, quella fisica e quella digitale.
“Fin dall’inizio per noi era molto importante che iPhone Duo desse la sensazione di un’unica esperienza coesa, evitando l’effetto di due prodotti uniti in modo goffo – racconta Lemay – . Volevamo eliminare qualsiasi disorientamento nel passaggio dallo schermo esterno a quello interno. Questo ha influenzato ogni parte del progetto, compresa la posizione coerente dei controlli verticali sui due display e la transizione animata del vetro che appare mentre apri e chiudi il dispositivo. È una rivelazione simile a una finestra che si allarga: hai la sensazione di espandere lo schermo che stai già guardando, invece di passare a un display diverso”.
È forse qui che la scelta geometrica raccontata da Anderson diventa software. Aprendo il Duo con Safari, Foto o Mappe sul display esterno, il contenuto non viene semplicemente trasferito dall’altra parte. Si allarga seguendo il movimento delle mani. L’animazione accompagna la cerniera e mantiene un riferimento spaziale abbastanza stabile da far capire all’occhio dove sia finita l’immagine che stava osservando un istante prima.
iOS 27 sposta molti controlli ai lati per lasciare libero lo sviluppo verticale dello schermo. La Dynamic Island corre lungo il bordo e cambia forma a seconda dello stato del dispositivo. Con Duo aperto, la Home mostra due pagine affiancate. Split View permette per la prima volta su iPhone di tenere due applicazioni contemporaneamente sullo schermo e si possono aprire anche due finestre della stessa app. La posizione della tastiera, dei margini e delle colonne cambia mentre il telefono ruota o comincia a piegarsi.
Lemay usa l’esempio di una notifica per spiegare il comportamento: “L’interfaccia di iPhone Duo si adatta dinamicamente all’orientamento del display, così contenuti e controlli rimangono sempre facili da leggere e usare. Se un avviso appare al centro dello schermo interno e pieghi parzialmente il dispositivo come un libro, spostiamo l’avviso su un lato, evitando che finisca inclinato lungo la piega centrale, dove sarebbe più difficile leggerlo o toccarlo. Allo stesso modo regoliamo la larghezza delle colonne e i margini per ottimizzare il contenuto. Cerchiamo sempre di raggiungere le persone nella posizione in cui si trovano e lasciare che sia l’interfaccia ad adattarsi alle loro esigenze”.
Questa capacità di reagire alla postura modifica anche la natura dell’oggetto. Appoggiato mezzo aperto sulla scrivania, il Duo sa di essere diventato una piccola struttura autoportante. StandBy può trasformarlo in calendario, orologio o display per widget anche quando il telefono non è in carica. Durante un video, una metà può mostrare le immagini e l’altra i controlli. La fotocamera sfrutta la stessa posizione per eliminare il treppiede in molte situazioni.
“Il formato particolare di iPhone Duo ci ha permesso di creare molte nuove esperienze che ci entusiasmano – dice Lemay –. Il dispositivo può rimanere parzialmente piegato e stare in piedi da solo. Abbiamo sfruttato molto questa posizione insieme alla nuova funzione Smart Take della fotocamera, che permette di scattare selfie e foto di gruppo automaticamente senza tenere in mano iPhone Duo. Ci piace usare hardware e software insieme in questo modo per risolvere problemi pratici e creativi”.
L’impronta del pieghevole
Sul Duo la fotocamera interna per FaceTime si trova sotto il display e scompare quasi completamente quando non viene usata.
Il sensore Touch ID torna nel pulsante laterale, una scelta che permette di autenticarsi nello stesso modo a telefono aperto o chiuso. Apple Pencil, la penna smart che produce la Mela, arriverà in seguito e funzionerà su entrambi gli schermi. Il Duo si comporta quindi a tratti come un iPhone compatto, a tratti come una tavoletta per scrivere e disegnare. L’oggetto cambia comportamento senza chiedere all’utente di scegliere una modalità esplicita.
Anche i due colori, Star White e Night Sky, sono contenuti. Il titanio lucidato reagisce molto alla luce, mentre la superficie interna opaca assorbe i riflessi. Ne nasce un contrasto materiale insolito per gli iPhone recenti: il bordo esterno può diventare quasi gioiello, lo schermo interno cerca invece di avvicinarsi alla qualità visiva della carta.
Due modi di trattare la materia
Poco lontano dal Duo ci sono gli iPhone 18 Pro. Il loro formato è molto più familiare e il lavoro di Anderson si concentra su un problema quasi opposto. Nel pieghevole la cerniera dichiara che il corpo è composto da parti mobili. Nel Pro, vetro e alluminio devono apparire come una superficie cromatica continua.
I nuovi modelli arrivano in nero, argento, Glacier e in Borgogna, un rosso intenso molto scuro. Apple usa ancora un enclosure in alluminio, mentre la zona posteriore alterna metallo e vetro. Anderson racconta che dietro all’apparente semplicità dei colori c’è una formulazione sviluppata appositamente.
“Per iPhone 18 Pro abbiamo creato un nuovo inchiostro per il vetro posteriore, con pigmenti minerali e scaglie di alluminio, insieme a una sottile texture opaca specifica per ciascun colore – spiega la designer –. La combinazione crea coerenza nel colore e nei riflessi tra alluminio e vetro, che per la prima volta sembrano un unico materiale uniforme”.
Il Borgogna rende bene l’effetto. Il vetro non appare come una finestra colorata inserita dentro una cornice metallica: assorbe e restituisce la luce in modo abbastanza vicino all’alluminio da ridurre la cesura fra le due parti. È un lavoro di colore usato come strumento costruttivo, perché modifica la percezione delle giunzioni e quindi la lettura dell’intero volume. La gamma Pro mantiene il corpo introdotto dalla generazione precedente, mentre concentra le novità sulla fotocamera principale ad apertura variabile, sulla Dynamic Island più piccola e sull’A20 Pro.
Il Duo segue una logica diversa. Il retro è interrotto dalla cerniera, la struttura deve piegarsi, le due metà contengono ciascuna una batteria e il telefono può assumere posizioni intermedie. Anderson e Lemay hanno quindi lavorato su una continuità che avviene nel tempo: ciò che appare prima della piega deve trovare una conseguenza credibile dopo la piega.