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Cos'è il wellness gap, il nuovo rischio delle coppie moderne

Ci si può lasciare perché uno dei due si allena troppo?

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Le relazioni prosperano nelle differenze, ed è forse l’insegnamento più prezioso per farle durare. Ma quali, e quante, influenzano al contrario la costruzione continua del legame, avvicinando al rischio della fine? Potenzialmente tutte, a dire il vero. Ma negli ultimi tempi, l’aumento degli appassionati di corsa, Pilates, hyrox e altre discipline sportive, ha evidenziato quanto il diverso approccio (più o meno costante, più o meno “ossessivo”) possa allontanare progressivamente da una relazione. Dopo il trend TikTok dello swag gap (in cui, non ironicamente, si fa il confronto sulla differenza di coolness di una coppia) nel 2025, e il più classico age gap (la differenza di età, che resta sempre sullo sfondo),una delle principali minacce del dating e delle relazioni oggi è il “wellness gap”, che può portare una coppia a saltare all’improvviso, anche quando sembrava parecchio solida.

La definizione di “wellness gap”, spogliata del più ampio significato politico (accesso alle strutture sportive, disponibilità economica, scala sociale), è sostanzialmente una divergenza sul concetto di “benessere”, o meglio sul cosa fa stare bene una persona rispetto all’altra. Due diversi modi di concepirlo e interpretarlo: per qualcuno è allenarsi tutti i giorni, per altri invece è un bicchiere di vino. Ma cosa succede quando il piacere di allenarsi di qualcuno è per l’altro/a il peggior incubo? Un sedentario e un’appassionata di running, a un certo punto, possono trovare un punto di incontro o sono destinati a non poter stare insieme?

Il benessere non è più solo un piacere personale, un nuovo modo di approcciare sé stessi anche in base a risultati tangibili, che coinvolgono la salute, l’estetica, il “sentirsi bene”. Quando entra prepotentemente nella dinamica delle relazioni, è il terzo incomodo più pesante, una discriminante vera e propria sull’andamento di quel legame. In alcuni casi, può arrivare a romperlo: e non riguarda soltanto le amicizie, che possono allentarsi sugli interessi, ma l’intero comparto delle storie d’amore. Quando si naviga nel mare mosso del dating, dichiarare la propria inclinazione allo sport può trasformarsi in una stella polare inamovibile. Il match, prima di tutto, si fa con lo “stare bene”: già nelle bio delle app di dating fioriscono riferimenti al proprio atletismo o richieste specifiche tipo “voglio una persona attiva”, che hanno soppiantato persino le vecchie skills sulla carbonara. Ci rincorre su Strava, fissando il passo altrui come un miraggio da raggiungere o una preda da agguantare. Ci votiamo al movimento in una maniera religiosa: a volte si bypassa direttamente la pesca generalista per rivolgersi ad app verticalmente selezionate come Ateam, che accetta soltanto su invito “chiunque dia priorità alla propria salute”. Ossia, l’attività fisica. Un rebranding che punta sul senso di colpa: se non fai sport, non ti vuoi bene davvero. La salute è diventata il nuovo status symbol, ma anche il wellness oggi ha perso tutta la sua naiveté da hobby per trasformarsi in industria pesante: tra il 2013 e il 2024 i volumi economici sono raddoppiati, riporta il Global Wellness Institute. Ci prendiamo molta più cura di noi, investiamo nel sentirci bene, costruiamo la nostra identità all’interno del wellness in modo capillare; ma spesso tutta questa attività fisica, dislocata in appuntamenti con noi stessi, tende a sembrare più un dogma che una parte leggera e divertente. Un sacrificio volontario sull’altare del sentirci bene: ordine, disciplina, rigore. Routine. Tutto ciò che è fuori da questo, è il male: nell’eterna lotta, vince l’allenarsi per lottare. Poco ci manca che un appuntamento cominci con “quanto alzi di panca” al posto dell’apparentemente neutrale “ma quindi che lavoro fai”.

Eppure la frattura più pericolosa, l’infortunio che può porre fine alla carriera di una coppia, è quando la passione per lo sport entra in campo a partita già iniziata, interferendo con un gioco che sembrava ben avviato. L’esempio più facile da comprendere è quando in una coppia rodata uno dei due inizia a fare sport, e si appassiona così tanto da mettere sullo sfondo tutto il resto. L’altro può sentirsi lasciato indietro, dimenticato, non più parte di quella sfera di condivisione che aveva costruito lo stare (bene) insieme. Se la disciplina fisica del benessere dell’uno diventa escludente per l’altro, qualche domanda su quanto si stia mettendo da parte forse andrebbe posta: questo può comprendere anche quelle coppie molto attive in cui uno dei due, però, tende a spingere più sul pedale della competizione, confrontando velocità&co. per ergersi a superiore. ”Il comportamento del partner sportivo continuamente orientato alla performance può indurre a trascurare o a tradire il patto relazionale fondato, tra le varie cose, sulla disponibilità e la cooperazione. Se, spinti dall’entusiasmo per i propri risultati e la loro condivisione, si assume un atteggiamento implicitamente giudicante è possibile l’altro reagisca sentendosi inadeguato, inefficace, in colpa o che provi vergogna per il proprio aspetto, tutte variabili che non favoriscono la motivazione a prendersi cura di sé” commenta la psicoterapeuta Arianna Capulli. Questo conta soprattutto quando l’attività sportiva, in tutte le sue declinazioni, prende una posizione sempre più centrale, arrivando a escludere il resto: andare in palestra da soli invece che al cinema insieme, o a cena fuori, tagliando consapevolmente fuori l’altro nel nome del proprio benessere. “Il valore dello sport, se assolutizzato, diviene una rigidità e cessa di essere una scelta consapevole. Sui valori tendiamo a essere meno flessibili che sulle preferenze e, sebbene sia importante rispettare la libertà e le preferenze dell’altro, ci si sceglie anche perché si è allineati nella dimensione valoriale. Quando il sistema valoriale cambia, il possibile disallineamento minaccia la visione comune e genera una discrepanza che allontana ogni giorno di più. Nondimeno, se la sana dedizione o l’ossessione per lo sport insorgono all’improvviso il cambiamento richiede un tempo di adattamento e rinegoziazione utile a conoscersi nei nuovi modelli di comportamento e a trovare un punto d’incontro” continua Capulli. Il buonsenso è quello che può permettere di annullare il rischio della fine: “Si può provare a coinvolgere il partner meno interessato nella pratica sportiva, ricordando che per influenzare positivamente è fondamentale evitare l’imposizione che alimenta eventuali resistenze, infondendo fiducia nelle proprie possibilità e scongiurando la competizione”.

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